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    IMPERIA

    Sono appena tornato da due giorni passati ad Imperia, la città dove sono nato.

    La situazione, onestamente, mi è sembrata di una tristezza e depressione che mi porta a scrivere queste righe, sia con la vicinanza ed affetto necessari per parlare con amore di un posto che mi ferisce vedere ridotto tanto male e sia con il distacco (non vivo più lì da 30 anni) che mi permette di dire cose in maniera obiettiva.

    Non per deresponsibilizzarmi ma incomincio a dire che non so di chi sia la colpa del disastro in corso. E, sinceramente, non mi interessa. Perché temo sia semplicistico ed approssimativo dare la colpa a un partito/sindaco/politico. Se c’è una colpa, la colpa è di tutti.

    Veniamo al dunque: il disastro è, nella sua semplicità, che ho trovato una città morta. Negozi chiusi uno dopo l’altro. Solo cartelli di AFFITTASI e VENDESI. Chissà poi chi mai comprerà e affitterà. Non fosse per gli extracomunitari (che ovviamente i locali vedono come fumo negli occhi: se quelli di Porto non sopportano quelli di Oneglia, figuriamoci con quale simpatia possono vedere un egiziano…) Imperia, temo, sarebbe simile, ancora di più, a una cittadina abbandonata del far-west.

    Ecco adesso arriva il milanese a risolvere tutti i problemi! Bello tranquillo e beato dalla tastiera del computer!

    No, ovviamente non penso sia facile e veloce risolvere le cose.

    Una ricetta però ce l’ho. Sì.

    Sapete cosa? L’altra mattina che sono partito da Porto Maurizio il clima era caldo. Eravamo nei mesi più freddi dell’anno. A Milano, poche ore dopo, era freddo. Incredibile, eh?

    E sapete cosa vedevo alla mia destra andando via? il Mare! E intorno a me?!? Gli ulivi!

    A forza di averle davanti agli occhi, cari imperiesi, non vedete più le ricchezze che potrebbero salvarvi/ci.

    Queste le ricchezze e gli argomenti su cui puntare per la rinascita di Imperia:

    -CLIMA

    -SPORT

    -CIBO

    Se è necessario dire delle cose dirompenti per smuovere le acque le dirò: sento spesso e volentieri parlare della crisi della Agnesi. Ovviamente tutti siamo solidali con le persone che a causa di questo problema stanno per perdere il lavoro, ok, ma…chi se ne frega di una fabbrica che produce pasta (cosa certo non nella cultura locale, avete mai visto una spiga di grano in Liguria?!?) con l’acqua alla gola? Tutti lì a sbattersi per prorogare di una settimana, un mese…una fine già segnata. Ma quel casermone sul mare dovrebbe essere e diventare la casa mondiale dello sport! Con dentro TUTTO! Vela, bicicletta (con la bellissima pista che parte da lì vicinissimo), surf (si fa anche surf ad Imperia!), sci (ad un’ora dal sole e dal mare si scia!), sub……………..e mille altri sport!

    Un’altra cosa che farà incazzare: ad Imperia non c’è un hotel turistico che possa veramente definirsi tale. Ne esiste uno solo, di qualità, però nel centro di Oneglia, e certo non può definirsi di charme: perfetto per lavoro ma non certo adatto per un soggiorno di piacere. E poi? Il nulla. Nulla assoluto. Ma pensate possibile che una città di provincia con ambizioni turistiche non abbia la maniera di ospitare le persone in un posto di qualità e charme? Una volta ero in un “albergo” vicino al mare e gli ho chiesto dove potevo andare a fare un bagno, se avevano uno spazio loro e se potevano darmi almeno un asciugamano da mare: mi hanno guardato come avessi chiesto una tuta per sciare.

    Il cibo!!! C’è l’enorme giacimento culturale dell’olio, la pesca, la campagna con i suoi prodotti (i carciofi!) e mille altre cose.

