WWW.BENEDUSI.IT

I MIEI POST PREFERITI

COMMENTI RECENTI

archive

  • Maggio 2019
  • Gennaio 2019
  • Novembre 2018
  • Settembre 2018
  • Agosto 2018
  • Giugno 2018
  • Aprile 2018
  • Febbraio 2018
  • Gennaio 2018
  • Dicembre 2017
  • Novembre 2017
  • Settembre 2017
  • Agosto 2017
  • Luglio 2017
  • Maggio 2017
  • Aprile 2017
  • Marzo 2017
  • Febbraio 2017
  • Dicembre 2016
  • Novembre 2016
  • Ottobre 2016
  • Settembre 2016
  • Luglio 2016
  • Maggio 2016
  • Aprile 2016
  • Marzo 2016
  • Febbraio 2016
  • Gennaio 2016
  • Dicembre 2015
  • Novembre 2015
  • Ottobre 2015
  • Settembre 2015
  • Agosto 2015
  • Luglio 2015
  • Giugno 2015
  • Maggio 2015
  • Aprile 2015
  • Marzo 2015
  • Febbraio 2015
  • Gennaio 2015
  • Dicembre 2014
  • Novembre 2014
  • Ottobre 2014
  • Settembre 2014
  • Agosto 2014
  • Luglio 2014
  • Giugno 2014
  • Maggio 2014
  • Aprile 2014
  • Marzo 2014
  • Febbraio 2014
  • Gennaio 2014
  • Dicembre 2013
  • Novembre 2013
  • Ottobre 2013
  • Settembre 2013
  • Agosto 2013
  • Luglio 2013
  • Giugno 2013
  • Maggio 2013
  • Aprile 2013
  • Marzo 2013
  • Febbraio 2013
  • Gennaio 2013
  • Dicembre 2012
  • Novembre 2012
  • Ottobre 2012
  • Settembre 2012
  • Agosto 2012
  • Luglio 2012
  • Giugno 2012
  • Maggio 2012
  • Aprile 2012
  • Marzo 2012
  • Febbraio 2012
  • Gennaio 2012
  • Dicembre 2011
  • Novembre 2011
  • Ottobre 2011
  • Settembre 2011
  • Agosto 2011
  • Luglio 2011
  • Giugno 2011
  • Maggio 2011
  • Aprile 2011
  • Marzo 2011
  • Febbraio 2011
  • Gennaio 2011
  • Dicembre 2010
  • Novembre 2010
  • Ottobre 2010
  • Settembre 2010
  • Agosto 2010
  • Luglio 2010
  • Giugno 2010
  • Maggio 2010
  • Aprile 2010
  • Marzo 2010
  • Febbraio 2010
  • Gennaio 2010
  • Dicembre 2009
  • Novembre 2009
  • Ottobre 2009
  • Settembre 2009
  • Agosto 2009
  • Luglio 2009
  • Giugno 2009
  • Maggio 2009
  • Aprile 2009
  • Marzo 2009
  • Febbraio 2009
  • Gennaio 2009
  • Dicembre 2008
  • Novembre 2008
  • Ottobre 2008
  • Settembre 2008
  • Agosto 2008
  • Luglio 2008
  • Giugno 2008
  • Maggio 2008
  • Aprile 2008
  • Marzo 2008
  • Febbraio 2008
  • Gennaio 2008
  • Dicembre 2007
  • Novembre 2007
  • Ottobre 2007
  • Settembre 2007
  • Agosto 2007
  • Luglio 2007
  • Giugno 2007
  • Maggio 2007
  • Aprile 2007
  • Marzo 2007
  • Febbraio 2007
  • Gennaio 2007
  • Dicembre 2006
  • Novembre 2006
  • Ottobre 2006
  • Settembre 2006
  • Agosto 2006
  • Luglio 2006
  • Giugno 2006
  • Maggio 2006
  • Aprile 2006
  • Marzo 2006
  • Febbraio 2006
  • Gennaio 2006
  • Dicembre 2005
  • Novembre 2005
  • Ottobre 2005
  • Settembre 2005
  • Agosto 2005
  • Luglio 2005
  • Giugno 2005
  • Maggio 2005
  • Aprile 2005
  • Marzo 2005
  • Febbraio 2005
  • Gennaio 2005
  • Dicembre 2004
  • Novembre 2004
  • Ottobre 2004
  • Settembre 2004
  • Agosto 2004
  • Luglio 2004
  • Giugno 2004
  • Maggio 2004
  • Aprile 2004
  • Marzo 2004
  • Febbraio 2004
  • Gennaio 2004
  • Dicembre 2003
  • Novembre 2003
  • Ottobre 2003
  • Settembre 2003
  • Agosto 2003
  • Luglio 2003
  • Giugno 2003
  • Maggio 2003
  • Aprile 2003
  • Marzo 2003
  • 15 Maggio 2019

