29 marzo 2007

amsterdam

sono in olanda per un velocissimo appuntamento di lavoro.
ma non e’ di questo che volevo parlare, bensi’ dell’aeroporto di bergamo, l’orio al serio, dal quale sono partito per venire qui.
soprattutto una volta, ma anche adesso a volte lo e’, andare in un aeroporto e prendere un’aereo era una cosa mitica. mitica nel senso che non si prendeva semplicemente un mezzo per spostarsi da un posto all’altro, ma si viveva un’esperienza che aveva un fascino particolare: il fascino dell’aeroporto, luogo non luogo, dove c’erano negozi dove era quasi obbligatorio comprare qualcosa, attirati dal tax free; il fascino di gente che, solo perche’ aveva scelto di viaggiare in aereo, aveva un aurea particolare; il fascino del biglietto, con tutti quei numerini misteriosi e le mille buste che l’agenzia di viaggio ti dava, a volte ti davano anche una bella bustona di plastica con il logo dell’agenzia dove mettere il tutto; il fascino delle hostess, che si immaginava dormissero in lussuosi alberghi oggi a tokyo, domani a new york; il cibo, che, nonostante fosse servito in piccoli vassoi, stupiva per razionalita’ ed efficenza con le quali veniva servito…
insomma, il volare in aereo era una cosa figa.
poi ieri sono entrato per la prima volta nell’aeroporto di orio al serio, con il biglietto stampato da una mail in mano.
che dire, c’e’ poco da dire…il tutto, il check in, la partenza, il viaggio in aereo, l’arrivo, ha avuto il fascino di una viaggio su una ritmo avanti e indietro sulla milano brescia in autostrada. nulla di piu’, nulla di meno.
all’interno dell’aeroporto c’e’ pure un autogrill, e non ho potuto evitare di prendermi un capri con un birretta.
l’edicola chiude alle 10. in aereo ti devi comprare il bere e lo snack.
niente…anche questa e’ andata, anche l’emozione e il fascino di un viaggio in aereo sono scomparsi.
forse aveva ragione il grande flaiano che disse: ci sono mille maniere per viaggiare, la migliore e’ non partire…

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22 marzo 2007

un libro

ho naturale e giustificata odiosicrasia verso i libri “di moda”.
non ho letto e penso mai leggerò il codice da vinci, tre metri sopra il cielo…e tutti quei libri lì, e quando in passato ho ceduto alla moda del libro del momento ho avuto esperienze tragiche, un titolo su tutti “và dove ti porta il cuore”…bleahh!
ero quindi molto indeciso se affrontare questo libro: il cacciatore di aquiloni di hosseini khaled.
nel recente viaggio in cina però l’ho divorato, con grande piacere e anche una certa dose di commozione.
anzi ho anche un piccolo aneddoto: sul viaggio di ritorno ad un certo punto, sarà stato quel cazzo di cibo cinese, mi è venuto un gran mal di pancia.
anzi, non proprio mal di pancia, soprattutto aria nella pancia. per dirla con un termine sofisticato, meteorismo.
in maniera pazzesca, non riuscivo proprio a trattenermi, e io ci provavo, fino ad un certo punto sono andato in bagno, ma poi mi scocciava disturbare il mio vicino, io stavo dal finestrino.
insomma mi sono messo l’animo in pace e ho smesso di preoccuparmi ed alzarmi, cominciando, vergognosamente e impunemente, a scoreggiare senza sosta. cosa ci devo fare, stavo male!
però contemporaneamente leggevo le ultime pagine del libro, centellinandomele per godermele fino alla fine del viaggio. e questo contribuiva ad esasperare l’emozione…lo ammetto ad un certo punto mi sono messo anche a…insomma…a piangere.
scoreggiavo e piangevo.
chissà cosa avrà pensato il mio vicino, un scicchissimo signore francese, dell’italiano al suo fianco, piagnuccolone e scoreggione…

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21 marzo 2007

vincino

…e alla privacy del povero travestito beccato con sircana non ci pensa nessuno?

vignetta di vincino

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19 marzo 2007

milano, oggi

ci sedemmo dalla parte del torto, visto che tutti gli altri posti erano occupati.

bertold brecht

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12 marzo 2007

cina #11

…e quindi, dopo l’ultimo post qui sotto, ho pensato che forse rimmarrò qui, nel lontano oriente.
un posto dove andare a lavorare, come vedete qui sopra, l’ho già trovato…

