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  • 22 Luglio 2013

    TOSCANA FOTO FESTIVAL

    eccomi appena tornato da Massa Marittima, dove ho tenuto un workshop al TOSCANA FOTO FESTIVAL, chiamato dal suo art director Franco Fontana.

    Massa Marittima è un bellissimo paesino medioevale, che non conoscevo e sono felice ad aver conosciuto.

    tutti i giorni verso pranzo enormi e minacciosi nuvoloni si formavano sopra il suo cielo, e inevitabilmente si scatenava un temporale con tuoni e fulmini:

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    probabilmente erano gli stessi nuvoloni, tuoni e fulmini che erano nelle menti dei miei allievi. io lo dico sempre prima: un mio workshop non è una passeggiata. probabilmente le persone pensano di venire a fotografare una bella gnocca mezza biotta sulla spiaggia e si ritrovano invece, ad esempio, a pensare a come rispondere alla domanda “PERCHE’ FOTOGRAFO”?

    in tre giorni è IMPOSSIBILE insegnare qualcosa. è impossibile che io insegni in tre giorni ciò che ho imparato in 30 anni. quello che si può cercare di fare è di mettere un semino nelle menti delle persone, semìno che opportunamente innaffiato e concimato può eventualmente diventare una piantina, un alberello o, addirittura, una grande quercia.

    nei miei workshop non c’è la modella davanti al plotone di esecuzione di 12 fotografi che la fotografano a raffica tutti insieme.

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    no, questo non avviene mai: si cerca di far realizzare ad ogni allievo la propria fotografia, affinchè possa veramente diventare la propria immagine.

    non è facile per niente. non è facile per gli allievi (sono partiti in 12, uno il terzo giorno è andato via) non è facile per me, che come vedete nella foto qui sotto, di Georgia Spaccapietra, tanto parlavo e facevo negli orari di lezione che a pranzo mi addormentavo come un sasso:

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    comunque, è andata! e per quello che mi riguarda è andata molto bene! 🙂

    grazie a tutti. in primis grazie a Franco Fontana, che mi ha voluto al festival, e che è sempre un gran piacere abbracciare e coccolare. Franco ti voglio bene!

    grazie a Giusi che ha organizzato tutto, grazie a Rosanna e Roberto per trucco/capelli e styling, grazie a Enrico e Lucio dello staff, grazie alle modelle Nathalie e Annalisa (che sono dovute andare via presto e che quindi non sono nel lavoro finale) e grazie alle modelle Marta e Olga.

    ma, soprattutto, grazie agli allievi che hanno lavorato e pensato duramente per portare a casa (e sugli schermi della proiezione finale) tutti lavori di cui sono più che orgoglioso. bravi! i nomi di tutti sono nella proiezione che segue:

    1. Georgia ha detto:

      Ma insomma, io volevo fotografare un bel paio di tette ed un bel culo e invece mi sono ritrovata ad interrogarmi su chi sono e chi non sono, su tutto quello che fa di me Georgia e non Barbara o Francesca, su che cosa davvero voglio e come ottenerlo: ma che delusione.

      Mi domando perché Settimio Benedusi anziché fare come tutti gli altri fotografi che ti parlano di luci o di esposizione o di ombrellini e inquadrature (la regola aurea mi raccomando!), ti chieda CHE COSA vuoi raccontare, è perché, e mettici del tuo, e fammi vedere che quella foto lì la puoi scattare solo tu e nessun altro, e stupiscimi, e DAMMI UN SENSO, e dimmi PERCHÉ’.

      E’ una bella violenza, guarda un po’ che sfacciato. Come si permette di venirmi a dire che devo avere una visione laterale, che devo andare oltre, che non devo fermarmi all’apparenza, devo scavare, devo OSSESSIONARMI e cercare e soffrire finché PUM! – come dice lui – arrivo a trovare LA soluzione al problema che cade spontaneamente come è vero che una goccia di pioggia cade per terra. Io voglio solo fare una foto!

      Perché vuole togliermi una benda dagli occhi? Perché vuole aprire la mia anima con un apriscatole senza anestesia e sviscerare tutto quello che non ho mai avuto il coraggio di dire a nessuno? Cosa c’entra tutto ciò con le foto? Io so scattare in manuale, ho studiato, ho letto, ho fatto dei corsi, sono brava… Cosa vuoi che importi a lui che gira il mondo strapagato a fotografare belle donne seminude in spiaggia?

      C’entra, e c’entra anche molto.

      C’entra talmente tanto che è l’unica cosa che davvero c’entri. E non solo perché Settimio ha un cuore grande e di conseguenza gli importa moltissimo, ed è ovviamente un eccellente professionista, e TOH! suona anche il pianoforte molto bene.

