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  • 5 settembre 2011

    IL FOTOMETRO #02

    l’unica cosa di cui mi pento è il titolo del post: il FOTOMETRO (noi lo dovremmo ben sapere!) sarebbe uno strumento che misura la luce, mentre ciò che avrebbe dovuto misurare lo strumentino empirico era altro…e quindi forse sarebbe stato più appropriato chiamarlo FOTOGRAFOMETRO…ma oramai è e rimane FOTOMETRO!

    e comunque: che marasma! erano così scoperti i nervi?

    ho letto ovviamente tutti i commenti, sia qui che su FB e sui vari forum che hanno riproposto il mio post. da un lato penso che non ci sia nulla da parte mia da spiegare, dato che tutto mi sembrava estremamente chiaro nel mio post, ma forse, dato le infinite interpretazioni che sono state fornite, è il caso che io provi a fare un po’ di chiarezza.

    intanto voglio ribadire che amo il fatto che esista internet e ci sia la possibilità per migliaia di giovani fotografi di mostrare il proprio lavoro. una volta i punti di riferimento erano 5 o 6, adesso sono centinaia, e questo è un bene per tutti. ribadisco in maniera ancora più chiara e forte che il mio non è un discorso corporativista: più fotografi ci sono e più bravi sono, più contento io sono. ok?

    ho un sacco di “fotoamatori” (mi scusino quelli che adesso citerò e che non si riconoscono in questa dizione) che sono nel mio database e che vado a guardare volentieri: ad esempio trovo interessante questa giovane ragazza, questa, lui è tutt’altro che un “fotoamatore”, trovo luca molto bravo, mi piace matteo, trovo interessante questo lavoro, lui bravissimo, molto interessante questo…bravissima francesca…insomma mi piace guardare bei lavori e sono felice quando riesco, come in questo caso a diffonderli: sono veramente convinto che noi si viva in un universo in espansione e che quindi ci sia posto per tutti e più e meglio siamo meglio sia per tutti. se la qualità della fotografia aumenta, aumenta per tutti!

    fin qui ci siamo? bene!

    se avete voglia di ascoltare adesso vorrei fare un piccolo discorso sulla fotografia, che ho già fatto altre volte in vari contesti, ma che è  indispensabile fare per capire il senso del tutto. soprattutto adesso, nel 2011, fare una fotografia bella non ha più alcun senso. nessuno! zero! nada de nada! una volta, e più si va indietro nel tempo e più era così, già realizzare una fotografia corretta era un’impresa: adesso ci riescono tutti! spesso racconto questa cosa che sembra un paradosso ma non lo è assolutamente: se diamo una bella digitale ad una scimmia, le insegniamo a schiacciare il bottoncino, la mandiamo in giro per milano al mattino e la ricatturiamo alla sera, scarichiamo i files, facciamo un bel editing, un bel ritocco delle immagini scelte, le mettiamo in bianco e nero e le stampiamo un metro per tre…possiamo fare una mostra meravigliosa! ma veramente! non è un paradosso!!!

    è fondamentale quindi avvicinarsi alla fotografia tenendo ben presente questa realtà. fare belle fotografie non è mai bastato e basta meno che mai adesso.

    adesso, come d’altronde sempre ma ora più che mai, è fondamentale che le fotografie raccontino qualcosa. dietro ad una fotografia ci deve essere qualcosa.

    dietro ad una fotografia ci deve essere un perchè! ecco, questo è sempre un ottimo “termometro” per valutare le immagini, se dietro hanno una motivazione che ha portato a farle.

    la fotografia del vecchio pescatore con le rughe non è bella o brutta, anzi magari è pure bella ma sapete una cosa? è inutile!

    un altro esempio che faccio spesso e che penso possa aiutare a spiegarmi. tu che leggi sei mai stato a…diciamo…trieste? facciamo che no, non ci sei mai stato. se ti dessi dieci fogli di carta e una penna e ti chiedessi di scrivere su trieste tu cosa faresti? esatto, niente, scriveresti al massimo tre righe. e invece se ti mandassi a trieste con la tua canon al collo gireresti e faresti un sacco di belle foto, tanto carine…la piazza, il mare e il vento. ma non racconteresti niente di trieste! saresti come la scimmia che fa le foto così, tanto per fare! un servizio su trieste ha senso se sai di cosa stai parlando e lo vuoi raccontare, altrimenti è completamente inutile, che, lo ribadisco, è ben peggio di una foto brutta.

    meglio un miliardo di volte un foto brutta ma che racconti qualcosa piuttosto che una fotografia bella che non racconti nulla.

    andiamo adesso caso per caso dei punti del fotometro:

