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  • 8 aprile 2017

    LA VELOCITA’, ANZI: LA CONSAPEVOLEZZA

    PREMESSA: no, non è un post su quanto sia importante/figo/efficiente essere veloci quando si scatta. Ovviamente lo è, ma non è quello il punto, adesso, qui.

    SECONDA PREMESSA: nei miei incontri/workshop amo raccontare questo: in inglese si dice shooting sia per scattare fotografie che per sparare. E già questa mi sembra una cosa molto interessante, perché in effetti le due cose sono molto più legate di quanto si possa immaginare. Usando quindi la lingua anglosassone mi piace pensare a me fotografo come un killer. E se penso a un killer mi immagino, come da tradizione cinematografica due tipi di killer: uno che arriva, supponiamo in un luogo molto affollato, fa un enorme casino con mitra, pistole, bombe e nonostante questo la sua ipotetica vittima alla fine della scena sbuca da sotto un tavolo tutta tranquilla ma soprattutto sana e salva, e l’altro killer che invece entra nello stesso luogo affollato, tira fuori la sua piccola pistola, uccide la vittima senza che assolutamente nessuno se ne accorga, con un solo colpo in mezzo alla fronte. Ecco, io faccio di tutto per essere questo secondo tipo di killer fotografo: il massimo del risultato con il minimo delle sforzo e del clamore!

    Dopo queste due premesse il fatto di oggi, per entrare in tema.

    E’ da un po’ che volevo fare un ritratto a Mauro Porcini: è un caro amico di miei cari amici, ma soprattutto è un’eccellenza italiana esportata alla grandissima all’estero e poi ogni volta che l’ho visto/sentito parlare sono rimasto stupito dall’energia positiva. Insomma, volevo fargli un ritratto con la mia macchina fotografica, che è la mia maniera, ovviamente, di posare l’attenzione sulle persone.

    Gli ho chiesto quindi oggi di venire nel mio studio.

    Abbiamo un po’ chiacchierato, come faccio sempre prima di fotografare una persona, per cercare di capire e soprattutto per stabilire una sorta di empatia.

    Era a suo agio, tranquillo, anche se un po’ stanco dai bagordi del Salone del Mobile: ma non si vedeva, perfettamente in forma.

    A quel punto lo porto sul set, nella mia luce naturale.

    Ho il vecchio vizio di non usare l’esposimetro, faccio quasi sempre (sempre!) l’esposizione ad occhio, fidandomi della mia esperienza. Faccio allora, spesso, una cosa un po’ particolare, dopo aver messo l’esposizione secondo me giusta: scatto una foto verso il soggetto con la macchina non davanti al mio occhio, come se mi partisse un colpo. Lo faccio per verificare, senza dare troppo dell’occhio, la correttezza di tempo/diaframma/iso.

    Ho fatto così anche con Mauro. Era un po’ scura, ho aperto solo un poco, tipo un diaframma.

    A quel punto ho preso la mia macchina, me la sono portata all’occhio, ho guardato dentro e ho scattato. Click. Una foto.

    Ho sentito subito di averla. Ce l’avevo.

    Basta.

    Non era necessario di andare oltre.

    Questo lo screen shot della mia scheda (esatto, scatto in JPG), con i due scatti:

    Schermata 2017-04-08 alle 17.41.48

     

    Ho pensato e ho detto: Mauro, siamo a posto, è sufficiente.

    Ho scaricato la scheda, e il ritratto era quello. Punto.

    Che poi, semplicemente messo in BW, è questo:

    CZ8Q8100

    Perché racconto questo.

    Intanto sì certo, per raccontare della mia velocità. Io sono consapevole di essere veloce come fotografo, ma non pensavo così veloce: un solo scatto!

    Ma la questione non è questa, non racconto certo questa cosa per dire “guarda che figo, uno scatto solo!”. No.

    La racconto per dire forte e chiaro che ciò che conta è la consapevolezza di sapere dove deve andare la freccia, nel mezzo del bersaglio. Se sei consapevole, tu Fotografo, quale è il bersaglio e, per mille e una ragione, al primo lancio becchi il centro, non è necessario sparare altre frecce! Non serve assolutamente! Se invece non esiste un bersaglio, una meta, un target, allora si possono sparare mille frecce, in qualche maniera vanno tutte bene.

    Quindi, se c’è un insegnamento l’insegnamento è questo: prima di fare shooting è fondamentale sapere, capire e conoscere il vostro bersaglio.

    Tutto qui!

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    28 marzo 2017

    THE REAL FACE

    Troppe emozioni tutte insieme, troppi coinvolgimenti, troppo di tutto per riuscire a raccontare lo scorso week-end nella mia città natia in maniera esauriente.

