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L’ASSISTENTE

Pubblicato in data 15 novembre 2009

argomento non di poco conto: l’assistente fotografo.

la figura dell’assistente, sinceramente, è non poco sottovalutata. ad esempio nelle scuole di fotografia si insegnano tantissime cose (a volte abbastanza inutili, tipo sviluppo e fissaggio…) ma non si insegna come diventare un bravo assistente: è un po’ come se uno volesse fare il pilota di macchine e sapesse tutto sul motore ma non sapesse come aprire la porta per salire…

l’assistente invece è molto importante, perchè, se funziona, è il braccio destro del fotografo.

una premessa: è innegabile che chi fa l’assistente lo faccia per imparare delle cose, che si suppone gli siano utili quando sarà lui stesso fotografo. questo però non vuol dire una cosa, che sia lì solo per imparare. capita molto spesso che io riceva mail più o meno con questo testo: “buon giorno, sono un fotografo e non riesco a fare il fotografo come vorrei, mi piacerebbe venire da lei a fare l’assistente per imparare più cose possibili”. e no! non funziona così, mi dispiace: è l’assistente che deve essere utile al fotografo, non il contrario. altrimenti il denaro dovrebbe prendere un senso inverso rispetto a quello normale…

andiamo al dunque della cosa, cerco di spiegare, in maniera semplice e schematica cosa deve fare e sapere il buon assistente:

-prima regola, che le comprende tutte: tre secondi prima. esatto, 3 secondi prima, prima di tutto. il buon assistente deve pensare/fare/agire tre secondi prima che le cose accadano/servano/si incasinino. questa basilare regola è evidentemente la conseguenza del fatto che l’assistente deve far continuamente lavorare il cervello per pensare cosa starà per accadere per anticiparlo.

-regola che precede quella dei “tre secondi prima”, ma in maniera più vasta e completa: l’assistente deve sempre essere preparato su ogni evenienza e pensare a tutto ciò che accadrà. il bravo assistente non deve essere un pacco che si fa portare da una parte all’altra, non deve essere dominato dagli eventi, ma deve dominare gli eventi.

-per dominare gli eventi il bravo assistente deve essere preparato. preparato per affrontare le situazioni, i luoghi, gli eventi: se si va a scattare in montagna deve pensare a tutto ciò che in montagna potrebbe essere utile. ho detto tutto ciò che potrebbe essere utile. tutto vuol dire un infinito elenco di cose, che magari non serviranno a nulla, ma magari sì: scarpe calde e impermeabili, guanti, cappelli, sciarpe, tea caldo, coltellino multiuso svizzero, richiamo per cervi, cartina delle montagne, GPS per salvarsi…..e mille altre cose che magari potrebbero servire. facevo l’assistente (tanto tempo fà…) e con il fotografo con il quale lavoravo partimmo in aereo per la sicilia, verso palermo. troppo vento a punta raisi ed atterrammo a catania, dove noleggiammo un’auto per andare a palermo: io mi ero portato una cartina della sicilia, e grazie a quella arrivammo tranquilli beati a palermo…

-regola collegata alla precedente: se ci fosse una scuola di assistenti all’interno delle scuole di fotografia insegnerebbero una cosa fondamentale. che è forse una cazzata ma che fa cambiare l’approccio dell’assistente nei confronti del fotografo in maniera radicale: il bravo assistente dovrebbe avere sempre con se’ un marsupio/borsa con dentro delle cose. cose tipo?!? tutto! tutto ciò che c’è in quel marsupio potrebbe servire: nastri, corda, accendino, pinzette, mollette, pile, caricabatterie, matite, penne, coltellino……insomma di tutto e di più. se un assistente si presenta sul set in alta montagna con i moon boot e questo marsupio non è forse meglio del presentarsi con i mocassini e le mani vuote? e non è forse una cosa semplice che depone enormemente a suo favore? sicuramente sì, quello che però succede nella maggior arte dei casi è l’abbinata mocassini/mani vuote… non lo sapevate? adesso lo sapete

-il bravo assistente deve essere informato. una volta di pellicole e sviluppi, adesso di computer. un bravo assistente deve conoscere il MAC e PHOTOSHOP, come minimo. quando mi dicono che conoscono il MAC non faccio dei test compicatissimi, gli dico di fare una nuova cartella sulla scrivania. non ci crederete ma nella maggior parte dei casi cominciano ad andare a cercare in alto a sinistra verso la scritta FILE, e poi cercano e cercano…una nuova cartella si fà (ma voi lo sapete!) maiuscola/mela/N. se uno non sa questo non sa nulla. un ragazzo di vent’anni o poco più deve saperne di computer più di me! (da adesso in poi il test sulla conoscenza MAC sarà diverso, of course…)

-l’assistente è e deve essere l’ultima merda del gruppo. attenzione, dico questo con il massimo del rispetto. ma lo dico per essere il più chiaro possibile. ma così è. e solo avendo in mente questo le cose possono funzionare. ad esempio, a pranzo l’assistente deve essere l’ultimo a sedersi e il primo ad alzarsi. (mocassini, mani vuote e il primo a sedersi a tavola?: vaffanculo)

-inglese. you have to speak english.

