28 settembre 2007

birmania, 28 settembre 2007

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25 settembre 2007

vaffanculo mammine

penso smetterò di fare il fotografo, trovandomi molto più a mio agio nel mestiere del rompicoglioni.
purtroppo quando uno si mette a criticare, pontificare, scatta subito il classico “chi è senza peccato scagli la prima pietra”. lo ammetto fin da subito, sono tutt’altro che un santo e non ho nulla da insegnare a nessuno: questo però non mi toglie la voglia di incazzarmi quando vedo qualche cosa che non va.
oggi cose che non vanno ne ho già viste tante, e non posso che essere già bello che incazzato.
ad esempio ho visto un ministro della repubblica italiana, che, ovviamente davanti a scorta, poliziotti e autorità varie, in un luogo chiuso, quindi dove è vietato, si fumava una bella sigaretta.
lui, anzi, lei sì e noi no: perchè?
e va be’…
tornando da dove ero, sono passato da una delle più belle piazze di milano, piazza santa maria delle grazie.
a parte essere bellissima, è la sede e ingresso per andare a vedere il cenacolo vinciano. insomma, una delle meraviglie non del quartiere, non di milano, non della regione, neanche d’italia, ma del mondo intero.
vicino a questa meraviglia, c’è il celebre collegio san carlo, nota scuola privata milanese.
talmente nota e famosa e, diciamocelo, fighetta, che i fighetti milanesi adolescenti, sono chiamati “sancarlini”.
verso l’una le mammine dei sancarlini, vanno a prendere gli adorati pargoli con le loro macchinone. e dove posteggiano?
ovviamente nella piazza santa maria delle grazie! dove ovviamente è vietatissimo.
turisti giapponesi in coda per andare ad ammirare l’ultima cena di leonardo si ritrovano a fare lo slalom tra jeep, jaguar, volvo, mercedes.
un traffico pazzesco di suv che arrivano e vanno.
qui sopra una foto fatta con il telefonino della piazza, il palazzo giallo a sinistra è l’entrata del cenacolo.
ok, tutti insieme: a mammine del sancarlo, ma andate affanculo!!!

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20 settembre 2007

vaffanculo vogue

ieri sera ero nel mio lettino e non riuscivo a dormire.
ero incazzato nero.
avrei voluto alzarmi per scrivere queste righe, poi per fortuna mi sono addormentato, temo sarebbero uscite ancora più incazzate di quelle che stanno per venire fuori.
forse qualcuno ricorderà una mia piccola modesta battaglia di qualche mese fa sul fatto che in italia non venga per nulla promossa la creatività italiana.
è a questo punto un discorso talmente vecchio che non lo andrò a ripetere adesso per l’ennesima volta. sono sicuro lo conosciate già tutti a memoria.
in particolar modo facevo notare che vogue italia e l’uomo vogue, da quando sono diretti da franca sozzani, non hanno mai, dico MAI, visto la presenza di un fotografo italiano nei loro redazionali.
mai una sola unica volta in vent’anni.
questo ha distrutto un’intera generazione di creativi italiani. spazzati via. distrutti.
questo mese esce il nuovo numero dell’uomo vogue.
la copertina è stata realizzata (finalmente!) da un bravo fotografo italiano, che merita di avere quella copertina.
bravo!
un bellissimo ritratto di tim burton.
finalmente qualche cosa sta cambiando?
finalmente una nuova rotta dopo vent’anni di terra bruciata?
mah!
insomma…
più o meno…
non so proprio se questa possa essere vista come una nuova alba:
quel fotografo, il primo che, ribadisco, dopo vent’anni riappare sulla copertina di un vogue italiano, dopo barbieri, toscani, mulas, gianni, nadir…questo fotografo non è proprio uno qualsiasi: è il figlio di franca sozzani, direttore di quella rivista.
e nessuno dice niente?!?!
e tutto questo passa impunito?!?!
VERGOGNA, VERGOGNA, VERGOGNA

