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  • 5 febbraio 2015

    CIRCOLO FOTOGRAFICO MILANESE

    settimio

     

    LA BUONA NOTIZIA (a seconda dei punti di vista):

    spesso e volentieri le mie esternazioni vengono lette come una critica nei confronti dei fotoamatori: proprio un grande errore!

    come tanti fotografi professionisti io stesso sono stato fotoamatore e come tale ho frequentato il circolo fotografico di Imperia: avevo 16 anni e tutti i lunedì sera, dopo cena, prendevo il mio motorino (un Garelli tipo così) e da Porto Maurizio andavo ad Oneglia al fotoclub. ero timidissimo, penso di non aver mai detto una mezza parola in tutte quelle riunioni; e sì che in quegli anni il momento catartico del DIBATTITO era fondamentale!

    sono stati anni molto felici, con le nottate in camera oscura a sviluppare e stampare. un gentile signore del circolo (non ricordo veramente chi fosse, se mai leggesse queste righe e si facesse vivo ne sarei felice) un giorno mi portò a Genova nei dintorni di via Prè dove comprai la mia prima reflex, questa.

    i fotoamatori e i frequentatori di circoli fotografici sono e sono sempre stati la linfa vitale da cui la buona Fotografia ha tratto moltissimo.

    io non ho proprio nulla contro i fotoamatori! mi stanno sul cazzo quelli che vanno da mediaworld, comprano una macchina fotografica e il giorno dopo si fanno la pagina Facebook con PH.! quelli sì che non li sopporto! perché non sono fotografi, sono utilizzatori di macchina fotografica: che sono due cose molto diverse. purtroppo non c’è peggior ignorante di chi non solo non sa ma soprattutto non sa di non sapere: e il PH è il re degli ignoranti!

    detto questo, la buona notizia è che lunedì sera sono stato invitato, con mio immenso piacere, a parlare nella sede dello storico Circolo Fotografico Milanese.

    ci vediamo lunedì sera!

    LA CATTIVA NOTIZIA (a seconda dei punti di vista):

    la cattiva notizia è che l’incontro di lunedì sera non è aperto a tutti: solo per i soci del circolo!

    14 Commenti »

    26 gennaio 2015

    FOLDING CAMERAS

    Schermata 2014-02-28 alle 19.59.18

     

     

    Il mio ultimo workshop presso la benemerita Fondazione Fotografia di Modena si è svolto in una maniera, devo dire, molto interessante e proficua, penso per tutti. Sicuramente molto per me: in questi casi è molto più quello che ricevo rispetto a ciò che dò.

    Tutto questo grazie a molti fattori, non ultimo un gruppo di allievi che ho trovato ottimo (nessuno è scappato!).

    Il merito maggiore però, secondo me, non è stato mio, non è stato degli allievi, non è stato della Fondazione…ma è stato in larga parte della macchina fotografica che abbiamo usato. E già!

    Su questo argomento il buon Toni ha già detto la sua, in maniera intelligente e approfondita come al solito, qui.

    La questione del mezzo con il quale si scatta è in effetti molto importante, proprio perché il mezzo è molto importante per raggiungere un certo fine: temo che spesso invece, il mezzo con il quale si scatta venga confuso con il fine.

    Comunque, tornando al workshock di Modena, mi sono MOLTO divertito, inutile negarlo, all’inizio dei tre giorni, quando ho chiesto ai miei allievi di mostrarmi le loro macchine e loro tutti orgogliosi a mostrarmi canonpentaxnikonleicax1dsxxt1super…allora io li ho invitati a lasciare tutte le loro meravigliose super macchine fotografiche perché noi avremmo usato, per tutto il week end, solo ed esclusivamente il mio amatissimo banco ottico, compagno fidato ed indistruttibile (ciò che non c’è non si può rompere, e lì c’è ben poco…) di mille avventure, scattando con polaroid 10×12.

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    C’è poco da fare: scattare con il grande formato obbliga, inevitabilmente, a pensare prima a cosa fare e perché.

    Sul quel week end ha realizzato un bel racconto Gabriele, un allievo.

    Ma non è del workshop di Modena, che volevo parlare, ma di Alessandro Gibellini, che proprio in quel week end ci è venuto a trovare, portando le sue creature, che ovviamente si sono perfettamente ambientate: banchi ottici da lui realizzati 20×25 cm (8×10 pollici).

