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  • 1 marzo 2014

    ROCCO BARBIERI PHOTOGRAPHER

    spesso e volentieri, nelle mie conferenze, racconto che, al giorno d’oggi, scattare delle belle fotografie sia estremamente semplice. talmente semplice che, ho sempre teoricamente sostenuto, anche un non fotografo bendato potrebbe andare in giro e portare a casa del materiale che un po’ photoshoppato potrebbe essere definito bello.

    tutto questo era una mia teoria, ma dalla teoria alla pratica non sempre il passo è automatico e scontato.

    ho pensato allora di fare come negli esperimenti scientifici: andare a verificare sul campo la mia teoria.

    mi sono recato allora da Rocco, che di mestiere fa il barbiere:

    Schermata 2014-03-01 alle 15.48.56

     

    e gli ho fatto la mia proposta, di provare a fotografare una modella bendato. ha accettato!

    ho bendato Rocco e messo la mia macchina fotografica in totale automatismo

    Schermata 2014-03-01 alle 15.49.31

    Rocco ha cominciato a scattare!

    Schermata 2014-03-01 alle 15.50.05

    la modella doveva parlargli per far capire almeno dove indirizzare la macchina fotografica!

    Schermata 2014-03-01 alle 15.50.38

    Schermata 2014-03-01 alle 15.50.51

     

    una volta finito lo shooting (!) abbiamo scaricato le fotografie scattate, che ovviamente erano tutte esposte perfettamente ed esattamente a fuoco.

    un po’ di photoshop, un po’ di HDR e poi tutto in bianco e nero, che fa sempre la sua figura.

    ed ecco il risultato:

    2H3A6424_1

     

    non male, eh?!? 🙂

    a noi sembrava molto buona! ma per essere veramente certi e avere l’approvazione finale abbiamo pensato di mandarla al giornale più importante di tutti, per autorevolezza e prestigio: Vogue!

    ed ecco la definitiva verifica della teoria, la fotografia scattata da Rocco Barbieri il barbiere è finita sul prestigioso ed importantissimo sito di Vogue:

    Schermata 2014-02-26 alle 15.07.57

    Schermata 2014-02-26 alle 15.08.31

    Schermata 2014-02-26 alle 15.09.18

     

    il tutto senza trucco e senza inganno, come da filmato:

    come diceva già 30 anni fa Ugo Mulas la Fotografia non deve essere bella, deve essere buona. era facile farla bella una volta, è facilissimo oggi.

    i veri Fotografi a questo dovrebbero servire, a fare della buona fotografia, non a fare della bella fotografia.

     

    88 Commenti »

    26 febbraio 2014

    LETTURA PORTFOLIO

    Se stai leggendo questo post probabilmente lo fai perché ti ho mandato questo link in risposta a una tua richiesta di mia lettura del tuo portfolio.

    Ho pensato di scrivere queste righe così c’è la risposta pronta una volta per tutte! 😉

    -è molto probabile che tu mi abba mandato una o più di una fotografia chiedendomi di giudicarla. io ti ho fatto allora una semplice domandina: “perché hai fatto quella fotografia”? a quel punto è MOLTO probabile che tu abbia risposto: “perché mi piace”. magari hai usato più parole, ci hai girato intorno, ma, stringi stringi, il succo è quello. e sai cosa? se quella è la tua risposta alla mia domanda esiste solo una possibilità, senza neanche andare a vedere le fotografie: le tue fotografie fanno cagare.

    -e comunque no, non ho tempo e voglia di guardare e soprattutto giudicare il tuo portfolio. È una cosa che, se fatta bene, richiede tempo ed energie. Mi spieghi per quale motivo dovrei fare (gratis!) una cosa che richiede tempo ed energia? Mettiamo il caso che tu faccia il meccanico, se io ti porto la moto per controllarla tutta, tu me lo fai? E me lo fai gratis? Io faccio già tantissime cose senza un compenso, non ultimo scrivo questo blog da più di dieci anni: ma la lettura portfolio per sconosciuti anche no!

    -eccezione della prima regola, il baratto: tu mandare a me mozzarella freschissima buonissima=io fare lettura portfolio 😉 (scherzo, ma neanche tanto)

    -se proprio vuoi però ecco la mia lettura del tuo portfolio: le tue fotografie fanno cagare. E già. Sarò stronzo e presuntuoso, però dato che il 90% delle fotografie del web (per quelle stampate la percentuale è già diversa) fanno inevitabilmente cagare, diciamo che la statistica non gioca a tuo favore, no?

    -non fare la vittima: se nessuno caga te e le tue foto è giusto così. Ho imparato una cosa: il mondo è stronzo ma anche meritocratico, non ci sono cazzi. Tutti quelli che pubblicano o lavorano in una certa maniera meritano di lavorare e pubblicare in quella certa maniera. Se non fai un cazzo, mi dispiace, ma meriti di non fare un cazzo.

