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  • 29 Aprile 2014

    LA FOTOGRAFIA

    Vorrei essere un bravo giornalista per riuscire a commentare il “servizio fotografico”, anzi il “fotoracconto”, di Concita De Gregorio, giornalista di Repubblica ed ex direttore de L’Unità, di cui metto qui sotto tre immagini.

    Vorrei avere l’incisività di Gian Antonio Stella (addirittura!)
    Vorrei avere la sagacia di Indro Montanelli (adesso esagero!).
    Vorrei avere la caustica ironia di Ennio Flaiano (va be’, ciao!).

    Vorrei avere un miliardesimo delle qualità di un grande giornalista per esprimere la mia opinione sulle 51 (cinquantuno) fotografie che l’importante giornalista ha realizzato (con iPhone?) e pubblicato sul sito di Repubblica, “fotoraccontando” la recente santificazione dei due Papi.

    Purtroppo però, nonostante io sia pure iscritto all’ordine dei giornalisti, non mi sento in grado.
    Per un semplice motivo: non sono un giornalista e non mi sento, onestamente, in grado di scrivere bene così come sono consapevole un bravo giornalista saprebbe fare.

    Ma fare fotografie, evidentemente, è molto più semplice che scrivere! Lo possono fare proprio tutti: recentemente l’ho fatto fare a un barbiere bendato, allora lo può fare anche un giornalista sbendato. Purtroppo con ben peggiori risultati.

    Mi viene da pensare ai giovani reporter, che studiano, che vanno ai festival, che si sbattono. E che oggi vedono questo “reportage” pubblicato.
    Il colmo dei colmi pubblicato da una testata (che si proclama progressista ed attenta ai diritti dei lavoratori) ma che da sempre non cita gli autori delle fotografie che pubblica: hanno proprio scelto il servizio giusto per citare l’autrice che ha realizzato il “fotoracconto”.

    Non so cosa altro dire.

    Forse una sola cosa: la fotografia è morta, viva la Fotografia.

    Per un vero fotografo una storia non è un indirizzo a cui recarsi con delle macchine sofisticate e i filtri giusti.
    Una storia vuol dire leggere, studiare, prepararsi.
    Fotografare vuol dire cercare nelle cose quel che uno ha capito con la testa. La grande foto è l’immagine di un’idea.
    Bisogna capire cosa c’è dietro i fatti per poterli rappresentare.
    La fotografia – clic! – quella la sanno fare tutti.

    Tiziano Terzani, un grande Giornalista, un grande Fotografo

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    1. Francesco Sapia ha detto:

      non solo il barbiere bendato ma anche la scimmia avrebbe fatto meglio….Ugo Mulas e Tiziano Terzani si sono rivoltati

    2. Marino Casini ha detto:

      E pubblicando sta roba immagino quanti ragazzi penseranno, a ragione, “se pubblicano sta roba posso essere pubblicato anche io, mi metto a fare il fotografo!”. Che tristezza …

    3. cry ha detto:

      Condivido con Benedusi questa opinione come condivido le sue opinioni sulla fotografia in generale.Sinceramente quando ho visto queste immagini non mi hanno detto niente di più di foto ricordo,se non leggevo per prima l’articolo avrei detto che fossero solo foto di una gita scolastica da qualche parte ignota

    4. stefano druetta ha detto:

      terzani era proprio la citazione perfetta.

    5. Maurizio Camagna ha detto:

      Sono d’accordo ma nelle gallerie di Repubblica pubblicano qualunque merda da sempre. La fotografia è morta comunque (almeno da queste parti) ma non sarà stato questo “fotoracconto” ad ucciderla.

    6. diego ha detto:

      Io penso da molto tempo quello che tu hai riassunto in poche parole.
      Ritengo che non durerò ancora per molto sul mercato a questo punto.
      Peccato perchè in 25 anni mi sono tolto parecchie soddisfazioni quando ancora si dava credito ai fotografi.
      Buona giornata.