    La sua storia è fantastica, e dovrebbe essere di grande insegnamento sia per quello che riguarda la Fotografia e sia per quello che riguarda in generale l’imprenditorialità: Alessandro, ingegnere meccanico, non trovando sul mercato ciò che cercava ha cominciato a realizzarlo da sé, con le sue manine. Tutto ciò è poi diventato un business che sta funzionando alla grande.

    Potete trovare tutte le informazioni che vi servono sul suo sito

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    E bravo Alessandro!

    PS: dopo il workshop un’allieva, Chiara, mi ha mandato una bella letterina e soprattutto una bellissima spilletta! (spillona, anzi): grazie!

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    22 gennaio 2015

    HAITI 2015

    Ieri sera, nel corso della charity dinner della Fondazione Francesca Rava, è stato proiettato il mio slide show del recente viaggio ad Haiti con Martina, in occasione dell’anniversario dei 5 anni dal terribile terremoto.

    Ve lo ripropongo qui.

    Dopo una prima parte dove si racconta la situazione attuale (ancora estremamente complessa dopo 5 anni) si passa al racconto degli sforzi infiniti di Padre Rick: dall’ospedale per bambini (tutti, compresi quelli con problemi, fisici e mentali) alla coltivazione dei pesci (dei quali viene usata persino l’acqua di scarto per concimare le loro piantagioni).

    Il tutto durante la celebrazione eucaristica dell’anniversario in un campo che apparentemente è un campo normalissimo ma invece è un infinito cimitero, dove sotto ogni pietra c’è un morto.

    E si finisce proprio con questo campo che alla fine della cerimonia ha preso fuoco, come se tutti quei morti volessero in qualche maniera esserci.

    PS: non credo in Dio, ma credo nelle persone che fanno del bene. Dal mio personalissimo punto di vista non sempre le due cose coincidono: ad Haiti secondo me coincidono.

    Ecco il video:

    HAITI 2015 from Settimio Benedusi on Vimeo.

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    14 gennaio 2015

    FOTOGRAFO DI HAITI AGGIORNATO!!!

    Sono appena tornato da Haiti, per raccontare con la mia macchina fotografica l’anniversario dei 5 anni dal terribile terremoto.

    Scriverò più avanti in maniera approfondita di tutto ciò.

    C’è una cosa però che mi preme e di cui vorrei parlare subito: un pomeriggio siamo stati in una tendopoli (tendopoli, esatto, moltissima gente vive ancora nelle tende dopo 1.825 giorni, senza acqua corrente, senza elettricità e senza fognature) e ad un certo punto ho visto questa tenda con questa insegna:

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    ovviamente mi sono intrufolato dentro.

    ho conosciuto il collega (termine che ho sempre trovato orrendo, ma almeno oggi/qui evitiamo polemiche!) Wilfild, che è il fotografo ufficiale della tendopoli, realizzando di tutto e di più.

    Come è un gran classico in questi casi (uguale ad esempio in Africa) dentro alla tenda, nel sul “””studio””” ha vari fondali dipinti dove mettere i suoi soggetti, regalando, almeno nella finzione della fotografia, un background da sogno.

    Ecco, lui è Wilfild, davanti ad uno dei suoi fondali, con due lucine tipo campeggio che sono alimentate da una sorta di generatore che è fuori:

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    E fin qui ci siamo.

    Mi sono messo a chiacchierare, addentrandomi anche, curioso, su questioni tecniche. Molto basic, ad esempio volevo sapere con quale macchina facesse le fotografie. E lì è cascato tutto: va bene la tenda, va bene il fondale dipinto, va bene le luci tipo campeggio, va bene tutto…ma la macchina fotografica proprio non si poteva guardare. Una compattina di quelle piccole piccole, digitale certo, ma di tantissimi anni fa, tenuta insieme con lo nastro adesivo e proprio mal ridotta: non era molto diversa da quella famosa di Giacomelli.

    Il collega guardava la mia super Canon con la bava alla bocca.

    Ha un po’ esitato e poi è partita la domandona: non hai una macchina fotografica decente per me? Purtroppo no, lì non l’avevo.