    Ci provo cercando la sintesi estrema, eliminando tutti i fronzoli inutili.

    DOVE: Museo Arte Contemporanea di Imperia.

    CHI: Angelo Giacobbe, Stefano Senardi, Marco Lodola, Giovanna Fra, Bianca Lodola, Sergio Pappalettera, Andy Fluon, Alfredo Rapetti Mogol, Red Ronnie, Seawards…

    QUANDO: sabato 25 marzo 2017 inaugurazione, domenica 26 marzo mia conferenza, la mostra rimane aperta fino al 7 maggio

    COSA: mostra dedicata a David Bowie, con bellissimo catalogo.

    PERCHE': chi lo sa, un gruppo di amici a cui piace stare insieme, divertirsi e fare cose belle per la (propria) città.

     

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    copertina catalogo, art director Sergio Pappalettera, progetto grafico e impaginazione Giulia Faraon studio PRODESIG

     

    IMG_5666

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    la parte del catalogo dedicata al mio lavoro, dove spiego il mio progetto e c’è un endorsement di Mr. Oliviero Toscani

     

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    il pannello fuori dalla mia stanza dove esponevo, pannello con la mia correzione (Isgrò style) della bio, decisamente troppo aulica

     

    IMG_5614

    il mio lavoro, esposto nella stanzetta più sfigata e periferica della bellissima Villa Faravelli, sede del Museo

     

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    disegno che spiega la CAMERA OBSCURA (con il suo FORO STENOPEICO), strumento utilizzato per la realizzazione della mia fotografia. All’interno della Villa Faravelli ho tra l’altro voluto far costruire proprio una stanza come questa: consiglio a chiunque di provare l’esperienza mistica e sicuramente rarissima di entrare dentro al grado zero della Fotografia

     

     

    THE REAL FACE

    la mia fotografia esposta

    BENEDUSI conferenza

    la locandina del mio talk

     

    la vera reazione del folto pubblico alla mia conferenza di domenica

     

    la falsa reazione del folto pubblico alla mia conferenza di domenica

     

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    GRAZIE infinite agli artisti che hanno onorato Imperia con la loro presenza (Marco Lodola, Giovanna Fra, Bianca Lodola, Sergio Pappalettera, Alfredo Rapetti Mogol, Andy Fluon), a Red Ronnie, al fratello Stefano Senardi, all’ottimo Angelo Giacobbe, alla Modella L., a Francesco Di Marco (che di notte ha sviluppato ad Imperia il negativo bianco e nero), al master alchemico di camera oscura Giancarlo Vaiarelli, al B&B Arcadia Marina di Porto Maurizio, a Daniele Cimino per la sua inesauribile energia, ai bravissimi e giovanissimi Seawards, a Marta Vassallo, a Manuela Pizzicchi: è stato bellissimo!

    <3

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    13 marzo 2017

    OLIVIERO TOSCANI NEVER ENDING PHOTO MASTERCLASS_AGGIORNATO

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    Quando Oliviero Toscani mi ha coinvolto nella sua NEVER ENDING PHOTO MASTERCLASS io mi sono domandato, come magari anche alcuni di voi, perchè mai volesse così ardentemente buttarsi in questo progetto: per i soldi (mah!), per la fama (mah!)…chissà perché!

    A Rimini, dove si è svolto il primo workshop, l’ho capito.

    L’ho capito alle 2:30 di notte. Eravamo nella sala del Grand Hotel dove siamo stati chiusi per due giorni, a parlare e discutere di Fotografia. Eravamo lì dalle 9 del mattino, con pochissime pause. Anzi, senza pausa alcuna. Eravamo lì alle due e mezza di notte con il proiettore collegato ad internet che sparava sullo schermo le storiche immagini di Diane Arbus, di August Sander, di Irving Penn. E noi che le commentavamo, le analizzavamo.

    Lì ho capito, una semplice, banale verità: Oliviero Toscani, che passa per un iconoclasta rompicoglioni, ama e conosce la Fotografia come pochi altri. Eravamo lì a tarda notte a parlare di Fotografia, e lui sarebbe potuto andare avanti sicuramente fino all’alba: purtroppo però metà del pubblico era schiantato dal sonno e dalla stanchezza, l’altra metà era in direzione di schiantare nei successivi minuti.

    E’ stato veramente bello.

    Formalmente ero lì per insegnare, ma sicuramente è stato molto meglio ciò che ho imparato.

    Un ottimo riassunto del week end di Rimini realizzato da SUGARKANE:

     

    Gli allievi, in ordine di grandezza:

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    Un momento del WS:

     

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    Il 22 e 23 Aprile si replica, a Volterra: noi ci saremo!