    Il clima! Ma lo sapete che, in inverno spesso fa più caldo ad Imperia che in Sicilia?!? Ma lo sapete che d’estate fa più fresco a Porto Maurizio che a Palermo?!?

    Insomma, la nostra città potrebbe diventare (nonostante noi!) un posto meraviglioso. Invece è una merda. Volete che sia così per sempre? Io no. Non so da che parte cominciare, non ne ho la più vaga idea. Ma so che qualcosa, qualcuno la deve fare. Altrimenti il malato grave diventerà un morto, e quando uno è morto non c’è più nulla da fare.

    Concludo mettendo tre immagini di Imperia (che ho scaricato da internet, mi scuso se non cito gli autori, ma non li conosco) che, sono convinto, mostrano angoli di questa città che i non imperiesi non conoscono e che se fossero in una città della Provenza sarebbero monumenti nazionali con persone da tutto il mondo ad ammirarli.

    Odio chi si lamenta: questo non funziona, quello non funziona. Probabilmente è quello che sto facendo anche io. Anzi no, non voglio lamentarmi: Imperia è veramente meravigliosa.

    Ma belìn, svegliatevi!

     

    Porto_di_Imperia_Oneglia

    Porto di Oneglia. foto di Marco Fish Pesce

    25464860

    Villa Grock, Oneglia

     

    Logge

    Logge di Santa Chiara, Porto Maurizio

    18 Commenti »

    25 febbraio 2015

    IL TORTINO AL CIOCCOLATO E LA FOTOGRAFIA IN BIANCO E NERO

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    Una delle frasi che, quando si affronta il tema fotografia, si sente più spesso è “adoro la fotografia bianco e nero!”. Quando la sento, ed è un classico, Benedusi abbozza un sorriso e dice “e già!” mentre Settimio sente prudere le mani e vorrebbe urlare “MA CHE CAZZO DICI?!?”

    Comunque è vero, non c’è un belino da fare: la fotografia in bianco e nero piace a tutti. Qualsiasi cagata in bianco e nero è più bella.

    Un po’ come sapete cosa? Come il tortino al cioccolato con il cuore caldo. E già!

    Il tortino al cioccolato con il cuore caldo è oramai la presenza costante in tutti i ristoranti di merda e ignoranti per soddisfare in maniera semplice ed efficace il cliente che mi va (sempre!) pazzo per questo dessert.

    Il tortino al cioccolato con il cuore caldo sembra a tutti una cosa figa e buona.

    Il tortino al cioccolato con il cuore caldo piace a tutti.

    Il tortino al cioccolato con il cuore caldo viene visto di default, come un prodotto artigianale, come un cosina preziosa fatta dalle sapienti manine di un pasticciere con il cappello bianco sul set di Chocolat.

    Il tortino al cioccolato con il cuore caldo dà, in maniera magica, prestigio e nobilità ad una triste carta dei dolci dove al massimo trionfano le pesche sciroppate.

    Ecco, la realtà dei fatti è però un’altra. La realtà dei fatti è che il tortino al cioccolato con il cuore caldo si compra surgelato al costo di 1 euro e mezzo al pezzo, si mette per pochi secondi nel microonde e zac! ecco pronto il tortino al cioccolato che piace a tutti.

    Il ristorante ignorante trova la soluzione dei suo problemi con i dolci propinando ad un pubblico ignorante (che squittisce di godimento) il tortino al cioccolato con il cuore caldo così come il fotografo ignorante trova la soluzione dei suoi problemi con la fotografia propinando ad un pubblico ignorante (che squittisce di godimento) la fotografia in bianco e nero.

    Olè.

     

     

    45 Commenti »

    16 febbraio 2015

    STAMPATE!

    Nella maggior parte dei casi noi fotografi scattiamo in digitale. E va bene così: è l’inevitabile contemporaneità.

    Ci sarebbero lunghi discorsi su analogico/digitale che però adesso non farò qui…

    Mi limito a una semplice e pratica considerazione: tutte le nostre fotografie sono una sequenza di 0101010101010101010101, di bit che riponiamo dentro a dei supporti che tra un tot di anni (magari 10, mica 1.000) saranno illeggibili. D’altronde sapreste dove mai infilare quei floppy disk che usavate proprio solo 10 anni fa?

