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  • 27 aprile 2005

    at work

    grazie a d.t. siamo apparsi qui
    http://www.corriere.it/vivimilano/gallerie/20050427.shtml

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    23 aprile 2005

    !

    a parlare di se stessi si corre il rischio che si corre guardandosi allo specchio: sembra di vedere se stessi, ma si vede esattamente il contrario.
    ho chiesto allora a un mio Amico con cui lavoro di scrivere due righe su di me quando sono su un set. gli ho promesso che avrei messo il suo scritto paro paro senza censura. ora mi pento amaramente di questa mia promessa, mai avrei pensato che le sue parole sarebbero state tanto agiografiche…
    any way, qui sotto quello che ha scritto paolo…
    paolo, grazie!
    ;)

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    23 aprile 2005

    from paolo

    Cape Town,
    Sabato 23 Aprile, ore 6.23 am

    Ciao a tutti,
    premetto che sono un intruso, mi chiamo Paolo e sono un cliente di Settimio anche se preferirei definirmi un suo carissimo Amico.
    In via del tutto eccezionale mi è stata data l’opportunità di scrivere queste righe sul suo blog perché vorrei, almeno per una volta, essere io a raccontare l’uomo e non l’uomo a raccontare se stesso, ed io di cose da svelare, carissimi, ne ho tante…
    Io e Settimio abbiamo da poco terminato un lavoro insieme qui a Cape Town ed io mi sono trattenuto una settimana in più per finire alcune cose,qui continua a piovere e le giornate iniziano ad accorciarsi terribilmente, per non parlare della sera dove mi tocca uscire con un fotografo tedesco pedofilo e nazista, un nano, la cortigiana che non si dà a tutti e che tra un po’ venderà le immagini ai belli ed ai brutti e il famoso Bobby on the Beat di cui tanto avete sentito dire.
    Parlare con Settimio è equivalente ad avere un bellissimo e intenso orgasmo con una donna, ci sediamo dietro al minivan che puzza di gufo morto e taleggio, accendiamo l’I POD, ci accovacciamo come due fidanzatini, testa contro testa e parliamo…intanto il mondo va avanti, il production manager che con fare frenetico ci incalza volendo sapere quali modelli chiamare, dove vogliamo scattare e ci tiene aggiornati in merito alle previsioni del tempo e del traffico, ma noi parliamo, parliamo, mentro Bobby si sveglia e si prepara ad andare al lavoro, la truccatrice logorroica ci tartassa di domande sul make up, sul Papa e altre sciocchezze, ma la nostra risposta è sempre: We dodn’t know now let’s see later.Si perché voi vedete solo il risultato finale ma è tutto quello che accade prima dello scatto che è unico, tanto per cominciare scattare con Settimio è un’esperienza di vita, non è un lavoro, in quanto non sai mai se ha portato la macchina fotografica o se l’ha dimenticata a Milano e fino all’ultimo secondo il tuo shooting sembra essere in balia del fato. quando per sbaglio gli parlo delle luci e del concept lui mi risponde tagliando corto: “vabbè, vabbè ma raccontami un pochino di cosa stai combinando,vieni in stanza a fare due chiacchere sull’ultimo di Antony and the Johnsons…”.
    ma la cosa più singolare è che ogni sera, dico ogni sera dopo cena, ti costringe a bere un’Alcaselz con lui, millantandone miracolose propietà benefiche…mah!
    Sembra sempre non ascoltarti fino a quando non impugna la sua Canon con l’obiettivo più sporco del mondo, dove al suo interno puoi trovare peli di gnu, sabbia di Rio, ivoltini primavera di Honk Kong, raccolti durante i suoi lunghi viaggi e che impiegherai due ore a ritoccare, prende la modella per un braccio, la sposta delicatamente e RIGOROSAMENTE in controluce e scatta…silenzio, una pausa lunga ed inquietante, si toglie gli occhiali e si infila una stanghetta in bocca e guarda nello schermetto cosa è successo e poi, e qui è la parte che amo maggiormente dice: “E’ un capolavoro!”…e la cosa che ogni volta mi sorprende maggiormente è che è vero!
    Se non lo conoscessi sarei preso da attacchi di panico, invece l’importante è lasciarsi andare, farsi cullare da lui. Spesso strappa la modella alla truccatrice che è ancora a metà lavoro e la fotografa all’istante, rispondendo alla poveretta che voleva finire il suo lavoro con un deciso e fulmineo “ma non rompere i coglioni che tanto non si vede un c….” Voi direte, ma che arroganza, questa è mancanza di professionalità! No, alla fine ha ragione lui;guardi in macchina ed il trucco è perfetto e la modella fighissima.
    Il momento del telo nero è però in assoluto il mio preferito, insieme alla pennica di cui vi parlerò ampiamente dopo. Il momento del telo nero arriva sempre, sicuro come la morte, lo vedi un filino annoiato che si guarda intorno, solitamente capita a metà pomeriggio, poi chiama il suo assistente:Demon, telo nero! E tutti noi: Nooo basta ti prego! E tutti ci si spacca dalle risate. Avrete visto quella foto la quale modalità è sempre la medesima, servono quattro semplici ingredienti:una modella,una finestra,un tramonto ed il famoso telo nero ed il gioco è fatto.Vi svelerò, cari colleghi clienti di Settimio, che lo fà con tutti, nessuno escluso, è il suo cameo, il suo sigillo inimitabile.
    La pennichella è invece un must, sì perché ogni giorno dopo pranzo scattando con Settimio, è d’obbligo trovarsi un angolino confortevole e dormire per due ore, tra lo sgomento generale della crew, abituata ai fotografi tedeschi, sveglia alle cinque e poi dritti senza pranzare fino alle sette di sera, con risultati devo dire catastrofici.
    Abbiamo fatto penniche ovunque, alcuni propietari di casa ci hanno addirittura trovati sotto le coperte dei propri letti, sul divano del salotto di un tossico nella savana, in un pratino all’inglese affacciato alla strada…ma la cosa più divertente sono le facce dei modelli e del team, sbigottiti, increduli e ormai educati al fare silenzio mentre noi si dorme, lasciandosi scappare sempre la solita frase meravigliosa: Ah… Italians all the same!
    Ti ringazio vecchio Snaporaz per questi momenti bellissimi, che la mia anima custodisce gelosamente nel suo angolino più frizzante e felice.
    A presto.

