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  • marzo 2003
  • 28 luglio 2003

    vacanze

    è nel suo trionfo quel tragico periodo dell’anno in cui la domanda che imperversa è: dove vai in ferie?
    AHAHHHHH!!!
    allora, premessa: io non vado in ferie. anche perchè c’è da fare una fondamentale distinzione: ci sono le ferie, le vacanze e la villeggiatura. in ferie ci va chi ha una/due massimo settimane libere dal lavoro, in vacanza ci va chi può non lavorare per un periodo abbastanza lungo, e comunque quanto gli pare a lui, e per finire in villeggiatura ci va chi va dove cazzo vuole lui per il tempo che vuole, generalmente da giugno a settembre.
    io non vado in ferie, vado in vacanza, e tendenzialmente tenderei per la villeggiatura.
    ma c’è un “ma”.
    ho orrore per le vacanze.
    il dover partire, per andare dove, per soffrire, per illudersi di divertirsi, per fare in due/tre settimane quello che non si riesce a fare durante tutto l’anno, “ancora un mese e poi finalmente mollo ‘sto cazzo di lavoro di merda e vado finalente in ferie”, ma che cazzo dici?!, la vita di tutti i giorni deve essere una vacanza, è la vita di tutti i giorni che deve essere vissuta godendo, non le due settimane ad agosto!
    e poi uno parte bello contento per la località scelta, torna e dice, “era bellissimo, un paradiso!”, io allora comincio a incasinare il tutto domandando “scusa, dici che ti sei tanto divertito, ma non è per caso che alla malpensa c’era un caos indescrivibile, in aereo una calca spaventosa, oppure in autostrada una fila interminabile, un caldo mostruoso, e poi volevi tanto andare alle maldive, ci sei andato c’era un umido spaventoso, i pescioni che là pescano non li sanno cucinare, pioveva ogni due ore, dopo due giorni ti sei rotto i coglioni e non vedevi l’ora di tornare a casa?” risposa:”si”
    e allora!?!
    tutti DEVONO andare in vacanza, sono OBBLIGATI ad andare in ferie, devono dire di essersi tanto tanto divertiti.
    tutti però poi tanto contenti di tornarsene a casa.
    l’unica cosa che tollero è la villeggiatura, stare un bel po’ in un posto, e dimenticare di essere un turista, diventare un viaggiatore, per finire di essere uno del luogo, e far diventare quel posto, ciò da cui si era partiti: casa propria.
    perchè quella è l’unica mia verità: sto bene solo a casa mia, con le mie cose, i miei libri i miei cd…
    e lo scorso sabato sera, pieno luglio, quando la maggior parte della gente era in località di villeggiatura a farsi inculare da ristoratori ingordi, dopo ore di fila in macchina, ciabattando in orrendi lungomare, io con un po’ di amici ho fatto una seratona, a milano, in un luogo, che vale, quello sì, un viaggio: la discoteca “nuova idea”. non la conoscete? diciamo un posticino alternativo…

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    25 luglio 2003

    new stuff

    some new photos:
    in advertising the new swatch adv
    in the end part of advertising some new kids adv (blumarine, byblos, parrot…)
    in editorial a new pictures from spain GQ
    in editorial a new house done in ibiza for elle decòr

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    16 luglio 2003

    sally

    Sally cammina per la strada senza nemmeno
    guardare per terra
    Sally è una donna che non ha più voglia
    di fare la guerra
    Sally ha patito troppo
    Sally ha già visto che cosa
    ti può crollare addosso!
    Sally è già stata punita
    per ogni sua distrazione o debolezza
    per ogni candida carezza
    data per non sentire l’amarezza

    Senti che fuori piove
    senti che bel rumore

    Sally cammina per la strada sicura
    senza pensare a niente
    ormai guarda la gente
    con aria indifferente
    sono lontani quei momenti
    quando uno sguardo provocava turbamenti
    quando la vita era più facile…
    e si potevano mangiare anche le fragole
    perché la vita è un brivido che vola via
    è tutt’un equilibrio sopra la follia
    sopra la follia!

