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  • 5 maggio 2017

    MEDITERRANEA _02_IN TOUR

     

    Dopo la campagna pubblicitaria di Mediterranea abbiamo deciso di fare un tour!

    Per andare in giro per l’Italia (purtroppo non tutta, ma rifaremo e completeremo il giro) per cercare e documentare le sue infinite bellezze.

    06 MAGGIO 2017 TRIESTE PIAZZA VITTORIO VENETO:::DALLE 15:00 ALLE 19:00

    08 MAGGIO 2017 RAVENNA PIAZZA EINAUDI:::DALLE 15:00 ALLE 19:00

    10 MAGGIO NAPOLI PIAZZA DANTE:::DALLE 15:00 ALLE 19:00

    11 MAGGIO ROMA CAMPO DEI FIORI:::DALLE 15:00 ALLE 19:00

    13 MAGGIO IMPERIA EMPORIO CARLI:::TUTTO IL GIORNO

    Partecipazione libera e gratuita, per voi anche omaggi e prodotti Mediterranea.

    Per seguire il viaggio e vedere le vostre immagini che verranno postate andate sui social  Instagram e Facebook.

    Olè!

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    2 maggio 2017

    MEDITERRANEA COSMETICS

    VANITY FAIR_6x6_ESEC

     

     

    L’estetica senza etica è solo est, un’inutile indicazione geografica.

    L’estetica DEVE essere unita all’etica, perché è vero che la bellezza salva il mondo, ma è anche vero che solo perseguire bellezza è, a mio avviso, estremamente superficiale.

    Non per avventurarmi in territori nei quali sono profondamente ignorate (“su ciò di cui non si è in grado di parlare, si deve tacere” cit.) ma penso veramente che la Bellezza è il risultato, la prova, la cartina di tornasole di un qualcosa che è più in profondità, uno stato meno visibile ma non meno importante.

    La bellezza in generale è un campo molto vasto, adesso ed ora ci limiteremo però alla bellezza femminile: ecco vi debbo confessare una cosa, sopporto sempre meno tutte quegli accorgimenti che le donne a volte usano per apparire più belle. Non sopporto tutto ciò che le donne usano per cercare di assomigliare a dei modelli che sono sempre più distanti da loro. Perché far uso di extension, unghie finte, tatuaggi alle sopracciglia, trucchi, finte abbronzature, tette rifatte, labbra rifatte…e chi più ne ha più ne metta?!? Perché?

    Non è un caso che le Modelle (esatto, quelle che si usano nei servizi fotografici di moda) si chiamino così, perché evidentemente, per alcuni, sono il modello di come si dovrebbe essere. Un’aspirazione. Un desiderio di emulazione.

    Quando Lucio Carli mi ha chiesto di occuparmi della comunicazione dei 20 anni di Mediterranea ho subito pensato che avrei voluto comunicare la cosmetica in maniera diversa rispetto a come viene normalmente fatto: per vari motivi, ma innanzitutto perché Mediterranea è (veramente!) diversa da tutti gli altri. Perché è onesta: ha qualità e prezzi che sono pazzeschi rispetto a tutti i suoi concorrenti. L’ho visto e verificato io, con il miei occhi.

    Quelli di Mediterranea sono seri: non promettono ciò che non possono mantenere. Avrei allora potuto io fare diversamente? Avrei potuto io prendere una super modella, farle fare ore di trucco e capelli, metterla davanti a delle super luci per finire con una super ripassata di photoshop (come fanno tutti gli altri!) per voler dire “se usate questa crema diventerete come lei“?!? Avrei mai potuto?!? Sarebbe stato coerente sia con ciò che penso dell’estetica e sia con ciò che è Mediterranea?!?

    No, assolutamente non avrebbe avuto senso.

    Abbiamo pensato allora, con il pieno (e coraggioso!) appoggio dell’azienda, di realizzare questo progetto:

    -prima cosa, i soldi, che si sarebbero spesi per le modelle, dati in beneficenza, nella fattispecie a Suor Giulia, che per le Suore Comboniane opera in Africa

    -casting aperto, chiunque si fosse presentato nella sede dello store Carli di Milano in via Ponte Vetero 13 (andateci, non solo per i prodotti Mediterranea ma anche per le leccornie alimentari, ad esempio i pazzeschi ravioli di borragine preparati freschi!) sarebbe stato fotografato

    -un minimo di trucco, realizzato dal grande Luca Mannucci, giusto per far sentire più a proprio agio le Modelle, ma nulla di stravolgente

    -set fotografico molto molto semplice, con un semplice flash per illuminare, niente di sofisticato

    -nessun intervento correttivo con photoshop, solo una semplicissima e leggerissima correzione colore e l’inserimento di un po’ di grana: diciamo un nulla per assomigliare il più possibile all’effetto pellicola, non tanto per un obiettivo estetico ma soprattutto per una sorta di approccio ideologico.

