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  • 17 Marzo 2015

    LA FOTOGRAFIA DI MATRIMONIO

    photo Janneke Storm

    photo Janneke Storm

     

    E’ vero: i fotografi di matrimonio vengono spesso e volentieri guardati da quelli che fanno moda e pubblicità dall’alto in basso. Una specie di grado zero della fotografia professionale.

    Ovviamente è una stupida generalizzazione, ci sono ottimi fotografi che fanno ottimi servizi fotografici di matrimonio: il primo che mi viene in mente, qui in Italia, è Marco Onofri, che realizza Fotografia di vari generi ma non disdegna di fare anche matrimoni, secondo me in maniera meravigliosa.

    Marco a parte la maggior parte dei matrimoni che vedo fotografati li trovo terrificanti. E già!

    Cerco di essere costruttivo e non solo inutilmente e genericamente distruttivo. Terrificanti perché? Perché trovo che siano nella maggior parte dei casi realizzati con un enorme, macroscopico, evidente difetto: l’invadente presenza del fotografo. Succede infatti che il matrimonialista (che termine orrendo!) abbia un preciso atteggiamento: quello di segnare il territorio con effetti mirabolanti per urlare al mondo intero che lui era lì, a fare le fotografie. E quindi giù grandangolari, effetti speciali, punti di vista strani, flash…tutte cose che fanno la loro porca figura, tutte cose che aiutano a fare una fotografia clamorosa, in una certa maniera anche bella, ma che hanno, dal mio punto di vista un enorme, grave, imperdonabile difetto: nascondono il vero racconto, che è il matrimonio.

    E’ come se il fotografo dicesse “hey, guarda come sono bravo!” e non “cazzo che bel matrimonio!”: sono due racconti molto diversi che vogliono un linguaggio molto diverso.

    Spero di essermi spiegato.

    Tutti questi ragionamenti sono frullati nella mia testa guardando un servizio di matrimonio che mi è piaciuto veramente molto. Come e forse anche più di un bel servizio di moda di qualche blasonato giornale.

    Perché, ovviamente, i generi non vogliono dire nulla: l’unica differenza è tra i servizi fotografici buoni e quelli che buoni non sono. Tutti qui.

    Dimenticavo! Il servizio è questo.

    1. settimio ha detto:

      @SIMONA va bene tutto, ma “buona luce” proprio no! 😉

    2. Alessandro Avenali ha detto:

      Un pelino “staged” ma è abbastanza normale, trattandosi di elopement (matrimonio-fuga a due). In qualche modo bisogna pur creare un racconto. Trovo cozzi un po’ col tipo di riflessione (giusta) che fai sul racconto stesso. Qui c’è addirittura un’inversione: gli sposi fanno qualcosa per il fotografo, per le foto.

    3. Alberto Petrò ha detto:

      Bravo!ho letto volentieri e condividendo al tempo stesso quello che hai scritto. Anche per me il fotografo non deve essere invadente, anzi è un non-ospite al matrimonio..poi ovviamente ci sono quelli che vogliono il matrimonio come se fosse un servizio di moda e del racconto se ne fregano.
      Quello che non capisco è perchè dici una cosa e poi pubblichi un servizio matrimoniale-moda. Dov’è il racconto? anzi sembra un servizio di moda in stile matrimonio…più architettato di così! non ci sarà il flash, ma insomma è un editoriale.
      Parlando invece di Onofri, che non so chi sia, ce ne sono tanti ma tanti anche di fotografi così (mi ci metto anch’io), ed è bene, ma non è che sia un estremo reportagista. Normale, giusto, bravo. Se è pubblicità ad un amico, allora ben venga.

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