    MIA 2019

    Ho partecipato (per la quarta volta!) al MIA PHOTO FAIR. Che devo dire, a me piace sempre! Vedere tanta (tantissima!) gente in coda per andare a vedere e magari anche comprare della Fotografia a me fa piacere.

    Quest’anno ho portato il mio progetto RICORDI? in versione speciale: grazie ai potenti mezzi HP davamo una stampa in formato A2 con cornice di legno massello. Il tutto per 250 euro.

    E’ stato bellissimo. Veramente meraviglioso. Quanto mi piace questa cosa!

    Qualche giorno prima il Corriere della Sera mi ha chiesto un testo per raccontare questa Fiera della Fotografia. Qui sopra la pagina del giornale, il mio testo:

    Non ci sono dubbi che la Fotografia sia il linguaggio della contemporaneità: tutti in tasca abbiamo un oggetto che usiamo forse per telefonare/navigare su internet/messaggiare ma che senza alcun dubbio usiamo per realizzare fotografie. Possiamo ben dire che quella che ci portiamo costantemente in giro sia una macchina fotografica che usiamo ancheper fare altre cose. Qualcuno ha detto che la migliore macchina fotografica è quella che è sempre con noi; nulla di meglio quindi di quella che è anche un telefonino. 

    Non è certo un caso che la maggior parte delle immagini usate sui mezzi di comunicazione per i grandi eventi di cronaca siano negli ultimi anni istantanee realizzate da persone comuni che casualmente passavano da quel luogo; molto probabilmente non erano fotogiornalisti, ma si trovavano nel posto giusto al momento giusto, ma soprattutto con una macchina fotografica in tasca. Perfetto, tutto ciò è per me (che sono un fotogiornalista professionista) perfetto; non mi sento usurpato di alcun privilegio, di nessun potere mediatico. Non posso che essere felice che il mezzo che uso sia diventato linguaggio comune! 

    Tutto questo però deve essere l’occasione per capire cosa veramente sia la Fotografia; perché se è vero che il fatto di sapere scrivere non trasforma chiunque in giornalista/scrittore/poeta, è anche vero che il fatto di possedere uno strumento che realizza fotografie non trasforma chiunque in un fotografo. 

    Allora, cos’è la Fotografia, ma soprattutto come si giudica una fotografia? Permettetemi di essere schematico, cominciando dalle basi:

    1) la Fotografia è un linguaggio, con le sue regole grammaticali e sintattiche, e come tutti i linguaggi serve a comunicare. 2) la Fotografia non riproduce la realtà. Mai! Non è questione di fotoritocco, di pellicola/digitale o post-produzione: la Fotografia non è mai lo specchio fedele della realtà. Già il fatto che riproduca solo una parziale porzione della realtà rivela la scelta arbitraria e soggettiva di colui che fotografa. 3) se è vero come è vero che la Fotografia non riproduce la realtà è altrettanto vero che riproduce la realtà di chi la produce. Non dice la verità sul mondo ma dice, inevitabilmente, la verità su colui il quale la usa 4) la qualità di una fotografia non è quella di essere bella. Questo è il concetto che normalmente è più difficile da spiegare: ci provo. Se è vero che la Fotografia è un linguaggio possiamo azzardare un parallelismo con il linguaggio che usiamo da sempre, quello della lingua italiana: secondo voi, la qualità di un testo in italiano è dato dalla qualità del testo in sé oppure dal significato che quel testo comunica? Sarete d’accordo con me nella seconda ipotesi, giusto? Una frase può avere una meravigliosa costruzione sintattica e grammaticale ma non voler dire nulla: succede esattamente la stessa cosa in Fotografia. 5) non sempre (anzi, quasi mai!) una fotografia di una cosa bella diventa una bella fotografia; sarà una fotografia di una bella cosa, non una bella fotografia. E sono due cose molto diverse! 6) quando si fotografa non si rubamai alcun attimo: questo è uno dei pregiudizi più difficili da scardinare. La Fotografia si realizza con il pensiero, con la progettualità, con il raziocinio; non rubando alcunché a nessuno.