    Qui tutte le informazioni per partecipare.

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    1 febbraio 2017

    FORMAZIONE, DIDATTICA E WORKSHOP

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    La buona formazione è un aspetto importante, se non fondamentale, in ogni attività umana. Se c’è del valido insegnamento qualsiasi attività ne troverà certamente un giovamento: se qualcuno insegna come fare delle buone torte è fortemente probabile che la qualità delle torte migliorerà sensibilmente. Non ci sono dubbi, vero? Vedo con orrore che, spesso e volentieri, questo dato non viene riconosciuto come lapalissiano: spesso e volentieri invece si fa magico affidamento al talento. Che nervoso! Ma che talento e talento! Il talento, ne sono convinto, non esiste!!! Io trovo che il talento sia un’invenzione della contemporaneità (non a caso quegli inutili programmi televisivi si chiamano TALENTS) per non dire una cosa che pochi vogliono sentirsi dire: BISOGNA FARSI IL CULO, altro che talento! Se uno vuole correre la maratona deve semplicemente uscire tutte le mattine alle 7 e correre due ore, invece che stare a letto al calduccio: se così farà per tre anni tutte le mattine è molto probabile che al quarto anno correrà e finirà la maratona. Altro che talento! Giusto?

    La stessa cosa, para para, è in Fotografia. Altro che talento: bisogna comprare tonnellate di libri, consumare decine di scarpe per vedere mostre e sbattersi un sacco. Altro che talento.

    E poi serve anche imparare. E imparare prevede qualcuno che insegni! Si impara come fare gli esercizi in palestra con il personal trainer, come potete pensare che non si debba imparare come fotografare?!?

    Insomma, è fondamentale che ci sia qualcuno che insegni affinché qualcuno impari. Mi pare un ragionamento semplice.

    Il problema però nasce a questo punto: chi insegna in Italia? Chi non sa fare, chi non ha mai fatto. Ma cose da matti. Continuo a vedere workshop o masterclass (chiamiamoli come volete) tenuti da gente che non ha MAI fatto qualcosa di veramente valido e strutturato. Veramente cose da matti! La Fotografia di moda, ad esempio: la può insegnare solo ed unicamente chi ha realizzato redazionali e campagne pubblicitari di moda, no? Mi sembra così evidente! Probabilmente però non è così per tutti, sia tra chi insegna e sia tra chi impara. Mah! Misteri dell’animo umano.

    Tutta questa (inutile?) premessa per parlare di due appuntamenti che non reputo importanti solo perchè ci sono io :-) ma perchè lo sono veramente e soprattutto perchè sono capitanati da due veri grandi professionisti: Oliviero Toscani e Toni Thorimbert.

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    Il week-end a Rimini sarà pazzesco, ve lo assicuro. Due giorni non stop. Non dormirete. Non mangerete. Farete tutto e niente. Sarete frullati come neanche potete immaginare. Un’esperienza che non scorderete tanto facilmente. PAM PAM!!! La mia parte di workshop sarà sempre, ma soprattutto nella notte tra il sabato e la domenica. Alle 5 del mattino, ve lo assicuro, saremo tutti svegli come grilli, assuefatti dalla droga migliore al mondo: l’immaginazione. Futurismo e dadaismo fotografico. Costa caro? E’ probabile, ma è certo che è molto più utile di un obiettivo dallo stesso prezzo, ma dal valore molto inferiore.

    Tutte le info qui e qui.

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    Un’occasione davvero unica per avere a disposizione TUTTI gli elementi per imparare o migliorare la qualità della vostra Fotografia di moda. Un’altra possibilità così non la trovate e non la troverete facilmente. Assolutamente no. Avere la possibilità di imparare/confrontarsi/discutere con i principali protagonisti di un progetto fotografico di moda sarà una cosa unica e irripetibile. Costa caro? Assolutamente no, soprattutto rispetto a ciò che viene dato in cambio. E rispetto poi a due inutili obiettivi…

    Tutte le info qui

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    Poi ci sarò anche io in entrambi gli appuntamenti: che dire, la perfezione assoluta non è mai possibile, e poi quella piccola distonia rende il resto molto più apprezzabile e godibile… ;-)

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    28 dicembre 2016

    CORRIERE DELLA SERA PER NATALE

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    E’ oramai dal 2010 che il Corriere della Sera mi mette, diciamo così, a disposizione una pagina per raccontare due volte l’anno (Ferragosto e Natale) la città di Milano. Ogni volta ci penso per mesi e mesi, mi arrovello, ogni buco libero nel mio cervellino è riempito dal pensiero di come risolvere la questione: anche perchè il problema non è solo produrre qualcosa di piacevole/bello ma soprattutto la questione è infilare tutti gli ingredienti, più o meno indispensabili (Natale, Milano, Notizia, Storia, Contemporaneità…).

