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  • 23 febbraio 2012

    QUESTIONARIO MAX

    dopo più di due anni di MAX CASTING e 122 (!) modelle fotografate ed intervistate è venuto il momento anche per me di rispondere al questionario che è stato a loro sottoposto:

    il tratto principale del mio carattere: sono un gemelli, e come tale sono indiscutibilmente doppio. mi sento quindi un pigro/iperattivo. un colto/ignorante. un simpatico/rompicoglioni. un noioso/molto divertente.

    la qualità che desidero in un uomo: intelligenza e senso dell’umorismo

    la qualità che preferisco in una donna: intelligenza e senso dell’umorismo

    quel che apprezzo di più nei miei amici: che ci siano

    il mio principale difetto:sono uno stronzo

    la mia occupazione preferita: mi piace dormire dopo aver fatto una grande fatica, ed addormentarmi lentamente leggendo un libro o guardando un film

    il mio sogno di felicità: “tre film al giorno, tre libri alla settimana, dei dischi di grande musica faranno la mia felicità fino alla mia morte” truffaut

    quale sarebbe, per me, la più grande disgrazia: non arrivare alla fine di questo questionario schiantando prima sarebbe già una bella sfiga, ma se leggerete questo post vuol dire che ciò non è successo

    quel che vorrei essere: vorrei essere un fotografo che da una piccola città di provincia è andato nella metropoli inseguendo un sogno che poi si è realizzato… ops! (“l’oggi è un regalo, ed è per questo che si chiama presente” vinicio capossela)

    il paese dove vorrei vivere: in quello che ho scelto

    il colore che preferisco: mi piace il blu/nero del quadrante degli IWC

    il fiore che amo: per l’estetica la calla, per il profumo il lilium (che deve essere bianco per profumare)

    i miei autori preferiti in prosa: e come faccio adesso a scegliere?!? impossibile! vado allora su quelli della formazione: john steinbeck (tutti i libri!), per il realismo “fotografico”; jean-paul sartre (la nausea, il muro!) per l’introspezione filosofico esistenziale, italo calvino (il visconte dimezzato!) per la magia

    i miei musicisti preferiti: e caspita! ho appena dovuto fare uno sforzo non indifferente con gli scrittori, per limitarmi solo a tre e adesso pure la musica! come faccio?!?! è impossibile!!! andiamo anche qui con quelli della formazione: genesis, pink floyd, fabrizio de andrè

    i miei pittori preferiti: di nuovo!!! ma chi è il sadico che ha realizzato questo questionario?!?!? un pittore che mi è sempre piaciuto è cagnaccio di san pietro, in particolar modo per un quadro che mi ha sempre fatto impazzire “dopo l’orgia”, dove per una volta (quando di una fotografia che è bella si dice che sembra un quadro) si può ben dire che è un quadro talmente bello che sembra una fotografia. aggiungerei però anche caravaggio, andrea pazienza, diane arbus (un fotografo lo posso inserire, no?!? e voglio inserire diane arbus…)

    i miei eroi: “beato il paese che non ha bisogno di eroi” bertolt  brecht. io mi porto avanti: non ho eroi

    quel che detesto più di tutto: l’ignoranza, perché al contrario di altre spiacevolezze si può, se si vuole, eliminare

    i personaggi storici che disprezzo di più: quante risate alle (tantissime!) modelle che a questa risposta hanno risposto HITLER. ma perchè?!? è una risposta talmente generica ed inutile che non è una risposta! non una che abbia risposto, che ne so…POL POT! adesso è meno sanguinario pol pot di hitler o io non so un bel nulla di storia?!? diciamo allora che io cerco di dare un minimo di bilanciamento e risponderò, con tutto il fiato che ho in corpo: POL POT!!!

    il dono di natura che vorrei avere: quello che vorrei avere già lo possiedo!

    come vorrei morire: “la cosa più ingiusta della vita è come finisce. voglio dire: la vita è dura e impiega la maggior parte del nostro tempo… cosa ottieni alla fine? la morte. che significa! che cos’è la morte? una specie di bonus per aver vissuto? credo che il ciclo vitale dovrebbe essere del tutto rovesciato.bisognerebbe iniziare morendo, così ci si leva il pensiero.poi, in un ospizio dal quale si viene buttati fuori perché troppo giovani.ti danno una gratifica e quindi cominci a lavorare per quarant’anni, fino a che sarai sufficientemente giovane per goderti la pensione. seguono feste, alcool, erba e il liceo. finalmente cominciano le elementari, diventi bambino, giochi e non hai responsabilità, diventi un neonato, ritorni nel ventre di tua madre, passi i tuoi ultimi nove mesi galleggiando e finisci il tutto con un bell’orgasmo!” woody allen

    stato attuale del mio animo: felice! ho quasi finito ‘sto questionario dentro al quale mi sono impelagato!