    Limitiamoci a questi 6 punti, già sufficienti secondo me per cominciare a delineare i confini entro i quali circoscrivere quella che possiamo definire buona Fotografia.

    Detto questo, messe queste basi strutturali, ci tengo (da fotografo, certo) a dire (forte e chiaro!) che la Fotografia è qualcosa di molto importante: faccio due esempi per supportare questa convinzione. Per tantissimi anni, in pratica da sempre, la guerra è stata raccontata (da poeti e pittori) come un qualcosa di meraviglioso, di eroico, di glorioso. A volte gli eroi (sempre giovani e belli) morivano, ma sempre in maniera gloriosa e solo perché, ad esempio, il tallone non era stato bagnato dal liquido magico. I condottieri erano dipinti a cavallo in meravigliose armature, pronti a sferrare l’attacco vincente. E così via… E’ stata necessaria la Fotografia per mostrarci cosa veramente sia la guerra, con il suo orrore e il suo dolore. 

    Un altro esempio, molto significativo. Da sempre le élite del mondo hanno usato la pittura e i pittori per raccontare se stessi e il proprio mondo; i ritratti erano un privilegio che solo i pochi ricchi potevano permettersi. Con l’invenzione della Fotografia (avvenuta in Francia nei primi anni del 1800) è stato finalmente possibile per chiunque partecipare al rito prezioso di poter tramandare un racconto iconografico del proprio passaggio su questa terra, attraverso un ritratto fotografico. Non so quanti di coloro che mi stanno leggendo hanno in casa un dipinto del trisavolo; tutti invece hanno sicuramente un fotografia (stampata!) del nonno… 

    Scriveva Làszlò Mohololy-Nagy nel 1931: Non colui che ignora l’alfabeto bensì colui che ignora la Fotografia sarà l’analfabeta del futuro. Sono passati 88 anni, siamo in quel futuro: cerchiamo tutti quanti di non essere analfabeti!

    Per prima cosa ho preso un po’ di stampe delle precedenti edizioni di RICORDI? e ho riempito una parete delle stand
    Da buon faccista mi sono messo elegante, con tanto di cravatta!
    Ho pensato bene di scrivere GRANDE e GROSSO sul muro la risposta a quello che tutti mi dicono prima di farsi fotografare: non sono fotogenico!
    C’è sempre stato un gran movimento! 🙂
    Amici che sono passati a trovarmi… Paolo Pellegrin
    Giovanni Gastel

    Per quello che riguarda Giovanni Gastel c’è un fatto interessante, che merita di essere raccontato: Giovanni non solo si è fatto fotografare ma, con la sua solita generosità, si è messo a fotografare. Nella fattispecie una fanciulla che era venuta ad accompagnare i genitori e che aveva espresso il forte desiderio di NON farsi fotografare. Ovviamente io ho insistito talmente tanto fin quando l’ho fotografata; anche perché era molto bella (ma come tutte le adolescenti si vedeva bruttissima). E lì c’era anche il buon Gastel: anche lui l’ha fotografata! Quindi da niente a due ritratti… Ma il fatto interessante è che la stessa ragazza, con la stessa luce, con la stessa macchina fotografica, con lo stesso obiettivo, nello stesso luogo ma fotografata da due autori diversi ha prodotto (ovviamente!) due immagini molto diverse.

    by Giovanni Gastel
    by Settimio Benedusi
    La domenica mattina ho fatto un talk con la Giovanna Calvenzi: è stato molto bello. Il signore il cui ritratto ho usato per l’invito è un certo Settimio Benedusi, mio nonno!