    -se c’erano poche probabilità che io dessi un’opinione alle tue fotografie, queste probabilità sono definitivamente scomparse dopo aver letto le sconclusionate parole che le accompagnano. Ok, anche qui sono stronzo e presuntuoso a giudicare qualcosa che non è qui davanti ai miei occhi, ma anche in questo caso la statistica gioca a tuo sfavore: il 90% di coloro che mi scrivono lo fanno veramente in maniera spaventosa. Invece di accompagnare le vostre fotografie con “SALVE ,ECCO UN PÒ DI FOTO CHEO FATO .MI DICE CHE NE PENSI” forse sarebbe meglio “Buongiorno Settimio, le allego alcune fotografie. Sarebbe importante per la mia crescita avere un suo giudizio. La ringrazio. Buona giornata”. Vi devo dare questa notizia: se non sapete scrivere i casi sono due, o siete un grande artista o le vostre fotografie fanno cagare. E poi, cazzo!, ve lo volete mettere in testa che po’ si scrive con apostrofo, non con l’accento e no senza niente!

    -non ve la tirate con me con cose inutili tipo: mostra nel bar del paese, libro autoprodotto e venduto on line, redazionale gratis per rivista on line, test gratis a modelle…tutte cagate che non solo non dovreste fare ma che se mai avete fatto dovreste negare anche sotto tortura di avere fatto! e invece pure ve ne vantate!

    -NON mandate MAI foto con il vostro nome stampato bello grosso sopra. o anche piccolo. no, è una cosa che non dovete fare. anche perché se c’è il vostro nome sopra sarà poi dura dover convincere qualcuno che quelle fotografie NON le avete fatte voi.

    ecco questo è quanto.

    concludo con un mio backstage, dove forse si vede che fare fotografia non è andare in giro a fare click click, a volte è una cosina un po’ più complicata… 😉

    34 Commenti »

    24 dicembre 2013

    BOLLATE PER IL CORRIERE-TUTTI POSSIAMO CAMBIARE

    da qualche anno ho l’onore di avere a disposizione un’intera pagina sul Corriere della Sera a ferragosto e a Natale, per raccontare, in totale autonomia e libertà, questi due momenti dell’anno.

    nella ricorrenza del Natale finora ho cercato di mostrare come viene vissuto dagli emarginati, da quelli che sono lontani dallo stereotipo pubblicitario/televisivo del caminetto/neve/famiglia/coccole: l’anno scorso ho fotografato chi dorme e vive in strada, mentre due anni fa ho mostrato la persona che c’è dentro al personaggio di Babbo Natale.

    quest’anno ho pensato di raccontare come viene vissuto il Natale in carcere.

    sono andato, insieme a Fabio, nel carcere di Bollate, dove il gentilissimo Roberto (responsabile del settore educativo) ci ha accompagnato facendoci girare senza alcuna limitazione. ho scoperto che TUTTI i pregiudizi e preconcetti (nati da film/libri/televisione…) sono completamente falsi. ho trovato un ambiente sicuramente non allegro, ma incredibilmente pieno di umanità, gentilezza, rispetto.

    è stata una giornata straordinaria. bellissima. commuovente. emozionante. ho conosciuto un ragazzo che faceva l’assistente fotografo di fotografi importanti (e al quale ho dato tutti i miei contatti, dicendo di chiamarmi quando esce), ho mangiato il panettone nella cella di Lella, ho chiacchierato, ho riso.

    forse però meglio far parlare le immagini, iniziando dalla mia preferita:

    FRANCESCO_S

    Francesco

     

    ALESSANDRO_M

    Alessandro

     

    ANTONELLA_C

    Antonella

     

    ANTONIO_B

    Antonio

     

    CARLO_H

    Carlo

    DS_DL_RS

    Rocco, Domenico e D.

     

    GIANNI_B

    Gianni

     

    GIUSEPPE_F

    Giuseppe

    LELLA_V

    Lella

     

    PLACIDO_A

    Placido

     

    ROBERTO_B

    Roberto

    questo il testo che Fabio mi ha voluto regalare:

    Tutti possiamo cambiare”. Lo dice Roberto Bezzi, il responsabile dell’area educativa del carcere di Bollate. E se ci crede lui, forse riuscirà a farlo credere ai 1200 ‘utenti’ (è così che lui li chiama) della struttura. Nella drammatica situazione carceraria italiana, l’esempio di Bollate è un caso a sé. Sono tutti detenuti con condanne definitive che hanno richiesto specificatamente di essere lì per la speciale atmosfera di questa casa di reclusione in cui è legittimo, come dal 1975 impone il regolamento penitenziario, chiamare le celle: camere di pernottamento. Infatti il personale è ridotto al minimo, 400 agenti su tre turni, e si respira un senso di collaborazione che cancella tutti i cupi stereotipi che associamo all’universo carcerario. “I buoni lo sognano i cattivi lo fanno” è un libro di Robert Simon in cui il celebre psichiatra affronta il tema del crimine come potenziale cortocircuito latente in ciascuno di noi, e basterebbe questa consapevolezza per specchiarci con indulgenza negli occhi degli uomini e delle donne che abbiamo incrociato in questo luogo. Ma aggiungo che il senso di solidarietà percepito tra queste persone è certamente maggiore di quello che mediamente si osserva nelle riunioni condominiali di noi cosiddetti uomini liberi. Natale celebra una nascita, e la religione che lo celebra crede nella rinascita. Tutti possiamo sbagliare, ed è giusto che ciò comporti l’espiazione della pena, ma alla privazione della libertà non deve corrispondere la privazione della dignità. Buon Natale a tutti. Fabio Novembre

