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  • 28 marzo 2009

    99 ragioni per vivere in italia

    numero di elle (italiano) ancora in edicola ma uscito un mesetto fa a milano (italia) durante le sfilate (italiane) e che strilla in copertina: 99 motivi per essere felici in italia.
    tra questi motivi probabilmente non ci sarà fare il fotografo di moda (italiano).
    infatti questi qui sotto (che incasino un pochino per non dar loro pure inutile pubblicità) sono i fotografi tutti stranieri presenti sulla rivista:
    matt joxxes
    karl lagexxeld
    david buxxon
    marcelo kraxxlcic
    luis saxxhis
    paulo suxxh (facendo still life su fondo bianco!)
    jason kibxxer
    luis saxxhis

    negli stessi giorni (se non fosse chiaro, la settimana della presentazione a tutto il mondo della moda italiana a milano, italia) si è inaugurata presso gli spazi della regione la mostra “la bellezza interpretata dai più grandi maestri della fotografia dagli anni trenta a oggi”, anche sponsorizzata dal comune di milano (italia).
    in questa mostra non c’è neanche un fotografo italiano.
    neanche uno.
    gianpaolo barbieri, ad esempio? non c’è.

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    49 Commenti »

    27 marzo 2009

    photoshow

    domani mattina, sabato, alle 11:30 farò due chiacchere con l’amico luca pianigiani allo stand canon…
    http://www.canon.it/About_Us/Advertising__Sponsorship/Events__Exhibitions/Consumer_Event_09_areaworkshop.asp

    49 Commenti »

    26 marzo 2009

    nicola guiducci & saturnino

    come si diceva un po’ di righe sotto, i piacevoli imprevisti di questa professione:
    sono in studio in altre faccende affacendato e squilla il telefono, è l’amico saturnino.
    “settimio! dove sei?!?!”
    “satu! sono in studio, passa!”
    “passo, perchè devo andare vicino a te ad intervistare nicola”
    “intervisti nicola?!? vengo ad immortalare il momento!”

    e così in un nulla mi sono trovato a fare un ritratto ad un gigante del basso (non è un ossimoro, è la realtà) come saturnino insieme ad un gigante della musica in generale e della creatività come nicola guiducci.

    la fotina qui sopra si può vedere meglio qui http://disk.benedusi.it/satu_guiducci/satu+guiducci.jpg

    9 Commenti »

    22 marzo 2009

    benedusi_thorimbert: l’ultimo spenga la luce…

    eccoci qui, ognuno è rientrato a casa propria, io scrivo sul mio blog, l’amico toni sul suo.
    abbiamo fatto una specie di scambio di case del web, e mi è piaciuto.
    debbo dire che toni e i suoi si sono comportati veramente bene, non ho trovato casino, tutto era in ordine e pulito: bravi!

    vorrei fare un po’ di riflessioni, e, per una volta, sarò forse serio e anche schematico.
    quindi:

    -comincio dal generale: tutto l’ambaradam di questo nostro scambio mi è molto piaciuto, lo ribadisco. mi è molto piaciuto nel senso che è una di quelle operazioni per cui ha senso internet. che non basta mettere i link di quelli che ci piacciono, infatti io questa cosa non ce l’ho e forse mai ce l’avrò. bisogna che, tra persone che si piacciono e si apprezzano, si creino come dei vasi comunicanti, in maniera che le esperienze, le conoscenze, le affinità e quant’altro passino da una parte all’altra.
    tra l’altro è sbagliato il paragone con i vasi comunicanti qui sopra, perché nel nostro caso accade la magia che i livelli non si mediano ma quello più basso passa solo a quello più alto.
    purtroppo la nostra attività, ma come penso quella di chiunque, è un’attività solitaria. siamo sempre ripiegati su noi stessi, e la tentazione di dire e pensare “io, io, io, io ,io…” è fortissima. con “io, io, io, io, io…” non si va da nessuna parte. bisogna pensare al NOI.