    Tre ritratti:

    Ed entrando nello specifico del lavoro svolto c’è un’altra cosa che vorrei raccontare: uno dei (molteplici!) riferimenti per questo mio progetto è il fotografo americano DISFARMER. Non so bene perché ma per questo MIA quel riferimento è stato nella mia mente particolarmente presente. Ecco qualche curioso parallelismo tra il celebre fotografo americano e il mio lavoro:

    Disfarmer
    Benedusi
    Disfarmer
    Benedusi
    Disfarmer
    Benedusi
    Disfarmer
    Benedusi
    Disfarmer
    Benedusi

    Quando dico che le persone che vengono a farsi fare il ritratto quando si vedono quella bella stampa grande si commuovono spesso fino alle lacrime, vengo probabilmente preso per pazzo, o megalomane. Guardate e ascoltate:

    La ragazza del video si riferisce a questo ritratto. Che meraviglia, che commozione! I due signori erano andati a farsi belli (tutte e due dal parrucchiere!) e si sono messi l’abito buono per farsi la Fotografia con il figlio. Bellissimo.
    E con questa immagine concludo: abbiamo fatto SOLD OUT, vendendo tutte i 100 ritratti che mi ero messo come limite massimo.
    GRAZIE A TUTTI!
    No Comments »

    28 Gennaio 2019

    CALENDARIO PALAGINI 2019

    E’ stato appena stampato il calendario Palagini, un progetto che seguo oramai da un po’ di anni. Grazie all’intelligenza del grande capo penso di essere quasi sempre di essere riuscito a realizzare un buon lavoro… 🙂

    Quest’anno ho cercato di realizzare qualcosa sempre nel linguaggio del calendario ma cercando di andare verso ciò che, adesso, mi interessa maggiormente: il ritratto.

    Abbiamo voluto 6 ragazze di diversi tipi, diverse età, diverse tipologie; ma tutte senza nulla di finto. No seni finti, no ritocchi di alcun tipo, no tatuaggi…

    Ho fotografato in luce naturale, senza usare pannelli o quant’altro. Non c’era trucco/capelli (o meglio c’era per togliere qualcosa se fosse stato necessario: alla fine la nostra Carmen non ha fatto nulla) e abbiamo chiesto alle ragazze di venire assolutamente naturali.

    Non è stato fatto alcun lavoro di Photoshop, solo la conversione in bianco e nero.

    Abbiamo inoltre chiesto alle ragazze di portare un libro, il loro libro preferito: è stato inserito nel secondo scatto, quello a figura intera.

    Sul set era presente questo, come una sorta di manifesto programmatico del lavoro:

    Queste le pagine, con Tanya, Amanda, Margherita, Medea, Benedetta e Claudia.

     

     

     

     

     

     

     

    Il prodotto finale è stato stampato dalla Opero Italia di Verona, con una qualità pazzesca.

    Ecco, tutto ciò è la premessa, il vero punto è questo: metto all’asta una copia del calendario, firmato da me.

    L’asta si tiene sul mio profilo Instagram.

    Basta scrivere nei commenti la cifra che si vuole spendere. Si parte ad offerta libera: anche 1 euro va bene.

    Io non prenderò un euro, consegnerò il calendario a chi offrirà di più e si presenterà in studio da me con la corrispondente ricevuta versata a Pane Quotidiano.

    Olè! ♥

     

    2 Comments »

    14 Gennaio 2019

    CROCE VERDE PER IL CORRIERE DELLA SERA

    Abituale appuntamento di Natale con il Corriere della Sera: ricordo che da 9 anni due volte all’anno il più importante quotidiano italiano (e quello che io leggo tutti i giorni) mi affida una pagina intera con la libertà di affrontare e raccontare un argomento. Di massima alterniamo un qualcosa di più concettuale a qualcosa di più sociale: così se lo scorso Ferragosto abbiamo realizzato questo progetto per dicembre abbiamo pensato di documentare e raccontare la vita dei volontari di pubblico soccorso. Nella fattispecie sono andato una notte con le ragazze e i ragazzi della Croce Verde APM di via San Vincenzo a Milano.

    Non è stata una passeggiata. Vi racconto un dettaglio (che nel pezzo del Corriere non ho inserito) al quale proprio nessuno pensa, che è abbastanza pazzesco. Il dettaglio è la sirena dell’ambulanza. Immaginiamo che voi che state leggendo sentiate una sirena. Suppongo che non sia questa sirena proprio vicino a voi, magari nella strada fuori dal palazzo nel quale vi trovate. Ovviamente sentite in maniera chiara e viva quel suono rumore. Con un certo fastidio, no? Ecco, pensate che quelli dell’ambulanza quel UEEEEEEEEE ce l’hanno sopra la testa!!!! Tutto il tempo! Una cosa da pazzi.