    Nel corso dei mesi, delle settimane e dei giorni che si avvicinano all’appuntamento mi aumenta non diciamo l’angoscia ma sicuramente l’ansia: quest’anno ce la farò? E mi dico, no, non ce la farò, “quest’anno salto!” “non so più cosa fare!” “ho fatto tutto!”. Ovviamente non si è mai fatto tutto, bisogna solo ostinarsi a pensare e a tenere le orecchie dritte, fino a quando la soluzione arriva…

    La scintilla, quest’anno, me l’ha fornita un post di Luca Bizza, che sul suo Facebook ha citato, qualche settimana fa, mi sembra un taxista di Genova, la sua città, che, mugugnando come al solito (i liguri mugugnano) gli disse: “Genova oramai è una tristezza pazzesca, non c’è più neanche il traffico!”. Lì mi si accese una lampadina: il traffico, il casino, che normalmente sono cose negative che venivano (giustamente?) viste come positive, la certificazione che un luogo è vivo. Ecco lì ha cominciato a farsi strada nella mia testa un percorso, un progetto: cercare di capire come la presenza della gente modifica la percezione dei luoghi.

    In un lampo tutto si è messo in fila! Come nei film dei piloti degli aerei da guerra, che per far fuori il nemico devono mettere in linea tre o quattro mire diverse, e quando tutte sono allineate PAM! Qui abbiamo tutto che funziona, almeno nelle premesse: il Natale (momento dell’anno con la città maggiormente affollata), Milano (andare a vedere luoghi e angoli della metropoli), la Notizia (eventi che avvengono solo in questo momento e luoghi che in questo periodo cambiano aspetto).

    E quindi siamo partiti. Un pomeriggio e una notte in giro, macchina sul cavalletto, con il nastro adesivo per terra a segnare le posizioni, affinché tutto fosse il più possibile identico nelle due riprese.

    Queste le cinque immagini realizzate:

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    Questo il giornale:

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    Questo il testo che ho scritto:

    Le città, per gli architetti, sono fatte di case; per gli artisti di musei; per gli urbanisti di strade; per i musicisti di auditorium: per gli attori di teatri; per gli chef di ristoranti; per i fotografi di luce; per gli amanti della moda di negozi; per i viaggiatori di alberghi: ma per tutti, per tutti quanti, sono inevitabilmente fatte di Persone.

    Le donne e gli uomini di questa razza, la razza umana, hanno una grande differenza rispetto alle altre razze animali: nel corso dei secoli hanno modificato i luoghi dove vivono, rendendoli non solo più confortevoli ma soprattutto più adatti alla socialità. Perché l’Uomo è infatti un essere fortemente sociale, che cerca sempre di unirsi ad altri suoi simili, una volta forse per difendersi dal nemico, adesso per difendersi dalla solitudine.

    Abbiamo quindi pensato, per questo Natale 2016, di dimostrare attraverso la Fotografia, quanto siano importanti le persone nel paesaggio urbano, in questo caso di Milano, ma potrebbe essere di qualsiasi altra città: perché non bisogna scordarsi che i monumenti sono importanti, i bei palazzi sono importanti, i musei sono importanti, i ristoranti sono importanti, i teatri sono importanti, i negozi sono importanti…ma il valore più importante di tutti è la presenza, viva e partecipe delle Donne e degli Uomini.

    Anche perché, in questo giorno che celebra la nascita di un Dio che ha voluto farsi Uomo, il riconoscimento dell’importanza fondamentale e vitale dell’essere umano riveste un valore etico e morale. Buon Natale!

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    E sarebbe finita qui. Ma non è finita qui, manca la parte migliore! Qualche giorno dopo ricevo questa mail, che compensa in maniera meravigliosa tutta la nostra fatica (poca o tanta che sia)

    :-)

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    13 dicembre 2016

    IO NON ESISTE

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    “La Fotografia è nata per interessarsi e raccontare il mondo e le persone.

    Sempre più spesso invece è usata per rivolgere lo sguardo verso sé stessi, entrando in un corto circuito dove l’osservatore e l’osservato sono la stessa persona.

    Settimio Benedusi ha pensato quindi, per la sua personale all’interno di Scalo Milano, di far fare un passo indietro al proprio EGO e realizzare una sua mostra fotografica molto particolare: senza fotografie!

    Esatto.

    Nel giorno dell’inaugurazione non ci saranno fotografie esposte alle pareti del bellissimo spazio dedicato all’arte all’interno di Scalo Milano: le pareti saranno completamente vuote e bianche.