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15 settembre 2007

internazionale

leggo da tempo e con gran piacere e gusto la rivista più bella che c’è in italia, l’internazionale.
faccio questo per mio piacere, ovviamente, ma non lo nego, anche con il mal celato orgoglio di fare una cosa non dico rivoluzionaria, non dico barricadera, non dico terzomondista, ma insomma pensando di fare una cosa abbastanza figa.
un bell’ articolo (autolesionistico?) di luca sofri sulla stessa rivista mi toglie ogni illusione. lo copio e incollo:

“Il lettore di Internazionale, secondo una mia personalissima analisi, può essere di due tipi. Tipo A, una persona normale a cui piace perché è un bel giornale, pieno di storie e cose da leggere, che spiega il mondo, e soprattutto senza fesserie di quelle che stanno sugli altri giornali. Tipo B, un infodipendente un po’ fighetto, a cui piace Internazionale perché fa far bella figura senza essere palloso.
Venendo all’oggetto della rubrica di oggi, il tipo A non ha idea di cosa sia un Hummer: lui è una persona normale. Mentre il tipo B lo sa. Oggi questa rubrica è di servizio per il tipo A, che verrà informato, e demagogica per il tipo B, che leggerà ciò che va pensando da un pezzo (sarà mica l’unica, no?).
Lo Hummer nacque come mezzo militare prodotto da una società poi acquistata dalla General Motors e usato dagli americani nella cosiddetta operazione Desert Storm. Poi, quindici anni fa – la leggenda vuole su insistenza di Arnold Schwarzenegger -fu messo in produzione per uso civile. È un auto pratica per operazioni impegnative ma orrenda, al cui cospetto i famigerati SUV paiono giardinette, via di mezzo tra un cellulare della polizia e un robot quadrupede di Guerre Stellari. Naturalmente la stupidità dell’operazione commerciale attirò i tipi umani conseguenti, e usi ridicoli nel traffico cittadino. Consuma un botto, ed è diventato di culto tra ricchi rappers, gangsters moderni e calciatori europei.
Potrebbe essere quindi apprezzato l’impegno di Fergie dei Black Eyed Peas, che tormentata dal rimorso ambientalista, ha messo in vendita il suo Hummer su eBay, e siamo a 63mila dollari. Certo, giù da un dirupo sull’oceano avrebbe fatto un effettone.”

non ci sono dubbi, sono il tipo B, il fighetto.
cazzo che delusione.

ps: però l’hammer a me non fa solo cagare, odio proprio con tutto me stesso quei coglioni che se lo comprano. li mandarei nei gulag in siberia.
basta questo per riqualificarmi non fighetto?

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12 settembre 2007

vorrei averla fatta io

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11 settembre 2007

idee

mi capita spesso di avere delle idee.
anzi ad essere proprio presuntuoso ne ho tante.
magari prima o poi alcune riuscirò anche a realizzarle.
è che mi manca il tempo.
poi alcune sono totalemente strampalate, e temo di impossibile realizzazione.
tipo fare un mangiare per gatti al gusto di topo.
c’è però un’idea che io penso sarebbe un grande successo.
ve la voglio regalare, sicuramente questa mai la realizzerò, magari c’è lì fuori qualcuno che ha il tempo, i mezzi e le possibilità per portarla a compimento.
si tratta di questo: fare un carcere a pagamento.
un carcere vero e proprio, con le guardie e tutto. ma fatto bene, con il mangiare discreto, le brande con le coperte, insomma tutto fatto per benino.
la particolarità sarebbe però che in questo carcere non ci andrebbero i delinquenti. no, ci andrebbero le persone normali.
io penso che un sacco di gente si è rotta i coglioni di andare alle maldive, a formentera, in tuti questi posti. tutta questa gente io penso sarebbe felice di andare in una bella cella, meditare, leggere dei libri.
avere l’obbligo di non fare nulla.
e non è finita qui.
in questo carcere come ho detto non ci sarebbero i delinquenti.
però, tramite una convenzione con lo stato, si farebbe in maniera tale che i giorni di carcere passati nella nostra struttura varrebbero come veri giorni di carcere. a credito.
quindi uno si passa, quando meglio crede e può, un po’ di giorni e mesi in carcere, poi quando eventualmente lo condannano per qualcosa mi scala il carcere già fatto.
non c’è da diventare ricchi sfondati con questa ideona?