    Senti che fuori piove
    senti che bel rumore…

    Ma forse Sally è proprio questo il senso… il senso…
    del tuo vagare
    forse davvero ci si deve sentire
    alla fine un Po’ male
    Forse alla fine di questa triste storia
    qualcuno troverà il coraggio
    per affrontare i sensi di colpa
    e Cancellarli da questo viaggio
    per vivere davvero ogni momento
    con ogni suo turbamento
    e come se fosse l’ultimo

    Sally cammina per la strada leggera
    ormai è sera…
    si accendono le luci dei lampioni
    tutta la gente corre a casa davanti alle televisioni
    ed un pensiero le passa per la testa
    forse la vita non è stata tutta persa
    forse qualcosa s’è salvato
    forse davvero non è stato poi tutto sbagliato
    forse era giusto così
    …… eheheheh!……
    forse ma forse ma sì….

    Cosa vuoi che ti dica io
    senti che bel rumore…

    vasco rossi

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    14 luglio 2003

    malaysia #05

    sono all’aeroporto di kualalampur.
    in questo luogo non luogo, dove tutto e’ massificato, dove sembra di essere in un film di fantascienza, dove gruppi di cinesi si incrociano con gruppi di italiani, che si scontrano con biondi americani.
    tutto un miscuglio, cartier affianco ad harrods, vicini entrambi ad un negozio di batik balinesi.
    manca solo la pioggia per andare al ricordo di:

    “io ho visto cose che voi umani non potete neanche immaginare. navi da combattimento in fiamme al largo di orione, ho visto i raggi b balenare nel buio vicino alle porte di tannhauser, e tutti questi momenti andranno perduti…per sempre nel tempo come lacrime nella pioggia…e’ tempo di morire”

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    14 luglio 2003

    malaysia #04

    il duro (!) lavoro sta per giungere al termine, manca solo la parte peggiore di tutto l’ambaradam, le 14 ore di aereo.
    e’stato bello il periodo passato qui, ricordero’con piacere questa banda di matti, che come in una carovana da circo vanno in giro per il mondo, cercando di replicare qui il piu’possibile casa loro, e quindi ho visto camere con ogni tecnologia, appena arrivati si sono attaccati ad internet, e non so bene come hanno fato, non come me che mi collego con il computer dell’albergo, e dvd e vhs con tantissimi film, uno addirittura ha una cassetta di 3 ore con registrato un po’di MTV, e poi stereo con casse grosse…
    e per non parlare del piu’simpatico del gruppo, che per non sapere ne’leggere ne’scrivere si e’portato ben 8, dico 8, bottiglie di jack daniels dal sud africa!
    io ho cercato di integrarmi bene nel gruppo…
    qualche sera fa siamo finalmente usciti, siamo andati nel posto “figo” del paesino vicino, era sabato sera, entriamo e c’erano tre persone. siamo arrivati noi e gli abbiamo sconvolto il locale. io ho occupato la zona stereo, e ho fatto quello che e’il mio sogno fare, il DJ! era pieno di cari vecchi LP, mi sono quasi emozionato a prendere il primo in in mano, il lato A, il lato B, cazzo!!! tutti dei cari anni ottanta, e ci ho dato dentro di police, level 42, tears for fears, depeche mode…volume al massimo li ho fatti ballare come pazzi…
    i locali non erano proprio abituati a tutto il casino che abbiamo combinato, tanto meno il proprietario del locale, o ci menavano, e stavamo per diventare i loro miti.
    e’ andata bene per la seconda…
    molto tardi nella notte ci siamo congedati dai giovani amici malesiani con abbracci e gran patte sulle spalle, quelli che riuscivano a connettere, perche’la maggior parte. da buoni mussulamni non abituati all’alcool, rantolavano negli angoli piu’ buii del localaccio…
    e per dirla con il poeta: “morire ubriaco ad una festa, sepolto dai peccati di chi resta…”

    mi sono portato solo due libri in ‘sto viaggio, ed e’stato un grave errore, con tutta la roba inutile che mi sono portato…, dato che li ho gia’ belli che finiti, e adesso come faccio per il viaggio?
    comunque mi sono letto l’ultimo libro di leroy, e l’ultimo romanzo di simenon, la camera azzurra.
    carini tutti e due.