    -sempre legato a tutto ciò, c’è un ‘altra riflessione: su internet c’è tutto e di più, lo sappiamo bene. ovviamente c’è tutto e di più anche per quello che riguarda il nostro campo: la fotografia. io penso che la funzione di un sito come il mio debba evolversi verso una specie di piattaforma nella quale l’infinito “mare magnum” di internet sia filtrato dal mio gusto, dalle mie affinità, da ciò che io sono. vorrei veramente che il mio nuovo sito, che tra non moltissimo vedrà la luce, dopo un’infinito travaglio, possa ambire a diventare una grande casa dove ci sia la mia stanza ma anche tantissime altre stanze di persone, fotografi, ristoratori, alberghi, modelle, amici, architetti…verso i quali io senta ( e loro nei miei confronti) affinità.
    e comunque la prima stanza, quella con la vista migliore e il sole che la illumina bene però sarà sempre di toni…

    -lasciamo il generale, e arriviamo allo specifico, a toni thorimbert: innanzitutto vorrei fare una piccola regressione al passato raccontando dei miei inizi, nei quali c’è lo zampino di toni. io arrivo dalla provincia ligure a milano ventenne. senza conoscere niente e nessuno, allo sbaraglio, con il sogno di diventare fotografo. avevo una specie di book, fatto con amici e amiche in quel di imperia. arrivo con il classico misto di timidezza e arroganza di chi comincia. l’arroganza però era tale che ho pensato bene di saltare tutta la questione assistentato, per propormi subito ad un giornale: così, allo sbaraglio! sono andato allora in una edicola e ho comprato tutti, dico tutti, i giornali che c’erano. sfoglia e sfoglia e sfoglia…ho trovato ad un certo punto un servizio che mi piacque tantissimo, se non sbaglio era fatto usando come modelli gli spettatori di un concerto rock (giusto toni?). il giornale era duepiù (da un po’ non esiste ovviamente più) e il fotografo era un certo toni thorimbert. presi il tram verso la mondadori e, con la fortuna del dilettante, ottenni il primo servizio proprio per quel giornale, che tornai a realizzare ad imperia con i miei amici. quando però capii che saper fare le fotografie non bastava per dirsi fotografo ma che bisognava imparare la professione, smisi di fare il fotografo e incominciai a fare l’assistente. ma questa è un’altra storia…

    -vado ancora più nello specifico, alle risposte di toni:
    i libri: abbiamo sfiorato un uno a uno, con avedon…
    la macchine fotografiche: toni, con mia grande ammirazione, per tanto tempo ha usato il banco ottico e il sei per sei, realizzando con questi strumenti immagini meravigliose. giustamente le cita. adesso però, usa, giustamente, il digitale. però ha ragione, un FOTOGRAFO, deve saper usare quelle macchine, devono essere nel suo DNA.
    le attrezzature digitali: direi che siamo d’accordo, un fotografo deve usare il MAC, nient’altro.
    le riviste: beh! qui si vede la passione di toni per le moto… e comunque (sarà un caso?) non c’è una rivista di moda italiana…
    la musica: ok massive attack, ma qui toni poteva dare di più… 😉
    i film: grandissime scelte. di stanley kubrick io avrei messo anche barry lindon, se non altro per un uso pazzesco della luce e per la presenza di una grande modella, marisa berenson (che io ho fotografato più volte, e ho stressato da matti chiedendole di quell’esperienza…)
    le tre foto: scelta ovviamente fantastica. in qualche maniera una scelta simile alla mia, nel senso che nella sua prima foto, fatta da giovanissimo c’è già tutto.
    il primo servizio da fare: qui toni dice una cosa meravigliosa e giusta del nostro lavoro. che tu sei bello tranquillo nel tuo studio, e uno ti chiama e ti manda a fotografare il culo delle scimmie del bengala. e noi si parte e si va…
    errori: giusto!
    arte da comprare: cazzarola! mollino avrei voluto dirlo anche io!
    studio: il nuovo studio di toni è bellissimo con una bellissima luce naturale, ben venga di rifarselo uguale!
    garage: lo dicevo io che questa domanda era ad uso e consumo tutto suo! 😉
    vestiti: toni è, come si confà ad un grande fotografo, molto elegante… 😉