    questa la pagina del giornale:

    corriere

    e qualche immagine del backstage:

    backstage_02

     

    nella cucina con Lella: voleva farmi assaggiare la parmigiana di melanzane, che aveva un aspetto meraviglioso. ma era ancora da infornare… 🙁

     

    backstge

    nella cella di Giuseppe: ordinatissima e pulitissima. Giuseppe deve scontare l’ergastolo.

     

    CZ8Q7675

    Fabio, che quando serve c’è sempre.

    CZ8Q7447

    il gentilissimo e bravissimo Roberto, direttore della sezione educativa, che ci ha accompagnati in questa esperienza.

    CZ8Q7355

    CZ8Q7466

    CZ8Q7538

     

    alcuni dettagli del carcere di Bollate. se mai vi dovesse capitare (temo possa capitare a tutti) vi consiglio di chiedere di essere portati in questa struttura: dite che vi mando io… 😉

    Buon Natale a tutti.

     

     

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    17 dicembre 2013

    MODELLOMETRO-AGGIORNATO

    con il trionfo dei photographers c’è anche il trionfo delle modelle!

    tutte sono modelle: perfetto, non ci sono problemi.

    forse però è utile un decalogo che aiuti chi vuole essere o diventare modella per capire come funzionano le cose.

    come al solito sarò chiaro e schietto:

    -fare la modella è un lavoro. LAVORO. come qualsiasi altro.

    -se nel vostro paesino siete la figa del paese e venite a milano volendo fare la modella sappiate che qui siete l’ultima merdina delle mille superfigone modelle di milano. sapete perchè ci sono pochissime modelle italiane? perchè la modella brasiliana\russa\moldava che viene a milano ha il biglietto di ritorno dopo tre mesi e in questi tre mesi si mette di buzzo buono a cercare di fare questo mestiere anche se prevede di fare 10 casting al giorno girando come una trottola in metropolitana. la modella italiana dopo 2 giri in metropolitana e aver fatto una fila di un’ora per fare un casting torna nel paesino dove continua a fare la figa del paesino ed essere fidanzata con tipo con la ferrari: molto più comodo. fare la modella è un lavoro (l’abbiamo detto) e come tutti i lavori è una enorme fatica.

    -toglietevi quelle unghie con la french: fanno solo zoccola, nessuna modella ha la french manicure.

    -NON fate alcun corso di modella, non servono a NULLA.

    -se vi fermano in duomo e vi dicono che siete super figona e vi serve un book e l’agenzia LONG LEGS GREAT MODELS si offfre per farvi il book e composit per 3.000 euro (o anche 500) voi siete liberi di farlo, ma sappiate che questo NULLA ha a che fare con le vere agenzie di modelle. una vera agenzia di modelle non vi chiede soldi per lavorare, ve li offre: bella differenza, no?

    -dovete avere un book e un composit. anche molto semplice, ma dovete averlo.

    -tette rifatte, labbra rifatte, extension, e tutte quelle cose lì NON fanno di voi una modella.

    -essendo il lavoro di modella un LAVORO (l’ho già detto?) non pensiate che si possa diventare una Modella in una settimana. nessuno pensa di diventare cuoco, idraulico, elettricista in una settimana! come per qualsiasi lavoro per diventare modella ci vuole tempo!

    -presentatevi ai casting perfette. perfette vuol dire PULITE, DEPILATE, CON I CAPELLI LAVATI, SENZA TRUCCO. e non vestite da zoccole.

    -quelle che non ce l’hanno fatta dicono che quella che ce l’ha fatta ci è riuscita perchè l’ha data a destra e a manca: balle. darla a destra e a manca non serve a NULLA. se volete datela a tutta milano, ma non pensiate che questo serva a farvi diventare una modella.

    ecco, questo il decalogo per le aspiranti modelle.

    un’ultima cosa, ma forse l’ho già detto: fare la modella è un LAVORO. non è un divertimento.

    buona fortuna!

    concludo con due mie immagini di una grande modella italiana, Bianca Balti:

    image_1730430299

    image_793947198

     

    AGGIORNAMENTO_01:

    evidentemente questo post ha riscosso un certo interesse: è incredibile la quantità di feedback che ho ricevuto.

    vediamo allora di dire qualcosa in più e meglio:

    -le misure di una modella sono importanti. già il nome, modella (o meglio/peggio ancora mannequin-manichino in francese) dicono chiaramente che chi fa questo mestiere deve avere delle misure precise. per un motivo molto semplice: i campionari di vestiti che si usano sono in una precisa taglia. e in quella taglia bisogna stare al meglio. d’altronde anche questo aspetto è un fattore che, se si pensa al lavoro di modella come un LAVORO (l’ho già detto?) che prevede l’uso del corpo, è assolutamente NORMALE sia così! se uno vuole fare il fantino ed è alto due metri NON può fare il fantino! semplice, no? se una ragazza vuole fare la ballerina classica non può avere la quarta di reggiseno! semplice, no? se uno vuole fare il lottatore di sumo non può pesare 40 KG! semplice, no? e se una ragazza vuole fare la modella DEVE avere certe precise misure. (e non la menate con Kate Moss, lei un’eccezione, voi no)

    -se una/due agenzie serie vi dicono che non andate bene, vi voglio dare questa notizia: non andate bene. non siete un talento da scoprire che nessuno capisce, non siete in un cazzo di programma televisivo alla ricerca del talento nascosto, ma siete nel mondo del lavoro, dove chi funziona lavora, chi non funziona non lavora. semplice, no?

    -lo dico a mio discapito ma soprattutto a discapito della categoria: le belle fotografie per il book servono a poco. bastano ed avanzano sei fotografie contro un muro bianco davanti/di lato/dietro fatte con l’iphone. se ve la menate che non avete avuto il successo che meritate perché non avete le fotografie fatte da Benedusi (yes, sono uno stronzo antipatico presuntuoso) sappiate che no, non funziona così. ovviamente poi avere un bel book con belle immagini è importante, ma è uno step successivo che all’inizio è inutile. anche perché bisogna capire per chi e per cosa bisogna fare le belle immagini per il book: se siete da catalogo tedesco avrete bisogno di immagini diverse rispetto a se siete da redazionale.

    -ve lo dico subito, così lo sapete (soprattutto se siete l’italiana fighetta con fidanzato con ferrari): la vita da modella è una merda. dimenticate sfilate per armani vivendo al gran hotel. quello che è più probabile è che farete dei look book di merda vivendo in 10 in un appartamento: d’altronde dato che fare la modella è un lavoro (già detto?) è normale che chi lavora non è detto che faccia il top del top del mega top subito e con facilità. se uno vuole fare il cuoco non è che lo prendono di sicuro da carlo cracco, è più probabile che faccia spaghetti in un cazzo di ristorante. chiaro, no?

    -con internet e tutto l’ambaradam del web ci sono tantissime modelle, magari in provincia, che non hanno agenzia, ma solo un sito e fanno lavoretti o per aziende del veneto/carpi/piemonte o direttamente per fotografi (e lì ovviamente va tanto il nudo). trovo sia una possibilità giusta e che sia giusto per questo tipo di modelle sfruttarla. la brutta notizia è però che anche per questo tipo di modelle valgono esattamente TUTTE le regole che ho detto fino ad ora. tutte. perché anche fare la modella di fitting nel carpigiano così come fare la modella di nudo a roma è un…? lavoro! anzi lo è ancora di più! perché magari ad una modella sulla piazza milanese può anche piacere tanto sfilare per armani, ma io penso che alla modella di alghero stare tutta nuda davanti al fotoamatore non piaccia per nulla. quindi anche per questo tipo di modelle vale tutto ciò che ho scritto.

    per adesso non mi viene in mente altro, se mi verrà farò un’ulteriore aggiornamento… 😉

    50 Commenti »

    1 dicembre 2013

    FRASI DA NON DIRE IN FOTOGRAFIA

    -preferisco le foto in bianco e nero.
    -ho preso la nuova macchina Canon/Nikon XXX che fa delle foto bellissime.
    -fai qualcosa (alla modella).
    -fai la faccia sexy (alla modella).
    -fai la faccia arrabbiata (alla modella).
    -c’è una bella giornata, cerco qualcuno per fare una bella uscita fotografica.
    -le mie fotografie non sono veramente bellissime perchè non sono mai fortunato a cogliere l’attimo giusto.
    -facile fotografare le top model, per me è difficile perchè posso fotografare solo mia cugina che non è fotogenica.
    -sto cercando modelle per fare delle foto glamour da proporre ad una rivista on line.
    -Arles?
    -conosco un capannone abbandonato bellissimo, cerco modella per fare foto glamour.
    -poi la aggiusto in photoshop.
    -voglio fare una bella fotografia che emozioni.
    -cosa ci vuole, la facevo anche io quella foto, avessi avuto l’1,2.
    -ho location bellissima e modella per foto glamour sto cercando una MUA gratis.
    -buona luce!