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10 settembre 2007

my best music

questa sera sono andato alla scala, e ho avuto l’ennesima conferma: la musica, qualsiasi essa sia, purchè sia buona, mi piace da matti.
cazzo quanto mi piace la musica!
non ne posso proprio fare a meno.
da sempre.
la ascolto ininterrottamente sempre, a casa, in macchina (lì a volumi indecenti…), in studio…
trovo sia uno strumento non solo che può dare grandi emozioni, ma un termometro straordinario per definire un periodo, un epoca, insomma racconta sempre in maniera precisa chi siamo.
ho voluto allora fare un mio personale the best della musica che ho tanto amato e ancora tanto amo.
ho escluso tutte le cose più recenti, diciamo dal 2000 in poi, per inserire solo quegli album che rappresentano le miei radici musicali.
negli ultimi anni ci sono artisti che ho amato forse anche più di quelli in questo elenco. ma questi sono le fondamenta sulle quali ho costruito un grande e solida casa.
è stato difficilissimo scegliere solo 12 album, ma questo era il numero che mi ero prefissato. ne ho omessi tanti, troppi.
anche perchè ad ora il mio itunes conta 13.030 brani, per circa quindi 1.300 album…
ma queste alla fine sono le mie scelte:
-joy division “unknown pleasures”. nell’adolescenza c’è sempre una sorta di spleen malinconico. una sorta di tendenza all’autodistruzione. a leggere baudelaire sognando di bere assenzio. la mia è coincisa con questo cupissimo disco. un capolavoro anche la copertina.
-tom waits “blue valentine”. ho messo questo ma avrei potuto mettere qualsiasi altro disco di tom waits. ad esempio anche il grandissimo “closing time”. atmosfere cupe e fumose. introspettive.
-vinicio capossela “l’indispensabile”. e se tanto mi è piacuto tom waits come non poteva piacermi capossela? ho messo questo album che è una raccolta, perchè sono straordinari tutti.
-michel petrucciani “live”. che genio petrucciani! un nano strorpio con il genio nelle mani. l’ho visto due volte live, durante una delle due è stata una delle pochissime volte che sono andato in una specie di trance ascoltando musica.
-the cure “seventeen seconds” i cure sono grandissimi, e questo è il loro album più bello. modernissimo quando è uscito. modernissimo ancora adesso.
-chet baker “my funny valentine”. che genio baker! quella sua voce ne’ maschile, ne’ femminile…la tromba suonata da lui è una carezza.
-david bowie “ziggy stardust”. che dire…david bowie!
-fabrizio de andrè “fabrizio de André vol. 3”. il più grande poeta italiano. punto.
-air “moon safari”. arrivano negli anni novanta questi sconosciuti francesi e rivoluzionano la musica.
-genesis “selling england by the pound”. la musica degli anni settanta si fa colta. nasce il progressive.
-neil young “harvest”. bellissimo
-pink floyd “wish you were here”. capolavoro.

questa la mia musica, queste le mie radici.
adesso devo andare, scusate, ho da ascoltare l’ultimo meraviglioso ben harper…

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5 settembre 2007

the show must go on

grazie, grazie a tutti.
per tutti quelli che mi hanno scritto, telefonato, messaggiato, telegrammato.
e anche solo pensato.
parlare di queste cose su uno stupido blog rende forse questo mezzo un po’ meno stupido, e testimonia che in fondo stia sempre più diventando un vero diario della mia vita, pubblica e privata.
ma “the show must go on”…
sono appena stato, passato tutto il casino, già una settimana in sardegna a fare un lavoro.
mi serviva, lavorare ma soprattutto fare finalmente una piccola vacanza di mare.
guardare tramonti, sentendo il vento e odorando il profumo del mare.
sarei andato anche gratis, mi hanno pure pagato.
tanto i clienti non leggono questo blog, vero?
adesso tutto ricomincia per davvero…buon nuovo anno a tutti…

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