    mi manchera’qui, ma sono contento di tornare…

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    12 luglio 2003

    malaysia #03

    le fresche pioggie erano solo nella mia fantasia, qui continua il caldo umido e afoso di sempre.
    si procede con il lavoro, e tutto sembra andare per il verso giusto.
    nei giorni scorsi siamo stati in paradiso, l’isola che sta qui di fronte, si chiama tenggol island, 45 minuti di barca.
    eravo gia’stati per fare i sopralluoghi, siamo tornati per scattare. per chi apprezza il genere, veramente un posto stupefacente, spiaggia bianca, acqua trasparentissima e calma, pesci coloratissimi che sguazzano indisturbati, una giugla intricattisima con scimmiette che vengono a mangiare mango dalle nostre mani.
    un paradiso, e neanche troppe zanzare.
    qualche casetta di legno, e un picolo bar/ristorantino completa il tutto.
    siamo stati poi il secondo giorno fino a tardi la sera, e partire con il buio che avanzava, e la luna piena in cielo, e la velocita’della barca che finalmente ci rinfrescava, e’stato quasi magico.
    tutto bene quindi?
    tutto bene un cazzo!
    mi sono rotto i coglioni di ‘sti malesi servizevoli, educati da inglesi colonialisti alla servitu’, di noodles sempre uguali, di caldo afoso e umido, di tutto speziato e piccantissimo, e che cazzo hai il pesce freschissimo e me lo cucini super piccante? potresti cucinarmi anche le mie scarpe e avrebbero lo stesso gusto!, voglio la civilta’, un’edicola, dei negozi, UN CINEMA!!!
    sono un rompicoglioni?
    non mi va mai bene niente?
    si!

    2 Commenti »

    11 luglio 2003

    francia #02

    guido piano. lascio alle mie spalle la normandia, e sfido con la mia volvo la forte pioggia, che a volte sembra addiritura rallentare il mio viaggio. mi piace pero’ lasciare il tergicristallo sulla “prima” velocita’, per potermi gustare il vetro inzuppato d’acqua, e per un brevissimo momento avere il brivido incoscente di non vedere quasi nulla. ma la mia lenta andatura mi permette di farlo senza rischi, e chet baker, che suona dal mio stereo, mi invita a continuare in questo mio piccolo brivido.
    come dicevo, lascio alle mie spalle la normandia, e mi sposto sulla costa verso ovest, con il mare in burrasca alla mia destra. fuori fa’ freddo, sicuramente, ma dentro alla macchina, pensa ad un buon tepore, non solo la tromba del vecchio chet, ma anche il riscaldamento che tengo esageratamente alto, tante’ che a volte e’ piacevole aprire il finestrino e sentire l’aria salmastra che irrompe, portando con se’ gocce di pioggia che arrivano fino al mio viso.
    ho un appuntamento nel paesino di unfleur, sono come al solito in ritardo, ma sono certo che anche la persona che devo incontrare non sara’puntuale, e continuo nel mio lento viaggiare.
    e’pomeriggio, neanche tanto tardi, ma a novembre qui e’buio presto, e gia’si accendono i primi lampioni.
    ma faccio in tempo ad entrare in paese, che e’ ancora chiaro, e a vedere le barche in secca nel porto, vittime della bassa marea.
    il paesino, come sempre delizioso, e’ praticamente deserto, e non incontro nessuna macchina, ma per prudenza aumento la velocita’del tergicristallo, e tutto mi sembra piu’chiaro e nitido.
    chissa’cosa vuole da me, questo strano appuntamento, chiesto ieri al telefono con un’urgenza che mi ha dato quasi fastidio. chissa’…
    non vedo cosa abbiamo da dirci di tanto urgente, il nostro rapporto, tra alti e bassi, procede solido, e non ho posso proprio neanche immaginare cosa voglia da me.
    ci si conosce veramente da tantissimo tempo, e a volte basta anche un silenzio per dirci molto, e quindi quella frase “ti devo parlare, domani!” mi incurioscisce ma, se devo dirla tutta, anche un po’preoccupa.
    trovo finalmente il bar sulla piazza principale, posteggio senza difficolta’proprio davanti, e in un attimo sono dentro, anche se gia’bagnato pur per quei pochi metri.
    incrocio subito lo sguardo interrogativo dell’oste, che pero’secondo me si immaginava l’arrivo di uno straniero, dato che mi indica senza incertezze un tavolino affianco ai vetri, in fondo al locale.
    mi avvicino.
    non guardando la persona che mi aspetta negli occhi, quasi con timore, ma solo guardandomi in giro, e cercando di asciugarmi il cappello bagnato.
    solo al tavolo.
    mi siedo.
    ci guardiamo negli occhi.
    e qui succede.
    qui succede quello che proprio non mi aspettavo potesse succedere.
    di fronte a me, seduto sul quel tavolino di marmo, in quel piccolo bar di un paesino del nord della francia, spazzato dal vento e dalla pioggia, ci sono io.
    sono io.
    sono proprio io, vestito in un’altra maniera, anche con un diverso taglio di capelli, ma sono io.
    e’ come vedere la propria immagine riflessa in uno specchio, ma che si muove e appare in maniera divera.
    sono scioccato, impaurito, sorpreso.
    davanti a me c’e’ me stesso.
    guardandomi quasi con sfida, sta per cominciare a parlarmi, lo vedo da come deglutisce, e dai muscoli della mascella, irrigiditi.
    e infatti apre bocca, e…