      C’entra che lui ti insegna un METODO che puoi applicare alle foto come alla stiratura delle camicie o alla manutenzione del garage, anzi a dire la verità ti insegna tutto tranne che a fotografare. Ti insegna innanzitutto a pretendere il meglio da te stesso, ad abbattere schemi, ad aprire la mente. Quello che ho imparato in questi giorni, o meglio ciò che lui ha tirato fuori da me, è che non devo sentirmi in imbarazzo se tra le persone cala il silenzio, e non devo avere paura delle altezze. Devo mirare bene, devo essere attenta.

      E le foto?

      La foto era già lì da prima. Io non lo sapevo, ma lui sì.

      In quella foto forse esteticamente “carina” c’è tutto il mio mettermi dietro ad osservare le cose, c’è la mia visone distaccata ed un po’ ironica del mondo, ci sono io che non voglio disturbare e non voglio stare in mezzo alla folla ma voglio un contatto con una sola persona, ci siete voi davanti a me, c’è Settimio.

      C’è Settimio che ti lancia da ventimila metri senza paracadute e senza vedere dove cadrai ma è attentissimo ad ogni dettaglio, e se la luce varia perché il cielo si rasserena ti chiede se hai corretto l’esposizione, e se qualcuno ha appoggiato una borsa troppo vicina alla modella te le fa spostare, e il monitor del computer sempre pulito per favore.

      C’è la sua OSSESSIONE che ti contagia come un virus. C’è professionalità, bellezza, gentilezza, cuore, durezza e rigore, c’è una grande fiducia. C’è un’immensa attenzione, e c’è calma.

      Sono stati tre giorni indimenticabili. Se dovessi trovare una parola per descriverli, perché Settimio ci ha insegnato che quasi sempre basta una parola sola, direi INTENSI.

      Grazie a Marta, Olga, Nathalie e Annalisa, a tutto lo staff del Toscana Foto Festival, allo staff di trucco & parrucco, al cagnolino Bella che abbaiava incessantemente, a tutti i miei compagni, anche a chi ha preferito andarsene.

      Grazie Settimio. Di cuore.

    2. Giulio ha detto:

      Un’esperienza di quelle che ti coinvolgono e sconvolgono. Settimio ha rapprentato per me un’esperienza “profonda” che ti entra dentro come un fulmine a ciel sereno quando meno te lo aspetti, ti squarcia, ti apre dentro, rovista e sconvolge.

      E’ qui che ha posato il seme, un seme che vale 1/125+40 anni.

      Non pensavo si potesse arrivare quasi a piangere per la gioia di una foto.

      “Ossessione”, “Dolore”, “Bumm”, “Godimento” .

      Adesso è ora di innaffiare, quel preziosissimo seme.

      Grazie Settimio.

    3. Matteo Bertozzi ha detto:

      Un workshop con Benedusi è una di quelle cose che almeno una volta nella vita vanno fatte.
      Io sono stato al TPW a Cortona due anni fa e è stata una delle più belle esperienze che abbia mai fatto, la parola workshop è riduttiva ma trovare una parola che riassuma tutto quello che si impara e tutte le emozioni che si provano penso sia impossibile.
      Se vi capita l’occasione e siete pronti a mettervi in gioco andate a un workshop con Settimio e non ve ne pentirete perché non assomiglia a nessun altro a cui avete partecipato.
      Io tute le volte che ci ripenso mi prende la nostaglia…

    4. Sergio ha detto:

      La malattia di Settimio si chiama profonda e totale passione per le cose che si fanno. Spero tanto sia contagiosa e inguaribile. Aggiungo solo questo a quanto Georgia ha detto come meglio non si poteva .
      Che uno dei dodici discepoli se ne sia andato via prima ci può anche stare, capita anche nelle migliori tavolate.

      Grazie Settimio

    5. NON CLICCARE! ha detto:

      ottimo articolo, lunga vita a questo blog!

    6. ail ha detto:

      Non vedo l’ora di vedere Daniele Silvestri in piazza Duomo a San Gimignano il 3 agosto! https://www.facebook.com/events/565199540199236/

    7. Nadia ha detto:

      Riuscire a metabolizzare che la fotografia non è un “click” ma è “progettualità”, allora SI che qualcosa di immenso è successo in questi 72 ore a stretto contatto con Settimio Benedusi.
      Un Professore che non molla mai e che ci immerge brutalmente in un “tourbillon” folle ed inquieto di vuoto, dubbio, rabbia ed ossessione.
      Un Settimio Benedusi disarmante.
      Ma poi…una schiarita e…nasce “l’immagine di un’idea”: la mia foto, la nostra foto.
      L’insegnamento e le parole di Settimio Benedusi rimarranno “a’ jamais” scolpite nel mio io.
      Un workshop utile et qui a un sens.
      Merci Settimio.

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