    7. Massimo Pacifico ha detto:

      non so se sono un bravo giornalista, non so se scrivo bene, proverò comunque ad essere sintetico nel commentare il fotoservizio pubblicato da repubblica, testata che non ha mai avuto rispetto alcuno per la fotografia.
      il commento è: MONNEZZA

    8. Roberto Tomesani ha detto:

      Settimio coglie nel segno, mettendo alla berlina la vuotezza di comunicazione fotografica di quel reportage; mi viene pero’ chiesto un parere e quindi aggiungo la mia sensazione.
      Quel “racconto non raccontato”, quell’insieme di appunti scialbi, come è evidente a tutti, non e’ “Fotografia”, e tutto sommato nemmeno giornalismo.
      E’ pastura per accessi.
      In quell’articolo io vedo il mezzo (il sito di una testata con tanto pubblico), un tema popolarissimo (la canonizzazione di Papi con molto audience laico, oltre che seguito di credenti: un botto mediatico), degli stereotipi di persone comuni, eccetera. Pastura per accessi.
      Anche il nostro scandalizzarci porta altri ACCESSI.
      Ed alla fine, il contenuto vero di quella cosa sono i banner: i pesci-pubblico abboccano, e il messaggio importante diventa: “FORD FOCUS, 15000 euro”.
      Va detta una cosa, pero’.
      Speriamo restino abbastanza giornalisti intelligenti, che SANNO quando stanno facendo giornalismo, e hanno da raccontare al mondo, e SANNO quando stanno lavorando ad un lavoro di pastura, per i loro editori.
      Speriamo, quindi, che restino abbastanza persone che hanno coscienza della natura del lavoro che stanno facendo, ed abbastanza lettori ed osservatori intelligenti che abbiano coscienza di cosa gli si sta loro parando davanti.
      Chiamare le cose con il loro nome fa bene a tutti.
      Grazie, Settimio!
      Queste segnalazioni fanno un gran bene…

    9. herbert ha detto:

      Buona parte dei fotografi pensano che la morte della fotografia sia dovuta al digitale, agli smartphone, invece la morte della fotografia professionale è dovuta a testate come repubblica o a quella che hai citato tu, Settimio, nel post ROCCO BARBIERI PHOTOGRAPHER. Io sono un semplice appassionato di fotografia, senza velleità di diventare professionista, ma quando vedo sulle testate di un certo peso foto di MERDA, allora mi sento quasi in diritto di provarci anch’io. Poi però penso: le mie non saranno mai pubblicate perchè il mio nome è nessuno, mentre una giornalista, pur brava che sia, viene pubblicata. I tanto “odiati” photoeditor dovrebbero fare il loro lavoro con tutti. La qualità deve essere sempre al primo posto, ma evidentemente i favoritismi sono difficili da eliminare dalla nostra cultura.

    10. Manuela ha detto:

      Ce ne sono tanti giornalisti e fotogiornalisti intelligenti, Roberto, dovreste saperlo, ma non li fanno lavorare e purtroppo, i lettori sono per un buon 70% una massa di persone senza senso critico e totalmente passivi a ciò che viene loro propinato da una massa di incompetenti guidati dai banner degli sponsor e perchè? perchè Internet viene usato male non fa cultura se non nelle nicchie, e nessuno e dico nessuno di quelli che hanno voce in capitolo nel mondo della fotografia o del giornalismo pensa a tutelare con azioni forti il patrimonio delle competenze dei nostri professionisti. Un fiume che scorre in piena verso la cascata, questo fiume dovrebbe essere “seccato” completamente e rigenerato. Parlarne sui blog non serve a nulla (meno male che qualcuno ne parla….) ma poi? Aspettiamo la prossima gallery on line

    11. Ettone ha detto:

      …cosa ci volete fare “c’è crisi” O___O

    12. federica ha detto:

      OMG!!!!
      forse ha usato anche un telefono non proprio nuovissimo ci sono telefoni che da soli fanno foto piu’ belle , gli mancano solo le gambe 😉 !!

      Ad ogni modo oggi , in Italia e’ morto anche il giornalismo …( e non solo per queste foto )

    13. F.F. ha detto:

      Bravo!!

    14. Dario ha detto:

      Con i sontuosi stipendi che le passano non ne avanzano mica per pagare un fotografo decente…..