    sir, today we have praws with mango, is fine?

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    10 luglio 2003

    francia #01

    “la pioggia battente faceva assumere alla costa bretone di fine novembre un aspetto quasi minaccioso, i novoloni cupi correvano dal mare in burrasca fino alla costa, dando quasi l’impressione che fosse la terra ferma a muoversi come un grande veliero, fino a sfidare le onde. camminavo, come al solito senza alcun ombrello, rasente ai muri, i primi lampioni cominciavano ad accendersi. il freddo si faceva pungente sulle mani e sul viso, ma era piacevole la sensazione di calore che provavo sotto la cerata e il maglione di lana bella pesante, maglione che arrivava fino a coprirmi il collo. il cappello ben calato fino agli occhi, rappresentava l’ultima barriera alla pioggia, e in fondo mi sentivo caldo e protetto.
    era poca la gente in giro, solo qualche bar, con i vetri appannati.
    il mio appuntamento era tra poco, e, cosa rara, non ero in ritardo.
    non in questo bar, ma quello sulla piazza del paese, vicino ai platani che in estate erano testimoni di infinite partite di bocce. adesso nessun giocatore, e la striscia di ghiaia era abbandonata a se stessa.
    con un ultimo balzo per evitare un’ultima pozzanghera raggiungo il bar, poca gente anche dentro, l’oste, che non mi riconosce tra i suoi soliti clienti, all’inizio mi guarda quasi con sospetto, poi mi abbraccia con un sorriso, e mi fa accomodare ad un tavolino vicino ai vetri.
    sono in perfetto orario.
    il tavolino tondo di marmo viene subito passato con uno straccio “un bichiere di vino rosso della borgogna, merci’!”.
    l’appuntamento di oggi sara’decisivo.
    mi sono deciso.
    voglio dire alla persona che sto aspettando tutto quello che penso di lei.
    questa persona, o potrei dire anche questo personaggio, in fondo mi ha fatto sempre soffrire, non posso piu’vivere nell’ipocrisia, voglio e debbo dire tutto quello che penso.
    non voglio piu’che l’ipocrisia esista, e si rafforzi giorno dopo giorno, tra di noi.
    non so se questo sara’risolutivo, non so a cosa portera’questa mia decisione, ma ho deciso cosi’e cosi’sara’.
    con i vetri appannati non riesco a vedere bene fuori, sento solo incessante la pioggia battere.
    ogni volta che la porta si apre mi tendo per capire subito se sia la persona che aspetto ad entrare.
    due volte clienti ben noti all’oste, ma sconosciuti a me.
    grandi saluti con lui, nemmeno uno sgurado per me.
    finalmente accade.
    mentre lentamente sto gustando il mio vino di auxerre, la persona che tanto aspettavo entra.
    mi cerca con lo sguardo, e io, e me ne stupisco per primo, non faccio nulla per farmi notare, rimango immobile.
    ovviamente mi vede subito, si avvicina al tavolino, fa un cenno all’oste, e si siede di fronte a me.
    i nostri occhi si incrociano subito, subito in un segno di sfida, ma anche di sorpresa e meraviglia.
    non voglio aspettare oltre.
    adesso debbo dire tutto.
    e cosi’…..”

    good morning sir, this is your wake up call, have a nice day!