    Detto questo ecco il giornale:

     

    Queste le immagini singole:

    Tutto il reportage ha poi girato intorno al ritratto che ho realizzato all’alba ad Elena, quando ambedue eravamo sulla via di casa dopo la nottata.

    Lei è Elena:

    Quando sono andato in redazione in via Solferino ho portato una sorta di proposta di impaginato, realizzando delle piccole stampine attaccate con lo scotch su un cartoncino.

    Questo il mio testo:

    Lei è Elena, ha 32 anni e da 4 fa la volontaria nella Quarta Squadra della Croce Verde A.P.M. di Milano.

    Questo sguardo, questi occhi ci dicono che non è stata per lei una notte semplice: ha visto una donna di 72 anni esalare gli ultimi respiri di vita.

    Certo, non era la prima volta; ma ovviamente non ci si abitua mai.

    Ho passato una notte con le ragazze e i ragazzi volontari della Croce Verde A.P.M. di Via San Vincenzo a Milano. Non ho difficoltà ad ammetterlo: è stata durissima. Ma anche bellissimo, perché ho visto un calore umano, una fratellanza, un senso di amicizia unici.

    Elena nella vita “normale” fa l’impiegata immobiliare e non ha problemi, dopo essere stata tutta la notte sveglia, ad andare poi a lavorare in ufficio. Ha scelto di fare la volontaria all’inizio per curiosità, poi ha continuato perché ha capito che questa esperienza poteva essere utile non solo agli altri ma anche a sé stessa, dando il privilegio di vedere i propri problemi quotidiani come piccoli, insignificanti.

    Vive la grande famiglia dei volontari come una seconda grande Famiglia, dove poter trovare conforto in ogni momento; ad esempio dopo una notte come questa.

    Tutti loro si sentono protetti dalla possibilità di proteggere gli altri: perché gli altri siamo sempre noi.

    Elena consiglia a chiunque di provare a fare il volontario: basta fare un colloquio in sede (nelle Croce Verde A.P.M., così come in qualsiasi altra associazione di Pubblica Assistenza) e poi un corso di 120 ore.

    Una giornata di festa come oggi tutti noi possiamo viverla con serenità sapendo che là fuori ci sono degli angeli che in maniera totalmente gratuita e con dedizione assoluta sono a nostra disposizione per una carezza, per un conforto; per salvarci la vita.

    Loro ci sono.

     

    Concludo con la fotina ricordo realizzata quella sera in sede.

    E’ stato bellissimo!

    GRAZIE

    |||||||||||||||||||||||||||||||

    tutto il servizio l’ho realizzato con LeicaQ

    1 Comment »

    14 Novembre 2018

    IL VENTO DELLA VITA

    Quando Marcella Roggero, dell’Assonautica di Imperia, ha chiamato per propormi di dare un contributo alla Vele d’Epoca  mi è venuta immediatamente una voglia, un’esigenza, una necessità: fotografare tutti i bambini delle scuole Elementari della mia città d’origine. Non so bene perché; cioè le motivazioni logiche e progettuali ovviamente c’erano e ci sono, ma questa immediata urgenza mi è un po’ misteriosa. Diciamo che volevo fare una specie di censimento dell’Imperia del presente con l’ambizione di raccontare il futuro che verrà.

    Marcella non mi ha preso per matto (lì per lì quale potesse essere l’attinenza tra i bambini e le barche a vela poteva essere misterioso) ma anzi ha risposto OK!

    Così a fine maggio, 4 mesi prima della prestigiosa manifestazione, siamo partiti e ci siamo installati per un po’ di giorni nelle scuole Elementari di Largo Ghiglia e Piazza Calvi (tutte non era veramente possibile).

    In quei giorni era il mio compleanno e mi hanno accolto con questo!

    Successivamente, il primo agosto, in una torrida giornata di calma piatta siamo tornati ad Imperia a fotografare il meraviglioso sloop Emilia, che “veleggiava” di fronte a Porto Maurizio:

    Perché a quel punto l’idea era arrivata: comporre la barca a vela con i visi delle bambine e dei bambini.