    15. Cristiano ha detto:

      La tristezza, oltre a guardare queste schifezze, è pensare che hanno pagato la giornalista. Con gli stessi soldi avrebbero potuto commissionare dei reportage ben fatti a dei giovani che hanno voglia di imparare e che avrebbero avuto la loro opportunità. Ma in questo paese, e questo è l’ esempio, nessuno vuole investire sui giovani, si preferisce puntare sull’ “usato sicuro” anche se poi i risultati sono questi

    16. Merlotti Giuseppe ha detto:

      Purtroppo in Italia manca la cultura della fotografia. Come dice Settimio per fare una foto basta un clic, purtroppo siamo in un sistema che se ne frega dell’impegno e dello studio che molti professionisti del settore mettono.
      Solo ai geni è permesso (tanta grazia!) saper fare ottimamente più cose alla volta.
      Per me la fotografia non è morta finché avremo menti libere di pensare e costruire progetti per tradurli in immagini

    17. Domenico ha detto:

      Settimio condivido tutto. Purtroppo è la ennesima prova di un paese culturalmente alla frutta (e pure economicamente).
      La merda in ogni caso fa audience. La
      Meritocrazia è morta da tempo e non sarà questo ennesimo servizio “giornalistico” ad uccidere giornalismo e fotografia. Tutto sepolto da un bel pó. Per una volta mi associo. La fotografia è morta, evviva la fotografia. E comunque credo che un iphone nelle mani di un doisneau, tanto per citare uno solo, ci sarebbe stato di che divertirsi. Evviva anche Terzani. Ciao

    18. alberto ha detto:

      il problema è l’editore che avrebbe dovuto dire, io sta roba non te la pubblico.

    19. Gaetano ha detto:

      Attenzione che questo servizio non va sul cartaceo! Nel recente incontro tra Roberto Tomesani e la fotoeditor di Vogue (se non sbaglio) si era parlato anche di questo! Repubblica.it è gratis per gli utenti quindi viene riempito con servizi di dubbia qualità come questo di cui si discute; ma nel cartaceo ci finisce tutto un altro tipo di prodotto in quanto il giornale si paga!

      Quindi secondo me state facendo tanto rumore per nulla! Il fotogiornalismo serio – cartaceo – ancora esiste!

    20. Jennifer ha detto:

      Volete sapere cosa mi è successo qualche anno fa con Repubblica?
      Io sono una giornalista, anzi, cerco di fare questo lavoro ingrato, ti da davvero poche soddisfazioni e che è anche malpagato. Molti anni fa lavoravo per dei giornali locali. Ovviamente gli articoli erano corredati anche da fotografie che dovevo fare io. Anche se non sono un fotografo professionista ho sempre avuto la passione per le fotografie e qualcosina ho cercato d’impararlo studiando, facendo corsi e approfondendo da me. Quindi anche se le mie fotografie fatte con precisione, passione, con macchine costosissime che mi sono dovuta pagare io (ovviamente) non mi sono mai state retribuite quanto dovuto, nonostante tali fotografie erano pubblicate anche su giornali nazionali. Mi sono sempre state pagate una miseria, non ci pagano nemmeno la benzina spesa per andare all’evento, ma comunque per me era una piccola soddisfazione. Un giorno, quasi per caso, capito sulla pagina di Repubblica. In prima pagina c’era una fotografia che ritraeva due politici abbastanza importanti coinvolti entrambi una faccenda. Evidentemente una foto con questi due personaggi insieme non l’aveva nessuno. Guardo bene la fotografia e mi sembra di riconoscerla. Vado a vedere nel mio archivio e si trattava proprio della mia fotografia, tagliata e schiarita un pochetto. Buttata in prima pagina di Repubblica. Io ovviamente mi sono subito informata e ho contattato l’editore. Ovviamente la foto mi è stata pagata, dopo più di un anno e dopo giri e giri di telefonate e mail. Vi sembra normale? Bastava che mi avessero chiesto la foto e gli avrei concesso l’utilizzo, invece hanno preferito rubarla, sperando che non me ne accorgessi. Questo è repubblica, ma questi sono i giornali in generale, perché è una pratica adoperata da tutti e i giornalisti non sono nemmeno i colpevoli, loro eseguono degli ordini per riempire la pagina del giornale al meglio.