-piccola cosa ma importante: MAI le mani in tasca. MAI

-non puntuali. dieci minuti prima

-questa riguarda gli assistenti ma, ovviamente, anche i fotografi. sembra banale ma non lo è: deve piacere la fotografia. pensa te! ma non è così scontato. soprattutto nel caso di un fotografo come…me. se un assistente mi fa da assistente soprattutto perchè gli piace andare in posti esotici, perchè gli piace la figa, perchè pensa di divertirsi…proprio non ci siamo. a me piace fotografare le bellezze di max in egual misura di quanto mi piace fotografare i bambini di miss blumarine. veramente. perchè mi piace innanzitutto fotografare e fare delle belle fotografie. lo stesso deve valere per l’assistente. (mocassini, mani vuote, primo a sedersi, no english e pazzo per la figa?: be’, lo sapete…)

-a cascata dalla precedente, il bravo assistente deve conoscere la fotografia. e deve conoscerla meglio di me! deve conoscere la nuova fotografia cinese, che io non conosco, ad esempio. oltre a conocere, ovviamente, diane arbus e guy bourdin…

-eliminare dal proprio vocabolario: “no”, “non lo so”, “non mi ricordo”…insomma tutte le frasi che cominciano con la parolina “no”

-una parola è poca, due sono troppe

-ok, temo che adesso io vada oltre all’aspetto prettamente “fotografico”, ma fare l’assistente, e quindi il fotografo, molto spesso va ben oltre all’aspetto prettamente “fotografico”: il bravo assistente deve mangiare a tavola in maniera educata. e già, io la penso così. fare il fotografo è uno strano, stranissimo mestiere, dove si passa dal stare e confrontarsi con delinquenti cubani, allo stare e confrontarsi con capi di stato. bisogna un po’ essere pronti a tutto. e in questo contesto il mangiare a tavola in maniera educata è, credetemi, una cosa importante. tra un’assistente fantastico con photoshop ma che mangia come un’animale e un’altro che photoshop non sa cosa sia ma mangia educatamente io preferisco di gran lunga il secondo: photoshop si impara sempre, l’educazione è già più difficile…

per ora non mi viene in mente altro. sappiate che fare bene l’assistente è l’unica maniera concreta di diventare un bravo fotografo. alla fine il bravo assistente è colui che fa ciò che farebbe se fosse lui il fotografo. è quindi una palestra formidabile per imparare ciò che prima o poi, se mai diventerà tale, sarà indispensabile sapere.

PS: ho come l’idea che questo testo sarà stampato e messo sotto il naso a molti aspiranti assistenti. fate pure. regalatemi, o molto meglio, regalate un pezzo di itunes a chi volete bene per ogni copia che stamperete…

PS #02: il caro amico toni thorimbert dà anche lui un contributo, molto interessante, sull’argomento: ovviamente sul suo blog

  1. Roberta scrive:

    Mi scuso per il refuso, ma dopo essermene accorta ho scoperto che non era possibile modificare il commento o cancellarlo e riscriverlo corretto.
    Però è pur sempre un refuso, e non mi sembra un grande argomento di discussione.
    Come se io fossi venuta qui a dire cose tipo “ha scritto perchè, con l’accento sbagliato, potrebbe imparare a scrivere prima di pontificare su un blog”, cosa che non mi sogno di fare, perché non ritengo molto costruttiva ;-)

  2. Ovidiu Morgos scrive:

    quando cominicio!?

  3. Vincenzo scrive:

    Scrivo questo commento, assolutamente non per andare contro Setimio ne tanto meno per fare polemica.
    La cosa fondamentale che in tutti i mestieri ma in generale nella vitta ci vuole è il RISPETTO!
    Perchè l’assistente citato da Marta ero io, e mi è dispiaciuto nn il fatto di esser stato ripreso , ma il modo in cui è stato fatto. Anyway …. ognuno è come è , il problema è che tante volte quando si arriva in alto certe piccolezze si fa fatica a vederle !!!

  4. FrancescoB scrive:

    Sinceramente non vedo nulla di così scandaloso nel post di Settimio, e ci sono degli spunti molto interessanti anche nei commenti. Su Flickr vedo che c’è gente che si infervora attaccandosi a questa o quella parola, ma secondo me sfugge il senso di questo “vademecum”. Da alcuni commenti “critici” vedo una situazione davvero triste, come se ci fosse gente che crede che sia tutto facile e bello, noto una mancanza di contatto con la realtà, non solo in ambito fotografico, come se per fare il fotografo servisse solo comparsi una bella reflex e cominciare a scattare.

    Ho studiato e mi sono confrontato con un po’ di fotografi, e forse l’unica cosa che mi hanno SEMPRE detto tutti è che per riuscire in questo lavoro, in primis, devi avere tantissima tenacia e fare dell’insicurezza (in senso economico) una tua cara amica (poi ovviamente servono tante altre cose, ma questa è una frase che mi è stata ripetuta più spesso, molto di più di padroneggiare la tecnica): se non ti sta bene perseverare per anni e vuoi lo stipendino fisso, con orari fissi, in un posto fisso, allora è meglio che ti cerchi un altro lavoro e ti diverti a scattare delle belle foto durante il weekend o le vacanze.