    82 Commenti »

    16 ottobre 2013

    IMPERIA-MILANO

    circa trent’anni fa, in questo periodo, partivo da imperia direzione milano.

    ho pensato a lungo su come celebrare questa ricorrenza: ci tenevo a farlo, questo cambio di orizzonti/esperienze/amicizie/vita è stato per me fondamentale, nonostante senta le mie origini costantemente dentro me.

    volevo fare qualcosa che fosse per me nuovo, che fosse una sfida, dove ci fossi io, ma l’esserci mi costasse fatica e quasi dolore. e dove, ovviamente ci fossero imperia e milano.

    ad un certo punto, quest’estate, mi è venuta l’idea. o meglio, come dice TT, ho trovato quell’atteggiamento attraverso il quale rapportarmi a imperia e a milano e che potesse diventare un’esperienza da raccontare attraverso i miei mezzi.

    ho fatto una cosa che non avevo MAI fatto in vita mia (voi l’avete mai fatto?) e l’ho fatta sia ad imperia che a milano: sono stato fermo immobile per un’ora.

    ad imperia un po’ più in disparte: allora ero così, un po’ in disparte. a milano decisamente più presente e centrato: probabilmente anche troppo.

    questi filmati di un’ora li ho poi compressi in due filmati di 30 secondi.

    dopo la realizzazione di quello di imperia ho scritto questo testo:

    Ieri ho realizzato un servizio al cui ricordo sono scosso ed emozionato ancora adesso. 
     
    Ho vissuto una percezione della visione che ha dilatato il tempo e lo spazio.
    Ho vissuto, sulla mia pelle, un’esperienza sensoriale totalmente nuova, mai provata prima. 
    Ho realizzato un viaggio nel tempo e nello spazio che non reputavo possibile realizzare, soprattutto non drogandomi e non muovendomi. 
    Mi fanno ancora male i muscoli, i miei occhi rivedono ciò che hanno visto, come se avessero visto per la prima volta, la mia mente rincorre le immagini e le sensazioni, che non riesco nitidamente e definitivamente mettere a fuoco, alternando il vissuto con l’immaginato. 
    Mi è stato possibile vedere nitidamente senza essere visto, pur essendo concretamente presente nel reale in cui ero immerso: ero talmente visibile da diventare invisibile. 
     
    I 28 giga realizzati in un’ora riposano ancora nelle schede, non ho visto nulla. 
    Chissà se il risultato finale mi permetterá di condividere ciò che ho vissuto. 
    Chissá se tutto funzionerá. 
    Da un lato spero di si, dall’altro mi interessa poco. Quei file sono come testimoni di un delitto: il fatto che esistano i testimoni rendono il delitto denunciabile, ma senza testimoni il delitto non sparisce, continua ad esistere. 
    Nei miei workshop dico spesso che in un servizio deve “succedere qualcosa”: ieri è successo qualcosa. Questo conta. Che poi la macchina digitale ne abbia imagazzinato le prove è solo una (auspicabile!) conseguenza.
     
    Non posso e non voglio dire di più, per ora. 

    ecco i due filmati:

     

     

    grazie a Federico Ramella per l’aiuto ad Imperia.

    14 Commenti »

    10 ottobre 2013

    AVEDON CHI?

    onestamente non frequento forum che si occupano di fotografia. a volte succede però che veda un gran numero di ingressi sul mio sito, tramite le statistiche, in arrivo da qualche forum, e allora mi capita di andare a curiosare.

    generalmente in questi forum vengo dipinto come uno stronzo presuntuoso e spocchioso: difficile dar loro torto, soprattutto dopo quello che scriverò da qui a poco.

    ma voglio dire, cari appassionati di fotografia che scrivete nei forum, ok la fotografia come passione della domenica, e i tramonti, e i gattini e tutte quelle stronzatine lì. ok anche i paesaggi con il tempo lungo e il mare tipo nebbiolina. ok. ok la tipa seminuda nella fabbrica abbandonata. ok. ok tutto. ok addirittura la maschera al carnevale di venezia.

    però. però penso che sia un obbligo etico/morale/intellettuale (se queste paroline hanno un qualche valore…) non dico conoscere prima di parlare, ma avere consapevolezza che la conoscenza sia la conditio sine qua non per parlare e discutere di qualsiasi argomento e quindi anche di fotografia.

    non conosco=non parlo. dovrebbe essere semplice, no?

    temo che, con la diffusione di massa della fotografia, si debba urlare forte e chiaro che la fotografia NON è fare click click con una macchina fotografica. NO. non è andare in giro e fotografare le cose che uno vede e gli piacciono.

    NO!

    la fotografia è cultura. LA FOTOGRAFIA E’ CULTURA.

    devo mettere ancora per l’ennesima illuminante frase di Terzani? ok, la metto:

    “Per un vero fotografo una storia non è un indirizzo a cui recarsi con delle macchine sofisticate e i filtri giusti.Una storia vuol dire leggere, studiare, prepararsi Fotografare vuol dire cercare nelle cose quel che uno ha capito  con la testa. La grande foto è l’immagine di un’idea. Bisogna capire cosa c’è dietro i fatti per poterli rappresentare. La fotografia – clic! – quella la sanno fare tutti.” Tiziano Terzani

    (per incominciare a capire quanto sia importante avere delle basi e di quanto ciò che conosciamo influenzi inevitabilmente ciò che siamo, penso sia interessante guardare la lectio magistralis di Toni Thorimbert)

    quindi, un consiglio base base, terra terra: cari appassionati di fotografia che scrivete nei forum, prima di comprarvi la macchina fotografica, studiate. studiate storia della fotografia. non è possibile avere una macchina fotografica, andare in giro a fare fotografie e scrivere di fotografia nei forum senza una minima minima base. studiate i grandi della fotografia del passato. tra i quali c’è stato un certo Richard Avedon, che non era malaccio. solo per i ritratti, però.