    -le foto firmate fanno proprio pittore della domenica. vi voglio dare una notizia: sono anni che gli artisti non firmano le proprie opere, fotografi/artisti compresi. temete che ve le rubino?!?! visto che sul web ci sono le foto di avedon senza firma secondo me se proprio devono rubare rubano prima quelle…

    -l’HDR è una enorme scorciatoia per arrivare in grande velocità in un posto dove non si voleva andare. (fuor di metafora: fa venire bene qualsiasi cosa, aumentando a dismisura la sensazione di aver fatto qualcosa di figo)

    -volete la musica sul sito? perfetto, non ci sono problemi: sappiate però che il 90% degli utenti che andranno a visitarlo (me compreso) usciranno appena sentiranno le prime note

    -foto di donne nude nella fabbrica: avere un nuovo ed originale punto di vista è fondamentale per chi faccia il fotografo. se una cosa la fanno tutti è probabile che faccia cagare. le foto di donne nude nella fabbrica sono il simbolo del conformismo e della banalità. insomma, fanno cagare

    -il fatto dei mille euro non è per fare lo sborone, i mille euro sono un simbolo preciso di qualcosa: che le vostre fotografie siano servite a qualcosa. come ho già accennato prima, la buona fotografia è tale se serve a qualcosa. se è utile. se ha risolto, producendola, dei problemi a qualcuno. è un po’ come un bicchiere d’acqua, che non ha valore e qualità in assoluto: sotto le cascate del niagara non vale nulla, nel deserto tantissimo. la fotografia è uguale, deve risolvere problemi! e il fatto che sia pagata vuol dire non che sia bella o brutta ma che, cosa molto più importante, ha risolto il problema di qualcuno…

    -tramonti, gattini, maschere…tutte cagate, inutili e banali

    -i cinquanta libri: può uno fare non dico l’avvocato o il medico ma anche l’idraulico o il pescatore senza sapere il più e meglio possibile di tubi o pesci?!? andreste voi a mettere le mani in un quadro elettrico senza sapere nulla di quadri elettrici?!? ovviamente no. per fare le fotografie è esattamente uguale: prima di fare bisogna conoscere. il più possibile…

    -spesso i fotografi sono ammalati di una grave malattia, che è il tecnicismo, l’ossessione per inutili dettagli di natura tecnica, che nulla hanno a che fare con la fotografia. scrivere che una certa foto è stata fatta con 50 mm canon 1,4 a diaframma 8 e tempo 1/250 è assolutamente inutile. dimmi cosa pensavi quando l’hai fatta, questo sì che è utile

    -fare finti editoriali sul proprio sito è il peggio, è il voglio ma non posso. e poi perchè darsi dei paletti che io ho ma tu magari non hai e hai la fortuna di non avere?!?!

    -i workshop li possono fare coloro che sanno fare. se non sai fare come è possibile che tu sappia insegnare?!?!

    comunque, lo ribadisco, il tutto si può riassumere in una parolina semplice semplice, che è indispensabile usare per valutare il proprio lavoro.

    questa parolina magica è: PERCHE’? bisogna sempre domandarsi: perchè? perchè ho fatto la tal foto? perchè ho fatto il tal servizio? se la risposta è “mi piace” “mi emoziona”, vi devo dare una triste notizia: di ciò che piace ed emoziona voi non frega un cazzo a nessuno! se c’è un racconto, se dietro ad una certa vostra foto potete parlare per mezz’ora è molto probabile che sia una buona foto. se avete fatto una foto di un bel tramonto perchè vi piace…beh sapete già la risposta.

    l’elenco qui sopra indica la luna, se vi fermate a guardare il dito non serve a nulla.

    potete fare una fotografia di una donna nuda in una fabbrica con la maschera veneziana e un gattino in mano, con affianco un vecchio pescatore rugoso, dietro un tramonto e il tutto trattato in HDR…e questa immagine sarebbe fantatica, meravigliosa e perfetta…lo sarebbe se questa immagine avesse un perchè!

    spero di essere stato abbastanza chiaro. l’argomento, evidentemente, stimola un sacco, ed era importante spiegare meglio possibile il fotometro.

    se tutto ciò non è stato abbastanza c’è però una ulteriore possibilità! sabato prossimo, 10 settembre, sarò al SI FESTIVAL ospite del NO PANIC di mr. ©hico per un valutazione personalizzata e sartoriale del FOTOMETRO: vi aspetto!

