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  • 29 Novembre 2010

    MARTINA IN-VISIBILE: MOSTRA O MOSTRO?

    ho scritto e cancellato, scritto e cancellato, scritto e cancellato. e ancora una volta scritto e cancellato.

    però basta, fin troppe parole. penso di avere già spiegato tutto nella mia presentazione.

    non so voi, ma io nel pieno del marasma di fotografica ho preso un aereo, e sono volato fino in brasile, per lavorare.

    rassereniamoci tutti con the voice e questa ripresa: non sapete il freddo e il vento che mi sono preso per farla…

    1. Simone ha detto:

      Ciao Settimio, spero almeno avessi la sciarpina…

      Comunque volevo farti una domanda tecnica. Magari non mi risponderai. Volevo chiederti: tu hai mai fatto ritratti usando il banco ottico? E nel caso si volesse fare un ritratto “alla avedon nel west”, cioè con occhi perfettamente a fuoco, e punta del naso sfocata, quindi con il diaframma aperto al massimo…che cosa bisogna fare? bisogna imbalsamare il soggetto? Lo so che potrebbe essere una domanda stupida, ma io oltre ad usare le lastre 400 ed usare il tempo più basso possibile non so cosa fare…

      Ti auguro una buona giornata.

    2. Matteo Oriani ha detto:

      Ollapeppa…hai viaggiato su Viagra Airlines? Vabbé é una scemata.
      Allora a Simone rispondo io, per punizione. Sai che non ho mica capito bene di quali ritratti parli? Nella serie “In The West” i soggetti li ricordo tutti perfettamente a fuoco. Ma magari mi sbaglio. Comunque. Sarebbe meglio usare lastre 20X25. Piú grande é il formato meno profondità di campo hai. Giusto usare pellicola molto sensibile, ti permette di usare un tempo veloce e aprire molto il diaframma. Piú il diaframma é aperto meno profondità di campo hai. Un altra variabile é la fonte di luce di cui disponi. Se lavori in studio puoi modulare la luce artificiale come vuoi e allora meglio avere pellicola meno sensibile che ha piú incisione. La maggior intensità della luce ti permetterà di aprire il diaframma e usare un tempo breve. Ma questo lo saprai. Posiziona il soggetto dove deve stare e fai l’inquadratura sotto al telo nero. Poi, per farlo stare in posizione, lega uno spago a una standarda anteriore del banco ottico e tirarlo fino alla punta del suo naso. Quella é la distanza alla quale lui o lei deve stare dall’obbiettivo. Sii perentorio! Chiedi a qualcuno di tenere lo spago o fallo tenere al soggetto se é gentile e collaborativo. Rimettiti sotto al telo nero e fai la messa a fuoco con apertura massima del diaframma. Usa un lentino appoggiato al vetro per una messa a fuoco precisa. Fatta la messa a fuoco, posizionati di fianco all’obbiettivo e usa uno scatto flessibile. Questo ti permette di avere un rapporto diretto. O di “potere” come ha detto il professor Thorimbert. Devi avere un assistente che mette, toglie e gira lo chassis. Tu devi pensare solo al soggetto. Ah, prima di scattare, meglio togliere lo spago dal suo naso. Se peró il tutto é troppo complicato, puoi usare una qualsiasi macchinetta digitale, fare il tuo ritratto in scioltezza, mettere il file in Photoshop, fare una selezione con il lazo della porzione che voi sfocare, sfuma di circa 50 pixel, inverti, filtro: controllo sfocatura. E questa é un’altra scemata.

    3. Matteo Oriani ha detto:

      É il giorno delle scemate. Ne ho scritte parecchie. Ho il brutto vizio di non rileggere con attenzione e mi sono accorto di aver generato confusione. Correggo. Pellicola poco sensibile: puoi aprire il diaframma e avere meno profondità di campo. In proporzione usa un tempo più veloce. Un ottica “normale” per il 20×25 é un 300 mm che di solito ha una velocità massima di otturazione di un 125 esimo di secondo. Oppure un 480 mm , stesso tempo di otturazione. La considerazione che facevo per la quantità di luce da usare, si riferiva ala perdita di luminosità generata dall’allungamento del soffietto che, con il 20×25 é notevole se vuoi fare riprese ravvicinate. Esistono delle tabelle che calcolano, a seconda dell”allungamento e dell’ottica usata, la perdita di luminosità. Spero di aver chiarito.

    4. Simone Lomuoio ha detto:

      Ciao Matteo. Io uso un banco ottico Arca-Swiss, con lastre 4×5, è “leggermente” più comodo da portare in giro. Uso il lentino Silvestri 10 x. L’obiettivo è uno schneider APO 150 mm (normale per il formato da me usato).
      Nelle opere originali ed a grandezza naturale ti assicuro che a fuoco c’è solo il piano degli occhi e già la punta del naso è sfocata. Avedon fotografava, in quel lavoro, solo con sfondo bianco e all’aperto. Nelle opere di Timothy Greenfield-Sanders invece, questo èffetto è limitato perchè utilizza una profondità di campo maggiore. Nelle opere di Alec Soth la profondità è ancora maggiore.
      Il professor Thorimbert mi ha risposto dicendo che bisogna avere il “manico”…e spendere una quantità impressionante di denaro (esattamente come faceva Avedon) ed a questo punto ci credo 🙂

      Ti assicuro che non è così semplice ottenere ciò che ha ottenuto Avedon…però devo riuscire perchè lo sguardo di quei personaggi ti cattura…è pazzesco.

      Saluti.

    5. Matteo Oriani ha detto:

      Come al solito il professor Thorimbert ha lucidamente “messo a fuoco” la questione. Senza il manico quelle foto non si possono fare. E’ inutile che stiamo qui a gingillarci con profondità di campo, ottiche e spaghi. Io continuo a fotografare tacchi dadi e datteri.

    6. Simone Lomuoio ha detto:

      @ Matteo Oriani: e non ti ho neanche scritto tutta la sua risposta 😀

    7. michele ha detto:

      Comunque come fotografa la COLOMBARI è più brava di BENEDUSI
      lo dico sul serio.

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