    -insomma questo è quanto. penso proprio che questa non sarà un’esperienza isolata. il mio piccolo blog, caro toni, è a completa disposizione tua e dei tuoi amici. fate cosa e quello che volete. una sola raccomandazione: che l’ultimo spenga la luce…

    ovviamente potete vedere i commenti di tutta la cosa sul blog di toni, qui http://tonithorimbert.blogspot.com/

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    19 marzo 2009

    toni thorimbert vs settimio benedusi parte seconda

    seconda parte dell’intervista a toni thorimbert
    le mie risposte, ovviamente, le trovate sul suo blog http://www.tonithorimbert.blogspot.com/

    settimio benedusi: Con grande fatica riesci a recupare i files delle tue foto da un Lacie di backup che il fuoco ha risparmiato. Miracolosamente si sono salvate solo 3 tue immagini.
    Preghi che siano queste tre…

    toni thorimbert: questa non è una domanda, è una tortura, è autolesionismo!!!
    Mi rendo conto che sono totalmente impreparato a rispondere. Comunque siccome è un gioco ne scelgo tre che sicuramente vanno bene, poi magari domattina me ne vengono in mentre altre trecento tra cui potevo scegliere e che mi sembreranno più importanti. Comunque sulla prima (01 Pioltello http://disk.benedusi.it/toni_pioltello/01%20pioltello.tif ) non ho molti dubbi. In pratica, quello sono io (anche se ovviamente non lo sono) e dietro ci sono invece i veri casermoni dove sono cresciuto, a Pioltello. La foto era parte di un servizio che presentai all’esame di fine anno alla scuola di fotografia dell’Umanitaria. Era il 1974 ed ero appena più grandicello del mio soggetto. Mi sono sempre rivisto in quel ragazzino e nella sua aria di sfida. E infatti il suo atteggiamento, e il mio come fotografo, coincidono perfettamente…stiamo tutti e due mostrando i muscoli!

    (02 quarto oggiaro http://disk.benedusi.it/toni_quarto/02%20quarto%20oggiaro.jpg ) La seconda è una foto di moda scattata a quarto oggiaro, un’altra periferia milanese. E’ del 1994, molto più tardi della prima quindi, ma comunque il momento della svolta. Una delle pochissime foto che portai, su consiglio di Peter Lindbergh, a New York.
    Una foto che è stata comunque una piccola rivoluzione perché, oltre che rivalutare la periferia non solo come “location”, ma come stato mentale e simbolico, rimetteva in gioco, specialmente nella foto di moda, la solita dinamica: tu ti mostri, io ti fotografo. Qui le cose si complicavano, i piani dell’immagine diventavano stratificati, così come le relazioni tra i personaggi…

    (03 macerie http://disk.benedusi.it/toni_macerie/03%20macerie.jpg ) come ultima alla fine ho scelto questa, scattata tre anni fa, a riprova che il mondo è solo peggiorato da allora.
    Una foto di moda anche questa, scattata per Io Donna.
    Io l’ho sempre raccontata così: “camminiamo tutti, impeccabilmente vestiti, sulle macerie del mondo.”

    SB: Il tuo book è ovviamente bruciacchiato, tre immagini le hai salvate con il Lacie ma sono un po’ poche. Dovendo ricominciare, quale sarebbe il primo servizio che vorresti fare?

    TT: Una cosa che adoro di questo lavoro è proprio che magari sono in studio preso da tutt’altro e suona il telefono e qualcuno mi propone di fotografare una persona o un tema per un servizio di moda che mai mi sarebbe venuto in mente. Non sempre accetto e non sempre, quando accetto, è quello che avrei davvero voluto fare, però questo effetto “rulette russa” mi piace. E poi le mie idee di servizio sono tali che, quando le propongo, non le vuole nessuno. Forse non sono abbastanza commerciali. Anche con persone e giornali con i quali lavoro da anni, quando propongo qualcosa io, vedo il terrore o ancora peggio, il vuoto, dipingersi sul loro volto, non so come mai…
    Faccio un esempio: trovo interessanti quelli che le battaglie le perdono, non i perdenti, ma i grandi lottatori che perdono, che spariscono, che soffrono, ma i giornali vogliono sempre la foto di quello che ride perchè ha vinto. E allora mi sono un po’ arreso e, con il massimo rispetto, mi associo a Helmut Newton: ”I am a gun for hire..”