    Questo il risultato. (cliccando e ingrandendo magare vi trovate!)

    Nella mia testa è una fotografia molto ambiziosa: mostra il passato e il futuro contemporaneamente. Se vista da lontano si vede il passato (l’Emilia) se ci si avvicina si vede il futuro (i bambini dell’Imperia che sarà). Lo spettatore diventa pare attiva: muovendosi ci si sposta non solo nello spazio ma anche nel tempo! 🙂

    Finalmente è arrivato il giorno, con la grande stampa affissa proprio sulla banchina, davanti alle barche a vela.

    L’inaugurazione è stata meravigliosa, con tutti le bambine e i bambini che si cercavano nella grande stampa!

    Queste le belle immagini dell’inaugurazione di Roberta Roccati e Francesco Rastrelli dell’agenzia Blue Passion:

    Ci è venuto a trovare il buon Matteo Curti che ha voluto così poi ricordare il week-end imperiese.

    GRAZIE veramente a tutti, non riesco ad elencare ognuno perché sicuramente ometterei qualcuno.

    GRAZIE!

    No Comments »

    17 Settembre 2018

    RITRATTI AL MERCATO o anche CHIVUOLEINTENDEREINTENDA

    Questo è il testo che ho scritto per il supplemento del Corriere della Sera Liberi Tutti sulla mia esperienza al Mercato Europeo di Modena:

    “La prima a presentarsi nella tenda a righe bianche e rosse che ho allestito nel Mercato Europeo di Modena (tra Ciccio Speck e la focacceria genovese) è stata Serena, insieme alla figlia Alice. Erano lì per il mio progetto di portare il Ritratto Fotografico nel luogo più democratico, popolare e meno elitario del mondo: un mercato. Penso infatti che il racconto iconografico del volto umano sia stato per centinaia di anni consuetudine solo ed unicamente di coloro che potevano permettersi il compenso di un pittore. Nei primi dell’800 nasce la Fotografia e a tutti è concesso il prezioso privilegio di avere un’immagine di sé: chiunque di noi a casa ha una foto dei nonni, realizzata dal fotografo del paese. Nel nostro tempo quel fotografo non esiste più, tutti si fanno da soli le fotografie con il telefonino, e nessuno stampa più nulla. Il telefono cellulare però è un computer e come tutti i computer prima o poi si rompe, destinando all’oblio tutti i file digitali in esso custoditi. Succederà una cosa, inevitabilmente: noi abbiamo a casa le stampe dei nostri nonni ma i nostri figli non avranno le nostre. Un po’ triste, no? 

    Ho pensato allora di andare in mezzo alla gente (nel posto pubblico probabilmente più vicino alle persone, il mercato) per far capire l’importanza del ritratto fotografico stampato su carta: un’importanza etica, culturale, sociale e morale, infinita.

    Eccomi quindi al Mercato di Modena, e per prime sono arrivate Serena ed Alice. Non poteva essere un inizio più complicato e più meraviglioso: Alice è disabile. Un bel gesto quello della mamma: portarla a fare un ritratto fotografico, non negando la realtà ma anzi accettandola nella sua preziosa essenza. Alice infatti è fantastica, dolcissima, bellissima. Ho i brividi a scrivere queste parole e a rivivere quei momenti.

    Prima faccio il ritratto alla mamma, così la piccola si può ambientare in questo mio strano studio fotografico: non è difficile, così simile ad un circo come io l’ho immaginato e come il grande Guido Toschi l’ha realizzato.

    Poi è il loro turno, mamma e figlia, Serena ed Alice. Si divertono, ridono. Mi diverto e rido anche io, in piena empatia. Poi velocemente mando in stampa la foto scelta.

    Appena pronta la porto subito ad Alice, voglio che sia la prima a vederla.

    Ride e urla stupita “Sono io!!!”.

    Che meraviglia. La fotografia in tempi di cellulari e file inconsistenti può ancora avere un valore, un vero grande valore.

    Ci commuoviamo tutti, tutti con le lacrime agli occhi.

    Grazie Serena, grazie Alice: la mia avventura non poteva iniziare in modo migliore.”

    ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||

    In verità è spiegato tutto bene, mi sembra, nel testo scritto per il Corriere, ma partiamo dall’inizio.