    Perché succederà qualcosa di particolare, diverso, nuovo.

    La mostra fotografica si costruirà con la presenza delle persone che verranno a vedere la mostra stessa: Settimio coinvolgerà gli spettatori facendo loro un ritratto in diretta, sul posto.

    Questo ritratto verrà subito stampato e affisso alle pareti, grazie allo sponsor tecnico HP, diventando immediatamente elemento costruttivo della mostra stessa.

    Tutto questo nasce dalla volontà di Settimio di fare un passo indietro (io non esiste!) rispetto all’EGO di rivolgere l’attenzione iconografica verso sé stessi, rivolgendo tutta la completa attenzione verso gli altri.

    La mostra infatti non esisterà se nessuno verrà a vederla.

    Un passo indietro di Settimio Benedusi per dire forte e chiaro che noi come persone ma soprattutto noi come fotografi non siamo nulla se non in rapporto con gli Altri.

    Gli Altri siamo Noi.

     

    Sponsor tecnico HP Italia”

     

    Vi aspetto da domani mercoledì 14 dicembre 2016 dalle ore 18:00 fino alla sera di domenica 18 dicembre presso Scalo Milano unità 115 (qui come arrivare a Scalo, veramente una manciata di minuti dal centro di Milano).

    Io sarò lì in tutti questi giorni dalle 12 alle 19 e farò un ritratto, dentro alla mia casetta gialla, a TUTTI coloro che verranno. Gratis. Perché la mostra sarà chi verrà a vederla. Senza di voi la mostra non esiste. Vi aspetto!

    Settimio

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    6 dicembre 2016

    SCALO MILANO_02/IL LAVORO E’ SACRO

    Recentemente ho raccontato della realizzazione della campagna pubblicitaria per Scalo Milano.

    Quando scattammo quelle fotografie, che ricordo sono state fatte lì dove costruivano questo nuovissimo centro commerciale, ho scoperto una cosa che, io fighetto milanese circondato da gente che fa marketing/branding/influencing, non immaginavo più esistesse: L’OPERAIO. Cioè colui il quale si sveglia al mattino (spesso prestissimo), va a lavorare, si fa un culo così e poi torna a casa (spesso tardissimo). Ho scoperto che gli operai esistono ancora!

    Ho proposto allora alla proprietà di Scalo di realizzare un progetto: fotografare tutti coloro che in questi anni hanno lì lavorato. Tutti, da quello più importante a quello meno importante, magari sotto l’aspetto gerarchico, ma tutti uguali e tutti ugualmente importanti davanti alla fatica.

    Ho comprato allora una tenda, simile a quella che usavano i fotografi del Far West, per fotografare gli Indiani, e mi sono piazzato nel parcheggio del cantiere: lì l’abbiamo montata, con l’apertura rivolta a nord, e con dentro un bel fondale di carta. Per tre giorni siamo stati lì, a fotografare tutti.

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    E’ stato bellissimo, come ogni volta che fotografo persone: odio la gente ma amo le persone.

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    Ecco due dei ritratti, uno relativo al backstage sopra e l’altro a caso, giusto per far vedere che la formula che ho usato è stata sempre la stessa identica per tutti: un taglio che facesse vedere l’abbigliamento (per identificare la mansione) e la richiesta non tanto di sorridere ma di pensare con orgoglio e soddisfazione al bel lavoro svolto.

    Alla fine abbiamo realizzato più di 200 ritratti.

    A quel punto rimaneva il problema di come e dove esporre tutto questo lavoro: l’area di massima si sapeva quale sarebbe stata (la piazza dedicata al lusso di Scalo) ma non era chiaro come avremmo messo le stampe. Provvidenziale l’intervento dello stampatore di Brescia, che ha realizzato una stampa veramente incredibile. Non so se sia un record mondiale di mostra fotografica, ma italiano penso proprio di sì! Hanno stampato tutte le immagini in un pezzo unico alto 4 metri e lungo ben 68 metri!

    Questo il file originale, dove l’amministratore delegato bresciano è affianco al muratore egiziano, dove l’ingegnere milanese è affianco al carpentiere bergamasco, tutti uguali di fronte alla dignità del lavoro.

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    Quando abbiamo scattato molte delle persone fotografate probabilmente pensavano che stavano facendo la nuova foto per il badge: è stato incredibilmente emozionante vedere le stesse persone, venute all’inaugurazione del centro con la mogli e i figli, con le lacrime agli occhi.

    E non è finita.

    Scalo Milano continua…

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    28 novembre 2016

    CAGLIARI

    Sabato sono stato a Cagliari in un incontro organizzato da La Bottega della Luce.