    1. Jacopo G Quaggia ha detto:

      Ciao
      Il confronto credo sia una necessità e un dovere per chi tratta-mastica-vive-sopravvive-muore-rinasce con la fotografia; a qualsiasi livello, in qualsiasi campo, trasversalmente. E non parlo solo di un confronto a voce, dal vivo: parlo di un confronto più intimo attraverso i propri risultati alla mano. Quante ore ho dedicato a cercare di capire cose ci fosse dietro alle immagini dei Becher; o di Nan Goldin, per non parlare di Sophie Calle… va bene, ora smetto. Un mondo nuovo si è aperto dinanzi a me, potentissimo.
      Quello che voglio dire, ho seguito per intero -ero al mare e poi non ne ho potuto più fare a meno- la vicenda fotometro, il caso fotometro, il fottuto fotometro: il fottometro. Per una volta un serio ed affermato professionista offre ad un pubblico che sceglie di seguirlo preziosissimi consigli su come affrontare ‘sto bordello chiamato fotografia e viene linciato. Effettivamente il fotometro ha funzionato: i dati che ha raccolto sono desolanti, hanno raccontato una realtà davvero preoccupante. E Settimio, scusa per il tu, te lo voglio proprio dire pubblicamente(anche perché non ti conosco e non potrei telefonarti)__non potevi fare fotografia migliore per raccontare il mondo della fotografia oggi. Complimenti per questo happening magnifico! E grazie per lo spazio che ci concedi.

    2. paola ha detto:

      Ciao,
      anche se sei un fotografo, mi piace come scrivi, odio i fronzoli e una parolaccia, se ben piazzata, arriva là dove tanti giri di parole finiscono per incartarsi (a meno di non essere la alliende della casa degli spiriti).
      Mi hanno colpito la cosa della scimmia, quella dei tramonti (e gattini e pescatori…) e di trieste. In effetti hai ragione, tra l’altro l’espressione “mi emoziona” la collego ai programmi della defilippi ovvero alla televisione brutta del già cotto, già mangiato, già digerito, a voi signori e signore non resta che … Quindi sposo in toto le tue idee, anche se ci sono esempi di geni nel loro campo che proprio perché geni non avevano avuto bisogno di leggere come si fa, però parliamo di un numero molto ristretto di umanità.
      Però, stavo pensando, che una donna nuda in una fabbrica con un gattino tra le mani un pescatore alle spalle e un bel tramonto che si scorge dalla finestra… beh, eccezionalmente, solo perché tu lo hai sconsigliato, potrebbe essere una bellissima fotografia, potresti intitolarla “fotometro”!
      Buon lavoro.
      paola faravelli

    3. adriano zanni ha detto:

      Sto leggendo con interesse la discussione.
      Benedusi vorrei farti una domanda.
      C’e una cosa che mi incuriosisce davvero relativamente al famoso perche’ che dovrebbe esserci dietro ad ogno foto,
      Tu credi che siano differenti ( i perche’ ) fra le foto fatte per “lavoro” e quelle che invece ti senti di fare senza che ti siano commissionate da nessuno?
      Insomma, quanto e’ discriminanate in questo ambito la parola “lavoro”?

    4. Anto' ha detto:

      “Effettivamente il fotometro ha funzionato: i dati che ha raccolto sono desolanti, hanno raccontato una realtà davvero preoccupante. ”

      ahahahh, vero 😀
      i commenti nel fotometro03 sono davvero uno specchio preoccupante

      livorosi, gente che torna apposta a incazzarsi, va apposta a cercare o spulciare, si risente se ha 43 libri e non 50
      ma un po’ di serenità? un po’ meno di livore verso il mondo? coda di paglia?
      ma in effetti spesso è proprio così anche dal vero

      ho 35 libri? la validità di quello che ha scritto benedusi non cambia di una virgola.
      anzi, il fatto che abbia BEN 35 libri vuole dire che quello che dice benedusi è giusto e lo condivido, se no cacchio mi fregava di comprarne 35 o 43? bisogna mettersi, studiarci e pensarci su. voglio proprio vedere chi non concorda…

      benedusi non farà l’esame per ottenere il permesso alla gente di scattare eh, non è necessario venire qui a giustificarsi o puntare il dito proprio

      c’è qualcosa di utile nel discorso? per me? bene, lo terrò presente
      (io direi tutto, a meno che uno abbia fatica a comprendere le indicazioni più semplici)

    5. Samuel ha detto:

      Io odio il bianco e nero come la mettiamo? tutti lo fanno, e poi si sentono degli esperti fotografi drammatici.. ma chi se ne frega… io sono stato molto attratto dagli Hdr e ne ho fatti un centinaio.. per questo non mi sento di aver preso scorciatoie per fare qualcosa di figo.. mi piacevano e basta.. e poi ne esistono migliaia di tecniche, uno che le prova tutte non sarà mai un fotografo? e vale il fotometro per tutti? se steve mc curry facesse questo test e arrivasse a 0 saresti tu a dirgli che non vale come fotografo ? non ha senso neanche per me che non mi sento fotografo..