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12 marzo 2007

cina #10

il titolo è cina solo perchè sono ancora qui, a pechino.
però l’argomento di cui vorrei parlare me lo suggerisce la pagina del corriere della sera on line di oggi, che ovviamente vado a vedere quotidianamente.
premessa fondamentale: il corriere è un giornale che mi piace molto e che compro e leggo da sempre. ci scrivono grandi giornalisti che ammiro veramente tanto, uno su tutti il grande gian antonio stella.
e fin qui ci siamo…
ma, dico io, perchè si ostinano a chiamare “fotografo” fabrizio corona, oggi arrestato? i primi giorni in cui è scoppiato il casino che lo riguarda veniva così definito, e lì ci poteva stare la fretta…ma adesso dopo tanto tempo!
ok, non è una cosa così importante e fondamentale, e potrebbe sembrare che sembri tale a me che sono nel campo, ma se per una volta che parlano di una cosa che conosco direttamente e precisamente e vedo un errore così macroscopico, come posso credere nell’esattezza delle informazioni quando parlano di kabul o bagdad?
fabrizio corona NON è un fotografo. ha un’agenzia che produce e distribuisce servizi fotografici. non ha mai fatto una foto in vita sua.
tra l’altro ho scritto “cose che conosco direttamente e precisamente” perchè conosco bene fabrizio corona, avendo lavorato molto per lui, ovviamente non come “paparazzo”, ma facendo per lui ritratti a personaggi o campagne pubblicitarie. non so veramente cosa possa aver combinato, ma, ci tengo a dirlo, con lui ho sempre lavorato bene e senza aver sentore di nessuno degli intrallazzi, più o meno puliti e legali, che sembrano fossero parte importante della sua attività.
ma lasciando perdere corona, sperando che possa uscire presto dai suoi guai, e tornando sulla pagina del corriere che riporto qui sopra, vorrei focalizzare l’attenzione sulla frase riferita a prodi, dove viene scritto “famigliari”.
famigliari?!?! con la G?!?!
non dovrebbe essere familiari?
errori, inesattezze, approssimazioni…
e allora? a cosa si dovrebbe credere? a chi? esistono i fatti o solo le opinioni?

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12 marzo 2007

cina #09

beh, è meraviglioso essere qui:
http://www.corriere.it/Primo_Piano/Esteri/2007/03_Marzo/11/cina.shtml

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11 marzo 2007

cina #08

cazzo! me li avete scritti per davvero i fax!
grazie mille a chi mi ha scritto, non faccio mai nessun nome qui sul mio blog, ma grazie veramente.
sono ancora a beijing, pechino per noi, e a dire la vera verità mi sono già bello che rotto i coglioni.
a me sinceramente sembra che ‘sti cinesi siano dei gran coglioni; ok è superficiale ed approssimativo squadrare in questa maniera brutale un miliardo e 400 milioni di persone, con cultura millenaria e quant’altro…però è così che la vedo.
non ho ammirazione per la loro strepitosa crescita economica, che addirittura non capisco: non c’è uno che sappia l’inglese, sono disorganizzati, incasinati e confusionari. veramente non vedo come questo possa essere compatibile con una nazione che voglia diventare autorevole parte del “primo” mondo.
non ho visto una libreria, un cinema, un teatro, solo negozi negozi e negozi.
temo una cosa, una sola grande verità: che tutto questo si basi, come ai tempi dell’antico egitto o dell’antica roma, su una sola cosa.
altro che tecnologia.
altro che innovazione.
qui tutto si basa sullo schiavismo.
milioni di persone che, come nel meraviglioso film metropolis di fritz lang, tutti belli in fila indiana lavorano, lavorano e lavorano.
un’immagine su tutte che fotografa l’andazzo: sulle autostrade invase dalle macchine ci sono su bordi dei lavoratori, di massima donne vestite di arancione, che scopano il bordo della carreggiata. per chilometri e chilometri.
e poi pubblicità dappertutto, tutti gli ascensori al piano terreno hanno un piccolo plasma che spara solo ed unicamente pubblicità.
i grattacieli ricoperti di giganteschi light wall che anche quelli sparano sempre e solo pubblicità.
sembra di essere in una via di mezzo tra metropolis, come ho già detto, e blade runner: se il futuro deve essere questo non siamo messi benissimo…

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9 marzo 2007

cina #07

questo è l’altro lato della pescheria. ogni vasca contiene granchi, polipi, aragoste…

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9 marzo 2007

cina #06

questo era appeso.
penso una volta dovesse essere uno squalo, che il tempo ha fatto diventare una specie di topo gigante con le pinne

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