    Sarà che ero bello carico, sarà che ero vicino al mare, sarà che la Sardegna è figa, sarà che sono stati tutti carini e gentili, sarà che ho mangiato buon pesce, sarà che ho bevuto del buon Vermentino, sarà che all’aeroporto mi è venuto a prendere un gentile autista con una bella macchina, sarà che ho volato sia all’andata che al ritorno nel posto 1A, sarà quel che sarà ma mi sono molto divertito!

    Tra una cosa e l’altra oramai sono anni che faccio speech, e forse sto incominciando a capire come fare questa cosa: certo è che mi piace sempre di più farla.

    In onore di Fidèl ho parlato in maniera torrenziale, per più di tre ore: a me sono volate!

    Che dire: parlare in pubblico mi piace, perchè mi permette di esprimere in maniera completa e con i toni giusti e le pause giuste (le pause sono importantissime! provate adesso a dire: Settimio ti devo parlare! e adesso provate a dire: Settimio………………..(pausa) ti devo parlare.) i miei concetti sulla Fotografia. In effetti faccio vedere ben poco il mio lavoro, soprattutto parlo in generale su ciò che penso sia giusto/sbagliato a riguardo della buona/cattiva Fotografia.

    Ad un certo punto ho organizzato una cosa, per cercare di dimostrare alcune cose, non con la teoria ma con la pratica: di più mi è difficile dire, solo chi era lì può capire. Comunque, ad un certo punto abbiamo (il plurale non è a caso, ma continua ad essere difficile spiegare…) realizzato una fotografia.

    Eccola:

    img_1364

    Ringrazio tantissimo Sara e Samuele per essersi prestati, con coraggio ed intelligenza: sono stati eccezionali!

    E grazie a tutti, veramente! Questo applauso è per voi!

     

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    21 novembre 2016

    SCALO MILANO_01

    Un fotografo è un po’ come un atleta: per fare delle cose che funzionano ha bisogno di un ottimo allenatore. In effetti uno dei problemi dell’anarchia  in cui sguazzano la maggior parte dei fotografi al giorno d’oggi è il fatto appunto di essere liberi, cosa che non sempre è un gran vantaggio: perchè il rischio è che si vada in giro a fare delle cose a caso, senza un senso. Visto che mi piace fare il maestrino e vorrei che questo blog avesse sempre una componente didattica suggerisco a chiunque voglia fare della buona Fotografia di cercarsi un ottimo allenatore…

    E’ certamente riduttivo definire allenatore l’art director di una campagna pubblicitaria, ma è sicuramente la figura fondamentale affinché una ADV sia non solo efficace ma anche bella: due cose che insieme sono più uniche che rare!

    Andrea Bandiera: questo il nome dell’art director dietro la pubblicità di Scalo Milano, un nuovissimo centro commerciale alle porte di Milano.

    Mi piace farvi vedere il percorso, anche se molto sinteticamente, che ha portato alla comunicazione pubblicitaria per questo nuovo brand.

    Due le cose particolari e diverse dal normale di questo progetto: le fotografie si sarebbero realizzate all’interno dello spazio e sarebbero state fatte in due tempi diversi, durante il cantiere (per dire che il centro sarebbe stato aperto) e con il centro aperto.

    Penso possa essere utile e interessante vedere i lay-out. Eccoli, con un terribile sfuocato che ho messo sui visi dei modelli presi ad esempio:

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    presentazione-per-settimio-6

     

    Un lay-out serve soprattutto per raccontare, al cliente e ai vari componenti della creatività, quale è la progettualità della campagna: in questo caso è evidente che si voleva dire che in un cantiere in costruzione c’erano già, in una maniera quasi onirica, presenti gli elementi (design/fashion/food) che ci sarebbero stati in futuro, a cantiere finito. Diciamo che in una sola fotografia ci sarebbe dovuto essere contemporaneamente il presente e il futuro.

    Ho pensato allora di illuminare i tre soggetti con un grande flash, esponendo in maniera corretta per il soggetto e sottoesponendo per il fondo: è una cosa che ha il rischio di rendere assolutamente finte le immagini se tagliate (sembra un fintissimo inserimento fatto con photoshop…) ma che funziona se il soggetto si vede intero, con i piedi all’interno del fondo.

    Così abbiamo realizzato questo:

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    instagram_1080x1080_food

     

    Queste le foto backstage:

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    Poi c’era da fare anche la copertina della rivista house organ.

    Lay-out:

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    Cover:

    img_9775

    Dopo qualche mese finalmente Scalo Milano apre! E a quel punto siamo ritornati lì per fare la vera e propria campagna pubblicitaria, dove si mostra ciò che quel posto era diventato, invitando tutti a partecipare alla grande inaugurazione: per enfatizzare il tutto abbiamo scattato di notte, con controluci e fumo.