    Ho lavorato nel cinema per qualche anno, e in pubblicità: dopo 3 anni dall’ “inizio”, per motivi di trasferimento, ho dovuto ricominciare tutto da capo, e mi sono ritrovato a Roma, a fare da assistente alla regia e poi videoassist per una serie televisiva molto conosciuta: 10 mesi di lavoro con 5 giorni di vacanza a ferragosto, uscivo di casa alle 6 e non tornavo mai prima delle 19, pagato 63 euro a settimana, nessun tipo di assicurazione o altro, e mi facevo un culo colossale, ogni giorno. Ho imparato tanto, ho conosciuto gente fenomenale e anche tanti stronzi, e ho imparato TANTO. Mi sono beccato delle sonore cazziate (quasi tutte stra-meritate) ma, cosa fondamentale, MAI due volte per la stessa minchiata che avevo fatto: in altre parole, una volta fatto un errore ed essendo stato “punito” per lo stesso, non l’ho più ripetuto. Mi andava benissimo essere considerato l’ultima ruota del carro, perchè è esattamente quello che ero, ma ero in un ambiente dove tutti sanno perfettamente che l’ultima ruota del carro è importante quanto tutte le altre, soprattutto in una situazione dove il lavoro è “diviso” in tanti ruoli e fra tante persone, e per questo il mio contributo veniva rispettato, anche se all’apparenze sfottò e cazziate potevano indicare il contrario.

    Sinceramente la cazziata in pubblico fa sempre male, e rimane nell’aria per un po’, ma serve molto di più di una parola sussurrata in un angolo al riparo da tutti. Il rispetto c’è sempre, non è certo una bella strigliata a farlo sparire, altrimenti sarebbe molto più facile per il fotografo trovarsi un altro assistente. C’è da avere paura quando di cazziate non te ne fanno più, perchè vuol dire che a quel punto di te non gliene frega più niente.

  5. Francesco Rossi scrive:

    Mi accodo a questa lunga lista di commentatori scusandomi in anticipo per non aver letto nei dettagli tutte tutte le risposte. Se dico cose già più volte ribadite cestinatemi pure ;) .

    Io comprendo incazzature da vari assistenti trattati male, o disquisizioni su certi toni usati da Settimio nel post del blog, ecc. Però credo che molti, trasversalmente, cioè sia tra i detrattori che tra i sostenitori, partano da premesse sbagliate, o quantomeno discutibili.

    Il problema non è se gli assistenti debbano o non debbano accettare certe situazioni, debbano o non debbano essere trattati male e fare orari da panico. Il problema non è se DOVREBBERO. Il problema è che SONO! Questa è la realtà, ragazzi! E cioè: gli assistenti FANNO orari da panico, gli assistenti VENGONO trattati a pesci in faccia da una gran parte dei loro capi. Bisogna prendere questo come dato di fatto, che ci piaccia o meno. Da qui si parte. E non solo nell’ambiente fotografico in senso stretto, ma in ogni singolo ambiente lavorativo. Io ho fatto da “garzone” in più ambiti, dalla ristorazione all’immobiliare, e me ne sono accorto bene. Nel frattempo ho studiato e anche lì stessa cosa; prof universitari copiano le tue tesi di laurea e ci fanno pubblicazioni sulle riviste specializzate senza che te ne venga una sega in tasca.

    I tuoi capi spesso fanno sfuriate davanti a tutti per farti sentire una merda: a me è capitato per anni. E’ giusto? No. E’ quel che accade? Sì. Settimio mi pare essere anche uno dei meno stronzi, tra i tanti dell’ambiente: io ho avuto capi nella pubblicità che facevano casini indescrivibili, e non lavoravamo certo all’epoca a livello di Settimio. Ma bisogna ricordare una cosa: l’assistente non è un bambino di 5 anni. Se non è in grado di affrontare una sfuriata, se si fa mettere sotto da un fotografo, non vale molto, e può cercarsi un altro mestiere, in banca, in proprio o dove vuole.
    Ok, ti lancia contro un tappo e urla isterico. E allora? Che cos’è, tuo fratello o tuo padre? No che non lo è, svegliati. In un caso è un poverino per cui non vale la pena prendersela. In un altro caso (quello di Settimio e di chi lavora al suo livello) è una persona che risponde di progetti da decine di migliaia di euro o più, con committenti che hanno visibilità internazionale, e sente probabilmente sulle sue spalle una pressione notevole; magari ha passato una settimana a rodersi la mente su come fare o non fare questa cosa (e vi assicuro che avendo provato sia la vita del garzone che quella del capo posso dire come vanno entrambe le cose) e dopo tutta sta roba mettere davanti agli occhi la camera e vedere nero perché c’è su il tappo lo può anche sbroccare.

    Marta dice: che colpa ne ho io se si rompe il phon? E’ vero, non è colpa tua, come la storia del tappo è di per sé una cagata (prendete tappo e phon ovviamente come puri exempla), ma mettiti nei panni di un capo che oltre a te ha dietro personaggi grossi e grossi finanziamenti, come dicevo pressioni psicologiche importanti e rompicoglioni vari alla porta che manca solo il numerino e metterli in fila: ci sta che ogni tanto faccia sfuriate.