    le colpe che mi ispirano maggiore indulgenza: quelle grosse. più sono grosse più sono indulgente. se uno rapina ci sarà una profonda ragione per rapinare. e se uccide la ragione sarà ancora più grande. ma che ragione c’è a buttare una carta per terra?

    il mio motto: anche l’orologio fermo segna l’ora esatta due volte al giorno

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    18 febbraio 2012

    IL GESTO

    senza arrivare alla coltissima esegesi del gesto realizzata del coltissimo alessandro baricco vorrei dire la mia su questo aspetto di massima trascurato e marginale: il gesto, con il quale si fotografa.

    nella mia irrefrenabile presunzione sono solito dire che per giudicare come siano le fotografie di un fotografo non mi serve assolutamente vederne il portfolio: basta ed avanza vedere come si pone e si muove con la macchina fotografica in mano. mi bastano dieci secondi.

    non mi sembra d’altronde così assurdo: non basta forse ad un chef per giudicare un cuoco vedere come taglia con un coltello un pomodoro? e non basta capire come guiderà una persona da come ingrana la prima?

    la sicurezza, la precisione, la consuetudine del gesto fanno in maniera che il gesto stesso riveli le precise conseguenze dei suoi effetti. causa-effetto, indissolubilmente legati.

    su questo argomento mi ha molto colpito l’immagine di backstage dal blog di un fotografo abbastanza bravino, anzi diciamo così bravino che mi sembra possa essere utile esaminare anche come faccia le cose per capirne la formula…

    innanzitutto l’abbigliamento. l’ho già scritto in passato a proposito degli assistenti ma ovviamente riguarda anche i fotografi: per un servizio fotografico bisogna vestirsi in maniera consona a dove e cosa si fotografa. sembra una banalità ma vi assicuro che non lo è. se vedo uno che si appresta a lavorare sotto il sole cocente delle maldive con i jeans neri (mi è successo) non è necessario neanche che prenda la macchina fotografica in mano per capire che il lavoro che farà sarà una cagata. tornando al nostro fotografo misterioso qui sopra, vedete come non solo sia attrezzato per il freddo (se devi scattare tutto il giorno all’aperto in mezzo alla neve DEVI essere organizzato per il freddo!) ma anche quanto sia mimetico rispetto al paesaggio che lo circonda. come un militare (a cui ha preso i pantaloni…) si nasconde e si mimetizza per realizzare il miglior shooting possibile…

    ma veniamo al punto fondamentale, al punctum della fotografia qui sopra: ovviamente sono i piedi. la posizione dei piedi! non so se io sono esagerato, se trovo troppi simbolismi nelle piccole cose, se vado sempre alla ricerca del poco che racconti il tutto, se piuttosto che la declinazione preferisco un po’ troppo il paradigma degli avvenimenti, se penso troppo semplicisticamente a “lo zen e la manutenzione della motocicletta“, se cerco sempre la piccola serratura che apra la grande porta..eccetera eccetera…ma vi assicuro che io leggo in quella posizione dei piedi il segreto della grande capacità del nostro fotografo misterioso. e già! è tutto lì!

    la calma con la quale si pone, l’apparente mancanza di equilibrio che porta invece ad una rilassata solidità. il corpo che segue placidamente le scorrerie della mente. il distacco che rivela invece un profondo senso di appartenenza.

    ecco, il segreto di mr. toni thorimbert è tutto lì!

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    13 febbraio 2012

    TPW 2012

    ho già scritto abbondantemente in passato cosa penso sull’argomento workshop.

    per il 2012 si sdoppia la mia proposta per il TPW.
    due diversi percorsi con finalità e intenti molto diversi tra loro ma entrambi nati con il medesimo desiderio di migliorare in maniera pratica e concreta la qualità dei progetti fotografici dei partecipanti:

    in sicilia, dal 9 al 16 giugno: COME

    ci occuperemo del “COME” fare un servizio fotografico.

    sarà quindi un corso estremamente tecnico, per cercare di insegnare come fotografare per raggiungere i risultati da me ottenuti sui set di sports illustrated e sportweek dreams: come quindi far apparire sensuale ed accattivante il corpo di una modella, attraverso l’uso della tecnica, delle luci, delle location, del trucco/capelli, della postproduzione…insomma di tutto quanto viene normalmente usato sul set di un vero, reale e concreto servizio fotografico per un cliente. Il fine ultimo e concreto di questo workshop è fornire ai partecipanti le precise conoscenze tecniche per raggiungere i risultati dei miei lavori realizzati per riviste e cataloghi.

    info qui

    -in toscana, dal 29 luglio al 4 agosto: PERCHE’

    ci occuperemo del “PERCHE'” fare un servizio fotografico.

