31 ottobre 2005

cape town_03

sono ancora a cape town a lavorare.
leggere la civiltà e le culture attraverso il cibo trovo sia sempre una cosa utile ed interessante, quello che mangiamo è sempre lo specchio preciso di ciò che ci circonda, e mentire non è facile.
in questa città in fondo all’africa c’è un ristorante, dico il nome? non lo dico? facciamo che non lo dico, ma invece che cazzo me ne frega, lo dico, si chiama “95”. è un ristorante italiano, e il proprietario nonchè chef è italiano. è il posto super figo di cape town. è frequentato dalla borghesia ricca di questa città. l’arredamento è super curato, così come il servizio. per qui è, ovviamente, anche molto caro.
ci sono stato a mangiare l’altra sera.
lo chef fa una meravigliosa presentazione dove parla di pasta fatta in casa, di tradizioni perfettamente rispettate, di ingradienti genuini e fatti arrivare “giornalmente” dall’italia.
insomma, se uno si ferma all’apparenza è un ristorante della madonna.
poi è arrivato il cibo.
come dire.
come lo potrei definire.
schifoso!
pasta cotta e condita come minimo il giorno prima e riscaldata.
funghi che non sapevano di niente.
il tutto non sapeva assolutamente di nulla.
come commentava giustamente paolo, seduto al mio fianco, ci fossimo ciucciati la felpa avremmo gustato e goduto di più.
e quindi?
la morale?
e se fosse così per tutto?
se il successo fosse soprattutto una questione di, paragone pertinente, fumo e non di arrosto?
che forse le apparenze contino più della sostanza?
in fondo quel ristorante era pieno di gente che pensava di stare mangiando cose meravigliose…

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29 ottobre 2005

cape town_02

eccomi in tutto il mio splendore per le vie di cape town.
memento mori!

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27 ottobre 2005

cape town_01

oggi ero qui, nel deserto di atlantis.
“quando hai una meta, anche il deserto diventa strada”
massima tuareg

“pensava di essere arrivato alla meta, ma sbagliò un accento e si rese conto di essere arrivato solo alla metà”
massima cayenne

p.s photo by paolo@unjust.it

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25 ottobre 2005

in viaggio 02

ne ho già scritto in passato, ma adesso porto anche “prove” fotografiche:
quando si viaggia in aereo oramai c’è questa menata ossessiva dei controlli di sicurezza. ti guardano dappertutto, figuratevi quanto possono rompere i coglioni a me con tutte le mie macchine fotografiche e i computer e i mille cavi, hard disk e cazzi vari che ci sono nel mio bagaglio a mano. se poi trovano una forbicina per le unghie ti guardano come un pericoloso terrorista e te la sequestrano. e va bene. e andrebbe anche bene.
quando però poi salgo sull’aereo ecco cosa mi danno per mangiare…

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23 ottobre 2005

in viaggio

sicuramente mi ripeto, decisamente scrivo il gia’ scritto tante volte, ma è una verità che io riesca a scrivere soprattutto quando sono in viaggio. e d’altronde cosa dovrei fare: adesso sono in quel di zurigo, a scrivere su una cazzo di tastiera con le lettere tutte incasinate, ho già fatto un’ora di volo, me ne devo stare qui per tre orette, poi volo verso il sud africa, dove vado a fare un po’ di lavori…
sono qui, ho già letto quasi tutto quello che c’era da leggere, ho mangiucchiato, ho guardato i negozi di orologi…e adesso la tentazione del free internet è troppo forte e mi ritrovo qui annoiato a scribacchiare…
e uno potrebbe dire: “a benedusi, se non hai nulla da dire o scrivere, perchè cazzo devi scrivere?!?!”
ed è giusto, non dovrei scrivere…
ma non sono mica l’unico!!!
e no!
ad esempio le riviste, quelle che tutti noi compriamo in edicola, proprio loro, ma lo sapete che nella magior parte dei casi quello che scrivono non dipende per nulla dalla voglia o desiderio di dire qualcosa, ma dipende solo ed unicamente da un fattore: la quantità di pubblicità!
mi spiego meglio: i giornali, per legge, devono avere una precisa proporzione tra pubblicità e redazionali. 70 e 30, 70 redazionali e 30 pubblicità. succede allora che in quelle occasioni in cui i giornali sono pieni di pubblicità, soprattutto in occasione delle fiere di settore, i giornali stessi debbano essere riempiti di contenuto redazionale. devono riempirli, non vogliono riempirli. è una bella differenza.
c’è una bella fiera dell’occhiale per cui il giornale è zeppo di pubblicità di ragazzotti e ragazzotte con l’occhiale da sole? e giu’ di articoli inutili e cretini sul come fidanzarsi con la cugina che invece è lesbica e vorrebbe fidanzarsi con vostra sorella…o le diete del minestrone…o i pettorali meravigliosi in 15 giorni o cazzate del genere.
piu’ pubblicità e piu’ avete diritto di essere intrattenuti. meno pubblicità? cazzi vostri!
avete mai notato che in estate, che non ci sono fiere, le riviste diventano sottili sottili, quasi invisibili? ma non è proprio d’estate che la gente è piu’ tranquilla e ha piu’ tempo di leggere?

e adesso, dato che ho scritto per almeno 10 minuti, dovete sorbirvi questo:
“swiss air! the best! l’efficenza tedesca, lo charme francese e la fantasia italiana in una sola linea aerea! volete volare? volate swiss air!”