    Personalmente sono sempre uscito fortificato da queste esperienze; una parte della forza me la dava il vedere molti altri mollare (per motivi giustissimi peraltro) quando io tenevo duro. Ma poi come dicevo sono passato dall’altra parte della barricata, e vedo alcune cose con altra ottica. L’assistente a sera si butta a letto e dorme come un bimbo. Il capo si butta a letto e spesso resta ad occhi spalancati con la luce spenta perché ha mille pendenze, mille scadenze, responsabilità verso molti (tra cui l’assistente di cui sopra), soldi “usciti”, cioè scoperti (nel caso gli investimenti siano suoi, non so bene quale sia il caso di Settimio, ma questo è un discorso che travalica il mero ambiente fotografico), ecc ecc.

    l’altra sera vedo da Fazio Valentino che presenta il documentario su di lui. In una clip lo vediamo che prende un suo assistente e gli fa un culo quadrato perché le videocamere non gli stanno inchiodate abbastanza per tutto il tempo. Arriva a dire: “Mi si devono inginocchiare tutti davanti” o qualcosa del genere. E’ un esaltato un pochino patetico da vedere? Certo che sì, le cose hanno un nome e bisogna chiamarle con quel nome. Ma poi è anche Valentino cavolo, ha un’azienda da milioni di euro, si è costruito un nome lottando come pochi e vuole che tutto sia fatto in un certo modo. Questo non è giusto, ma non è nemmeno sbagliato; perlomeno non dal punto di vista lavorativo. E’ il sistema. Se non lo si accetta nessuno obbliga nessuno, si può fare da assistente a uno che fa le cresime e i matrimoni, o aprire un negozio di pesca, chi ti obbliga a fare da assistente a Benedusi o Valentino? E dal poco che ho capito pare che Benedusi sia davvero uno dei meno peggio nell’ambito.

    Badate, io non voglio dire che qualcuno abbia ragione e qualcuno torto. Se vogliamo giudicare l’ambiente moda o spettacolo in senso etico/morale lo dobbiamo però fare a monte, altrimenti è ipocrita. Non si può andare nella tana del lupo e poi piangere perché ci morde. Credo che Settimio parta da questa premessa: il mondo della fotografia E’ così. Per fare l’assistente bene lo DEVI FARE COSI’. Ed è la pura verità. Poi che lui sia stronzo, buono, talentuoso, gentile, cazzone, disponibile o quel che vi pare è un’altra cosa, va tutto bene, siamo tutti santoni a giudicare quando siamo dall’altra parte. Ma se tu non fai così l’assistente non lo puoi fare. E’ questa la premessa unica, non si può sempre fare la solita sparata tipicamente italiana e mammona del “povero giovane bistrattato dal lupo cattivo quando lui invece si prodiga tanto”: semplicemente non è così che funziona. Ma, e qui chiudo, lo ripeto: se vai a lavorare in un certo ambiente lo sai benissimo cosa ti aspetta, e già da prima.

    Francesco.

    Ps. Non volevo mancare di rispetto a nessuno, sul serio. Ho il vizio di usare toni abbastanza schietti, ma credo, come diceva qualcuno a proposito di Settimio, che se queste parole me le sentiste pronunciate in bocca avrebbero un sapore molto meno duro, (ed anzi ironico e pacato), di come non paiano a me stesso rileggendole prima di pigiare “Invia”. Un saluto a tutti!!

  6. Francesco Rossi scrive:

    Ps 2 !!! Leggo che Settimio ama mettere sempre nome e cognome, ecc. Essendo una cosa che amo da sempre anche io, aggiungo solo che Francesco Rossi è in effetti il mio nome. Lo dico perché è meno scontato di quanto sembri: anni fa ero “garzone” schiavo in una testata giornalistica (leggi post sopra: siamo in tema) e l’editore una mattina piombò incazzato come un tricheco in redazione bestemmiando contro il giornalista che si firmava “Francesco Rossi”. Credeva fosse lo pseudonimo di qualcuno per poter scrivere senza peli sulla lingua!

  7. ciro fabbricino scrive:

    Quello che esprimiamo nella vita di tutti i giorni e, quindi, nel nostro modo di esercitare la professione è SEMPRE il risultato del nostro spessore…credo francamente che quanto scrivi non meriti di essere considerato identificativo della professione di fotografo….l’arroganza…la poca educazione….il pensare di poter dettare regole comportamentali umane…..credimi…non appartengono a chi ha scelto di amare la fotografia e di farne ragione di vita professionale.
    ( per favore…evita citazioni su Diane Arbus……)
    ciro fabbricino.

  8. emanuele scrive:

    Ciao settimio hai posto per un assistente?
    DICO SUL SERIO!!!!!!