    Ho solo un lay-out:

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    La campagna:

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    Una foto backstage:

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    La campagna in viale Forlanini a Milano, su un 6×3:

    img_0013

     

    Ecco, visto adesso sembra che sia stata una passeggiata, ma, come sempre, non è così. Voglio veramente ringraziare tutti: GRAZIE!

    Per ora questo è tutto per ciò che riguarda Scalo Milano, ma solo per ora: a breve un’altro post, su un’altra operazione che è stato bellissimo realizzare in questo luogo.

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    ADV SCALO MILANO

    ART DIRECTOR: Andrea Bandiera per Robilant

    STYLIST: Luca Stefanelli assistito da Marianna Karathanasi

    ASSISTENTE FOTOGRAFO: Francesca Di Gregorio

    HAIR AND MAKE-UP: Erika Ginevra Mayer

    MODELLA FASHION: Giulia Alberti

    MODELLA FOOD: Giorgia Soleri

    MODELLO: Alessandro Manfredini

    VIDEOMAKER: Ilaria Vecchio e Renzo Angelillo

    PROMOS GROUP: Lorenza, Noemi e Anna

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    17 ottobre 2016

    PESCATORI IMPERIA

    Fare il fotografo può essere un enorme privilegio: lo è quando si documenta la storia, quando si è in prima linea a raccontare il nuovo che avanza (e anche una minigonna lo è) o quando si incontrano e fotografano grandi personaggi. E’ anche un enorme privilegio fotografare le persone, perchè per fotografarle in maniera efficace è necessario entrare in empatia con loro, e conoscere la loro storia, il loro vissuto: un ritratto, a parer mio, non è una faccia fotografata e non è neanche un “rubare l’anima”. Fare un ritratto, sempre a parer mio, è il racconto, attraverso il linguaggio della Fotografia, di un incontro, di una relazione. E affinché il racconto sia efficace è necessario e importantissimo che l’incontro e la relazione siano veri, intensi ed empatici.

    Ad Imperia, da 30 anni, c’è il celeberrimo RADUNO DELLE VELE D’EPOCA, un momento bellissimo della mia città natale. Si svolge ogni due anni, e io ebbi l’onore di partecipare nel 2012 con una mia personale e nel 2014 con una mostra curata da me: giustamente quest’anno non mi è stato più chiesto di fare nulla. Giustamente, ribadisco. Però mi dispiaceva non essere presente in un evento così bello! Mi sarebbe dispiaciuto non usare quel palcoscenico privilegiato per raccontare qualche storia, per porre la mia attenzione e il mio sguardo su qualcosa che lo meritasse: mi dispiaceva non esercitare il privilegio.

    Ho pensato allora a una cosa. Ho fatto questo ragionamento: in quei giorni ci sono ad Imperia le regine del mare, le barche a vela più belle del mondo. Fantastico. Però. Però non scordiamoci, proprio in quelle giornate, di chi il mare lo vive quotidianamente, con meno glamour e sicuramente meno fatica: i pescatori. Che rappresentano un giacimento culturale inestimabile per l’Italia (il tanto sbandierato food) e ovviamente per Imperia: io voglio (da italiano!) continuare a mangiare i gamberetti nostrani, non quelli surgelati che arrivano dal Vietnam. E non è una semplice questione culinaria, è una vera e propria questione culturale.

    Ho deciso quindi di conoscere l’argomento di cui volevo occuparmi. Purtroppo o per fortuna per conoscere in maniera efficace c’è solo una maniera: bisogna alzarsi dal divano, mollare (anche solo per poco, figuriamoci!) le comodità, e andare a capire, vedere, osservare. Grazie all’amico Daniele (che ad Imperia conosce tutti, i pescatori non parliamone) mi sono allora imbarcato sul peschereccio Ovidio II, con il comandante Rocco, e i marinari Orazio e Vincenzo. Siamo partiti dal porto di Imperia Oneglia alle 11:30 di sera per farvi ritorno nel tardo pomeriggio del giorno dopo. Qualche mia fotografia da quella nottata:

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    Una volta che ho capito, visto e osservato sono passato a quella che, nella mia testa, sarebbe stata la seconda fase: fare i ritratti ai pescatori. Sempre con l’aiuto di Daniele li ho convocati, e lì, su un muro in ombra, vicino alle loro barche, li ho fotografati, chiedendo loro solo una cosa, mentre erano davanti la macchina fotografica: “quanto culo ti fai in mare? me lo vuoi far vedere?” Queste alcune immagini:

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    Questa una foto del backstage, scattata da Francesca Di Gregorio:

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    Il lavoro stava prendendo forma davanti ai miei occhi, stava tutto acquistando un senso. A quel punto ho veramente voluto che questo lavoro fosse visto, guardato, commentato e che i miei pescatori potessero uscire, anche se per poco, dall’oscurità in cui sono e sono sempre stati. Sono allora andato da LA PUBLIEMME, volevo stampare le immagini, nel classico formato da manifesto, 70×100. Ho trovato due persone splendide, Lilli e Luca, che hanno capito cosa volevo fare e mi hanno stampato (gratis, senza che io gli chiedessi nulla) le immagini.