    6. Stefano ha detto:

      Salve, io per ora non sono un fotografo, nel senso che non vivo di fotografia, se questo vuol dire essere fotografo.

      Per ora si tratta di pura passione e spesso curiosità. Non vivendo di fotografia non scatto su commissione o per gli altri ma scatto principalmente per il mio piacere, perché attraverso le foto riesco ad essere me stesso e a comunicare le mie sensazioni. Quello che mi porta ad eseguire lo scatto il 99% delle volte è pura emozione.

      Per dirla però come dice lei scattare per emozionare “non frega un cazzo a nessuno!”

      La mia piccola esperienza però mi ha portato a conoscere gente che ha fatto la storia della Fotografia facendo foto che non solo avevano qualcosa da raccontare e quindi un suo perché (come dice lei giustamente) ma anche perché erano scatti che emozionavano, toccavano la sensibilità di chi le guardava ed è per questo che hanno avuto tanto successo!

      Non posso fare a meno di citare il mio conterraneo Mario Giacomelli che scattava senza conoscere nemmeno come funzionava l’attrezzo che aveva tra le mani, un autodidatta che scattava per il suo unico piacere, ora le sue opere sono al MOMA di New York.

      Anche oggi molto fotografi famosi cercano di raggiungere solamente l’emozione come dice Settimio Benedusi negli ultimi 10 secondi di questa sua intervista :)))))))
      http://www.youtube.com/watch?v=VPRrH5mc4gE

      A parte questa sua contraddizione apprezzo in parte la provocazione (così la vedo io) del Fotometro ed apprezzo i suoi lavori.

      A presto.

    7. settimio ha detto:

      @paola: e brava paola! e non perchè mi dai ragione, ma perchè dimostri in poche righe di aver capito ciò che mi sembra incredibile che non sia lapalissianamente chiaro! (la prossima volta voglio venire anche io a piedi da imperia a limone!)

      @adriano zanni: nessunissima differenza tra lavoro e piacere. per dirla in un’altra maniera è importante che le cose “abbiano un senso”.
      e lo devono avere sia quando ti pagano che quando non ti pagano (se questa è la differenza tra lavoro e piacere)

      approfitto per dire una cosa che finora non ho detto, che è molto importante: facendo cose che “abbiano un senso” si ha una meravigliosa conseguenza e cioè che le cose fatte vengano RICORDATE.
      e già! il tramontino, il vecchietto, le maschere………..tutte cose non solo inutili ma che spariscono dalla mente di chi le guarda dopo un secondo e mezzo.
      le cose che invece sono fatte con la testa (e che quindi la testa attivano!) verranno per sempre ricordate, inevitabilmente.
      io ad esempio, per sempre mi ricorderò, adriano, il tuo servizio “models”
      http://www.az64.org/index.php?/projects/the-models/
      e lo ricorderò perchè…perchè è una bella idea!

    8. Ettone ha detto:

      Non mi ritengo un fotografo sebbene potrei dimostrare di esserlo anche professionalmente in quanto sono designer pubblicitario da più di 10 anni e ho a che fare professionalmente con la fotografia quasi quotidianamente. Tuttavia tengo ad identificare il fotografo con chi fa solo quello di professione e a riconoscermi semmai come un fotoamatore e un “capace” selezionatore quando mi trovo felicemente costretto, per esigenze lavorative, a dover contattare chi lo sa fare meglio di me.

      Mi soffermo però sul discorso della Firma sulle foto (che rientra maggiormente nelle mie professionalità) e su questo argomento mi permetto di segnalare un articolo che scrissi sul mio blog nel 2010 (http://messaggisofisticati.wordpress.com/2010/01/07/ci-metterei-la-firma/
      e che trattava proprio l’argomento arrivando alla conclusione che il più delle volte la firma “danneggia” l’immagine…
      ma sono altresì convinto che un minimo di riconoscimento ci vada poiché quando non sei conosciuto e una tua foto viene postata su un blog non sempre il blogger ha l’intelligenza di postare il link al sito o il nome del fotografo e se in un angolino c’è l’indirizzo è tutto di guadagnato …
      Mi piacerebbe sapere cosa pensa dell’articolo Settimio…

      Per il resto, vista la ricca spiegazione di questo post n.2 direi che condivido a pieno gran parte dei punti.