  9. corrado scrive:

    Sono d’accordo a metà con tutti,
    ma quella volta del tappo, Settimio non è stato veloce come al solito.
    Questo bellissimo argomento mi ha ispirato.
    Scriverò un film.
    Lo intitolerò “Il diavolo veste Prada”.
    ciao ;-)

  10. damon scrive:

    Settimio, i don’t think you could have described the role of an assistant in a better way.
    I was an assistant for many years, 6 in total and had the pleasure of assisting many fantastic photographers from many countries(UK,USA,Italy,France,Spain,Australia,Japan,Swiss,German,South African,South American) and you are one of them. Infact if i had to pick 2 of the best photographers from all the countries in the world who i have worked with, you would be 1 of the 2. What i have learned from you is how to be professional. I learned my place as an assistant and i learned many photographic tips from you. To be an assistant, you are an apprentice. You are not there for traveling, you are not there to eat the best food, you are not there to meet beautiful girls, you are not there to be funny or to bring your attitude and you are not there for money. You are there to work and learn. Perhaps some people may have misunderstood your article but totally understand what its is you are trying to say. You are a kind and generous man and as your friend and part time assistant I have so much respect for you as a professional photographer because i know how hard it is to get to where you are today.
    I wish you all the best for the future.

    ciao

  11. Luigi Cade scrive:

    concordo con quanto da voi scrtitto, ma se qualcuno dovesse mancarmi di rispetto, anche un grosso capo, vi assicuro che se la vedrebbe brutta….non ho mai subito sfuriate o incazzature dei capi, fortunatamente ad oggi ho sempre lavorato in modo piuttosto eccellente, ma se qualcuno mi dovesse mancare di riepstto tipo insultarmi o simili rimpiangerebbe di aver solo pensato di aver aperto bocca….nel senso….l’educazione ed il rispetto sono condizio sine qua non per lavorare con me…concordo con il post in cui si dice che l’assistente deve mangiar bene ed essere educato, ma ovviamente anche tutti gli altri devono esserlo :)

  12. claudio scrive:

    io credo che se un assistente avesse tutte le qualità elencate da Settimio sarebbe un grande fotografo. ciao a tutti.

  13. Michele Casagrande scrive:

    Salve a tutti.

    Sono un assistente e ho avuto modo di conoscere e veder lavorare Settimio.

    Al di là delle (piccole) polemiche scatenate dal post di Settimio, credo in compenso che dica SACROSANTE VERITA’ a riguardo del ruolo dell’assistente.

    Lavoro come tale e confermo che la realtà lavorativa (tanto dell’assistente quanto all’interno del mondo della fotografia) sia davvero paragonabile ad una giungla. E non è per far la vittima o l’eroe, è così. Punto.
    Nessuno vi obbliga, anzi, c’è la fila di gente che vorrebbe assistere fotografi di un certo livello.
    E sapete perchè? Perchè si guadagna molto di più del mero compenso economico.

    Si impara il mestiere, intendo dire. E non parlo di saper mettere due luci ma di saper trattare con il cliente, fare un preventivo, relazionarsi ogni giorno con una modella/foto/situazione differente. E soprattutto capire come funziona il meccanismo perchè se avete tanta Passione, Dedizione e vi fate Un Mazzo Così (metto le mani a mò di vassoio per rimarcare il concetto…!) allora FORSE un giorno potrete definirvi fotografi per davvero!
    Ma succederà solo se prima sarete stati “l’ultima merda del gruppo” di fianco ad un bravo fotografo.

    Ah, ultimo dettaglio non da poco.
    L’assistente lavora come un mulo, anticipa e fa tutto quello che gli dicono. Poi però se le foto non piacciono o fanno schifo non è un suo problema, avrà comunque imparato un sacco di cose. Non potrei dire altrettanto del fotografo…

  14. Tommaso scrive:

    Per puro caso mi sono imbattuto su questo post. Non ho mai scritto prima, anche se a Marzo di questo stesso anno avrei potuto scrivere un poema sul “modus operandi” della Benedusi’s Facotry! Lo scriverò ora.
    Intanto vorrei sapere da che mondo è mondo quale “assistente” ambisce a restare assistente a vita. Credo che questo non esista. Tutti gli assistenti fanno gli assistenti per imparare il mestiere e generalmente questo aspetto non è solo legato alla fotografia ma a tutti i mestieri : il falegname, l’idraulico etc…
    …forse solo l’assistente al Presidente della Repubblica avrà difficoltà a diventare Presidente.
    A Marzo sono entrato in contatto con lo studio di Benedusi, nella speranza di entrare all’interno dello studio come assistente. Dopo varie email con il suo assistende Claudio, è venuto fuori che si era aperta la concreta possibilità che lo studio avesse necessità di un secondo assistente. Avete capito bene, “l’assistente dell’assistente”. Se l’assistente è l’ultima merda del gruppo, figuriamoci cosa sarei stato io. Cmq sia, mi viene fissato un appuntamento. Parto da Firenze dove vivo e lavoro da sempre per raggiungere, con molte aspettative, lo studio di Benedusi. Al mio arrivo mi accoglie con molta gentilezza Claudio. Dopo più di mezz’ora si fa avanti Settimio che, con mio stupore, non sapeva nè della mia esistenza, nè delle mail interorse e nè tantemeno dell’appuntamento, “conditio sine qua non” non sarei neppure partito da Firenze. In poche parole dopo aver realizzato il motivo della mia presenza mi rifila il poema scontato che vede l’assistente come: un ragazzo giovane che si trasferisce a milano senza avere una certezza, che magari fa il cameriere per mantenersi e che magari pur di entrare nel mondo della fotografia avrebbe inizialmente offerto i suoi servizi anche a costo zero. Non prese neppure in considerazione il mio curriculum, le mie capacità, non ha ascoltato le mie ambizioni. Si è solo posto il problema se io fossi nella situazione di bisogno estremo che mi avrebbe portato a fare l’assistente – ultima ruota del carro. E considerate che sono molto educato a tavola, ma credo che Settimio questo non lo saprà mai. Ciliegina sulla torta, una frase uscita da Benedusi è stata “se vuoi venire qui a fare l’assitente per un mese mi dovresti dare 5,000 euro”. 5,000 euro per sentirsi l’ultima merda del gruppo mi sembrano un po’ troppe per quanto masochista possa essere.
    Credo che chi possiede un’arte dovrebbe condividerla e non avere paura di insegnare un mestiere a chi un giorno potrebbe diventare un potenziale concorrente. Tra maestro e assistente è difficile ci sia competizione anche per questioni di età . Mi aspettavo di trovare una persona più alla mano…forse non sarà stato nemmeno in giornata, diamogli questo beneficio del dubbio; e soprattutto, visto il post che ha scritto, un’organizzazione migliore che non faccia perdere una giornata di lavoro ad una persona per un appuntamento di cui non è neppure a conoscenza.