    E’ successo così che un week-end dello scorso febbraio abbiamo aperto le danze!

    SHOOTING!

    LA CODA PER FARSI FARE IL RITRATTO!

     

     

    IL GRUPPO DI LAVORO!

    Dopo due giorni abbiamo realizzato più di 300 ritratti, a ragazze dai 7 ai 90 anni!!! E’ stato MERAVIGLIOSO!

    In quell’occasione è stato fatto anche un video, con la regia di Paolo Caspani per OttoDesign. Vi invito a guardarlo con attenzione, perché forse esagero in un impeto di faziosità ma io lo trovo non semplicemente bello ma anche commovente:

     

    E alla fine ecco la campagna pubblicitaria, in questo momento in pianificazione sui giornali! Con tanto di timbro DONNE VERE/FOTOGRAFIE NON RITOCCATE!!!

    Bene!

    E’ finita qui?!?

    NO!!!

    Presto nuovi aggiornamenti, non solo su questo blog ma anche sulla pagina Instagram e sulla pagina Facebook di Mediterranea!

    STAY TUNED!

     

     

     

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    8 aprile 2017

    LA VELOCITA’, ANZI: LA CONSAPEVOLEZZA

    PREMESSA: no, non è un post su quanto sia importante/figo/efficiente essere veloci quando si scatta. Ovviamente lo è, ma non è quello il punto, adesso, qui.

    SECONDA PREMESSA: nei miei incontri/workshop amo raccontare questo: in inglese si dice shooting sia per scattare fotografie che per sparare. E già questa mi sembra una cosa molto interessante, perché in effetti le due cose sono molto più legate di quanto si possa immaginare. Usando quindi la lingua anglosassone mi piace pensare a me fotografo come un killer. E se penso a un killer mi immagino, come da tradizione cinematografica due tipi di killer: uno che arriva, supponiamo in un luogo molto affollato, fa un enorme casino con mitra, pistole, bombe e nonostante questo la sua ipotetica vittima alla fine della scena sbuca da sotto un tavolo tutta tranquilla ma soprattutto sana e salva, e l’altro killer che invece entra nello stesso luogo affollato, tira fuori la sua piccola pistola, uccide la vittima senza che assolutamente nessuno se ne accorga, con un solo colpo in mezzo alla fronte. Ecco, io faccio di tutto per essere questo secondo tipo di killer fotografo: il massimo del risultato con il minimo delle sforzo e del clamore!

    Dopo queste due premesse il fatto di oggi, per entrare in tema.

    E’ da un po’ che volevo fare un ritratto a Mauro Porcini: è un caro amico di miei cari amici, ma soprattutto è un’eccellenza italiana esportata alla grandissima all’estero e poi ogni volta che l’ho visto/sentito parlare sono rimasto stupito dall’energia positiva. Insomma, volevo fargli un ritratto con la mia macchina fotografica, che è la mia maniera, ovviamente, di posare l’attenzione sulle persone.

    Gli ho chiesto quindi oggi di venire nel mio studio.

    Abbiamo un po’ chiacchierato, come faccio sempre prima di fotografare una persona, per cercare di capire e soprattutto per stabilire una sorta di empatia.

    Era a suo agio, tranquillo, anche se un po’ stanco dai bagordi del Salone del Mobile: ma non si vedeva, perfettamente in forma.

    A quel punto lo porto sul set, nella mia luce naturale.

    Ho il vecchio vizio di non usare l’esposimetro, faccio quasi sempre (sempre!) l’esposizione ad occhio, fidandomi della mia esperienza. Faccio allora, spesso, una cosa un po’ particolare, dopo aver messo l’esposizione secondo me giusta: scatto una foto verso il soggetto con la macchina non davanti al mio occhio, come se mi partisse un colpo. Lo faccio per verificare, senza dare troppo dell’occhio, la correttezza di tempo/diaframma/iso.