    Tutte queste cose le ha scritte, sicuramente meglio, qualcuno infinitamente più competente di me. Qui.

    Insomma, stampare le Fotografie che ci stanno più a cuore è sicuramente una cosa importante. Ma anche lì non è cosa semplice, perché le stampe che facciamo con le nostre getto d’inchiostro (anche se super fighe) sono destinate a sbiadire e poi a sparire in pochi anni.

    E’ questo che vogliamo dalle nostre belle fotografie? Che spariscano?

    Una soluzione, complicata e costosa, esiste, ed arriva direttamente dal secolo scorso, anzi da due secoli fa: la stampa al platino palladio. Una cosa talmente antica da essere modernissima.

    Esiste da poco un servizio attraverso il quale da un file digitale si ottiene un internegativo di grande formato con il quale si va a realizzare una stampa a contatto che è di per sé un esemplare unico e con durata certificata eterna.

    Informazioni maggiori le trovate sulla pagina Facebook, oppure alla mail platinoprints@gmail.com.

    Questa un mio file stampato con questa tecnica:

    IMG_5505

     

    The Platinotypist ”A little African story” from The Platinotypist on Vimeo.

    9 Commenti »

    5 febbraio 2015

    CIRCOLO FOTOGRAFICO MILANESE

    settimio

     

    LA BUONA NOTIZIA (a seconda dei punti di vista):

    spesso e volentieri le mie esternazioni vengono lette come una critica nei confronti dei fotoamatori: proprio un grande errore!

    come tanti fotografi professionisti io stesso sono stato fotoamatore e come tale ho frequentato il circolo fotografico di Imperia: avevo 16 anni e tutti i lunedì sera, dopo cena, prendevo il mio motorino (un Garelli tipo così) e da Porto Maurizio andavo ad Oneglia al fotoclub. ero timidissimo, penso di non aver mai detto una mezza parola in tutte quelle riunioni; e sì che in quegli anni il momento catartico del DIBATTITO era fondamentale!

    sono stati anni molto felici, con le nottate in camera oscura a sviluppare e stampare. un gentile signore del circolo (non ricordo veramente chi fosse, se mai leggesse queste righe e si facesse vivo ne sarei felice) un giorno mi portò a Genova nei dintorni di via Prè dove comprai la mia prima reflex, questa.

    i fotoamatori e i frequentatori di circoli fotografici sono e sono sempre stati la linfa vitale da cui la buona Fotografia ha tratto moltissimo.

    io non ho proprio nulla contro i fotoamatori! mi stanno sul cazzo quelli che vanno da mediaworld, comprano una macchina fotografica e il giorno dopo si fanno la pagina Facebook con PH.! quelli sì che non li sopporto! perché non sono fotografi, sono utilizzatori di macchina fotografica: che sono due cose molto diverse. purtroppo non c’è peggior ignorante di chi non solo non sa ma soprattutto non sa di non sapere: e il PH è il re degli ignoranti!

    detto questo, la buona notizia è che lunedì sera sono stato invitato, con mio immenso piacere, a parlare nella sede dello storico Circolo Fotografico Milanese.

    ci vediamo lunedì sera!

    LA CATTIVA NOTIZIA (a seconda dei punti di vista):

    la cattiva notizia è che l’incontro di lunedì sera non è aperto a tutti: solo per i soci del circolo!

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    26 gennaio 2015

    FOLDING CAMERAS

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    Il mio ultimo workshop presso la benemerita Fondazione Fotografia di Modena si è svolto in una maniera, devo dire, molto interessante e proficua, penso per tutti. Sicuramente molto per me: in questi casi è molto più quello che ricevo rispetto a ciò che dò.

    Tutto questo grazie a molti fattori, non ultimo un gruppo di allievi che ho trovato ottimo (nessuno è scappato!).