    Detto questo dal mio incontro con Benedusi non posso certo dire che mi abbia fatto una grande impressione, resta comunque un fotografo di fama internazionale anche se non credo dia sempre il meglio di se (il servizio di Italia’s Next Top Model con le tigri mi ha veramente deluso). Si vede che è arrivato talmente in alto che può permttersi sia questo che quanto di cui sopra. buon per lui !

  15. cristina scrive:

    Non lo so…ma mi fido di lei: sarà sicuramente difficile trovare un assistente con tutte queste qualità…

    …ma le assicuro che è ancora più difficile trovare un SERIO professionista che ti dia la possibilità di imparare facendo l’assistente…
    ho lavorato (gratis) come assistente con due fotografi…mi sono proposta anche ad altri (tra cui anche un mio prof. universitario fotografo di moda) ma la domanda era sempre quella “a lei chi la manda?”
    ma la mia ultima esperienza durata un anno e mezzo è stata surreale: lavorare più di 12 ore, cazziatoni pubblici, portare tutta l’attrezzatura (e io peso 50 kg) una volta durante un servizio sono svenuta per il caldo ed è successo il delirio…oltre a questo dovevo fare anche la vaga sulle avance che mi faceva.
    Ma quando tornavo a casa ero contentissima di quello che facevo e di quello che avevo imparato.
    (MA LA PARTE SURREALE ARRIVA ORA…)
    Fino a quando sono stata preferita ad un’altra assistente, una che gli dava qualcosa che da me nn avrebbe avuto mai…

    Tutto questo mi ha solo fatto bene, non lo so è come se mi sento più forte. E adesso sono qui di nuovo alla ricerca di altri “sadici” (tono ironico eh…)

    Però, e c’è un però, da quello che ho potuto notare è come se ci sia una certa diffidenza dei fotografi quando gli si presenta una donna assistente…ma forse è solo una mia impressione!

  16. Filippo Cajo de Cristoforis scrive:

    La verità è che questi fotografi di moda si credone dei fighi ma sono solo delle merde…per la maggior parte froci leccaculo che si inchiappettano e raccomandano a vicenda e hanno talmente paura di perdere il posto che si sono guadagnati da non lasciare spazio a giovani molto più freschi e interessanti.
    Io sono per il merito…viva i maiali!!!

  17. marco scrive:

    una parola e poca e due sono troppe_!

  18. paolo scrive:

    hahahaha….

    Settimio….. mi hai fatto morire!!! … parole sante…. parole strappate via dalla bocca di molti di noi…. !

    Great!

    adesso me la stampo e la attacco in studio…. vediamo se vedo ancora mani in tasca!!! ;O)

  19. paolo scrive:

    per filippo…

    se sei vero sei un mito pure tu… ;O)

    e se sei vero dimmi una cosa… Tu scrivi “…hanno paura di perdere il posto CHE SI SONO GUADAGNATI…”

    e se così fosse…. ti sembrerebbe una cosa sbagliata?
    appunto… ce lo siamo guadagnati questo posto… mica ce l’hanno regalato… perchè dopo averlo sudato dovremmo buttarlo al vento?
    credi che Settimio si sia svegliato una mattina e gli hanno comunicato “hey tu, si è liberato un posto, da domani farai il fotografo, buona fortuna” ;O)

    e allora datti da fare filippo… guadagnati il tuo posto di gloria…. comincia a correre… e togliti le mani dalle tasche!!! ;O)

  20. Giulio Riotta scrive:

    Caro Settimio,
    ho fatto l’assistente fotografo per quasi 2 anni quando vivevo a Milano. Proprio come dici tu, fare l’assistente fotografo è un ruolo di passaggio. Non a caso chi lavora in tal senso spesso ambisce alla professione del fotografo stesso.
    Mi fa piacere sapere che esiste qualcuno che stimi la figura dell’assistente per quello che realmente è, ovvero il braccio destro del fotografo. Purtroppo viviamo in una società in cui le competenze non vengono ripagate, a meno di non essere ad altissimi livelli. Benché fossi una persona responsabile, decisa, giovane e veloce, competente in campo informatico e fotografico non ho mai ricevuto più di 50 euro per una giornata intera di lavoro. A quanto mi risulta neanche i miei colleghi se la passavano molto bene, anzi. Probabilmente potevo già considerarmi fortunato a essere retribuito.

