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  • 24 aprile 2018

    LO SMILZO

    Il giorno 2 marzo del 2018 ero a Imperia a cena da amici bello tranquillo e beato. Improvvisamente ho cominciato a sudare e a sentire un dolore lancinante alla pancia. Ambulanza. Pronto soccorso. Esami e controesami. Vedono del liquido dentro di me ma non capiscono cosa sia e da dove arrivi. Poi mi infilano in un tubo, mi sparano nelle vene del liquido di contrasto (strano effetto, per pochi secondi senti un calore pazzesco in tutto il corpo, come prendessi fuoco) e capiscono di cosa si tratta: la milza.

    Alle 3 di notte decidono di operarmi. L’ultima cosa che ricordo è la classica lampada rotonda sopra di me e un gran freddo. Poi PUFF più nulla. Mi risveglio ore dopo con un tubo in gola e attaccato a mille macchine. Sono in rianimazione. Non mi sento male per nulla, in verità, anzi! Capirò solo qualche settimana dopo del perché di tutto quello star bene: leggerò sulla cartella clinica delle belle dosi di morfina sparate nelle mie vene. Ben venga la morfina.

    Normalmente le asportazioni di milza, mi pare di capire, sono una cosa abbastanza normale. Nel mio caso però le cose si sono complicate e scopro, con il passare delle ore e il riacquisto di lucidità, che in quella notte io di operazioni ne ho fatte due, una dopo l’altra. Pare che nel seconda operazione abbia rischiato. Parecchio.

    Comunque io ovviamente non mi accorgo di nulla e, come abbiamo detto, mi sveglio tranquillo e beato in rianimazione.

    Dopo due giorni lì mi trasferiscono in reparto. Ho una botta di culo, perché mi trovano non so quale batterio/virus o boh e comunque devo stare in isolamento e mi piazzano in una camera singola che è una specie di suite vista mare. Fantastico! Ma veramente, sto lì veramente bene.

    Appena riprendo possesso del telefonino scrivo questo sul mio Instagram:

    • Sono consapevole che questo mezzo, questi social siano un percorso particolare per raccontare sé stessi e la propria vita: ad esempio io sento un’enorme differenza tra ciò che del mio intimo faccio vedere e del mio privato mostro. Sono due cose molto diverse che tendo a non mischiare mai.
      4 giorni fa ero ad Imperia negli unici due giorni di un periodo molto intenso, gli unici dove sarei riuscito a fare delle robe e a trovare mia mamma.
      A cena di amici mi sono sentito improvvisamente molto male, con sudorazione e gran mal di pancia.
      0spedale, esami vari e alle 3 di notte in sala operatoria.
      Circa 3 ore di intervento per uscire e poi rientrare per un’altro intervento, dato che si era scoperta una vena che stava prendendo sangue lì da qualche parte.
      In poche parole mi hanno tolto la milza e rattoppato un po’ tutto.
      È stata una stranissima sensazione era come vedessi tutto da fuori, da lontano, come se vedessi un film.
      Non vorrei esagerare, ma è stato molto interessante.
      E poi giù morfina: i vari intellettuali romantici dell’800 e i vari frikkettoni del 900 mica potevano sbagliarsi per tanto tempo!
      Poi in rianimazione si sta da Dio, ti coccolano come una bambola.
      Adesso raccontata così mi sembra da deficiente; ma vi assicuro che è quello che penso! (huè, comunque una volta da provare basta e avanza! ). Comunque adesso abbastanza bene, ho una bellissima camera che guarda verso il mare: vivrò bene e tanto come Gillo Dorfles the genius (di cui vi parlerò dopo). Ringrazio infinitamente tutti quelli (tantissimi!) che si sono preoccupati: ❤️
      È bello non essere soli.

    Ho avuto in quei giorni una quantità incredibile di messaggi e di affetto: è stato veramente pazzesco.

    Anche la Stampa si è interessata alle mie vicende… 🙂

    Temo di fare un torto non citando e non mostrando tantissimi gesti d’affetto che mi sono arrivati, ma due devo farli vedere!

    by Dido Fontana

    by Andrea Muti

    Finalmente (purtroppo?!?) è arrivato il giorno delle dimissioni dall’ospedale. “domani vai a casa!”. Quell’ultima sera in ospedale ero lì, pensando che mi sarebbe piaciuto ringraziare tutti quelli che mi hanno salvato la vita e tutte quelle persone che ho lì conosciuto che, detto con un raffinato giro di parole, si fanno un culo così.