    Ho fatto così anche con Mauro. Era un po’ scura, ho aperto solo un poco, tipo un diaframma.

    A quel punto ho preso la mia macchina, me la sono portata all’occhio, ho guardato dentro e ho scattato. Click. Una foto.

    Ho sentito subito di averla. Ce l’avevo.

    Basta.

    Non era necessario di andare oltre.

    Questo lo screen shot della mia scheda (esatto, scatto in JPG), con i due scatti:

    Schermata 2017-04-08 alle 17.41.48

     

    Ho pensato e ho detto: Mauro, siamo a posto, è sufficiente.

    Ho scaricato la scheda, e il ritratto era quello. Punto.

    Che poi, semplicemente messo in BW, è questo:

    CZ8Q8100

    Perché racconto questo.

    Intanto sì certo, per raccontare della mia velocità. Io sono consapevole di essere veloce come fotografo, ma non pensavo così veloce: un solo scatto!

    Ma la questione non è questa, non racconto certo questa cosa per dire “guarda che figo, uno scatto solo!”. No.

    La racconto per dire forte e chiaro che ciò che conta è la consapevolezza di sapere dove deve andare la freccia, nel mezzo del bersaglio. Se sei consapevole, tu Fotografo, quale è il bersaglio e, per mille e una ragione, al primo lancio becchi il centro, non è necessario sparare altre frecce! Non serve assolutamente! Se invece non esiste un bersaglio, una meta, un target, allora si possono sparare mille frecce, in qualche maniera vanno tutte bene.

    Quindi, se c’è un insegnamento l’insegnamento è questo: prima di fare shooting è fondamentale sapere, capire e conoscere il vostro bersaglio.

    Tutto qui!

    10 Commenti »

    28 marzo 2017

    THE REAL FACE

    Troppe emozioni tutte insieme, troppi coinvolgimenti, troppo di tutto per riuscire a raccontare lo scorso week-end nella mia città natia in maniera esauriente.

    Ci provo cercando la sintesi estrema, eliminando tutti i fronzoli inutili.

    DOVE: Museo Arte Contemporanea di Imperia.

    CHI: Angelo Giacobbe, Stefano Senardi, Marco Lodola, Giovanna Fra, Bianca Lodola, Sergio Pappalettera, Andy Fluon, Alfredo Rapetti Mogol, Red Ronnie, Seawards…

    QUANDO: sabato 25 marzo 2017 inaugurazione, domenica 26 marzo mia conferenza, la mostra rimane aperta fino al 7 maggio

    COSA: mostra dedicata a David Bowie, con bellissimo catalogo.

    PERCHE’: chi lo sa, un gruppo di amici a cui piace stare insieme, divertirsi e fare cose belle per la (propria) città.

     

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    copertina catalogo, art director Sergio Pappalettera, progetto grafico e impaginazione Giulia Faraon studio PRODESIG

     

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    IMG_5665

    la parte del catalogo dedicata al mio lavoro, dove spiego il mio progetto e c’è un endorsement di Mr. Oliviero Toscani

     

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    il pannello fuori dalla mia stanza dove esponevo, pannello con la mia correzione (Isgrò style) della bio, decisamente troppo aulica

     

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    il mio lavoro, esposto nella stanzetta più sfigata e periferica della bellissima Villa Faravelli, sede del Museo

     

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    disegno che spiega la CAMERA OBSCURA (con il suo FORO STENOPEICO), strumento utilizzato per la realizzazione della mia fotografia. All’interno della Villa Faravelli ho tra l’altro voluto far costruire proprio una stanza come questa: consiglio a chiunque di provare l’esperienza mistica e sicuramente rarissima di entrare dentro al grado zero della Fotografia

     

     

    THE REAL FACE

    la mia fotografia esposta

    BENEDUSI conferenza

    la locandina del mio talk

     

    la vera reazione del folto pubblico alla mia conferenza di domenica

     

    la falsa reazione del folto pubblico alla mia conferenza di domenica

     

    ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||

    GRAZIE infinite agli artisti che hanno onorato Imperia con la loro presenza (Marco Lodola, Giovanna Fra, Bianca Lodola, Sergio Pappalettera, Alfredo Rapetti Mogol, Andy Fluon), a Red Ronnie, al fratello Stefano Senardi, all’ottimo Angelo Giacobbe, alla Modella L., a Francesco Di Marco (che di notte ha sviluppato ad Imperia il negativo bianco e nero), al master alchemico di camera oscura Giancarlo Vaiarelli, al B&B Arcadia Marina di Porto Maurizio, a Daniele Cimino per la sua inesauribile energia, ai bravissimi e giovanissimi Seawards, a Marta Vassallo, a Manuela Pizzicchi: è stato bellissimo!