    Sono curioso di sapere quanto saresti disposto a pagare per l’assistente fotografo che hai descritto sopra. Dico, sai bene che la qualità si paga…

  21. Fabrizio scrive:

    Settimio, mi dici per cortesia quanto paghi un assistente?
    Grazie
    Fabrizio

  22. Roberto scrive:

    Scusa Settimio, leggo solo ora questo post.

    Un assistente deve essere un MacGyver della situazione, più veloce e più preparato del fotografo che assiste.
    Tecnicamente forse più preparato ?

    Allora la mia domanda è questa e premetto, che io sono uno di quelli che amando il tuo lavoro e il tuo modo di scattare, avrei voluto farti da assistente, ….

    uno cosi perchè dovrebbe fare da assitente a te o chiunque altro, invece di trasferirsi a NY, lavorare la sera come cameriere e durante il giorno, andare a rompere le palle a tutti proponendosi e proponendo il suo lavoro ?

    Se dovessi rispondere, non buttiamo la questione in polemica, perchè la mia email non è da intendersi in questo modo, ma semplicemente una discussione costruttiva.

    Grazie aspetto tue,
    Roberto

  23. Topina scrive:

    Ehy settimio, mi chiamo Antonia e vivo a Capo Nord.
    Sono carina, simpatica e giocosa. Il nostro rapporto potrebbe diventare molto intenso, me lo sento nel cuore che ci sono delle affinità tra di noi. È scritto nel destino.

    HAI POSTO PER MEEEE?
    Io faccio le valigie e parto per Milano domani, se mi dici di sì.

    (Scusami, ma mi sono svegliata con la NECESSITA’ di farlo). :P
    baci sfruttatore senza scrupoli! xxx
    Ale

  24. Roberto scrive:

    Scusate invece di dare risposte facili e scontate a Filippo, perchè con tutta la vostra educazione e disponibilità non date risposte a chi come me e Tommaso ne vorrebbe, se il suo racconto è veritiero ed io credo di si, la cosa è a dir poco sgradevole.

  25. riccardo scrive:

    Mi permetto di dire una sola cosa, ogni lavoro, ogni ora, ogni borsa portata, per qualsiasi tipo di “assistenza” a qualsiasi tipo di datore, è pur sempre “lavoro” chiaro è che ogni professionalità (da quella meno competente a quella più volonterosa) ha un prezzo, detto ciò io se voglio un assistente devo essere disponibile a retribuirlo poco o tanto che sia. E’ una questione di rispetto dato che lui sta prestando il proprio tempo al mio lavoro. Quando questo non mi permetti di pagarlo mi arrangio da solo, con taglierina, nastro e coltellino svizzero in tasca.

  26. Roberto scrive:

    Scusate, ma a me piace molto Settimio… perchè è un provocatore della madonna, gli piace molto sia la lettura ma anche la scrittura e si vede. Gli piace creare, diciamo che è un creativo.. e guai se cosi non fosse.

    Possessore del dono di comunicatore, coinvolge le follle come mosè fece con il suo popolo. Chi ha voglia e tempo ottimo è Il libro del Deuteronomio.

    Addirittura c’è chi lo esalta dicendogli :

    “hahahaha….Settimio….. mi hai fatto morire!!! … parole sante…. parole strappate via dalla bocca di molti di noi…. !
    Great!
    adesso me la stampo e la attacco in studio…. vediamo se vedo ancora mani in tasca!!! ;O)”

    Ma di che stiamo parlando ? Aria fritta forse ? Si passa dalle lezioni di galateo all’educazione comportamentale e poi si danno questi messaggi ?

    Ahooo … la schiavitù è finita da anni, come anche i salotti buoni e le piccole lobby dalla parvenza intellettuale….. Il vero problema è che l’editoria oggi è in crisi come anche le riviste specializzate del settore moda, e la concorrenza e l’estro deve essere soffocato in tutti i modi possibili, se il mercato offre 100 come lavoro e abbiamo 200 bravi fotografi il rapporto è presto fatto… ma se i bravi fotografi diventano 400 ? e magari con prezzi più allettanti, che cosa succede a questo equilibrio ?

    Vero è uno dei tuoi consigli caro Settimio,… andare a NY, ma non per imparare a fotografare, ma direi per diventare manager di noi stessi, per imparare a venderci e vendere le nostre opere e servizi. E’ la stessa equazione Made in Italy = Successo, Capacità, Qualità etc etc. non serpre vera, ho visto del made in italy che faceva “cagare” ma solo perchè veniva dall’Italia attraversando quella mervigliosa terra che è la Cina, ragiungendo il mercato Usa a prezzi fuori mercato.

    Altro consiglio che ti prego voler accettare, è che se un giovane fotografo, quale io sono…. ti dovesse mai scrivere ancora e chiederti la possibilità di venire da te in studio anche solo per ramazzare e per ammirare il tuo lavoro, frasi del tipo :” mi dispiace, siamo già in troppi… e abbiamo anche un cane” non fà onore al tuo modo di essere e la cosa contrasta con le lezioni di galateo e buona maniera che tu ci dai ogni giorno.