    Perché vorrei dire una cosa, che sento sempre più viva e forte dentro di me: non sopporto chi si lamenta e critica, soprattutto le istituzioni. Quando sento qualcuno che si lamenta e critica dell’impiegato delle poste, del vigile, del controllore, del dottore, dell’infermiere e anche del politico, sapete cosa? Io mi sento sempre inevitabilmente dalla parte dell’impiegato, del vigile, del controllore, del dottore, dell’infermiere e anche del politico. E sì! Loro intanto sono lì che si fanno il culo o comunque qualcosa fanno, tu solo pronto a criticare con il ditino alzato! Ma vaffanculo te, “normale cittadino”, che io ho la certezza che se fossi al posto loro saresti il primo a farti i cazzi tuoi, rubare e poltrire! Ecco, l’ho detta. Chiusa parentesi.

    Comunque ero lì nel mio lettino il giorno prima, il giorno dopo sarei uscito e ho pensato che avrei voluto ringraziare tutte quelle persone. Volevo dirgli GRAZIE. Ovviamente però usando il mio linguaggio. E allora mi sono messo, ovviamente con il mio iPhone, a fare il ritratto a tutti e tutte.

    Quanto mi piace questa foto che mi ha fatto Elena, io in mutande e con la fascia e quindi ancora dolorante e convalescente che dimentico tutto e faccio quello che mi piace fare: usare la fotografia per raccontare qualcosa.

    Ho fatto le foto, ho scaricato i programmi per mettere insieme il tutto e ho preparato il mio manifesto 70×100. Tutto fatto con il telefonino. Alla faccia dei file raw, degli sviluppi con Lightroom e di tutte quelle menate inutili dei fotografi. Mando, ovviamente sempre dal telefonino, via mail il file al tipografo che il mattino dopo mi porta il manifesto: senza nessuna prova di stampa e menate varie era perfetto. A quel punto ho tappezzato l’ospedale: la mia stanza, l’ingresso, l’esterno della rianimazione, dappertutto!

    Sempre su Instagram quando ho fatto questa cosa ho scritto questo. Lo metto, come ho messo quello prima, perché sono le cose che mi sono uscite più a caldo:

      • Ecco, è finita: oggi sono uscito dall’ospedale di Imperia.
        Direi tutto bene!
        D’altronde si sa: tutto è Bene ciò che finisce Dusi. 😜
        In ospedale lavora un’umanità incredibile, giovani ragazze che devo chiappare al volo il posto di infermiera e mollano casa/fidanzato in Toscana per venire qui. E mille storie di sacrifici. Di notti. Di gente che si lamenta.
        Terribile.
        E chirurghi che dalle 3 del mattino alle 6 si mettono a operare. OPERARE. Su un uomo vivo. Io alle 3 di notte non riuscirei neanche a fare un piatto di spaghetti.
        Una cosa seria: invece di stare sempre con il ditino cerchiamo di essere consapevoli che abbiamo una sanità pazzesca.
        Ma in quanti paesi al mondo ti curano, ti accudiscono, in maniera eccellente?!? E gratis?
        Cerchiamo di essere consapevoli di questo enorme privilegio.
        Perché la salute è veramente tutto.
        L’ospedale di Imperia è veramente top.
        Questo il mio ringraziamento per tutte quelle e quelli che lì lavorano.
        A Milano c’è il fantastico MIA (andateci!!!) ma anche qui che una MIA mostra.
        Ragazze, ragazzi, infermieri, tirocinanti, commessi, inservienti, dottori, dottoresse, chirurghi: GRAZIE. ❤️

    Ancora una volta GRAZIE per tutto ma soprattutto per avermi permesso di realizzare la mostra più bella che io penso di aver mai fatto: GRAZIE!