    Comunque, facciamola corta: vogliamo noi fotografi teste di cazzo per una volta fare una cosa buona, semplice e concreta? Regaliamo una macchina fotografica a Wilfild! E dai, cazzo!

    Raccogliamo il grano, poi magari io chiedo alla Canon se ci fanno uno sconticino, compriamo una bella reflex e io mi impegno a mandarla al nostro nuovo amico: ho indirizzo e tutto.

    Basta poco, molto poco: tipo 10 euro a testa. Se in tanti mettiamo poco facciamo presto ad arrivare ad una cifra decente.

    Questo il mio IBAN:

    IT 88 Z 02008 01612 000005491370 intestato a Settimio Benedusi e con motivazione Fotografo Haiti. Giuro che non scappo con il malloppo.

    Io ci metto 50 euro, a voi il resto. Dai!

    Per non sapere ne’ leggere ne’ scrivere il buon Wilfild già ringrazia:

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    AGGIORNAMENTO:

     

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    I QUASI 5 KG DI MATERIALE (DUE CORPI MACCHINA, 4 OBIETTIVI E VARIE SCHEDE) SONO STATI SPEDITI ANCHE GRAZIE ALLE VOSTRE GENEROSE DONAZIONI.

    COME VEDETE QUI SOPRA IL PACCO E’ STATO CONSEGNATO DALL’AMICO ENZONE DIRETTAMENTE NELLE MANI DI WILFRID.

    GRAZIE VERAMENTE A TUTTI!

    :-)

     

     

     

     

     

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    6 gennaio 2015

    YAMAMAY NATALE 2014

    Appena terminata la pianificazione della campagna pubblicitaria Yamamay per Natale.

    L’abbiamo realizzata nella suite dell’hotel Principe di Savoia di Milano.

    Le immagini:

    BI3U5696

    BI3U6480

     

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    Qualche immagine backstage, di Pasquale Ettorre:

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    Hair: Franco Gobbi

    Make up: Jessica Nedza

    17 Commenti »

    27 dicembre 2014

    L’ASTRONAUTA

    È difficile che mi venga in mente di realizzare uno scatto singolo, slegato da una sequenza e che possa vivere da solo.

    Qualche giorno fa, invece, è successo: ho sentito la necessità di realizzare un’immagine che si era intrufolata nella mia testa, e da lì voleva uscire solo grazie alla mia macchina fotografica.

    È Natale (c’è l’albero) e in centro (piazza del Duomo) all’ora dell’imbrunire (il cielo è ancora chiaro, ma le luci dei lampioni sono già accese) è pieno di gente.
    Tutti in giro, chissà poi a fare cosa.
    Non so voi, ma io in quel marasma mi sento non semplicemente solo ma estraniato da tutto, come se guardassi quel tutto da dentro la tuta di un astronauta, ospite di un pianeta che non è il mio.

    Ho realizzato l’immagine, pochi giorni fa, con l’aiuto di un modello (!) bravo e simpatico, Giovanni.

    Altra cosa più unica che rara, nessuno mi ha commissionato questo progetto: come ho già detto era per me una necessità realizzarlo, senza pensare se e dove sarebbe stato utilizzato.
    Un desiderio però sì, ce l’avevo: mi sarebbe piaciuto fosse pubblicato il giorno prima di Natale sulla prima del Corriere della Sera, portando irrealtà e surrealismo lì dove ci sono notizie e realtà.
    Ho proposto l’immagine.
    Oggi è in prima sul Corriere della Sera, sulla pagina di Milano.

    Eccola:

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    se siete curiosi di vedere com’era la vera realtà, e non la realtà dentro la mia testa, ecco tre scatti backstage realizzati da Francesca Di Gregorio:

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    e infine ecco il Corriere:

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    25 dicembre 2014

    LETTERINA A BABBO NATALE

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    Letterina di Natale di Settimio Benedusi.

    Caro Babbo Natale, ti prometto che farò di tutto per essere, nel nuovo anno, più cattivo:

    -a quelli che chiamano al telefono 10 volte al giorno offrendo mille fantastiche offerte fantasmagoriche per telefono/luce/gas li manderò direttamente a fare in culo dicendo loro, senze mezze parole, di smetterla di rompere i coglioni.