    9. Francesco Francia ha detto:

      … quello che hai scritto qua Settimio è quello che mi ha insegnato (o meglio che ha provato ad insegnarmi) il mio primo maestro di fotografia *Gabriele Agostini di Roma (CSF Adams) , magari non popolare quanto te ma che cito sempre con orgoglio e affetto.
      Parlando dell’arte e dell’ “opera d’arte” diceva che non è mai misurata in base alla sua estetica o a dove è esposta, ma in base al concetto che è racchiuso dietro ad essa (e portava come esempio estremo la cacca di Piero Manzoni sigillata, esposta, e venduta in base alla quotazione dell’oro). E diceva sempre.. (cito testuale) “prima di fare quel cazzo di click, domandati PERCHE lo stai facendo, e per pesare il lavoro faceva scrivere un testo per ogni singolo scatto della sessione proprio sulla motivazione…. (se era una cagata o una specie di supercazzola intimisto-introspettiva si incazzava come un riccio).
      Inoltre era di rigore la pellicola anche se aveva gia preso prepotentemente piede il digitale (era arrivato gia a 3.0 MPx sulle semipro) proprio perché più ti costava fare una foto e svilupparla più ci dovevi pensare….
      Ho iniziato su buone basi, poi per varie ragioni e scuse che è do a me stesso, ho deviato il mio percoso.. ma vuoi per l’insoddisfazione continua e vuoi per “incontri” diretti ed indiretti come nel tuo caso, ho rimesso in gioco gran parte del mio lavoro proprio ripartendo dalla base del “perché”.
      Ora spero solo che appena comincerò a pubblicare i “nuovi lavori” la mia fotografia continui a “fare il suo” come ha fatto fin’ora, altrimenti vengo a bussare alla porta del tuo studio! 😉

    10. Alessandro Di Noia ha detto:

      Da uno che ha fotografato parecchi tramonti, qualche pescatore e quasi nessun gattino devo dire che all’inizio infastidisce leggere un articolo come il tuo. Poi però continui a leggere e ti rendi conto che per quanto sia “doloroso” è semplicemente vero: bisogna chiedersi perchè, se ce n’è proprio bisogno di scattare.

      Sono d’accordo che uno scatto rimanga impresso quando è inedito, curato e ricercato ma, se sto scattando per conto mio, senza commissioni o velleità professionali allora mi sento autorizzato a scattare quello che mi piace, anche i tramonti. Perchè? Perchè mi piacciono e mi fa stare bene scattare la foto di uno spettacolo che chi ripete, mai uguale a se stesso tutto i giorni. Per questo motivo non è detto che poi i miei tramonti debbano per forza andare ad accrescere la massa di fotografie planetaria.

      Grazie per la tua riflessione

    11. Hilda ha detto:

      Se prima il sapere veniva trasmesso attraverso un sistema VERTICALE e gerarchizzato, oggi, a causa di internet, la conoscenza ha assunto una nuova forma ORIZZONTALE; Questo meccanismo fa in modo che un’opinione valga l’altra e ciò ci costringe ad una crisi dell’interpretazione.
      Credo che la Fotografia di oggi valga come esemplificazione di questa condizione culturale.
      Ma continuo ad avere fiducia nel talento e nella creatività.
      Poi, nella sconfinata giungla di internet, ogni animale munito di macchina fotografica fa il suo verso, ogni turista ignorante scatta foto, ogni sedicente professionista tiene corsi. Croce e delizia del nostro secolo.
      Grazie a Settimio Benedusi per la sua sfrontata franchezza.

    12. Matteo Bertozzi ha detto:

      Devo dire che rileggendo questo post mi vengono in mente i giorni passati a Cortona =)
      e sopratutto che da quel momento in poi il mio modo di vedere la fotografia è cambiato radicalmente. Le cose scritte in questo post e anche in quello precedente sono giustissime anzi è come secondo me dovrebbe essere intesa la fotografia ma ad alcune persone persone non ha fatto piacere leggere la verità e hanno cominciato a sparare a zero.
      Quella domandina Perché? io me la faccio spesso e la maggior parte delle volte mi evita di perdere tempo nel fare foto inutili.

      Grazie Settimio! 😀

    13. Laura ha detto:

      Oggi nel cielo c’è luna piena…

    14. francesco malavolta ha detto:

      grandeeeeeeeeee

    15. Stefano Trivellato ha detto:

      Ho trovato illuminanti questi post. Dopo averli letti con attenzione mi sento d’accordo con il messaggio trasmesso. E adesso che ci penso, un tramonto l’ho fotografato anch’io. Dannazione 😀

    16. giorgio ha detto:

      trovo il lavoro di tutti quelli che segui, incluso corrado dalcò (parmigiano-londinese che fa il fotografo e non il fotoamatore), monotematico come contenuti e come stile. ovvero, la topa fotografata un po’ sfocata in una camera non identificabile e talvolta mal illuminata. sarei curioso di sapere cosa ti raccontano o ti trasmettono queste immagini da “serial killer della fotografia”. ovvero, mi domando, dove sta la ricerca e qual è il messaggio?