    1. Rossella Siliotti ha detto:

      caro Settimio ti seguo da anni su Instagram (sono la @rosyanesthesist che ti scrive ogni tanto e a cui tu, un paio di anni fa, hai inviato per posta le spille con la tua immagine ☺) e devo dire che mi ha colpito molto il modo in cui hai condiviso la tua “disavventura” ospedaliera…sei riuscito a trasformarla in un evento positivo, e non solo per te, ma anche per i tuoi followers. Io praticamente in ospedale ci vivo (ho 50 anni, sono un medico e lavoro in Anestesia e Rianimazione fin da quando ne avevo 22) e difficilmente ho conosciuto pazienti che hanno affrontato in maniera tanto serena e piena di gratitudine la loro esperienza. Tu invece ne hai fatto tesoro. Sono certa che dentro di te è rimasto qualcosa di molto bello e profondo. Grazie per avere condiviso con noi queste tue sensazioni. Sei stato sicuramente un paziente meraviglioso. …invidio un pò o colleghi che ti hanno assistito
      Ti abbraccio con tanto affetto. Mi sembra di conoscerti da sempre!!!!!
      ciao!!!!
      R.

    2. Alessandro ha detto:

      Ciao Settimio!
      Avevo seguito ‘la vicenda’ via social ( che son quasi come i giornali ormai) e ciò che mi colpisce di più è come la rianimazione ecc ecc passi in secondo piano quasi come se non fosse stato grave ( sarà stata la morfina?) e tu col tuo solito fare trovi una ‘scusa’ ( passami il termine ) per fare altri scatti nonostante il bendaggio la milza e le mutande.. che ti vengono benissimo pure con un iPhone! A dimostrazione che è l’occhio che fa una foto non il mezzo. Detto questo buona notte che son le 4.35 e io son qui a legger il tuo blog
      Mi auguro di poterti incontrare presto
      AF

    3. Alessandro Didoni ha detto:

      Un post commovente e importante per diversi aspetti … quando è nata mia figlia alle due di notte ho pensato la stessa cosa su tutti coloro che erano lì in sala parto a “lavorare”. Sì perché per loro è un lavoro ma per noi è qualcosa di straordinario. È stato un parto difficile ma grazie a loro è andata tutto bene. Hai fatto benissimo a ringraziarli con la fotografia. Non lo dimenticheranno mai. Felice che ti abbiamo tenuto qui con noi. Che cazzo! Mica potevi andartene! Un forte abbraccio.

    4. Paolo Giacchetta ha detto:

      Ricordo ancora quando ho letto questa notizia su Instagram e ho subito aperto Facebook Messanger per mandarti un vocale.
      Son contento che tu ora stia bene, e gran bell’idea quella di ringraziare attraverso la fotografia i medici, ma da una persona come te me lo aspettavo! Ciao bello!

    5. Claudio Gori ha detto:

      Possiedi, caro Settimio, la dote più importante per un fotografo, la sensibilità di cogliere la bellezza intorno a te, di vedere cose che altri non sono in grado di vedere. Grazie di condividerlo, ci arricchisci.

    6. Andrea Bottini ha detto:

      Ciao Settimio! Innanzitutto in bocca al lupo per una pronta guarigione, sono contento che sia andato tutto per il meglio! Da infermiere e fotografo amatoriale ti ringrazio a nome di tutta la categoria per aver apprezzato il nostro lavoro. Io lavoro in Centrale Operativa 118 e sono 19 anni che faccio notti ed ogni volta che esco per andare a lavorare appunto di notte ma soprattutto quando rientro mi rendo conto che funziono al contrario; ovvero io esco per andare a lavorare e le normali famiglie si riuniscono introno al tavolo per cenare e poi andare a dormire ed io esco per andare a lavorare. Rincaso dopo il turno di notte e gli altri escono per andare a lavorare e magari dopo aver fatto tappa al bar per un ricca ed abbondante colazione! Ma sai cosa c’è che io sono innamorato del mio lavoro quindi il resto non conta! Ma sono innamorato anche della fotografia e spesso “grazie” al mio lavoro devo rinunciare a lei.

    7. Sante Castignani ha detto:

      Senza parole, quando si dimostra che una stima universale non è usurpata ❤️

    8. ivano ha detto:

      Ciao Settimio ti auguro una pronta guarigione, un grande saluto; BUONA LUCE!!!!!!!!!!!

    9. alfredo ha detto:

      cio’ che è veramente bello di tutto questo è che sei riuscito a trasmettermi la genuinità in modo totalmente naturale e sentito,nelle parole che hai scritto e nel piccolo gesto di ringraziamento che hai fatto.

    10. Alberto ha detto:

      Prima di essere un grande fotografo, sei un grande uomo.
      Auguri!!!

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