    Lilli e Luca della LA PUBLIEMME

    Poi ho portato tutto il lavoro a LA STAMPA, parlando per ore per capire bene che taglio dare al progetto, prima con Fulvio Damele e poi con Gianni Micaletto, che ha seguito materialmente il pezzo.

    Mentre il quotidiano procedeva nella lavorazione io insieme ad una combriccola di amici complici (tra i quali mi ha fatto immensamente piacere ci fosse Lucio Carli, e cioè il presidente di Assonautica e cioè la società che presiede le Vele D’Epoca: un gesto coraggioso da parte di Carli e prezioso per me, dandomi la consapevolezza che il mio discorso era stato capito, e non c’era, come nelle mie intenzioni, dicotomia tra le blasonate barche a vela e i pescatori, tutti uguali di fronte all’unico Re, il mare) siamo andati, protetti dalle tenebre della notte e armati di pennelli e colla, ad attaccare le stampe su quella che è la casa dei pescatori, il luogo dove hanno depositi e magazzini, proprio di fronte ai pescherecci, sul porto di Oneglia. Quella nottata è stata ben raccontata da Alessandro Del Vento su Imperia Post.

    Questa una foto di quella notte, con il muro prima e dopo:

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    Il mattino dopo è stato meraviglioso.

    Questa LA STAMPA e IL SECOLO XIX:

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    E questo il muro:

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    Mi si perdoni se voglio sottolineare un dettaglio, piccolo ma reputo significativo: da nessuna parte, sul muro, c’era scritto il mio nome, il mio credito. Non ho voluto che ci fosse. Dovevano parlare le loro facce e la loro storia, non il mio nome.

    E veniamo all’epilogo. Ieri sono stato lì, perchè da allora (forse ho dimenticato di dire che tutto ciò è stato fatto il 7, 8 e 9 settembre) ogni volta che tornavo ad Imperia mi piaceva tanto tornare a visitare il mio muro, ed era ogni volta una sorpresa e una festa trovare persone che commentavano, fotografavano e guardavano: bellissimo e ogni volta commovente. Ecco, ieri sono andato è ho trovato tutto distrutto. Tutto cancellato. Tutto rovinato. Ho trovato tutto così:

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    Mi sono stupito anche io a non sentirmi triste, come consapevole che tutto ciò sarebbe inevitabilmente successo, metafora perfetta di lavoratori che hanno avuto un minimo di notorietà ed onore ma poi sono ripiombati nell’inevitabile oscurità: chi ha fatto quello scempio in fondo mi ha fatto un favore, perchè ha raccontato con le sue mani di quanto sia facile cancellare la dignità di chi si fa un culo così, in mare tutte le notti. Non valgono nulla, neanche attaccati su un muro.

    Però le cose spesso succedono con un percorso tutto loro, e in questa distruzione la mano inconsapevole ha creato un’opera ancora migliore di tutte le mie, una vera opera d’Arte. Il viso di Orazio che emerge dal manifesto strappato, racconta la sua ostinazione, l’ostinazione e il coraggio di tutti quelli come lui:

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    Ecco, questo è quanto, questo è tutto.

    Grazie a tutti.

    E’ stato bellissimo.

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    PS: i ritratti dei pescatori possono essere liberamente scaricati in alta definizione QUI: a parte uso commerciale potete farne quello che volete.

    PS 2: mi fu fatto notare una coincidenza incredibile, che negli stessi giorni l’ottimo fotografo Piero Martinello fece un progetto molto simile al mio. Voglio tranquillizzare chi si è agitato: nessuno ha copiato nessuno, io non ho copiato lui, lui non ha copiato me. Il fatto che le cose sono nell’aria. Succede così. Chi inventò il telefono? Manzetti, Meucci o Bell? Era nell’aria, era inevitabile che ciò sarebbe successo. Le cose non le decido io o Martinello, le cose hanno una loro naturale e inevitabile evoluzione. E poi non scordiamoci che prima di tutti c’era Avedon… ;-)

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