    Il merito maggiore però, secondo me, non è stato mio, non è stato degli allievi, non è stato della Fondazione…ma è stato in larga parte della macchina fotografica che abbiamo usato. E già!

    Su questo argomento il buon Toni ha già detto la sua, in maniera intelligente e approfondita come al solito, qui.

    La questione del mezzo con il quale si scatta è in effetti molto importante, proprio perché il mezzo è molto importante per raggiungere un certo fine: temo che spesso invece, il mezzo con il quale si scatta venga confuso con il fine.

    Comunque, tornando al workshock di Modena, mi sono MOLTO divertito, inutile negarlo, all’inizio dei tre giorni, quando ho chiesto ai miei allievi di mostrarmi le loro macchine e loro tutti orgogliosi a mostrarmi canonpentaxnikonleicax1dsxxt1super…allora io li ho invitati a lasciare tutte le loro meravigliose super macchine fotografiche perché noi avremmo usato, per tutto il week end, solo ed esclusivamente il mio amatissimo banco ottico, compagno fidato ed indistruttibile (ciò che non c’è non si può rompere, e lì c’è ben poco…) di mille avventure, scattando con polaroid 10×12.

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    C’è poco da fare: scattare con il grande formato obbliga, inevitabilmente, a pensare prima a cosa fare e perché.

    Sul quel week end ha realizzato un bel racconto Gabriele, un allievo.

    Ma non è del workshop di Modena, che volevo parlare, ma di Alessandro Gibellini, che proprio in quel week end ci è venuto a trovare, portando le sue creature, che ovviamente si sono perfettamente ambientate: banchi ottici da lui realizzati 20×25 cm (8×10 pollici).

    La sua storia è fantastica, e dovrebbe essere di grande insegnamento sia per quello che riguarda la Fotografia e sia per quello che riguarda in generale l’imprenditorialità: Alessandro, ingegnere meccanico, non trovando sul mercato ciò che cercava ha cominciato a realizzarlo da sé, con le sue manine. Tutto ciò è poi diventato un business che sta funzionando alla grande.

    Potete trovare tutte le informazioni che vi servono sul suo sito

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    E bravo Alessandro!

    PS: dopo il workshop un’allieva, Chiara, mi ha mandato una bella letterina e soprattutto una bellissima spilletta! (spillona, anzi): grazie!

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    22 gennaio 2015

    HAITI 2015

    Ieri sera, nel corso della charity dinner della Fondazione Francesca Rava, è stato proiettato il mio slide show del recente viaggio ad Haiti con Martina, in occasione dell’anniversario dei 5 anni dal terribile terremoto.

    Ve lo ripropongo qui.

    Dopo una prima parte dove si racconta la situazione attuale (ancora estremamente complessa dopo 5 anni) si passa al racconto degli sforzi infiniti di Padre Rick: dall’ospedale per bambini (tutti, compresi quelli con problemi, fisici e mentali) alla coltivazione dei pesci (dei quali viene usata persino l’acqua di scarto per concimare le loro piantagioni).

    Il tutto durante la celebrazione eucaristica dell’anniversario in un campo che apparentemente è un campo normalissimo ma invece è un infinito cimitero, dove sotto ogni pietra c’è un morto.

    E si finisce proprio con questo campo che alla fine della cerimonia ha preso fuoco, come se tutti quei morti volessero in qualche maniera esserci.

    PS: non credo in Dio, ma credo nelle persone che fanno del bene. Dal mio personalissimo punto di vista non sempre le due cose coincidono: ad Haiti secondo me coincidono.

    Ecco il video:

    HAITI 2015 from Settimio Benedusi on Vimeo.

    1 Commento »

    14 gennaio 2015

    FOTOGRAFO DI HAITI AGGIORNATO!!!

    Sono appena tornato da Haiti, per raccontare con la mia macchina fotografica l’anniversario dei 5 anni dal terribile terremoto.

    Scriverò più avanti in maniera approfondita di tutto ciò.