    Detto ciò, concludo dicendo, che non sarà certo questo a farmi smettere di osservare, studiare e imparare anche dai tuoi lavori… ci mancherebbe altro, diversamente da molte persone ritengo che il bene come il male possa arrivare da chiunque e stà a noi recepire il buono e buttare il marcio.

    Grazie
    Buon lavoro a tutti, specialmente agli “assistenti”

  27. Filippo scrive:

    Buon giorno a tutti.
    Mi chiamo Filippo e sono un fotoamatore. Pertanto per vivere faccio fortunatamente altro. Al di là della professione che uno fa, credo che ci sia in italia un problema generalizzato che emerge tristemente dallo scritto del Sig. Settimio. Ovvero la perdita totale di rispetto che chiunque “datore di lavoro” va ad avere per qualsivoglia suo dipendente.
    Volete un consiglio? Lasciate perdere i fotografi italiani. Magari sono bravi, ma credo non siano adatti ad interagire con qualcosa che sia diverso dal proprio smisurato ego. Non è necessario fare delle lezioni di galateo o di inglese. Basta fare delle selezioni. Se una persona è adatta si assume con un contratto, trattandola come persona, e non come servo. Sul contratto si scrivono le proprie mansioni, e si discute su quali sono gli aspetti del lavoro che vanno curati. Il portare il coltellino svizzero in montagna o la borraccia se fa parte delle mansioni dell’assistente le fa, altrimenti non le fa. Nulla di più e nulla di meno. Questa vaga atmosfera che viente creata del “devi morì” sa tanto di persone che hanno fatto fortuna loro malgrado, e che cercano di ostacolare con metodi da caporale frustrato, coloro che aspirano ad una professione e hanno ancora l’illusione che la loro passione si trasformi in un lavoro. In realtà la trasformazione di un hobby in lavoro crea quasi sempre delle enormi delusioni: quindi se amate la fotografia cercate di non fare il fotografo professionista. Nella maggior parte dei casi si finisce nel fotografare cozze inimmaginabili ai matrimoni senza avere un minimo di creatività.
    Se in linea di principio sono d’accordo con lo scritto forse provocatorio di Settimio, sono invece in forte disaccordo con le modalità su come questo è stato presentato. Nelle cose ci vuole anche un po’ di forma ed educazione.
    Qui siamo tutti grandi e vaccinati, e la funzione di educatore esula le competenze di un fotografo professionista. Anche se reputato bravo e famoso.

    Buon lavoro a tutti….e buona luce a chi come me ha la fortuna di svagarsi con la fotografia.

  28. Claudio scrive:

    L’idea di fondo magari è giusta, i toni però, man mano che si scorre l’articolo, sono del tutto fuoriluogo. Per carità, oggi qualunque ragazzino con una reflex in mano si fa la sua gallery su internet, un po’ di hdr, un po’ di bianco e nero e un po’ di mosso crede di essere un artista. O magari da’ titoli “profondi” a foto che sono capolavori solo nella sua testa. Poi si chiede come mai la sua arte non venga riconosciuta.
    E sicuramente sono molti, fra coloro che arrivano a prendere in considerazione l’idea di fare l’assistente – mentre altri pensano di sfondare grazie ad internet (e quel che è peggio è che qualche miracolato esiste), sono molti, dicevo, quelli che si approcciano al lavoro di assistente nel modo descritto dall’autore.
    Però… andando avanti nell’articolo si arriva al surreale: l’assistente, che magari non è mai uscito dalla propria città, deve essere un’esperto di trekking himalayano, di immersioni oceaniche e magari paracadutismo acrobatico; deve conoscere il computer e saper usare photoshop meglio del fotografo (sulla prima parte, pure pure… sulla seconda proprio no; infine, e qui siamo all’apice, deve conoscere la fotografia meglio del fotografo. Beh un ragazzo simile che si fa trattare come l’ultima merda del gruppo dal Benedusi di turno – niente di personale, non è certo l’unico – o si fa pagare a dovere, viste le sue vase competenze, o deve avere una buona dose di masochismo (e di idiozia).
    Quanto al modo in cui riprendere un dipendente, farlo in privato e non in pubblico è una questione di educazione esattamente come quelle poste dall’autore. Chi ha bisogno di cazziare davanti a tutti, non sa essere un vero capo
    La sensazione che si trae da questo post – condivisibile, ripeto, in alcune parti – è che alcune persone abbiano un’idea del rapporto con i dipendenti un tantino sorpassata e priva di rispetto per il prossimo in genere.

  29. Roberto scrive:

    Ma come funziona ? I detti popolari hanno ragione ?

    ….. vedrai che il tempo cancella tutto ? Se funziona cosi, allora ditelo e ne prendiamo atto.

    Tanto ormai in Italia siamo abituati anche a questo, si lancia la bomba e si nasconde la mano e poi fischiettando ci si allontana aspettando che la notizia svanisca con il tempo, tanto la memoria dell’Italiano medio è a brevissimo termine. Non che questa sia una questione di vita o di morte, ma mi piacerebbe che l’autore del dictum ci possa dire la sua in merito.
    Mi piacerebbe che in Italia si incominciassero a vedere persone che ammettano i loro limiti e alzassero la mano dicendo scusate … ma ho detto una cazzata.

    Come possiamo pretendere che la nostra classe politica lo faccia se poi questo ormai è diventato uno status culturale ?

    Grazie ancora

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