    17. Emidio ha detto:

      Ok ora sono profondamente demoralizzato.

    18. Matteo ha detto:

      Benedusi è uno stronzo bastardo. Lo ammiro, è una guida.

    19. Marco ha detto:

      ciao, prima di tutto devo farti i complimenti, mi piace molto come fotografi (lò sò che non te ne frega nulla del mio complimento, ma mi và di fartelo e te lo faccio.)
      Il tuo post non fà una piega, sono d’accordo su ogni singola sillaba, certo ammetto che anche io ho fotografato vecchi rugosi e tramonti….e dopo aver letto il tuo post ho riflettuto sul perchè e sono giunto alla conclusione che sono figlio visivo di questa società che in pubblicità mostra quel tramonto o quel vecchietto.
      comunque mi chiedevo dopo aver visto i tuoi scatti cosa volevi raccontare con le tette o il culo di quella ragazza???
      non mi sembra che i tuoi scatti vadano a raccontare chissà quale storia….
      p.s. ancora complimenti

    20. Michael ha detto:

      Hi Settimio, I am from Indonesia and when I visit your blog I always spent more than 5mins 9secs (way more…)… Just starting photography for 3 years, I am attracted to take pictures of beautiful female models and the internet showcases your work and I began to check out your behind the scenes videos (how you handle your model, gear, photo shoot and attitude) and admire your creation. NOW, you’re telling me the Power Of Why (like those business gurus when they preach how we should know ‘why’ we choose our job).. Is the ‘why’ different if you take pictures of different girls on different beaches? Why are you attracted to ‘amateur’ ‘s work that resembles your ‘art’ section of your portfolio, but what about photographers’ whose work are also respected in other section of your portfolio (advertising, editorial, SI)? So is it useless of me, if trying to get images like your beautiful girls pictures? Help…

    21. Giorgio ha detto:

      Io ancora attendo una risposta alla mia domanda del 28 settembre, ma a quanto pare Settimio si degna di rispondere solo a chi la pensa come lui. E sì che ad avere gli stessi dubbi non siamo pochi. Mah… Come scriveva il buon vecchio Manzoni: fu vera gloria? Ai posteri l’ardua sentenza.

    22. settimio ha detto:

      @Michael: thank you to follow me from Indonesia! I love Indonesia! But…i am really sorry i don’t understand well your questions!!! 🙁

      @Giorgio: è vero, rispondo raramente. lo faccio perchè conosco abbastanza bene i meccanismi di internet dove è facile innescare una reazione a catena di commenti su commenti che normalmente va a finire (protetti spesso dall’anonimato…) in risse e insulti.
      quello che io ho da dire lo dico nei miei post…
      comunque, per una volta faccio un’eccezione: ho incluso Dalcò nei “fotoamatori”, nonostante certo lui non lo sia, perchè la sua maniera di fotografare la bellezza femminile è, da un lato, molto “fotoamatoriale”, nel senso molto “semplice”, e quindi l’ho portato come esempio che se una persona ha qualcosa da raccontare lo può fare anche fotografando ragazze normali in maniera normale.
      a me come lui lo fa piace molto, lo sento un tipo di fotografia molto istintiva, di pancia, vera…alla base della quale ci sono concetti ed idee che forse sarebbe meglio chiedere all’autore piuttosto che a me. saluti

    23. Michael ha detto:

      Thanks Settimio, i watched your Behind the scenes from Bali too… sorry, you said if we take pictures we should have a story behind it… i am wondering if you need different stories, if you take pictures of SI swimsuit pictures at different beaches and different girls? … Drop me an email, whenever you come to Indonesia, ok?