    <3

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    13 marzo 2017

    OLIVIERO TOSCANI NEVER ENDING PHOTO MASTERCLASS_AGGIORNATO

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    Quando Oliviero Toscani mi ha coinvolto nella sua NEVER ENDING PHOTO MASTERCLASS io mi sono domandato, come magari anche alcuni di voi, perchè mai volesse così ardentemente buttarsi in questo progetto: per i soldi (mah!), per la fama (mah!)…chissà perché!

    A Rimini, dove si è svolto il primo workshop, l’ho capito.

    L’ho capito alle 2:30 di notte. Eravamo nella sala del Grand Hotel dove siamo stati chiusi per due giorni, a parlare e discutere di Fotografia. Eravamo lì dalle 9 del mattino, con pochissime pause. Anzi, senza pausa alcuna. Eravamo lì alle due e mezza di notte con il proiettore collegato ad internet che sparava sullo schermo le storiche immagini di Diane Arbus, di August Sander, di Irving Penn. E noi che le commentavamo, le analizzavamo.

    Lì ho capito, una semplice, banale verità: Oliviero Toscani, che passa per un iconoclasta rompicoglioni, ama e conosce la Fotografia come pochi altri. Eravamo lì a tarda notte a parlare di Fotografia, e lui sarebbe potuto andare avanti sicuramente fino all’alba: purtroppo però metà del pubblico era schiantato dal sonno e dalla stanchezza, l’altra metà era in direzione di schiantare nei successivi minuti.

    E’ stato veramente bello.

    Formalmente ero lì per insegnare, ma sicuramente è stato molto meglio ciò che ho imparato.

    Un ottimo riassunto del week end di Rimini realizzato da SUGARKANE:

     

    Gli allievi, in ordine di grandezza:

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    Un momento del WS:

     

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    Il 22 e 23 Aprile si replica, a Volterra: noi ci saremo!

    Qui tutte le informazioni per partecipare.

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    1 Commento »

    1 febbraio 2017

    FORMAZIONE, DIDATTICA E WORKSHOP

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    La buona formazione è un aspetto importante, se non fondamentale, in ogni attività umana. Se c’è del valido insegnamento qualsiasi attività ne troverà certamente un giovamento: se qualcuno insegna come fare delle buone torte è fortemente probabile che la qualità delle torte migliorerà sensibilmente. Non ci sono dubbi, vero? Vedo con orrore che, spesso e volentieri, questo dato non viene riconosciuto come lapalissiano: spesso e volentieri invece si fa magico affidamento al talento. Che nervoso! Ma che talento e talento! Il talento, ne sono convinto, non esiste!!! Io trovo che il talento sia un’invenzione della contemporaneità (non a caso quegli inutili programmi televisivi si chiamano TALENTS) per non dire una cosa che pochi vogliono sentirsi dire: BISOGNA FARSI IL CULO, altro che talento! Se uno vuole correre la maratona deve semplicemente uscire tutte le mattine alle 7 e correre due ore, invece che stare a letto al calduccio: se così farà per tre anni tutte le mattine è molto probabile che al quarto anno correrà e finirà la maratona. Altro che talento! Giusto?

    La stessa cosa, para para, è in Fotografia. Altro che talento: bisogna comprare tonnellate di libri, consumare decine di scarpe per vedere mostre e sbattersi un sacco. Altro che talento.

    E poi serve anche imparare. E imparare prevede qualcuno che insegni! Si impara come fare gli esercizi in palestra con il personal trainer, come potete pensare che non si debba imparare come fotografare?!?

    Insomma, è fondamentale che ci sia qualcuno che insegni affinché qualcuno impari. Mi pare un ragionamento semplice.

    Il problema però nasce a questo punto: chi insegna in Italia? Chi non sa fare, chi non ha mai fatto. Ma cose da matti. Continuo a vedere workshop o masterclass (chiamiamoli come volete) tenuti da gente che non ha MAI fatto qualcosa di veramente valido e strutturato. Veramente cose da matti! La Fotografia di moda, ad esempio: la può insegnare solo ed unicamente chi ha realizzato redazionali e campagne pubblicitari di moda, no? Mi sembra così evidente! Probabilmente però non è così per tutti, sia tra chi insegna e sia tra chi impara. Mah! Misteri dell’animo umano.