    21. Giorgio ha detto:

      D’altronde si guardi quella che una volta degnamente si chiamava letteratura. L’autore più venduto in italia è Faletti. Il quale, se portasse un altro cognome, sarebbe stato respinto non solo da tutte le case editrici di questo pianeta, ma probabilmente per come scrive sarebbe stato retrocesso dal diploma – che presumo abbia – alla terza elementare. Ma la gente apprezza. E compra. Per cui, pagando, è sovrana. Questa è una legge inderogabile che rende ogni osservazione e critica passibile di accuse d’invidia e oltraggio. Per cui. Il problema è educare la gente, non Faletti. E’ educare la gente ad apprezzare la buona fotografia, non insegnare a Concita De Gregorio tempi e diaframmi o ricordare al direttore editoriale di repubblica che concitadegregorio sta alla fotografia come hitler sta alla misericordia e all’amore oblativo.

    22. Max ha detto:

      Quest’anno sarà l’ultimo anno che aggiornerò il tesserino dell’ODG.
      Ormai il mio profilo di fotogiornalista nella mia città di provincia non ha più nessun valore. Siamo troppo cari rispetto a chi fa foto per i giornali (gratis) come secondo lavoro da dipendente comunale. E adesso, l’ODG ti chiede di aggiornarti (da quest’anno obbligatorio per legge) sulla DEONTOLOGIA. Semmai l’aggiornamento sulla DEONTOLOGIA dovrebbero farla proprio gli Editori e Direttori delle testate per capire se sia DEONTOLOGICAMENTE giusto pubblicare tali foto. Io da quest’anno vado a fare il magazziniere, sono più rispettato.
      Saluti!

    23. anna ha detto:

      hai ragione ad indignarti ti allego link rai sul quale sono pubblicate degli “scatti” del backstage di sanremo, ti prego di vedere cosa la rai ha il coraggio di pubblicare, scatti fatti con dei telefonini da impiegati interni ai quali è stato dato il compito di raccontare il dietro le quinte del programma più importante della rete ammiraglia http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/page/Page-255a8d9b-5a74-4e78-a10b-9b90ff34186d-sanremo14.html
      buona visione…a confronto concita de gregorio è una grandissima fotografa!!

    24. anna ha detto:

      http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-d12734b6-2ffa-4ed3-b682-edecf4b4d237-sanremo14.html#p=

      sorry il precedente era il link generico con questo vai direttamente alla sezione backstage

    25. Riccardo Marino ha detto:

      Quello della De Gregori , pare più una manifestazione di narcisismo , che di un vero e proprio reportage sull’evento. La street photography è roba seria e difficile , capire al lampo le emozioni , le situazioni , le espressioni non è da tutti . Dispiace che una giornalista di grido , pur non essendo fotografa ma vivendo e lavorando in un contesto dove le immagini sono pane anche per chi non ne ha i denti per mangiarle , non abbia acquisito quell’ occhio fotografico , necessario per catturare e trasmettere emozioni. Si vede che sono foto distaccate , non partecipate , frettolose . Non muovono nè il cuore nè gli occhi , scattate senza la necessaria disinvoltura , anche se il mistico evento avrebbe aiutato chiunque a catturare immagini più sentite e intime. Garzie e saluti.

    26. Alessandro Citti ha detto:

      La fotografia gode di ottima salute fuori dalla zona Euro: tutt’altro che morta. Il punto non è la qualità pessima di queste foto, il punto è che la De Gregorio, piaccia o no, ha usato il linguaggio delle masse e l’approccio alla produzione e fruizione delle immagini che le masse adoperano fregandosene dei fotografi e della fotografia. Stare in questo contesto elitario di fotografi che parlano tra loro di fotografia o del senso della comunicazione attraverso le immagini, è un esercizio sterile che non cambierà l’essenza del presente: il prodotto fotografico di qualità è un prodotto di una élite per un’altra élite. Alle masse non interessa e forse alle masse proprio per questo non sappiamo comunicare e necessitiamo quindi di ritrovarci intorno ad un gruppo ristretto di addetti ai lavori.