    24. DAVID HATTERS ha detto:

      Concordo pienamente con quanto hai (se posso darti del tu) detto Settimio. Chiaramente io da aspirante fotografo commento un sacco di errori e ammetto ahimè di aver fotografato qualche tramonto. Il più delle volte invece cerco di raccontare. Ed è lo stesso problema che ho sempre riscontrato negli anni di università di architettura. La maggior parte della gente che vi studia, (e in molte facoltà estranee a Venezia e la sua filosofia, anche che vi insegnano), tendono ,soprattutto viste le ultime tendenze contemporaneee, a creare il miglior pezzo di urban design possibile senza che questo possa passare per reale architettura. Se si prendesse quel dato edificio e si rimpicciolisse a grande 10×20 cm sarebbe un perfetto soprammobile, e tutto ciò perchè manca di storia e aggancio con tutto ciò che il territorio e il popolo circostante hanno da raccontare.
      E lo stesso vale per la fotografia, la pittura, la scultura, il cinema ecc ecc ecc.
      Se date un occhio al mio sito,che non è niente di eccezionale vista la mia mancanza di esperienza e di studi in campo fotografico, ma che spero possa regalarvi cmq qualcosa e che spero possa migliorare, sicuramente noterete che molte foto ritraggono le stesse ragazze. Ora, premetto che non essendo un professionista cerco di giostrarmi con le persone che ho attorno, ma penso che l’apporccio , se mai dovessi crescere e avere lavori più grossi, sarà lo stesso. Ovvero conoscere la persona che si fotografa e il perchè la si fotografa. Se conosci una cosa di certo la saprai cogliere e spiegare,altrimenti no. E lo stesso vale per i paesaggi. Quindi, benchè molti non siano d’accordo con le parole di mr Benedusi, io non posso che appoggiarlo.

    25. settimio ha detto:

      @Michael: yes, sure. different beaches, different girls…different stories! but always with the Sports Illustrated mood: simple, sexy, natural…

    26. Marco ha detto:

      Il discorso non fa una piega, perfetto. Cose che dovrebbero sapere tutti prima di prendere in mano una macchina fotografica.
      L’unica cosa sono link a questi giovani fotografi, che a mio modesto parere, hanno cambiato la soglia di fotografia inutile (o megabyte sprecati, a discrezione).

    27. Anteo ha detto:

      Scusa Settimio, non voglio inserirmi a gamba tesa nel discorso, ma seguo la discussione sulla fotografia (cos’è, chi la fa davvero, chi è artista etc) da un pò. Riguardo al fotometro mi sta bene come spunto riflessivo ma non puoi pretendere che la gente ci faccia troppo affidamento. Un esempio: la firma sulla fotografia: cazzo, hai ragione, io se dovessi prendere un’immagine sicuramente sceglierei quella di un fotografo famoso, ma col rischio di esser sgamato subito. Il fotografo famoso lo conoscono anche in Zimbawe e una causa per copyright è na rogna. Allora cerco tra le immagini del fotografo sconosciuto e abbastanza ingenuo e taaac, mi prendo la mia bella fotografia, magari anche in alta risoluzione (perchè quando uno è pirla è pirla fino in fondo) e la uso per la mia pubblicità o altri scopi commerciali. Un pò ci si deve tutelare dai, anche se è vero che da fastidio e sa di principiante.
      I libri di fotografia. Cazzo anche a me piacerebbe averne mille, ma costano. Poi c’è internet, bagaglio di tutta la conoscenza umana. Poi è una cosa assolutamente fine a sè stessa: conosco gente con biblioteche intere di libri di fotografia e non ci ha ancora capito una mazza. Un pò come tutta la gente che cita Cartier Bresson senza capire niente dell’arte e della tecnica di Cartier Bresson. Poi mi trovi d’accordo su tutto il resto, ma ogni punto potrebbe ugualmente essere opinabile.

      Un’ultima cosa: mi sono visto decine di fotografi, mi sono guardato quelli che chiami grandi, mi sono visto i link che suggerisce e se posso dirtelo, FANNO TUTTI LA STESSA COSA. Ora che il metro è Terry Richardson (che io amo) per tutti, è abbastanza evidente. Però, a parte Dalcò e qualcun’altro che lo fanno con un pò più di stile, sò sempre le stesse cose:

      Foto di festa con tipa mezza ubriaca e scombinata
      Foto di piedi ad una festa/incontro/presentazione etc
      Foto di tipa con la figa all’aria con le variazioni che possono alludere a masturbazione o altro
      Foto di tipo con sigaretta tra le labbra fuori fuoco
      Foto di tipo/a con polpo o altro pesce
      e cosi via…

      Se poi il mondo è pieno di ragazzini bimbiminkia che si fotografano le converse, il bicchiere di birra etc e riempiono lo spazio di cacca al pari di chi fotografa tramonti, gattini, etc è anche perché questo è il trend.