    Per tanti anni ho fatto il fotografo fotografando, per riviste e pubblicità, modelle/i, con tutto l’ambaradan che ad esse/i gira intorno: truccatori, parrucchieri, stylist e quant’altro. Tutta quella roba mi ha stufato. Per varie ragioni. Una delle ragioni è che le cose, nel mondo dell’editoria e della comunicazione sono MOLTO cambiate. Quel molto in verità poi contiene solo una parolina: soldi. Non c’è più una lira, figuriamoci un euro. D’altronde, tu che mi stai leggendo, oggi sei entrato in un’edicola e hai comprato un giornale qualsiasi? No, eh? Nell’ultima settimana? Nell’ultimo mese? No?!? E allora come puoi sperare che l’editoria possa funzionare se nessuno la alimenta? Succede quindi che prima mi mandavano in Business Class alle Maldive adesso in pulmino a Rosignano Solvay: anche no.

    E poi le modelle. Una volta avevano la qualità che una modella deve avere: erano fighe. E’ vero, una modella deve anche essere brava, ma la sua bellezza è la conditio sine qua non! Adesso le nuove modelle sono le influencer, quelle con tanti followers sui social. Ma lo sapete che nei casting adesso nelle schede da compilare da parte della modella con altezza e misura dei fianchi c’è anche il numero dei followers che la ragazza possiede? E lo sapete un cliente medio (preso dal panico di non poter più pubblicizzare i suoi prodotti su riviste che nessuno compra) tra una modella super mega figona con 10 followers e un mezzo cesso con 10 milioni di followers chi sceglie? Lo sapete vero? Tanto c’è Photoshop…

    Quindi succede che uno passa da fotografare vere modelle alla Maldive andandoci in Business Class a fotografare modelle farlocche (da anziano vi farò vedere qualche foto backstage esilarante) a Rosignano Solvay in pulmino. No, anche no.

    Che poi, in verità, la questione non è neanche quella. Veramente. Non me ne frega niente delle modelle super figone alle Maldive. Ovviamente non me ne frega niente adesso, dopo aver fotografato le modelle super figone alle Maldive: è una di quelle cose che si possono non tanto giudicare ma osservare con obiettività solo dopo averle vissute. Che un panino con il salame sia meglio del sushi lo si può dire solo dopo aver assaggiato il miglior sushi del mondo, prima no.

    La questione è un’altra. Perché non vorrei passare per uno di quelli che “una volta era meglio”. Assolutamente no. Il presente e soprattutto il futuro io penso siano sempre inevitabilmente meglio del passato: altrimenti saremmo ancora nelle caverne a riscaldarci con il fuoco.

    La questione è che tutta quella finzione mi ha stufato. Non sopporto più che una Modella (modello di cosa non si sa…) venga presa, vestita, truccata, pettinata, photoshoppata per far finta di fare una certa cosa, che non ha la più vaga attinenza con la realtà. No, quella cosa lì proprio non la sopporto. Un dettaglio, penso paradigmatico: non sopporto nella maniera più assoluta le sessioni di trucco e parrucco. Nella vita vera, reale, quotidiana io non sopporto le donne truccate. Mi fanno orrore. E perché mai dovrei approvarle in un servizio fotografico? Perché?!? E mi fanno una certa tenerezza (mista a pena, sì) tutti quelli che imitano i fotografi importanti, dei quali hanno visto i backstage, e sottopongono le “modelle” con le quali “lavorano” (tutto un trionfo di virgolette!) a sedute di “trucco e parrucco”. Attenzione! Io ho lavorato con Modelle, Truccatori, Parrucchieri, Stylist di enorme cultura e sapienza: ho massimo rispetto per chi fa quei lavori ad alto livello. Ma il sottobosco anche no.

    Quindi: tutta quella finzione mi ha stufato. Mi annoia. Non mi permette più di raccontare le cose che ho raccontato per tanti anni. E poi penso che si debba cambiare, cercando di trovare ciò che ci corrisponda in maniera sempre più precisa: è un percorso, con i suoi sbagli, i suoi errori. Ma cercando di avere sempre ben chiara la meta: migliorarsi. Bisogna muoversi, mai stare fermi.