     

    avedon

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    23 agosto 2013

    FOTOGRAFIA E SOCIAL NETWORK: ISTRUZIONI PER L’USO. AGGIORNATO!

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    Approfitto dell’articolo che è uscito questa settimana su Grazia per approfondire l’argomento “fotografia sui social network”.
    Cercheró di essere sintetico ma efficace, così da essere capito soprattutto da chi non è fotografo e non capisce di fotografia, pur usandola.

    La fotografia è un linguaggio: questa affermazione è la base di tutto.
    La fotografia NON è fare belle fotografie, ma Fotografia è raccontare qualcosa con le immagini.
    Capire questa premessa è la base di ogni approccio serio e sensato con la fotografia. La differenza tra uno che scatta fotografie e un Fotografo è, seguitemi nella metafora, la stessa che c’è tra chi sale su un cavallo e va dove vuole andare il cavallo (da qualche parte ti porterà) e chi sale su un cavallo portando il cavallo esattamente dove vuole andare lui.
    Fin qui ci siamo? Bene!
    Le cose si complicherebbero se fossimo qui ad imparare come governare e gestire il cavallo (fuor di metafora, come usare la fotografia per raccontare esattamente ció che vogliamo raccontare) ma noi, per fortuna, non aspiriamo a tanto: vogliamo, semplicemente, capire come usare e leggere la fotografia sui nostri social network preferiti.

    Abbiamo detto che la fotografia è un linguaggio. Perfetto.
    Abbiamo detto che non siamo qui per imparare ad usare quel linguaggio. Perfetto.
    E arriviamo al punto: anche se chi produce fotografia non sa NULLA di linguaggio fotografico, della sua sintassi e della sua grammatica, ogni volta che scatta una fotografia fa delle scelte, consapevoli o meno, che pregnano quella fotografia di significati.
    Facendo un’altra metafora, questa volta probabilmente più pertinente, sarebbe come se uno non sapesse ne’ parlare ne’ scrivere in maniera sensata e urlasse AHAHAHNGAAAAA oppure YIUNZOOOOOOO: nessuno dei due urli ha un significato (nessun significante si lega ad alcun significato) ma se si cercasse di decriptare quel significante in maniera approfondita probabilmente si arriverebbe ad un significato, pur se involontario.

    Ci siamo? Forse la sto facendo complicata (sono in vacanza, ho tempo!) ma la sostanza è semplicissima: qualsiasi (QUALSIASI!) fotografia vuol dire/racconta/suggerisce qualcosa, una qualche verità.
    Il difficile è decifrare/decriptare/tradurre quella fotografia.
    Non sempre è semplice, ma per le fotografie spesso semplici dei social network probabilmente è semplice (scusate il gioco di parole, ma fare le cose semplici a volte è complicato).
    Basta fare una cosa semplice (di nuovo!): domandarsi cosa si voleva dire con quella certa fotografia. Tutto qui. Andare un pochino a fondo e cercare di capire cosa voleva dire (anche inconsapevolmente) il fotografo con quella specifica fotografia.

    Faccio un esempio, così andiamo sul concreto, la classica foto dell’estate. Questa:

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    Cosa vuol dire? Qual’è la sua traduzione?
    Vuol dire: “sono annoiata sulla spiaggia, ho finito di sfogliare CHI, voglio far vedere al mondo quanto sono fika (la tipa che si fa questa foto usa le K) con le gambe lunghe (da quella posizione vengono lunghe a tutte) e quanto sono magra (da sdraiate lo sono praticamente tutte)”. Questa è la traduzione di quella fotografia. Se a voi va bene che dalle vostre labbra escano quelle parole, continuate pure a scattarla e postarla.

    Fatte queste doverose premesse teoriche andiamo finalmente al sodo, e cerchiamo di capire cosa e come fotografare per i social network:

    -evitate di fotografare la vostra faccia, soprattutto se lo fate in maniera aulica, usando ritocchi vari per migliorarvi. La traduzione è “sono una figa spaziale”. Mica andreste in giro con il megafono a urlare: SONO UNA FIKA SPAZIALE!!!! (soprattutto se non lo siete)

    -evitate di fotografare voi stessi e pezzi del vostro corpo (vedi foto gambe sopra): la traduzione (al di là dei casi specifici di cui sopra) è sempre e una sola: io, io, io, io, io, io, io, io……… Con l’ego ipertrofico temo si annoino le persone. Mica andreste in giro ad urlare solo ed unicamente: IO, IO, IO, IO, IO, IO!!!!