    in questi tempi di grandi cambiamenti, tecnici e culturali, è assolutamente normale sentirsi disorientati, non trovare più (o non trovare ancora!) gli stimoli per produrre qualcosa di intimo ed originale. a noi fotografi capita infatti spesso di partire verso una direzione e di finire poi in una completamente diversa. durante questo processo perdiamo di vista la ragione che ci ha spinto inizialmente nel mondo della fotografia. la nostra visione viene ostacolata dalla complessità della vita quotidiana, perdendo la capacità di vedere limitandoci solo ad guardare. questo workshop è rivolto sia a fotografi con una certa esperienza, che vogliono riscoprire la loro visione attraverso un progetto, ma anche a fotografi alle prime armi, che vogliono iniziare con la mente chiara e sgombra da vecchi stereotipi sul mestiere di fotografo.
    Il fine ultimo e concreto di questo workshop è quello di far produrre un progetto fotografico ad ogni allievo, totalmente e completamente strutturato su di lui: sulle sue sensazioni, sulla sua cultura, sulla sua propria ed unica visione del mondo e della vita.

    info qui

    ho anche rinnovato la pagina workshop del mio sito: ho voluto usare per il workshop in toscana non mie immagini ma fotografie realizzate dai miei allievi. erano molto meglio delle mie. grazie!

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    11 febbraio 2012

    DUE LIBRI

    spesso e volentieri ricevo mail di persone che mi chiedono cose tipo come fare per diventare fotografo e per farlo come faccio io.

    ogni volta scribacchio due banalità (fai belle fotografie!) e me la cavo così: anche perché fosse facile dare ricette via mail!

    oggi però una ricetta per fare il mio mestiere la vorrei fornire: leggete libri. e già! io trovo che una cultura umanistica sia alla base di chiunque voglia fare un lavoro alla base del quale ci sia il raccontare storie, e le storie sono sempre più belle e più ricche se alimentate dalle storie altrui.

    c’è anche una ragione più pratica, in verità: scrivere bene è importantissimo, e si riesce a scrivere bene solo ed unicamente se sono stati letti un sacco di libri. vi voglio dare un’assoluta certezza: quando ricevo mail che dicono ” signor benedusi io sò ke cè dentro di me sopratutto una grande passione x esprimere le mie emozioni e voglio fare il fotografo.come faccio?” io sono inevitabilmente portato a pensare che il signore faccia delle fotografie di merda. sicuro! e purtroppo vi devo dare la notizia che questa sensazione non l’ho solo io, ma l’avranno anche direttori di giornali, art director ed affini…

    anche io faccio sonori strafalcioni? purtroppo sì. purtroppo non ho mai letto abbastanza, avrei potuto fare di più e meglio. e cuesta ne è la conseguenza…

    tutto questo preambolo per parlarvi di due libri che mi sono piaciuti ultimamente. ne parlo su questo blog perché ambedue, più o meno direttamente, hanno a che fare con la fotografia:

    Meditazione e Fotografia di Diego Mormorio. Contrasto editore

    dico la verità: parlare o leggere di fotografia mi è, nella maggior parte dei casi, insopportabile. o si dicono banalità sconcertanti (che bella che è la fotografia in bianco e nero!) o cose che ho letto trent’anni fa scritte da susan sontag. e quindi è raro che trovi interessante oppure originale uno scritto sulla fotografia. ho trovato invece molto interessante questo libro. una delle banalità più banalità ad esempio è quando si dice che “a me il ritratto piace rubarlo, per cogliere la naturalezza del soggetto!” che cazzata! e mormorio spiega bene perché questa è una cazzata:

    “Con l’espressione “ritratto istantaneo” si indica normalmente un “ritratto” in cui il soggetto fotografato è stato colto in un’espressione involontaria, vale a dire un’immagine in cui quest’ultimo non è in posa, ma ripreso in un attimo scelto da chi fotografa. Secondo la logica corrente, si crede che questo genere di “ritratto” sia più naturale, proprio perché chi è stato fotografato non ha assunto un atteggiamento particolare, una posa.

    In realtà, in questo caso, la volontà del fotografo rischia di annullare quella del fotografato, che resta in balia di chi crede di compiere un atto creativo, mentre effettivamente spesso compie un esercizio narcisistico e sopraffattorio, pensandosi come il reale protagonista dell’immagine. Di fatto, nel ritratto e non solo, il protagonista non è mai chi fotografa, ma ciò che viene fotografato.

    Nella nostra epoca di individualismo esasperato, ciò può risultare a molti inaccettabile: limitativo della creatività dell’autore. Ma, checchè ne possano pensare questi molti, al di sopra di ogni creatività sta il fatto che l’altro, come affermava nettamente Kant, non può mai essere ridotto ad un mezzo per giungere a qualche fine da parte di chicchessia.