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22 ottobre 2005

campagna vs città 02

> Ma…perche’ se uno va a vivere sul monte bianco a a filicudi e’ per forza
> in cerca di se stesso come se si fosse perso da tempo ?
> Ma non pensi che si possano trovare cose nuove ed emozioni svegliandoti alla
> mattina e godendoti il tramonto che forse a Milano non ci si fa piu’ caso
> piu’ da anni ?
> E poi potresti emozionarti per lo scorrere delle stagioni, dove l’autunno e’
> autunno e l’inverno e’ inverno e la primavera e’ primavera e l’estate e’
> estate e non un appiattimento meteo dove o fa caldo o fa freddo ?
> E invece di un aperitivo di pesce crudo potrebbe essere servita un’uscita in
> barca a vela a godere della brezza pomeridiana e del fruscio dell’acqua
> sullo scafo ?
> E cosa ne diresti di un giro in bici nei boschi e incontrare un cervo che
> immobile ti scruta per capire le tue intenzioni ?
> E il martellio incessante di un picchio al lavoro su un tronco?
> E camminando in giardino raccogliere un po’ di porcini freschi e farli
> saltare direttamente in padella assaporandone gusto e profumo ?
> E fare una partita a pallone all’aria aperta ?
> Scusami ma Milano e’ sempre piu’ sporca, caotica e maleducata e…. un po’
> provinciale. Sono d’accordissimo che le cose nuove e diverse sono sempre al
> di fuori di noi ma ovunque….
>
> Andrea

carissimo andrea, che dire…touchè!
hai perfettamente ragione: rileggendo le mie parole e soprattutto confrontandole con le tue mi sono sentito un milanese assuefatto alle cose anche brutte che qui ci sono e che non riesce a godere della calma e della rilassatezza che la vita vicino alla natura riesce a regalarci.
ma…
ma chi cazzo la vuole ‘sta cazzo di calma e rilassatezza!!!
io trovo che l’uomo sia un essere sociale e che l’evoluzione della civiltà si sia misurata con la volontà, la capacità e il piacere dell’uomo di abbandonare le campagne selvagge per andare a “seguir virtude e conoscenza” nei centri urbani, dove le cose avvengono, dove le cose accadono, dove grazie alle esperienze altrui si possa crescere e migliorare.
temo purtroppo che da soli possiamo fare ben poco.
il nuovo gruppo rock, la nuova tendenza, il nuovo romanziere, il nuovo cineasta…è totalmente impossibile che nascano lontano dai centri nevralgici della civiltà.
per fare qualcosa di nuovo è indispensabile conoscere quello che hanno fatto quelli che ci sono contemporanei e superarli.
e quindi?
e quindi niente!
la regola penso sia sempre la stessa: che ognuno viva e faccia quello che preferisce! solo lui sarà arbitro del proprio piacere e viver bene…
detto questo mi rimane solo una cosa: andrea, accendi il caminetto, stappa il vino rosso e accendi il forno che, per una sera, me ne vengo su in campagna…

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22 ottobre 2005

campagna vs città 01

poche settimane fà
http://www.benedusi.it/blog.php?Form_anno=2005&Form_mese=09
ho scritto un post dove elogiavo il vivere a milano.
il mio carissimo e fraterno amico andrea, che ovviamente vive in campagna, mi ha scritto una mail facendo delle pertinenti critiche alle mie parole.
qui sopra la mail di andrea e la mia risposta…

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13 ottobre 2005

io

oramai l’ho capito:
a causa della mia codardia sono una brava persona…

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8 ottobre 2005

in edicola…

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6 ottobre 2005

world’s fastest photographer

diverse sono le qualità di un fotografo.
una universalmente apprezzata e oggettivamente verificabile è quella della velocità.
essere veloci non vuole dire vincere una gara contro il tempo, vuol dire solo avere le idee chiare, previsualizzare le immagini, arrivare sul set con un progetto preciso e, last but non least, non amare perdere tempo con cazzate inutili.
nel lavoro per sport illustrated fatto ad agosto alle seychelles la produzione, con la solita gentilezza e carineria, mi ha fatto trovare al mio arrivo una t-shirt personalizzata…

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