    C’è una cosa però che mi preme e di cui vorrei parlare subito: un pomeriggio siamo stati in una tendopoli (tendopoli, esatto, moltissima gente vive ancora nelle tende dopo 1.825 giorni, senza acqua corrente, senza elettricità e senza fognature) e ad un certo punto ho visto questa tenda con questa insegna:

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    ovviamente mi sono intrufolato dentro.

    ho conosciuto il collega (termine che ho sempre trovato orrendo, ma almeno oggi/qui evitiamo polemiche!) Wilfild, che è il fotografo ufficiale della tendopoli, realizzando di tutto e di più.

    Come è un gran classico in questi casi (uguale ad esempio in Africa) dentro alla tenda, nel sul “””studio””” ha vari fondali dipinti dove mettere i suoi soggetti, regalando, almeno nella finzione della fotografia, un background da sogno.

    Ecco, lui è Wilfild, davanti ad uno dei suoi fondali, con due lucine tipo campeggio che sono alimentate da una sorta di generatore che è fuori:

    BI3U5102

    E fin qui ci siamo.

    Mi sono messo a chiacchierare, addentrandomi anche, curioso, su questioni tecniche. Molto basic, ad esempio volevo sapere con quale macchina facesse le fotografie. E lì è cascato tutto: va bene la tenda, va bene il fondale dipinto, va bene le luci tipo campeggio, va bene tutto…ma la macchina fotografica proprio non si poteva guardare. Una compattina di quelle piccole piccole, digitale certo, ma di tantissimi anni fa, tenuta insieme con lo nastro adesivo e proprio mal ridotta: non era molto diversa da quella famosa di Giacomelli.

    Il collega guardava la mia super Canon con la bava alla bocca.

    Ha un po’ esitato e poi è partita la domandona: non hai una macchina fotografica decente per me? Purtroppo no, lì non l’avevo.

    Comunque, facciamola corta: vogliamo noi fotografi teste di cazzo per una volta fare una cosa buona, semplice e concreta? Regaliamo una macchina fotografica a Wilfild! E dai, cazzo!

    Raccogliamo il grano, poi magari io chiedo alla Canon se ci fanno uno sconticino, compriamo una bella reflex e io mi impegno a mandarla al nostro nuovo amico: ho indirizzo e tutto.

    Basta poco, molto poco: tipo 10 euro a testa. Se in tanti mettiamo poco facciamo presto ad arrivare ad una cifra decente.

    Questo il mio IBAN:

    IT 88 Z 02008 01612 000005491370 intestato a Settimio Benedusi e con motivazione Fotografo Haiti. Giuro che non scappo con il malloppo.

    Io ci metto 50 euro, a voi il resto. Dai!

    Per non sapere ne’ leggere ne’ scrivere il buon Wilfild già ringrazia:

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    AGGIORNAMENTO:

     

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    I QUASI 5 KG DI MATERIALE (DUE CORPI MACCHINA, 4 OBIETTIVI E VARIE SCHEDE) SONO STATI SPEDITI ANCHE GRAZIE ALLE VOSTRE GENEROSE DONAZIONI.

    COME VEDETE QUI SOPRA IL PACCO E’ STATO CONSEGNATO DALL’AMICO ENZONE DIRETTAMENTE NELLE MANI DI WILFRID.

    GRAZIE VERAMENTE A TUTTI!

    :-)

     

     

     

     

     

    15 Commenti »

    6 gennaio 2015

    YAMAMAY NATALE 2014

    Appena terminata la pianificazione della campagna pubblicitaria Yamamay per Natale.

    L’abbiamo realizzata nella suite dell’hotel Principe di Savoia di Milano.

    Le immagini:

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    BI3U6480

     

    IMG_1785

    IMG_1793

     

    Qualche immagine backstage, di Pasquale Ettorre:

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    Hair: Franco Gobbi

    Make up: Jessica Nedza

    17 Commenti »

    27 dicembre 2014

    L’ASTRONAUTA

    È difficile che mi venga in mente di realizzare uno scatto singolo, slegato da una sequenza e che possa vivere da solo.