    L’immagine è parte integrante della persona. Nessuno può farla apparire diversamente da come questa vuole apparire. E l’unico vero modo che ha una persona che viene fotografata di apparire come ritiene giusto per sé è attraverso la posa.

    Di fronte alla consapevolezza di essere al cospetto dell’obiettivo -posando!- il fotografato trattiene il respiro, si fa serio o sorride. In quell’attimo egli cerca di rendere visibile sul proprio volto quello che crede sia il proprio essere, la propria interiorità.

    Il tempo della posa viene da lui percepito come un tempo dilatato, simbolico, dentro al quale cerca se stesso”

    non so in verità se essere completamente d’accordo, ma il dare un punto di vista oltre la banalità mi sembra già molto interessante. tutto il libro è molto bello, consiglio caldamente.

    =========================================

    Glenn Gould di Katie Hafner. Einaudi

    glenn gould è stato una grandissimo pianista canadese, per molti il più grande di tutti. questa sorta di biografia è molto interessante, con ampi stralci che possono riguardare anche chi si occupa di fotografia:

    “Se gli domandavi come faceva a sapere che un FA era un FA, ti rispondeva: “Bè, è blu!”. Il DO era un verde giallastro. Il RE era color sabbia, il MI era un rosa giallastro, il LA bianco, il SOL arancione, e il SI verde scuro”

    “…sebbene fosse un consumato, dotatissimo pianista, spesso chiariva ad amici, tecnici, intervistatori ed impiegati della Steinway che non gli importava molto del piano come strumento in sé per sé. Per Gould, fare musica era una questione più mentale che fisica, che trascendeva i limiti di qualsiasi strumento-nel suo caso il piano-, che in realtà si limitava a mediare lo scontro tra la musica suonata e la musica che esisteva nella mente. “Sa, il piano non è uno strumento per il quale io nutra un grande amore”, disse una volta ad un cronista, “l’ho suonato per tutta la vita ed è il mezzo migliore che ho per esprimere le mie idee”

    “Gould non pestava mai, preferiva spendere il minimo di energia possibile mentre suonava. Come disse una volta ad Edquist (il suo accordatore) Glenn Gould sarebbe stato felice se il piano fosse stato in grado di suonare da solo al posto suo”

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    8 febbraio 2012

    TIZIANO FERRO COVER

    è ancora in edicola la copertina di GIOIA che ho realizzato con tiziano ferro.

    chi si pone di fronte ad un obiettivo di un fotografo, sia esso persona-personaggio-modella, si divide in due precise categorie:

    -il rompicoglioni, chiuso ermeticamente, che non si concede ne’ si da e che nulla lascia trapelare oltre le apparenze formali

    -gli altri

    ecco, tiziano ferro appartiene a questa seconda categoria: una persona molto piacevole, che nonostante sia indiscutibilmente una rockstar, ha fatto in maniera che il lavoro si svolgesse nel migliore dei modi.

    sono contento poi che il giornale abbia scelto proprio questo scatto, tra i vari proposti, perché mi piace questa mano che si tende verso l’osservatore, dove ho cercato di raccontare quello che ho visto io, il suo essere meravigliosamente aperto e disponibile verso gli altri.

    ecco qualche scatto backstage realizzato da pasquale ettorre:

    non pensate però che una produzione di questo tipo sia sempre rose e fiori! e no! ci sono anche le spine!

    può capitare che io chieda al buon tiziano di avventurarsi in mezzo alla neve altissima e lui si ritrovi sommerso ed incapace di uscirne sano e salvo!!! ma per fortuna le intrepide fanciulle del suo staff più paola, la giornalista che mi accompagnava, sono riusciti a riportarlo in salvo!!! 😉

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    6 febbraio 2012

    FASHION TALENTS: THE WINNER IS…

    il vincitore del concorso fashion talents organizzato dall’instancabile nina koklar è stato deciso!

    l’incorruttibile giuria (composta da fabrizio palmeri, mosè franchi, nina koklar, michele magnani, maurizio massari, francesca giochetti, federico rocca, silvio betterelli e il sottoscritto, che invece sono corruttibilissimo ma non mi corrompe mai nessuno…) hanno decretato vincitore il gruppo STOCKOLM SYNDROME, che ha presentato la storia omonima.

    veramente un bellissimo lavoro, studiato, preparato e realizzato molto bene: la storia di un carceriere e della sua vittima.

    il gruppo è composto da: il fotografo andrea maino, lo stylist giulio maragno, il parrucchiere federico rigoni, la truccatrice monica zago, la modella eleonora esposito e il modello giacomo totti.

    veramente ottimo servizio, bravi tutti. ecco le fotografie:

    vince il premio nella categoria HAIR la parrucchiera arianna arcelli, del gruppo THE L.T.TEAM, che ha presentato anche un lavoro molto interessante, arrivando così virtualmente secondo.

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