    Tutta questa (inutile?) premessa per parlare di due appuntamenti che non reputo importanti solo perchè ci sono io 🙂 ma perchè lo sono veramente e soprattutto perchè sono capitanati da due veri grandi professionisti: Oliviero Toscani e Toni Thorimbert.

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    landing-toscani-ita

    Il week-end a Rimini sarà pazzesco, ve lo assicuro. Due giorni non stop. Non dormirete. Non mangerete. Farete tutto e niente. Sarete frullati come neanche potete immaginare. Un’esperienza che non scorderete tanto facilmente. PAM PAM!!! La mia parte di workshop sarà sempre, ma soprattutto nella notte tra il sabato e la domenica. Alle 5 del mattino, ve lo assicuro, saremo tutti svegli come grilli, assuefatti dalla droga migliore al mondo: l’immaginazione. Futurismo e dadaismo fotografico. Costa caro? E’ probabile, ma è certo che è molto più utile di un obiettivo dallo stesso prezzo, ma dal valore molto inferiore.

    Tutte le info qui e qui.

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    Schermata 2017-02-01 alle 18.22.05

    Un’occasione davvero unica per avere a disposizione TUTTI gli elementi per imparare o migliorare la qualità della vostra Fotografia di moda. Un’altra possibilità così non la trovate e non la troverete facilmente. Assolutamente no. Avere la possibilità di imparare/confrontarsi/discutere con i principali protagonisti di un progetto fotografico di moda sarà una cosa unica e irripetibile. Costa caro? Assolutamente no, soprattutto rispetto a ciò che viene dato in cambio. E rispetto poi a due inutili obiettivi…

    Tutte le info qui

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    Poi ci sarò anche io in entrambi gli appuntamenti: che dire, la perfezione assoluta non è mai possibile, e poi quella piccola distonia rende il resto molto più apprezzabile e godibile… 😉

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    28 dicembre 2016

    CORRIERE DELLA SERA PER NATALE

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    E’ oramai dal 2010 che il Corriere della Sera mi mette, diciamo così, a disposizione una pagina per raccontare due volte l’anno (Ferragosto e Natale) la città di Milano. Ogni volta ci penso per mesi e mesi, mi arrovello, ogni buco libero nel mio cervellino è riempito dal pensiero di come risolvere la questione: anche perchè il problema non è solo produrre qualcosa di piacevole/bello ma soprattutto la questione è infilare tutti gli ingredienti, più o meno indispensabili (Natale, Milano, Notizia, Storia, Contemporaneità…).

    Nel corso dei mesi, delle settimane e dei giorni che si avvicinano all’appuntamento mi aumenta non diciamo l’angoscia ma sicuramente l’ansia: quest’anno ce la farò? E mi dico, no, non ce la farò, “quest’anno salto!” “non so più cosa fare!” “ho fatto tutto!”. Ovviamente non si è mai fatto tutto, bisogna solo ostinarsi a pensare e a tenere le orecchie dritte, fino a quando la soluzione arriva…

    La scintilla, quest’anno, me l’ha fornita un post di Luca Bizza, che sul suo Facebook ha citato, qualche settimana fa, mi sembra un taxista di Genova, la sua città, che, mugugnando come al solito (i liguri mugugnano) gli disse: “Genova oramai è una tristezza pazzesca, non c’è più neanche il traffico!”. Lì mi si accese una lampadina: il traffico, il casino, che normalmente sono cose negative che venivano (giustamente?) viste come positive, la certificazione che un luogo è vivo. Ecco lì ha cominciato a farsi strada nella mia testa un percorso, un progetto: cercare di capire come la presenza della gente modifica la percezione dei luoghi.

    In un lampo tutto si è messo in fila! Come nei film dei piloti degli aerei da guerra, che per far fuori il nemico devono mettere in linea tre o quattro mire diverse, e quando tutte sono allineate PAM! Qui abbiamo tutto che funziona, almeno nelle premesse: il Natale (momento dell’anno con la città maggiormente affollata), Milano (andare a vedere luoghi e angoli della metropoli), la Notizia (eventi che avvengono solo in questo momento e luoghi che in questo periodo cambiano aspetto).