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    22 aprile 2005

    per diventare fotografo di successo #02

    mi tocca fare delle precisazioni sul mio post di qualche giorno fa sulle maniere giuste per diventare fotografo di successo. temo di non essere stato capito fino in fondo e ho ricevuto diverse critiche.
    il mio era un discorso fortemente ironico. non ho MAI dovuto pagare, corrompere e inculare o essere inculato per lavorare. mai. la seconda parte del post è quella che rispecchia la realtà. non ci sono ricette strane, come pensano molti, per fare bene questo lavoro. ce n’è solo e unicamente una: fare belle fotografie.
    that’s all.

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    20 aprile 2005

    back in milan

    after a long fly i am back now in milan.
    new music group i am crazy about: “antony and the johnsons”
    fantastic!

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    17 aprile 2005

    cape good hope 02

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    17 aprile 2005

    cape good hope

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    16 aprile 2005

    per diventare fotografo di successo

    il titolo farebbe supporre che io mi consideri tale: assolutamente no, sono ben ben lontano da essere un fotografo di successo.
    comunque qualche vaga idea di come diventare un fotografo di successo, che lavora tanto per diversi clienti e, soprattutto, si mantiene con il proprio lavoro, me la sono fatta…
    qui di seguito due ricette, una alternativa all’altra, per diventare, appunto, un fotografo di successo:

    1) corrompere capi redattori di giornali, giornalisiti, redattrici, art buyer di agenzie di pubblicità, promettendo favori, soldi, percentuali sui lavori, e pagare tutti e tutte indistintamente con manica larghissima. frequentare locali la sera frequentati dal bel mondo facendo conoscenze, parlando, facendo il simpaticone, invitando la gente che conta fuori, pagando sempre pranzi, cene e aperitivi. farsi inculare da tutti i gay che governano il mondo della moda, non negando loro ogni tipo di perversione che vi chiederanno. vestirsi alla moda, con pantaloni alla moda, occhiali alla moda, magliette alla moda, dimenticando chi siete per diventare uno di loro.

    2) fare belle foto.

    vedete un po’ voi, una delle due ricette dovrebbe funzionare…

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    12 aprile 2005

    south africa

    ok, sono in sud africa.
    a lavorare, lavorare, lavorare.
    perchè lavoro tanto?
    me lo chiedo anche io.
    la risposta non la so.
    qualcuno disse: “il lavoro aiuta a tenere distanti tre cose: la noia, il vizio e l’indigenza”
    mi sa che aveva ragione…

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    12 aprile 2005

    per…

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