THE ROAD COMING BACK FROM TPW

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4 risposte

  1. Matteo Oriani

    Meglio. Molto meglio. Immagini solitarie e secche. La strada è segnata. C’è determinazione. Il cammino ha preso la direzione. Il sole non filtra più tra rami e nuvole, ma le nuvole sono illuminate dal sole. Potrebbe piovere, ma pioggia leggera. Anzi, probabilmente non pioverà neanche. Purtroppo dovrai prendere l’autostrada.

  2. Francesca Stella

    Dal mio blog, al termine dell’esperienza fatta al TPW.

    “(Settimio) Lo conoscevo già, ma ovviamente passarci un’intera settimana insieme, dalla partita di pallavolo la mattina presto fino alle chiacchiere notturne passando attraverso il fitto setaccio delle sue sessioni “didattiche” diurne in limonaia (la nostra “sede operativa”)… beh, è un’altra cosa. Adoro il suo essere simpatico e spiritoso ma anche duro e tagliente, il modo in cui ti butta in faccia le cose scuotendoti dalle tue abitudini mentali piene di ragnatele. Si è messo in gioco in modi che lui stesso non aveva mai sperimentato, con l’unico scopo di far arrivare il messaggio in mille maniere diverse. Si è speso fino allo stremo nei salti senza rete che ha fatto con noi in limonaia. E quanti ne ha fatti fare anche a noi, regalandoci sensazioni mai provate prima. Grazie a quelli siamo diventati le persone che siamo oggi, diverse rispetto a una settimana fa.
    La frase con cui ha aperto il workshop è stata “Ho due notizie per voi, una buona e una brutta. Quella brutta è che non vi insegnerò nulla. Quella buona è che non avete nulla da imparare”. Abbiamo recepito moltissimo, ma non ha mai avuto atteggiamenti impositivi o intenti didascalici: tutto è uscito da noi grazie alla sua maieutica. Ci ha offerto la visione di un ribaltamento totale dell’atteggiamento verso la fotografia – sebbene poi il discorso vada anche al di là di quest’ultima – e sono certa che nessuno di noi sette d’ora in poi farà le cose allo stesso modo di prima. La forza di Settimio sta nell’estrema sincerità del suo modo di proporsi, nella trasparenza dei suoi pensieri, nella semplicità disarmante dei suoi punti fermi, nella capacità di mischiare l’alto e il basso senza mai annoiare. E’ un bravissimo comunicatore, sembra nato per farlo. Sa coinvolgere, far riflettere, mettere in discussione. Grazie a quest’affettuosamente severa guida ho oltrepassato il punto di non ritorno, posando un altro importantissimo tassello nella mia formazione di fotografa e non solo”.

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