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    9 luglio 2003

    maleysia #02

    sono ancora qui, in questo caldo e umido pazzesco, mi sembra di essere in apocalypse now, l’immenso, meraviglioso film di francis ford coppola. ovviamente per fortuna non sento l’odore del napal al mattino…
    la truppa si e’ingrandita, sono arrivati tutti, clienti, quelli della televisione, quelli della radio, e alcuni che non ho ancora ben capito cosa facciano…in tutto siamo ben in 22! vi assicuro che mettere d’accordo, anche per le cose semplici 22 persone non e’facilissimo. e poi tutti sono li’ad aspettare il mio verbo, a sapere cosa io decida. e alla prima cazzata che io proferisco, subito assistenti degli assistenti si mettono ad organizzare e a pianificare e a stampare nuovi programmi che io peraltro non leggo. i programmi stampati sono meravigliosi: per 10 giorni mi hanno dato 14 pagine stampate con il programma preciso giorno per giorno: ore 10 questo, ore 11 quest’altro…questi bei programmini li ho gia’completamente stravolti…
    tra le persone che sono arrivate oggi c’e’anche una modella abbastanza famosina, che e’arrivata da los angeles, facendo quindi un gran bel viaggio, e si e’portata pure il manager. prima a cena si parlava, il primo argomento e’il viaggio, ho chiesto a lui quante ore di fuso ci sono qui con los angeles, e lui mi ha risposto 13! magari mi sbaglio io, ma direi che piu’di dodici non possono proprio essere! il mondo ha 24 fusi, il posto all’opposto di qui avra’12 ore di differenza…lui insisteva per le 13 ore…sara’!
    questa mattina abbiamo preso una barca e siamo andati in un’isola ad un’ora da qui, di fronte. sulla barca céra scritto: massimo 12 persone, no smoking, no drinking, tutti devono indossare i giubbotti di salvataggio.
    eravamo in 14, tutti fumavano e bevevano birrette, giubbotti neanche l’ombra…
    siamo arivati comunque sani e salvi sull’isola: pazzesca! direi che da apocalypse now siamo passati a jurassic park!
    selvaggissima con una giugla incredibile. le scimmie e quei bestioni…come si chiamano…iguane? che sembrano veramente del giurassico, che fanno anche un poco paura, ma dicono essere molto timide…spiaggia bianca bianca, qualche casa di legno e null’altro. niente male…
    penso di averli convinti ad andare a dormire li’ fra qualche giorno…
    pomeriggio tornati e finalmente abbiamo cominciato a lavorare, nel senso a scattare foto: sulla spiaggia di fronte al resort, con il flash, e tutte ste cose complicate, abbastanza tutto un casino, tutto bagnato, e le onde e il sole a picco…mi sto lamentando? nooo!
    vado in camera a scegliere le foto sul mio laptop…
    have a nice night, sir!