    -agli stessi qui sopra, si ostinassero nelle loro offerte, chiederei di darmi il loro telefono di casa. Nel caso, molto probabile, che non volessero darmelo domanderei loro: “cioè, lei vuole dire che non desidera ricevere telefonate da rompicoglioni che le rompano il cazzo su argomenti che non le interessano?!?” (sempre comunque con una certa eleganza, dando del Lei).

    -a chi posteggia il suo cazzo di Suv di merda sulle strisce pedonali piegherò i tergicristalli.

    -a chi posteggia la sua scatola di ferraglia (automobile) sulle piste ciclabili righerò la suddetta scatola con le mie chiavi.

    -a chi posteggia la Ferrari davanti al ristorante Giannino di Milano, sulla pista ciclabile, darò fuoco la suddetta Ferrari.

    -a chi mi rompe il cazzo, qui su FB, trovando il pelo nell’uovo in ogni cazzo di foto che faccio dirò di non rompere i coglioni e porre tutta la sua raffinata critica su quelle orrende, spaventose, inutili fotografie che fa a delle disgraziate mezze nude nella fabbrica abbandonata.

    -al politico che mi dice che quando governerà lui sarà tutto diverso, gli chiederò dove cazzo fosse nei vent’anni in cui ha governato.

    -a chi dice che fotografa per “esprimere le proprie emozioni” dirò: ciccio, delle tue emozioni non gliene frega un beato cazzo a nessuno!

    -a chi mi chiede di guardare e valutare il suo portfolio risponderò: ciccio, due notizie una buona e una cattiva, la buona è che non ho tempo da perdere con il tuo cazzo di portfolio, la cattiva è che ho trovato il tempo, e il tuo portfolio è spaventoso.

    Per adesso tutto qui.
    Che bello essere più buoni, nel giorno di Natale!

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    23 dicembre 2014

    GUARDAMI NEGLI OCCHI

    Ieri è uscita la mia pagina di Natale sul Corriere della Sera, dove vengo lasciato libero di raccontare come meglio credo questo momento dell’anno. Voglio subito approfittare per ringraziare Antonio Bozzo, del Corriere, che con coraggio ed intelligenza, da un po’ di anni, mi lascia questa libertà e questo privilegio. Grazie Antonio! ❤️

    Tornando al lavoro.

    Anche questa volta ho voluto raccontare (dopo il carcere di Bollate dell’anno scorso) come passano il Natale (normalmente associato ad allegria, divertimento, regali) chi ha poca allegria, poco divertimento e pochi regali.

    Siamo andati allora a trovare Pane Quotidiano.

    Questo il mio testo:

    “Gli italiani, probabilmente, non sono campioni mondiali di senso civico e buona educazione sociale, ma sono sicuramente tra i migliori al mondo nel volontariato”: non è italiana la persona che ci dice questa frase, ma il francese Jean-Pierre, che da due anni è il responsabile operativo di Pane Quotidiano, la struttura che, dal 1898, si occupa di distribuire pane, latte e generi di prima necessità a chiunque si presenti nei due centri di Milano.

    Appena all’ingresso della sede storica di Viale Toscana ci accoglie un cartello, con scritto “Sorella, fratello, nessuno qui ti domanderà chi sei, ne’ perché hai bisogno, ne’ quali sono le tue opinioni.” E infatti nulla viene chiesto alle migliaia di persone che ogni mattina, fin dalle 6, si mettono in coda per avere qualcosa da mangiare. Ci sono stranieri, italiani (sempre di più), mamme con bambini piccoli, anziani, persone con difficoltà anche a camminare: a nessuno viene chiesto nulla, solo dato.

    Ce lo conferma Angelo, di nome e di fatto, che da 15 anni è il responsabile dei volontari e passa tutto il tempo dalle 9 alle 11 (quello a disposizione per la distribuzione dei beni) a fare in maniera che tutto si svolga con ordine ed equità, affinchè tutti le 3.000 e più persone abbiano lo stesso.

    Luigi Rossi, il consigliere delegato, ci racconta che Pane Quotidiano nasce dalla buona borghesia milanese ed è sempre stato e continua ad essere non legato ad alcun partito politico o alcuna organizzazione religiosa. Si sentono e sono completamente autonomi e liberi, vivendo solo ed esclusivamente delle (generose!) donazioni che arrivano soprattutto da aziende.

