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  • 5 Aprile 2003

    de gregori

    E qualcosa rimane, tra le pagine chiare e le pagine scure
    e cancello il tuo nome dalla mia facciata
    e confondo i miei alibi, e le tue ragioni
    i miei alibi e le tue ragioni…
    Chi mi ha fatto le carte, mi ha chiamato vincente
    ma uno zingaro è un trucco
    e il futuro invadente fosse stato un pò più giovane
    l’avrei distrutto con la fantasia, l’avrei stracciata con la fantasia…

    Ora le tue labbra puoi spedirle a un indirizzo nuovo
    e la mia faccia sovrapporla a quella di chissà chi altro
    ancora i tuoi quattro assi, bada bene di un colore solo
    li puoi nascondere o giocare con chi vuoi,
    o farli rimanere buoni amici…come noi…
    Santa voglia di vivere e dolce venere di rimmel
    come quando fuori pioveva e tu mi domandavi
    se per caso avevo ancora quella foto
    in cui tu sorridevi e non guardavi,
    e il vento passava sul tuo collo di pelliccia, e sulla tua persona
    e quando io senza capire ho detto “si”
    hai detto “è tutto quel che hai di me”
    è tutto quel che ho di te..

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    5 Aprile 2003

    l’avvelenata

    Ma se io avessi previsto tutto questo’ (dati causa e pretesto),
    le attuali conclusioni
    credete che per questi quattro soldi, questa gloria da stronzi,
    avrei scritto canzoni
    va be’, lo ammetto che mi sono sbagliato
    e accetto il “crucifige”, e così sia
    chiedo tempo, sono della razza mia, per quanto grande sia
    il primo che ha studiato.

    Mio padre forse aveva ragione, a dir che la pensione
    è davvero importante
    mia madre non aveva poi sbagliato, a dir che un laureato
    conta più di un cantante
    giovane e ingenuo io avevo perso la testa
    sian stati i libri, o il mio provincialismo
    e un cazzo in culo e scuse d’arrivismo, dubbi di qualunquismo
    son quello che mi resta.

    Voi critici, voi personaggi austeri, militanti severi,
    chiedo scusa a “vossia”
    però non ho mai detto che a canzoni si fan rivoluzioni,
    si possa far poesia
    io canto quando posso e come posso
    quando ne ho voglia, senza applausi o fischi
    vendere o no “non possa” fra i miei rischi, non comprate
    i miei dischi
    e sputatemi addosso.

    Secondo voi, ma a me cosa mi frega di assumermi la bega
    di star quassù a cantare
    godo molto di più nell’ubriacarmi, oppure a masturbarmi,
    o al limite a scopare
    se son d’umore nero allora scrivo
    frugando dentro alle nostre miserie
    di solito ho da far cose più serie, costruir su macerie,
    o mantenermi vivo.

    Io tutto, io niente, io stronzo ed io ubriacone, io poeta, io buffone,
    io anarchico, io fascista
    io ricco, io senza soldi, io radicale, io diverso ed io uguale,
    negro, ebreo, comunista
    io frocio, io perché canto so imbarcare
    io falso, io vero, io genio e io cretino
    io solo, qui, alle quattro del mattino, l’angoscia e un po’ di vino
    e voglia di bestemmiare.

    Secondo voi, ma chi me lo fa fare, di stare ad ascoltare,
    chiunque ha un tiramento
    ovvio il medico dice “sei depresso”, nemmeno dentro al cesso,
    possiedo un mio momento
    e io che ho sempre detto che era un gioco
    saper usare o no d’un certo metro
    compagni il gioco si fa peso e tetro, comunque il mio didietro
    io lo vendo per poco.

    Colleghi cantautori, eletta schiera, che si vende alla sera,
    per un po’ di milioni
    voi che siete capaci, fate bene, a aver le tasche piene,
    e non solo i coglioni
    che cosa posso dirvi? Andate e fate, tanto ci sarà sempre, lo sapete
    un musico fallito, un pio, un teorete, un Bertoncelli o un prete
    a sparare cazzate.

    Ma se io avessi previsto tutto questo, dati causa e pretesto,
    forse farei lo stesso
    mi piace far canzoni e bere vino, mi piace far casino,
    poi sono nato fesso
    quindi tiro avanti e non mi svesto
    dei panni che sono solito portare
    ho tante cose ancor da raccontare per chi vuole ascoltare
    e in culo a tutto il resto.

    francesco guccini

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    4 Aprile 2003

    l’in visibile

    Le discussioni, gli amici, le impressioni, la voglia di andare avanti, la voglia di dimostrare al mondo quello che valiamo e quello che conosciamo, tutte le esperienze avute, gli incontri di quando eravamo piccoli, i baci sfiorati, le scopate rabbiose, le amicizie recenti più forti di quelle lontane, le lontane solide come rocce, i momenti nei quali siamo dei, le domande, le soluzioni, le risate, la musica e la cultura, tutto questo e molto altro mi sprofonda dentro, sono un cretino, uno sfigato, uno sbandato, un artista, sono il carabiniere che uccide e il manifestante ucciso, un padre, un figlio, quali responsabilità ho, le posseggo tutte, come qualcuno disse “noi siamo la nostra storia”, ma qualcuno disse anche che “non contano i fatti ma gli stati d’animo”, queste cose tutte insieme, forse per un solo misero motivo: dimostrare che siamo vivi.
    sono io, l’in visibile

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    3 Aprile 2003

    guerra #02

    la guerra continua…
    c’è una cosa che mi stupisce ogni qual volta vedo le immagini di bagdad in televisione: è una citta che nonostante quasi due settimane di bombardamenti spaventosi continua a funzionare!
    voglio dire: se a milano, che è milano, e se la tira da metropoli moderna, diluvia per tre ore tutto si blocca, salta la corrente, saltano i semafori, saltano i ripetitori di tutto, televisione e telefonini. basta un pò di pioggia per bloccare tutto! a me fa impressione vedere le immagini notturne di bagdad sotto le bombe, e vederla “normalmente” illuminata, tutti i suoi bei lampioni funzionanti, il mattino dopo il traffico più o meno normale, ma con i semafori che funzionano e la cosa più clamorosa la televisione che funziona e può permettersi di trasmettere le immagini di saddam…
    e anche l’esercito, da un lato si vedono dei poveri soldatucci mal armati, dall’altro le notizie ci parlano di una fortissima resistenza…
    noi guardiamo con aria di superiorità una nazione come l’iraq, pensiamo di essere tanto meglio, ma io penso che se gli americani volessero invadere l’italia in tre giorni sarebbero tranquilli beati al quirinale, o no?

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    1 Aprile 2003

    andrea pazienza

    …….ma sono stanco
    stanco di queste menate
    stanco di questo modo che avete di dare carta bianca
    stanco di queste scale che c’é chi scende e c’é chi sale

    non c’é una cosa che potrei dirti senza apparire banale,
    non c’é gesto che mi sia consentito fare,
    ora che tutto é finito

    ma vorrei riuscire a ricordarmi come ti chiami,
    potrebbe aiutarmi a ricordare come mi chiamo io,

    e faccio fatica a parlarti…..
    e non ce la faccio a rincorrerti…..

    dover spiegare, spiegare, spiegare
    cercando di essere convincente

    dover recitare
    facendo lo slalom tra il già detto, l’indicibile e la sciocchezza

    uff, come sono stanco
    come sono stanco di queste menate……

    Andrea Pazienza 1952-1987

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