11 ottobre 2016

WS

Allora, poche informazioni e chiare.

Praticamente una volta alla settimana qualcuno mi scrive chiedendomi di organizzare un workshop nella sua città. Non rispondo mai di no. Rispondiamo sempre facendo tutta una serie di richieste, che non sono mai assurde o esose, ma che servono per alzare l’asticella della qualità che io ritengo indispensabile in una mia masterclass. Alziamo l’asticella, alziamo l’asticella…fino a quando scappano tutti. Per mia immensa felicità!

Perché non voglio fare workshop inutili.

Perché in un mio workshop io do il massimo, do tutto me stesso: non voglio che questa mia energia vada sprecata.

Quindi, chiedetemi pure di fare workshop dove volete, ma sappiate che non è facile, i paletti da superare sono tanti.

Che è un peccato, poi. Perché io amo fare i workshop! E sapete perchè? Perché imparo tantissime cose, mi sono utilissimi.

Sono contento quindi di farne uno, a fine ottobre, replicando quello che avevo fatto da me in studio a Milano a febbraio: questa volta andremo a Mantova, all’interno del Festival del Vintage, una realtà molto interessante e divertente, sempre in partnership con Leica Italia.

E qui magari sorge spontanea la domanda: cosa avrebbe questo WS di meglio per fare in maniera tale che io decida di farlo? Lo spiego subito: faremo questo workshop usando solo ed esclusivamente fotocamere Leica (R7 e serie M) analogiche, per andare a stampare in camera oscura i rullini sviluppati e provinati dal grande Giancarlo Vaiarelli.

Voglio dire subito una cosa, così ci togliamo il pensiero: non ho nulla contro o pro la pellicola o il digitale, non me ne può fregare di meno. Penso che la profondità della pellicola o l’emozione della grana siano pippe inutili e menate incredibili: si può fare ottima Fotografia con le macchine digitali e una foto di merda scattata in pellicola rimane inevitabilmente una foto di merda. Punto.

Però. Però scattando in pellicola si attivano dei meccanismi che possono e sono utili anche per chi poi andrà a scattare in digitale. Ad esempio una cosa che NON SOPPORTO quando vedo qualcuno scattare con la digitale è quando il tizio scatta e subito guarda dietro per vedere come è venuta: ma cosa guardi?!? La Fotografia deve essere nella testa di chi scatta, non su uno schermino! Ecco, scattando in analogico, si hanno pochi click a disposizione (36 scatti sono fin troppi, quando si attivano certi meccanismi mentali…), si pensa bene prima di scattare, non si vede nulla subito, si dorme con le immagini che in primis si sviluppano nella mente, prima che nella tank della camera oscura, si sceglie UNA Fotografia, la Fotografia e finalmente si va a stampare, portandosi a casa un fantastico prodotto di antico artigianato. Veramente una grande emozione, altro che click click a una poveretta.

Tutto chiaro?

Domande? Me la faccio io da solo una domanda: “Ma se non ho mai preso in mano una macchina fotografica a pellicola posso venire? Non sarà complicato?” Risposta: “Io voglio proprio quelli che non hanno mai preso in mano una macchina fotografica con la pellicola!!! Non c’è assolutamente nulla di (tecnicamente) complicato. Vorrei proprio persone che, grazie alla lentezza e predisposizione alla meditazione dell’analogico, vogliono scoprire una maniera lenta e meditata di fotografare”

Ecco, questo quanto.

Tutte le informazioni le trovate QUI

Vi lascio con tre immagini tratte dallo scorso Workshop. Metto una foto dei ragazzi in camera oscura con Giancarlo, poi ancora il Maestro che ritocca e infine un allievo, Corrado, che mostra, giustamente orgoglioso, la sua stampa. Tra l’altro mi piacerebbe se lo stesso Corrado, nel caso leggesse queste righe e avesse voglia, scrivesse un commento e il suo punto di vista si questa esperienza: non cerco elogi e complimenti (caso mai ce ne fossero…) ma forse può essere utile avere un parere di chi ha preso parte a un mio WS di questo tipo, parere che sicuramente sarà più obiettivo del mio… 😉

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  1. Corrado ha detto:

    E’ stata una esperienza molto bella e costruttiva. La cosa più importante è stata che sono uscito dal WS con delle cose che come direbbe Settimio “non mi han fatto dormire la notte”. Perché oltre ad usare una macchina analogica (che avevo già utilizzato essendo non giovanissimo e fotografando da quando ero ragazzo), stare in studio con Settimio e in camera oscura con un Signor stampatore come Giancarlo Vaiarelli (che non è stare in una camera oscura qualsiasi – ho fatto anche quella in gioventù, ma con lui è un’altra cosa), sono tornato a casa arricchito di moltissime nozioni, tecniche e soprattutto Settimio ha “mosso” dentro di me cose che mi han portato ad affrontare la fotografia in modo diverso mi ha fatto aprire gli occhi in modo diverso..

    Corrado

  2. marchigiano ha detto:

    a proposito di WS…il toscana foto festival che fine ha fatto?

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