    27. Roberto Piccinini ha detto:

      Settimo,
      Hai ragione. Come collega sono avvilito, per il nostro mestiere.
      Come presidente dell AIRF Associazione Italiana Reporter Fotografi posso dirti che grazie al Presidente Nazionale dell’ODG Enzo Iacopino ci stiamo muovendo. I giornalisti ( precari non certo i Direttori da 5-10.000 euro al mese) non sono messi meglio di noi.
      Ma certamente in Italia manca la cultura per la fotografia, che in altri paesi europei invece c’è e questo rende tutto più difficile.
      Ma vorrei chiederti, davvero non sei cosi bravo a scrivere ? Io non credo. Il futuro del fotogiornalismo a parte alcuni casi è Fotografare e scrivere. Comunque discorsi a parte è una tristezza la mancanza di cultura fotografica da parte di un direttore .

    28. Piero ha detto:

      Editori che curano solo il budget e incultura diffusa portano a questi incresciosi risultati. Proprio la diffusa incapacità critica degli italiani poi non fa che alimentare questa tendenza alla mediocrità, accontentandosi di leggere sui media reportage tanto scadenti.
      Meglio scrivere in inglese, almeno qualcuno apprezzerà il nostro lavoro.
      Grazie Benedusi per il post!

    29. Danilo Bruzzone ha detto:

      Come non essere in completo accordo? Tutte le volte che ho sentito le tue parole in televisione oppure ho letto qualcosa non ho potuto che essere sempre in linea con il tuo pensiero, sopratutto con il tuo modo di scattare e il tuo pensiero sulla fotografia digitale. In questo caso lo sono anche di più!

      Un abbraccio

      Danilo

    30. Alberto Mori ha detto:

      Ciao Settimio,
      sono un collega, magari non mi conosci, non sono famoso come te, però penso che è una gran bella “fotografia” quella che hai “scattato” a Repubblica…
      Parlando in generale, nel nostro settore da qualche anno a questa parte, a causa della grande crisi economica (peraltro prettamente italiana), c’è una malsana tendenza ad utilizzare meri dipendenti per realizzare servizi fotografici “tutto compreso nella loro busta paga” e magari senza neanche un bonus… pensando così di poter competere e battere il talento innato, la tecnica, l’esperienza di anni di lavoro, la creatività, l’investimento economico personale, insomma la tenacia inossidabile dei grandi professionisti di sempre.
      Beh questo mi sembra veramente “il teatro dell’assurdo”!…
      Capisco la necessità di editoriali fallimentari di rimpolpare le loro fila…
      Ma se questi giornali e magazine se la passano così male, il tutto è dovuto al sistematico taglio di ottimi professionisti del passato recente, che rendono la loro rivista inguardabile!
      Il tutto convalidato dai loro “uomini marketing”, cresciuti nelle università statunitensi, i quali sostengono una politica dei grandi numeri che potrebbe funzionare nella Cina di Mao, dove tutti sono uguali e nessuno eccelle, non certo in un paese come l’Italia, patria dell’arte, dello stile e dell’eleganza, culla di grandi individualità, eccellenze, sublimi creativi e sicuramente grandi fotografi…
      Ciò che nel nostro paese si è sbagliato veramente, è dimenticarsi cosa vuole dire essere italiani.

    31. roberto manetta ha detto:

      …l’ ultima cmq é un ottimo yellow high key….

    32. Mauro ha detto:

      …l’esperimento del barbiere è una cagata che fa presa sugli sprovveduti e gli allocchi (sono certo che tu sia cosciente della cosa). Per ciò che riguarda il suddetto ‘fotoracconto’ hai ragione, nulla da obiettare…è una vergogna

    33. Ettone ha detto:

      Dopo le battute (poco più in su) dico la mia in modo serio… o almeno ci provo…

      Questi discorsi e queste “denunce” sono sacrosante, ma scusatemi se vado contro corrente dicendo che a me che Repubblica pubblichi le foto di una “non fotografa” o che Vogue selezioni sempre i soliti paraculi, poco mi interessa perché sono convinto che la professionalità a lungo andare vinca sempre anche sulla “morte” presunta o no, della fotografia. Perché? Perché se così non fosse vorrebbe dire che la fotografia fatta con professionalità non avrebbe motivo di esistere, ma io non ci credo.