    In questo percorso ad un certo punto ho fatto la Camminata Imperia-Milano. Incredibile a dirsi ma non ho (ancora!) fatto un post qui sul mio blog su quell’esperienza. Troppo grossa e importante per me. Fate conto che la settimana scorsa siamo stati, in 3, alla Locanda dell’Olmo di Bosco Marengo e (due anni dopo essere stato lì e aver scambiato la mia permanenza in cambio di un ritratto) non mi hanno fatto pagare la (meravigliosa!) cena. Incredibile. Incredibile veramente! Prima o poi mi deciderò a fare un bel post.

    La Camminata è stata una tappa importante. Da lì sono nate tante cose. Una delle più belle è accaduta nel dicembre del 2017. Questa. Esperienza pazzesca anche quella.

    E avendo scoperto che la Fotografia può regalare queste incredibili emozioni posso io continuare a fotografare le modelle in posa dopo trucco e parrucco? No, dai!

    Ho pensato allora che se volevo portare la Fotografia dall’elite delle “super modelle testimonial famose famosissime” alle persone vere, autentiche, reali, forse la cosa migliore poteva essere andare nel luogo più vero, autentico e reale che io conosca: il Mercato. Io adoro i mercati! Belìn quanto mi piacciono! Nei mercati c’è la qualità al miglior prezzo, al mercato c’è tantissima gente, il mercato funziona benissimo senza Instagram e pagina Facebook. Che bello il Mercato!

    Ed eccomi al Mercato Europeo di Modena: tre giorni tra la Focacceria Genovese, Ciccio Speck e il venditore di reperti egiziani.

    E’ stato bellissimo e stancantissimo. Forse è stata la prima volta in vita mia che ho veramente lavorato. Che andrebbe spiegata bene questa cosa. Perché non è che prima io non abbia mai faticato, anzi. Ma al mercato è stato diverso. Ero ambulante in mezzo agli ambulanti. Lavoratore in mezzo ai lavoratori. Nessuna elite. Nessun piedistallo. Ero il fotografo al quale dare del denaro in cambio di un bel ritratto. Difficile da spiegare. Ma incredibilmente autentico.

    Mi sono fatto fare una bella tenda da circo da Guido Toschi. Ho noleggiato i vestiti dalla Sartoria Lo Bosco. E siamo partiti!

    E’ stato meraviglioso.

    L’ho detto in una diretta che ho fatto tornando da Modena: Fotografi, copiatemi! Fatelo! Io ho fatto tutto questo perché ho il sogno che ritorni il piacere (e il privilegio) di andare a farsi fare un ritratto da un professionista e tornare a casa con un oggetto in mano: una Stampa Fotografica. Credetemi, il mondo ha voglia e bisogno di questa cosa. COPIATEMI! (magari mettendo come hashtag #almercatocomebenedusi)

    Adesso un po’ di immagini.

    Cominciamo con Alice, di cui parlo nel pezzo del Corriere, con la sua fantastica mamma Serena:

    Il backstage del ritratto ad Alice:

    Il video di quando faccio vedere il ritratto ad Alice. Alzate il volume. Provate a non commuovervi.

    Marina, proprietaria dell’ottimo ARCHER

    Il numerino tipo Esselunga.

    Anche Toni è venuto a dare manforte! Qui, mai pago, fotografa con iPhone e Leica Q:

    Mi fanno molto tenerezza loro, madre e figlio:

    Questi siamo io e la mia assistente Francesca:

    Debbo dire che avevamo sempre una bella coda. Il tempo di attesa per andare via con la stampa era di circa tre ore:

    |||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||

    Per concludere vorrei dire che in un mondo che mi pare sempre più non solo virtuale ma totalmente finto (finti fotografi che fanno finti servizi fotografici con finte modelle, finti truccatori, finti parrucchieri e finti stylist per finti giornali on line o al massino per profili Instagram con followers finti: il tutto ovviamente per soldi fintissimi…) io ho estremamente voglia di concretezza.

    Mi sento completamente controcorrente: tutti vogliono salire per raggiungere qualcosa che non c’è più, mentre io voglio scendere per trovare quello che ancora esiste.

    Ecco, direi sia proprio tutto.

    GRAZIE A TUTTI.

    Io continuo così.

    Da grande voglio fare il mago!

    Grazie a CLP Relazioni Pubbliche!

    Grazie a HP STAMPANTI!

    6 Comments »