    Incontriamo tra i volontari Clio, che distribuisce cavolfiori: ha 25 anni e tre volte alla settimana sottrae tempo ed energie ai suoi studi universitari per venire ad aiutare.

    Il 25 dicembre, sia il centro di Viale Toscana 28 che quello di Viale Monza 335 sono aperti dalle 9 alle 11, con però un evento speciale dedicato ai bambini: la distribuzione dei giocattoli. Se qualche lettore del Corriere avesse voglia di portare qualche gioco farà sicuramente felice non solo un bambino ma anche se’ stesso.

    Pane Quotidiano vi aspetta.

    Questa la pagina sul Corriere:

     

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    Questo il mio testo sul servizio:

    Li vediamo tutti, in giro per Milano. A volte ci fermano, chiedendoci qualche monetina. Spesso elemosinano per fame. Capita a me, come penso capiti a tutti di sfuggire alle richieste, neanche degnando di uno sguardo chi ci tende la mano. Più che altro, forse, quello di cui abbiamo paura è guardarli negli occhi.

    Ho pensato quindi che la cosa migliore per raccontare la meravigliosa e meritevole organizzazione Pane Quotidiano, fosse farlo attraverso i visi e soprattutto gli occhi di chi è lì dalle 6 del mattino, al freddo e al gelo, per un pezzo di pane e un litro di latte. Per una volta non possiamo aiutarli, non possiamo dargli da mangiare, ma possiamo fare una cosa che, probabilmente, è ancora più importante: possiamo guardarli dritti negli occhi.

     

    Queste le immagini singole:

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    Sabatino

    BI3U8473

    Carmelo

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    Maria Rosa

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    Domenico

    BI3U8523

    Ivano

    BI3U8571

    Marcello

    BI3U8604

    Franco

    BI3U8626

    Tina

    BI3U8636

    Francesco

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    Maria Giuseppina

    BI3U8660

    Ali

    BI3U8674

    Enrico

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    Angelo

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    Emilio

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    Mariana

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    Djamel

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    Marco

     

    Lei è Clio, una volontaria, che era lì a distribuire cavolfiori:

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    Clio

    Qualche immagine backstage, scattata da Pasquale Ettorre:

    DSC07776

    DSC07829

     

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    e infine un video dove racconto e spiego delle cose, tra cui anche questo lavoro.

     

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    13 dicembre 2014

    TODAY

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    Oggi sabato 13 dicembre 2014 presso lo IED Via Bezzecca 5 Milano alle ore 15:30 mio intervento all’interno dell’evento Canon.

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    12 dicembre 2014

    SETTIMIO BENEDUSI CHEF

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    Questa mia ricetta è stata realizzata con una pentola di alluminio dallo spessore di 7mm, con un manico dalle prestazioni straordinarie in plastica pura.
    Da notare che i rivetti per collegare il manico con la pentola sono del 2 e non del 4: quelli del 2 riescono a dare prestazioni migliori alle alte temperature.
    Il gas per cuocere il tutto è puro gas metano della Gazprom, con certificato all’origine di purezza del 99%.
    L’uovo è rigorosamente di gallina.
    Sto cercando di vendere il prodotto di questa incredibile ricetta, ma finora non ho ancora trovato nessuno che vuole comprarlo: ho deciso quindi di regalarlo davanti a dei posti dove sto notando che la gente va in massa (pagando!) per mangiare, chiamati ristoranti.

    Ho dato un nome a questa mia ricetta, ho pensata di chiamarla così: uovo fritto.

    PS: se qualche appassionato di cucina si vuole unire domani pomeriggio alle 15:30 farò tante uova fritte. Sarebbe divertente friggerle tutte insieme!

    PS_02: presto le date del mio primo workshop, di cui ho già il titolo! Eccolo: COME FARE UN UOVO FRITTO GLAMOUR FRIGGENDO NUDI.

     

    MI RACCOMANDO METTETE MI PIACE ALLA MIA NUOVA PAGINA FACEBOOK!

    https://www.facebook.com/pages/Settimio-Benedusi-Chef/521990754607625?ref=hl

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