      In tutti i lavori chi lavora bene, a mio avviso, non deve temere di “morire”… Questo l’ho imparato fin dalla nascita e ho la prova che funzioni così… Certo, i tempi non fanno altro che renderci affannati e “affamati”, ma la crisi che ho citato tra virgolette qualche commento più in su è solo l’ennessima scusa per chi con la furbizia cerca di risparmiare qualche euro per intascarselo… Magari ricattando i professionisti al grido di “O accetti queste condizioni o sai bene che c’è la fila di affamati come te alla porta”… Dopotutto gli editori sono dei manager, no?

      Pertanto penso che certi discorsi non facciano altro che aumentare visite a Repubblica o a questo blog e mentre noi tutti (io compreso) siamo intenti a leggere o a commentare che il “mare d’inverno è triste” o che “si stava meglio quando si stava peggio”, qualcuno starà sicuramente guardando avanti, lavorando sodo e portando a casa buoni frutti…

    34. Settimio ha detto:

      Grazie a tutti per il supporto e per l’attenzione!
      Settimio

    35. gabriele ha detto:

      grazie a te, comprendo come ti senti…ma lascia che questo ciclone di merda si esaurisca su se stesso, non ho dubbi che finirà così…

      Ormai questa è un abitudine comune anche ad aziende, che sapendo di avere un dipendente in cassa integrazione appassionato di fotografia, lo chiamano per fotografare un evento dove manager festeggiano a tartine e spumante qualcuna delle loro bastardate…

      Visto con i miei occhi e sulla mia pelle…e mi rendo conto che è dura, ma ricade tutto su se stesso…

    36. emanuele ha detto:

      LA FOTOGRAFIA E’ MORTA,
      forse é morta un certo tipo di fotografia,
      sicuramente non é morto il raccontare
      di cui la fotografia é uno dei mezzi, mai il fine

    37. emanuele ha detto:

      LA FOTOGRAFIA E’ MORTA e basta, aggiungo….

    38. Aldo ha detto:

      Non capisco…perchè dare tanta attenzione a chi merita indifferenza!

    39. Simone Scozzari ha detto:

      Quoto e condivido il pensiero del buon Alessandro Citti.
      “…il prodotto fotografico di qualità è un prodotto di una élite per un’altra élite. Alle masse non interessa e forse alle masse proprio per questo non sappiamo comunicare e necessitiamo quindi di ritrovarci intorno ad un gruppo ristretto di addetti ai lavori” (cit.)

    40. Vittorio ha detto:

      Concordo su tutto.Bravo Settimio. La fotografia e’ morta , ma anche la cultura e la qualità degli individui in generale e’ scaduta.La fotografia e’ uno dei tanti aspetti ( ad esempio una volta i miti erano Fellini,Antonioni,Visconti oggi : CSI , Cento Vetrine e Un posto al sole).

    41. graziano perotti ha detto:

      Anche Giovanni Gastel in una recente intervista ha decretato la morte della fotografia,speriamo tutti di sbagliarci.Detto questo quando ho visto il servizio di Concita De Gregorio ho pensato non alle fotografie ma al tipico esempio di chi predica bene e razzola male.Già pagano le fotografie a prezzi ridicoli,ora fanno anche le fotoreporter non rispettando il lavoro degli altri.Cara Concita se si presentava un fotoreporter con questo orribile reportage quando eri direttore lo avresti pubblicato?

    42. Vilma ha detto:

      le foto sono inguardabili e il livello del servizio è talmente infimo che mi sorge un dubbio: siccome Concita De Gregorio non è l’ultima arrivata e siccome, con un minimo sforzo, avrebbe potuto fare meglio di così, non è che la cosa va vista in chiave ironica? non è che un evento tutto sommato populista, affollato di turisti sfatti, disordinati e conciati in modi incredibili, venga documentato con tanta mancanza di stile per una qualche forma di snobismo? come dire, gente così si merita foto così!

    43. Damiano ha detto:

      La fotografia non è morta, gioca a nascondino!
      Fa la preziosa, ma a cercar bene la si scova. È meno rara di quel che si pensa.
      Va cercata, riconosciuta, estratta, liberata, coltivata, proposta.

      Questa è la missione.

      Gridare allo scandalo serve a poco o niente, meglio seminare e perseverare per distinguerla, per donarle identità piuttosto che mettere in evidenza cosa fotografia riteniamo non sia.