    SB: Ricominciare ha un grande vantaggio: puoi evitare qualche errore del passato. Professionalmente, a parte assumere l’assistente che ti ha bruciato lo studio, quali errori non rifaresti?

    TT: Devo ammettere che rifarei tutto, anche gli inevitabili errori, dato che oggi sono qui e sto davvero bene.
    Ogni tanto ho qualche rammarico, che so, magari la moto potevo comprarla un po’ prima, o magari alcune “durezze” del passato, che poi non erano nient’altro che insicurezze camuffate, mi hanno impedito di approfondire e godere maggiormente dei rapporti con gli altri.
    Avrei potuto fare un po’ più vacanze, credo…

    SB: In questa sfiga, un tuo lontano parente ci rimane secco, poverino.
    E’ uno zio d’ America centenario eccentrico e ricchissimo. Il suo lascito è illimitato ma ad alcune condizioni: Puoi spendere i soldi solo comprando arte contemporanea: quali sono le prime tre opere o artisti che compri e perché, e quali sono le prime tre opere fotografiche in cui investi?
    TT: Se il budget è illimitato direi:
    Basquiat
    Paladino
    Hopper. (Si proprio Hopper. Visti dal vivo i suoi quadri perdono completamente l’effetto “poster” e sono meravigliosi) di lui prediligo comunque le tele piccole.
    In fotografia direi:
    Un nudo in polaroid 10X12 di Mollino.
    Helmut Newton. Ho visto ora su ARTE una quotazione in asta di un 30×40 di Newton battuto per 30.000 euro. Lo stesso soggetto, stessa misura, 3/4 anni fa lo aveva in galleria Photology a meno della metà. Devo dire, di Newton non comprerei i Big nudes o cose del genere, ma proprio un bel piccolo vecchio 30X40. Che so, quello della Rampling seduta di schiena sul tavolo all’hotel Nord Pinus di Arles…

    SB: Il tuo vecchio studio era in Bovisa, con i soldi dello zio, puoi comprartene uno nuovo dove vuoi. Dove lo compri?

    TT: Domanda strana. Ho appena preso e ristrutturato il mio nuovo studio a Milano, quindi devo, per non smentire me stesso, dire a Milano.
    Magari farebbe più figo dire New York o a Copacabana.
    Siccome è un gioco, potrei cavamerla dicendo che lo comprerei dove potrei rivenderlo al meglio nel giro di qualche anno.

    SB: Questo studio, grazie al cielo, ha un capiente garage.
    Cosa ci metti dentro?

    TT: Domanda a cui non si dovrebbe mai rispondere con franchezza: il garage di un uomo mette a nudo la sua anima: vabbè, rispondo, ma non è detto che sia la vera verità: Una capiente cassetta degli attrezzi (nota che io sono abbastanza negato, ma se hai una moto un po’ di attrezzi li devi avere.) La mountain bike, uno scooter Beta Eikon 150 e uno Yamaha TMAX, La mia Yamaha TRX 850, una R1 a scoppi irregolari, una Speed Triple, un Ducati 1198 R, una moto da cross senza targa, il carrello per le moto, una motosega, un decespugliatore, una BMW M5 blu scura, una Porsche gialla fiammante come quella di Oliviero Toscani, un’Audi Q7, anche nera, sicuramente con i vetri neri posteriori, Un vecchio Laverda 750 tenuto da dio, un fuoristrada Toyota 4Runner benzina, le tute Dainese e i caschi Arai, stivali, guanti, e poi al muro un calendario di donne nude fotografate da Settimio Benedusi…

    SB: Dai clienti non puoi mica andare con i vestiti a righe da carcerato, e tanto meno sul set: Qual è la tua “divisa da fotografo”?

    TT: Un completo grigio ferro, però un po’ lucidino, o totalmente nero, di Tonello o di Dior ( ma anche quelli di Costume National non sono affatto male) un cappottino blu di Victor e Rolf, una giacca di pelle di Gerard Loft e, impossibile vivere e lavorare senza, un bomber originale AF1 e un paio di jeans Edwin. ( per le scarpe ci vorrebbe un blog a parte)

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