    Qualche giorno fa, invece, è successo: ho sentito la necessità di realizzare un’immagine che si era intrufolata nella mia testa, e da lì voleva uscire solo grazie alla mia macchina fotografica.

    È Natale (c’è l’albero) e in centro (piazza del Duomo) all’ora dell’imbrunire (il cielo è ancora chiaro, ma le luci dei lampioni sono già accese) è pieno di gente.
    Tutti in giro, chissà poi a fare cosa.
    Non so voi, ma io in quel marasma mi sento non semplicemente solo ma estraniato da tutto, come se guardassi quel tutto da dentro la tuta di un astronauta, ospite di un pianeta che non è il mio.

    Ho realizzato l’immagine, pochi giorni fa, con l’aiuto di un modello (!) bravo e simpatico, Giovanni.

    Altra cosa più unica che rara, nessuno mi ha commissionato questo progetto: come ho già detto era per me una necessità realizzarlo, senza pensare se e dove sarebbe stato utilizzato.
    Un desiderio però sì, ce l’avevo: mi sarebbe piaciuto fosse pubblicato il giorno prima di Natale sulla prima del Corriere della Sera, portando irrealtà e surrealismo lì dove ci sono notizie e realtà.
    Ho proposto l’immagine.
    Oggi è in prima sul Corriere della Sera, sulla pagina di Milano.

    Eccola:

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    se siete curiosi di vedere com’era la vera realtà, e non la realtà dentro la mia testa, ecco tre scatti backstage realizzati da Francesca Di Gregorio:

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    20141215_170107

    20141215_170143

     

    e infine ecco il Corriere:

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    21 Commenti »

    25 dicembre 2014

    LETTERINA A BABBO NATALE

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    Letterina di Natale di Settimio Benedusi.

    Caro Babbo Natale, ti prometto che farò di tutto per essere, nel nuovo anno, più cattivo:

    -a quelli che chiamano al telefono 10 volte al giorno offrendo mille fantastiche offerte fantasmagoriche per telefono/luce/gas li manderò direttamente a fare in culo dicendo loro, senze mezze parole, di smetterla di rompere i coglioni.

    -agli stessi qui sopra, si ostinassero nelle loro offerte, chiederei di darmi il loro telefono di casa. Nel caso, molto probabile, che non volessero darmelo domanderei loro: “cioè, lei vuole dire che non desidera ricevere telefonate da rompicoglioni che le rompano il cazzo su argomenti che non le interessano?!?” (sempre comunque con una certa eleganza, dando del Lei).

    -a chi posteggia il suo cazzo di Suv di merda sulle strisce pedonali piegherò i tergicristalli.

    -a chi posteggia la sua scatola di ferraglia (automobile) sulle piste ciclabili righerò la suddetta scatola con le mie chiavi.

    -a chi posteggia la Ferrari davanti al ristorante Giannino di Milano, sulla pista ciclabile, darò fuoco la suddetta Ferrari.

    -a chi mi rompe il cazzo, qui su FB, trovando il pelo nell’uovo in ogni cazzo di foto che faccio dirò di non rompere i coglioni e porre tutta la sua raffinata critica su quelle orrende, spaventose, inutili fotografie che fa a delle disgraziate mezze nude nella fabbrica abbandonata.

    -al politico che mi dice che quando governerà lui sarà tutto diverso, gli chiederò dove cazzo fosse nei vent’anni in cui ha governato.

    -a chi dice che fotografa per “esprimere le proprie emozioni” dirò: ciccio, delle tue emozioni non gliene frega un beato cazzo a nessuno!

    -a chi mi chiede di guardare e valutare il suo portfolio risponderò: ciccio, due notizie una buona e una cattiva, la buona è che non ho tempo da perdere con il tuo cazzo di portfolio, la cattiva è che ho trovato il tempo, e il tuo portfolio è spaventoso.

    Per adesso tutto qui.
    Che bello essere più buoni, nel giorno di Natale!

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