    44. Michele Del Vecchio ha detto:

      Come mi ha giustamente fatto notare un amico… gentile signor Benedusi… lei non la pensava così quando ha organizzato e curato personalmente quella (ehm) mostra della (ehm ehm) fotografa Martina Colombari…

    45. cry ha detto:

      Le foto della mostra della Colombari erano solo una buona pubblicità per Benedusi ,ha praticamente fatto quello che fa Terry Richardson(fare foto a personaggi famosi ,se lui facesse foto a persone che non conosce nessuno nessuno se lo calcolerebbe di striscio).Semplicemente è stata una bella mossa di marketing (come si dice 🙂 )

    46. cry ha detto:

      Dimenticavo ,la differenza è che Richardson schiaccia il tasto della fotocamera mentre le foto della Colombari le ha scattate lei stessa,quella è la sola differenza.Con il servizio di Repubblica la giornalista ha solo schiacciato il tasto del suo telefonino, tanto le foto le avrebbero pubblicate ugualmente anche se erano immagini vuote

    47. Mitia Dedoni ha detto:

      Grande pezzo fotogiornalistico, esempio chiaro e lampante della moderna fotografia

    48. Matteo ha detto:

      La fotografia non è morta.Esige ancora più qualità che in passato.Guai, quindi, a scattare a casaccio.La professionalità paga, sempre.Altrimenti Settimio e tanti altri bravi avrebbero da molto tempo cambiato mestiere.La fotografia becera (anche se i giudizi sono sempre soggettivi) la sanno fare tutti, anche i gatti con il collarino per vedere dove vanno. Esperimento curioso, ma nulla più.Fidatevi che in un mercato dell’auto in picchiata da anni e i negozi di abbigliamento medio chiusi uno dopo l’altro, gli unici che ridono sono i marchi di lusso. La gente che può è contenta di spendere i suoi soldi, ma in cambio vuole QUALITA’.I reporter di guerra che rischiano la vita ogni giorno, i soldi li chiedono e li ottengono.Fotografi come McCurry o Michael Yamashita (solo per citarne due), possono chiedere qualunque cifra. Le loro foto sono memorabili. Mai nessun sito o testata giornalistica famosa si sognerebbe di metterle in prima pagina di soppiatto, fioccherebbero denunce. Quindi coraggio.

    49. Mah ha detto:

      Caro Settimio (normalmente le tue risposte acide cominciano così),
      tanto per non andare lontano, pensi veramente che il tuo servizio su Paolo Stroilo & bimbi sia in proporzione migliore di quello fatte con il cellulare dalla nota giornalista?
      Cioè contesti foto di bassa qualità (ma le foto non dovevano essere buone invece che belle?) scattate con un cellulare da una giornalista famosa, il cui significato è la presenza stessa della giornalista all’evento e non certo il risultato fotografico in sé, assolutamente privo di alcun valore (davvero non lo avevi capito?), quando tu in studio con dieci bank, bandiere e cento assistenti non hai avuto nemmeno voglia di regolare decentemente la luce nella foto di gruppo bruciando i visi dei bimbi che hanno avuto la sfortuna di esserne vicino.
      Ma certo, mi dirai, è tutto voluto anzi, è proprio transigere le regole la vera forza del fotografo moderno di grido. Regola ovviamente che vale per te, ma che non può certo valere per degli scatti telefonici, e poi quella dominante giallina dell’ultima foto di Concita che scandalo vero? Non stiamo parlando del carnato sballato di tanti tuoi servizi fatti in studio, quella arte e le regole che avrebbero imposto un po’ di rigore sono inutili, leziosi, retaggi di libri di fotografia antichi vero?

      Non sarà mica che la tua grande, sfacciata, tracotante e imbarazzante fortuna sia stata solo il risultato di quel giro di amichetti pseudo-famosi tuoi coetanei che autoalimentano il proprio mediocre valore a vicenda, battendosi grandi pacche sulle spalle in aperitivi e incontri fatui. Per carità chi non alimenterebbe volentieri la propria adorata AMEX in questo modo?

      Ma non vendeteci il moto perpetuo di applausi che avete genialmente inventato per qualità, quella sta di casa altrove.

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