    -evitate di fotografare, soprattutto se è assolutamente ordinario, ció che mangiate. Intanto è probabile che stiate o mangiando da soli o armeggiando con il telefono mentre state mangiando con altre persone, due cose che non sono belle da dire, no? Mica andreste in giro ad urlare: MANGIO DA SOLO COME UN CANE!!!! MANGIO CON DEGLI STRONZI DEI QUALI NON ME NE FREGA UN CAZZO!!!

    -evitate di fotografare in maniera dichiarata ed esplicita i posti super fighi dove andate. Siete in un hotel a 12 stelle? In primissima classe della linea aerea super figa? E fotografate tutto e tutto postate? La traduzione è semplicissima: “sono un poveretto abituato ad andare in economica ma adesso sono in prima classe.” Volete proprio URLARLO ai quattro venti?

    -evitate di fotografare banalità. Il mondo è già pienissimo di banalità. Se proprio volete ricordarvi di un bel tramonto fotografatelo pure, ma siete così sicuri di doverlo condividere con gli altri?

    -evitate di voler essere una fashion blogger se non avete almeno mille follower. Ma proprio come minimo! Perchè se vi siete comprati un nuovo paio di jeans e postate subito la foto sui social lo state dicendo all’unica persona che non serve lo sappia dato che già lo sa: voi stessi!

    -evitate di mettere fotografie di voi a 20 anni adesso che ne avete 60. (questa non serve che la spieghi, vero?)

    Ecco, direi questo sia tutto.
    Temo che in questa prospettiva il 90% delle fotografie sui social dovrebbe sparire.
    Ovviamente poi ognuno è liberissimo di fare ció che vuole: basta che sia consapevole di ció che sta facendo.
    Chiunque puó urlare al mondo: “SONO UN COGLIONE!!!”. Non si deve peró poi stupire se il mondo penserà che sia un coglione.

    Insomma, prima di postare una vostra fotografia sui social forse dovreste chiedervi: cosa voglio veramente dire con questa fotografia?!?

    PS: ho scritto tutto ció con aifon, se ho fatto più errori del normale chiedo venia fin da subito.

    PS_02: se si volesse approfondire in maniera seria le metodologie per leggere la fotografia consiglio un libro tanto bello quanto tosto. Questo:

    20130823-082716.jpg

    AGGIORNAMENTO:
    Probabilmente ha che fare poco con la questione, ma sicuramente ne ha con l’uso della fotografia da parte di chi non è fotografo professionista: l’inesistenza sui vari social network di fotografie sbagliate.
    Una volta chiunque faceva le fotografie sbagliate così come ora chiunque fotografa tramonti o gatti.
    Cosa è meglio? Sinceramente non saprei!
    Mi piace peró mettere qui di seguito due immagini che é difficilissimo se non impossibile non dico vedere, ma proprio scattare. Due fotografie rarissime e difficilissime da realizzare (queste si, altro che i tramonti).
    Solo per voi una foto sfuocata e (addirittura!) una foto tutta nera!

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    11 luglio 2013

    CHECK LIST

     

    check list_ok

    in passato, in varie occasioni, ho scritto qui varie liste per cercare di capire, dall’alto della mia presunzione, come e quanto ognuno si possa definire un buon fotografo. la prima di queste liste, e forse quella più famosa, è stata quella che chiamai fotometro

    cosa devo dirvi, le check-list mi piacciono! e forse mi piacciono ancora di più da quando ho letto un intero libro che di esse si occupa, CHECK LIST, che tantissimo mi è piaciuto.

    ecco adesso una nuova lista, questa volta una vera e propria check-list! quella per giudicare una vostra fotografia.

    allora, diciamo che avete realizzato un servizio fotografico. bene. a voi piace tantissimo. anzi ne siete entusiasti! normale: di massima ciò che noi stessi produciamo ci piace sempre un sacco. apprezziamo un sacco pure le nostre puzzette! 😉

    nonostante però il vostro servizio vi piaccia tantissimo è molto probabile faccia cagare. non perchè abbia scarsa fiducia in voi: semplicemente dato che il 90% di ciò che si vede in giro è spaventosamente brutto diciamo che la statistica non lavora a vostro favore…

    facciamo allora una bella cosa: di questo servizio prendete un’immagine, la stampate (sempre meglio guardarle e giudicarle stampate, le fotografie), la guardate come non fosse vostra, scaricate la mia check-list in alta definizione qui e rispondete con sincerità ai vari punti.

    in base a questa check-list non potremo certo sapere se la vostra fotografia sia una fotografia bella o brutta, ma sapremo se sarà una buona fotografia: e una buona fotografia è anche molto probabile che sia una bella fotografia.

    cominciamo:

    -nella vostra fotografia c’è la vostra storia? si capisce da dove arrivate? si capisce dove sono le vostre radici? non semplicemente nel senso geografico, ma in senso, oserei dire, sociologico. c’è qualcosa che renda quell’immagine veramente vostra?  insomma, in questa vostra fotografia si capisce chi voi siete?

    -nella vostra fotografia c’è un punto di vista assolutamente vostro e quindi nuovo ed originale su una certa cosa? non basta ovviamente che sia semplicemente strano (la linea dell’orizzonte storta la sanno fare tutti…) ma è indispensabile che sia il vostro punto di vista.