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    7 luglio 2003

    malaysia #01

    eccomi qui, sono dall’altra parte del mondo, in malesia!
    ma andiamo con ordine…
    mi ero lasciato e mai piu’ ritrovato a milano, oberato dal lavoro, dalla fame e dal sonno: le ultime ore in italia non hanno fatto che peggiorare questo stato. venerdi’ sera concerto di vasco, venerdi’ notte ancora in studio, sabato mattina catalogo a milano in location…finalmente preparo le borse, cosa mi staro’ dimenticando?…carico i 60 kg di bagagli in macchina e parto per roma. proprio per l’eccedenza enorme nel peso dei bagagli per i quali ho l’approvazione della malaysia airlines, ma non dell’alitalia, preferisco non affrontare le discusioni e gli eventuali problemi con la compagnia di bandiera e decido di spararmi ‘sto bel viaggetto milano-roma in macchina, cosi’, come se avessi in corpo chissa’ quali energie. parto alle 10 di sabato sera, l’aereo da roma sarebbe stato alle 13:45 della domenica. all’inizio il viaggio e’ tranquillo, traffico ma non tantissimo. arrivo a piacenza e…autostrada chiusa! chiusa del tutto dalle 10 allee 6 del mattino dopo. cazzo! dirottano tutti sulla statale. vi potete immaginare il traffico della A1 tutto sulla provinciale, sommato a quello del sabato sera del night clubbing romagnolo…un inferno…l’autostrada era chiusa fino a parma, circa 40 km…a passo d’uomo…in un’atmosfera tra la fine del mondo e fellini, con i baracchini che vendono la porchetta che si sono piazzati lungo tutto la strada prevedendo affari…le macchine ferme con le portiere aperte…mi sono fatto anche io un panino e la salsiccia…pauroso…tra una cosa e l’altra sono rientrato in autostrada alle 3! un sonno da morire, ero stanco, incazato, preoccupato di perdere l’aereo…cazarola…misono buttato in un autogril e mi sono messo a dormire, lungo e disteso nella mia volvo. addormentato alle 3 e ho messo la sveglia del telefonino alle 5:30. 2 ore e mezzo di sonno! bello preciso alle 6 meno un quarto sono ripartito verso roma. in fondo poi il viaggio non e’ stato male, in tutte le cose brutte c’e’ il positivo (che filosofo!), se non fosse stato cosi’ non avrei mai visto i giallissimi campi di girasoli all’alba in un’umbria meravigliosa, ascoltando gli AIR…
    arrivo a roma. sempre piu’ stanco. praticamente morto. vado in aeroporto, cerco il posteggio “lunga sosta”, lo trovo, e’ un bel po’ distante dalle partenze, con tutte le mie borse proprio non mi va di prendere la navetta e cosi’ cerco un taxi. fortuna vuole che affianco, ma proprio attaccato al posteggio ci sia quello che sembra un posteggio taxi, perfetto!, entro dentro, e il posteggio taxi si rivela enorme, pienissimo di taxi, c’e’ anche un bar, una tavola calda, e ci sono solo ed unicamente taxi e taxisti. mi avvicino e chiedo di un taxi. mi guardano come se gi avessi chiesto un cammello nano albino…nun saprei…a dotto’ provi a chiede in ufficio che ie lo chiamano…ma come in ufficio! ci saranno 200 taxi qui!…vado in ufficio, dopo un bel po’ il tipo mi caga, e mi dice che lui da li’ il taxi non puo’ chiamarlo, perche’ quello e’ l’ufficio radio e dotto’ chieda al bar, e’ quello che ho appena fatto!…torno al bar…SCUSATE! mi serve un taxi!, di fronte a me solo ed unicamente taxisti, uno si alza annamo dotto’ la porto io…guardi che mi serve una familiare, ho tantisima roba, ah! no!, tantissima roba con sto caldo!?? nun ce penso proprio! CAZZO!!! alla fine ho trovato una con la multipla…sa dotto’ e’ domenica mattina e siamo tuti stanchi…comunque poi era bello simpatico e mi ha raccontato di quando il grande albertone faceva il film “il tassinaro”.
    dopo questo scontro del classico milanese rompicoglioni con il romano indolente, check in, file burocrazia, sto per imbarcarmi che “il sig benedusi e’ pregato di presentarsi…” la valigia con i flash aveva destato dubbi alla sicurezza, un addetto mi prende e con una panda, facendo lo slalom tra gli aerei in sosta mi porta ad aprire la mia borsa, tutto ok, prendiamo la borsa inciminata e con la panda mi porta sotto l’aereo.tutto avrei pensato meno che arrivare all’imbarco in panda.
    finalmente dentro. un freddo della madonna, ma almeno il posto che mi e’ stato riservato e’ quello promesso, e posso ben allungare le gambe e finalmnte…DORMIRE!!!
    arrivo a kuala lampur questa mattina, altra attesa di orette, ch eho peraltro usato per dormire ancora, ripreso altro aereo per non so dove, ho dormito anche li’…e adesso? e adesso sono in paradiso!
    un posto meraviglioso, un resort sulla spiagga, formato tutta da costruzioni tipo grandi capanne, tutte pale che girano, grandissimo lusso, ho una stanza che e’ enorme, l’acqua del mare e’ calda, mi sono appena fatto un bel bagno e ho mi sono mangiato dei noodles con gamberoni e pesciame vario tutto cotto nel wok. tra l’atro c’e’ pochissima gente, anzi quasi nessuno, per la paura della sars, che tra l’altro qui non e’ mai arrivata, e quindi tutti sono super gentili e disponibili. venendo qui mi incrocia una cameriera e mi dice you are mr. benedusi! yes, dico io, ma come cazzo fai a sapere il mio nome, adesso l’ ho capito, praticamente ci sono solo io !
    tutta l’altra parte della banda arriva domani, che dall’america, chi da londra, chi dal sud africa…
    intanto io, finalmente me la godo, dopo tanto soffrire.
    adesso qui sono le 5:15, ho appuntamento per cena alle 7, fino ad allora potrei: fare un massagio, uscire in barca a vela, andare in piscina, leggere i libri che mi sono portato nella mia stanza vista mare con la ventola che gira: voi cosa consigliate? di andare a prendermela nel culo?!?! ma vi sembra una risposta?!?!?!

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