      Non te ne volere, probabilmente non considererai affatto questo commento o probabilmente mi farai a pezzi, era solo per dare un’opinione

      Forse l’originalità oggi consiste nel fotografare una fabbrica dentro una donna nuda, chissà…

    28. Marco ha detto:

      @Anteo non ti preoccupare le cose alla Terry Richardson oggi sono le nuove maschere di Venezia
      Per questi nuovi geni della fotografia se nel portofolio non hai una tua amica nuda davanti che mangia un calippo non sei nessuno…

    29. Michael ha detto:

      Big Thanks Settimio… strangely enough, now I understand what you are trying to say about being a real photographer… Terima kasih…

    30. Piernicola ha detto:

      Chiedo scusa a tutti per il ritardo con cui scrivo, ma ci ho messo due mesi circa a ricostruire la giusta cronologia di questa interessantissima discussione, anche a causa dei link ai siti esterni programmati male (dovrebbero aprire il contenuto in una nuiova scheda o finestra e non sostituirsi a queesta). Intanto finalmente ho capito consa intende il maestro Benedusi quando parla di ‘fotografie fatte male ma che raccontano qualcosa’, quindi tutti i link dei fotoamatori che lui apprezza rappresentano foto onestamente orrende che però sono funzionali al racconto di una storia, e anche se questa poi si limita ad un vibratore infilato in un pertugio, è pur sempre una storia. Nel foto metro non noto una regola che io ritengo fondamentale e che farebbe il paio con la regola HDR, non tanto nelrisultato finale ma quanto nelle intenzioni, cioè quelle di seguira una moda anche se oscena, e quindi dovrmeom aggiungere le foto fatte con le rinate Polaroid, i cui risultati sono sempre risibili ma pieni di fascino e poesia (visibile solo a chi apprezza quel tipo di poesia) per la giogi di molti foto editor moderni, il cui merito per occupar eil posto che occpuano è francamente discutibile. Quindi pur di raccontare una sotira sono autorizzato ad usare male un tizzone arroventato e carbonizzato come si usava nella preistoria? O le storie le ho apprezzate quando poi qualcuno me le ha sapute raccontare con bravura e usando mezzi tecnici almeno normalmente riconosciuti come tali? CIoè accetiamo, noi comuni mortali che non hanno la poesia nell’animo, che anche la beat generation sia considerata arte, ma che con la sua volgarità, minimalismo, semplicità, dissonante cinismo e bellissimo diniego di qualsiasi tecnica, poi vada a sostituire o superare i poeti classici addirittura tacciati di essere antichi, questo è tristemente sbagliato, anche se atutale e vero. Raccontate la storia una figa di una mignotta a gambe aperte e siete cool, Settimio, e per non perdere l’emozione del momento scattate in luce ambiente e senza pensare alla tecnica tagliando mani piedi con micromosso con bilanciamento sbagliato volutamente e in barba a quel famso manuale di fotografia che voelte strappare perchè chi lo segue è uno scolaretto diligente ma mai un’artista, ma una foto con le luci studiate e realizzata come si deve davvero non vi racconta niente? Abbiate almeno la compiacenza di definire questa la vostra fotofrafia. Di moda. Del momento. Non la fotografia in toto

    31. Piernicola ha detto:

      PS: il il fotometro lo condivido eccome eh! e sopratutti ODIO chi si crea i siti con la musica e la scritta photographer, come se il mio falegname si facesse un’insenga ‘Mesciu Ginu FALEGNAMER’… quindi quoto Settimio, ma vorrei tanto che qualcuno scrivesse che si ok, è tutto giusto ma non riduciamolo a polaroid e ‘ragazze’ che si masturbano! Altrimenti raccontiamo una storia bellissima, ma ripetuta così tante volte che ci rompaimo le palle!

    32. Filippo ha detto:

      Le foto firmate fanno si pittore della Domenica ma evitano che giornali come La Repubblica ti rubi la foto! (episodio capitato sia a me che a un mio collega)

    33. gianni ha detto:

      Settiminio esprimo il mio parere:
      .se le foto piacciono al fotografo che le fa, a patto che non scatti in auto(matico) sono ok.
      è tutto relativo in questo mondo, ora non vorrai farci bere che solo perchè hai un bel portfolio quello che snobbi tu fa cagare.
      -l’hdr è modernità, se usata bene.
      -le foto dei pesci e gattini possono non piacere a chi fotografa fighe in aria, non di sicuro ad un fotoreporter naturalista.
      -le foto in fabbrica forse non piacciono a chi ha un budget stellare (o cmq un buon budget) o se si sceglie una fabbrica con una scenografia scadente, non credo passino inosservate se come dici tu …..C’E’ UN PERCHE’….

      e se lei si chiedesse davvero perchè, magari la prossima domanda sarebbe:
      .perchè critico e do giudizi ?

      Concludo col dire che trovo le sue foto molto più banali di tanti fotoamatori.

      P.S.
      un artista visivo che campa con le cagate.

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