    -nella vostra fotografia c’è un qualche giudizio su ciò che avete fotografato? non per forza un giudizio negativo, ovviamente! ma c’è una vostra presa di posizione su ciò che era davanti a voi? dentro alla vostra immagine si capisce cosa pensavate di ciò che avete fotografato?

    -la vostra fotografia piace alla vostra mamma? se piace a vostra mamma vuol dire che non ci siamo, vuol dire che avete prodotto qualcosa di sicuro e tranquillo. la vostra fotografia è, anche poco poco, rivoluzionaria?

    -per realizzare la vostra fotografia avete vissuto una specie di ossessione? la passione (…) quella ce l’hanno tutti per un sacco di cose. tutti hanno la passione per correre, per la figa, per il buon cibo…quello che è difficile è avere l’ossessione di correre 10 ore al giorno, scoparsi una figa al mattino e una alla sera, provare tutti i ristoranti del mondo… quell’immagine che avete tra le mani è stata una vostra ossessione? ci avete pensato giorno e notte?

    -la fotografia che state guardando l’avete prima previsualizzata nella vostra testa? prima di scattarla con la vostra macchina è stata nel vostro cervello?

    -se avete usato una modella, la modella sapeva cosa doveva fare o ha fatto delle pose (termine orrendo!) un po’ a caso che voi avete subìto senza alcun controllo? era lì davanti alla vostra macchina fotografica e ha fatto qualcosa che semplicemente le passava per la testa?

    -nella vostra fotografia si capisce cosa vi piace? a tutti ovviamente piacciono le stesse cose stereotipate (le vacanze, la spiaggia, i regali, i viaggi, i gattini, un caminetto acceso, un bosco mentre nevica e tutte quelle cose lì…) però poi ad ognuno di noi piacciono delle cose che piacciono solo a noi che nella maggior parte dei casi a tutti gli altri (almeno alla maggior parte) fanno orrore. voglio dire, c’è gente a cui piace farsi appendere pesi ai testicoli! ecco, nella vostra fotografia si capisce cosa a voi piace, veramente?

    -nella vostra fotografia si capisce cosa non vi piace? a tutti ovviamente non piacciono le stesse cose (il traffico, i palazzi, lo sporco, la maleducazione, la violenza…). non si capisce però come mai la maggior parte della gente viva in mezzo al traffico, ai palazzi, nello sporco, sia maleducata e violenta. nella vostra fotografia si capisce cosa a voi non piace, veramente?

    -nel realizzare la vostra fotografia avete applicato delle regole? non intendo le regole di tutti, quelle condivise normalmente da tutti, ma intendo delle regole che sono servite solo a voi e solo per questo servizio.

     

    ecco, questa è la mia check-list.

    com’è la vostra fotografia?

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    10 giugno 2013

    AD RUSSIA

     

    settimio_giovane

    a 16 anni già mi piaceva lászló moholy-nagy, le esposizioni multiple e le verità sulla fotografia (la fotografia non è specchio della realtà, scritto su uno specchio).

    mi è stato facile quindi, qualche anno dopo, realizzare un redazionale dedicato al lavoro di fabio novembre per AD russia (edizioni condè nast russia) ispirato a quel mondo, alle avanguardie, al futurismo, a man ray…insomma a tutto quel meraviglioso momento storico.

    ringrazio il direttore della rivista Eugenia Mikulina, per la fiducia e disponibilità creativa.

    ecco il servizio:

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    un dettaglio “tecnico”: dato il riferimento che avevo, ho voluto che i fotomontaggi e le modifiche fossero quelli che si sarebbero potuti realizzare in ripresa e in camera oscura, così come facevano negli anni venti con pellicola e ingranditore. la maggior parte quindi dei movimenti sono stati fatti in ripresa, scattando al buio su fondo nero ed usando una luce stroboscopia. questo non vuol dire che non ci sia stato lavoro di photoshop  tanto preciso e attento quanto il meno possibile invasivo: ringrazio ignazio pacces per la maestria e l’infinita pazienza nella post-produzione.

    mentre scattavamo avevamo sempre davanti i capolavori ai quali ci ispiravamo:

    IMG_0492

    IMG_0490

     

    abbiamo anche un video backstage, come al solito girato e montato da pasquale ettorre:

    il tutto sembra talmente piaciuto che la condè nast (russia!) ha organizzato una mostra con queste immagini, e io e fabio siamo stati invitati all’opening a mosca:

    610x915_Quality97_650x976_Quality97_Fabio Novembre&Settimio  Beneduzzi

     

    (non sono più alto di fabio, è solo la prospettiva…) 😉

    ho fatto anche un piccolo video con l’iphone:

    e infine la mia copertina della rivista, di cui fabio ha curato tutto il numero, in veste di guest editor:

     

    C1_Fabio_AD_06_13_01

     

    (tutte le immagini sono cliccabili e ingrandibili)

     

     

     

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