    E quindi siamo partiti. Un pomeriggio e una notte in giro, macchina sul cavalletto, con il nastro adesivo per terra a segnare le posizioni, affinché tutto fosse il più possibile identico nelle due riprese.

    Queste le cinque immagini realizzate:

    corvetto

    corso_vittorio_emanuele

    gae_aulenti

    galleria_01

    pattinaggio_gae_aulenti

     

    Questo il giornale:

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    img_3061

    Questo il testo che ho scritto:

    Le città, per gli architetti, sono fatte di case; per gli artisti di musei; per gli urbanisti di strade; per i musicisti di auditorium: per gli attori di teatri; per gli chef di ristoranti; per i fotografi di luce; per gli amanti della moda di negozi; per i viaggiatori di alberghi: ma per tutti, per tutti quanti, sono inevitabilmente fatte di Persone.

    Le donne e gli uomini di questa razza, la razza umana, hanno una grande differenza rispetto alle altre razze animali: nel corso dei secoli hanno modificato i luoghi dove vivono, rendendoli non solo più confortevoli ma soprattutto più adatti alla socialità. Perché l’Uomo è infatti un essere fortemente sociale, che cerca sempre di unirsi ad altri suoi simili, una volta forse per difendersi dal nemico, adesso per difendersi dalla solitudine.

    Abbiamo quindi pensato, per questo Natale 2016, di dimostrare attraverso la Fotografia, quanto siano importanti le persone nel paesaggio urbano, in questo caso di Milano, ma potrebbe essere di qualsiasi altra città: perché non bisogna scordarsi che i monumenti sono importanti, i bei palazzi sono importanti, i musei sono importanti, i ristoranti sono importanti, i teatri sono importanti, i negozi sono importanti…ma il valore più importante di tutti è la presenza, viva e partecipe delle Donne e degli Uomini.

    Anche perché, in questo giorno che celebra la nascita di un Dio che ha voluto farsi Uomo, il riconoscimento dell’importanza fondamentale e vitale dell’essere umano riveste un valore etico e morale. Buon Natale!

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    E sarebbe finita qui. Ma non è finita qui, manca la parte migliore! Qualche giorno dopo ricevo questa mail, che compensa in maniera meravigliosa tutta la nostra fatica (poca o tanta che sia)

    🙂

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    1 Commento »

    13 dicembre 2016

    IO NON ESISTE

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    “La Fotografia è nata per interessarsi e raccontare il mondo e le persone.

    Sempre più spesso invece è usata per rivolgere lo sguardo verso sé stessi, entrando in un corto circuito dove l’osservatore e l’osservato sono la stessa persona.

    Settimio Benedusi ha pensato quindi, per la sua personale all’interno di Scalo Milano, di far fare un passo indietro al proprio EGO e realizzare una sua mostra fotografica molto particolare: senza fotografie!

    Esatto.

    Nel giorno dell’inaugurazione non ci saranno fotografie esposte alle pareti del bellissimo spazio dedicato all’arte all’interno di Scalo Milano: le pareti saranno completamente vuote e bianche.

    Perché succederà qualcosa di particolare, diverso, nuovo.

    La mostra fotografica si costruirà con la presenza delle persone che verranno a vedere la mostra stessa: Settimio coinvolgerà gli spettatori facendo loro un ritratto in diretta, sul posto.

    Questo ritratto verrà subito stampato e affisso alle pareti, grazie allo sponsor tecnico HP, diventando immediatamente elemento costruttivo della mostra stessa.

    Tutto questo nasce dalla volontà di Settimio di fare un passo indietro (io non esiste!) rispetto all’EGO di rivolgere l’attenzione iconografica verso sé stessi, rivolgendo tutta la completa attenzione verso gli altri.

    La mostra infatti non esisterà se nessuno verrà a vederla.

    Un passo indietro di Settimio Benedusi per dire forte e chiaro che noi come persone ma soprattutto noi come fotografi non siamo nulla se non in rapporto con gli Altri.

    Gli Altri siamo Noi.

     

    Sponsor tecnico HP Italia”

     

    Vi aspetto da domani mercoledì 14 dicembre 2016 dalle ore 18:00 fino alla sera di domenica 18 dicembre presso Scalo Milano unità 115 (qui come arrivare a Scalo, veramente una manciata di minuti dal centro di Milano).

    Io sarò lì in tutti questi giorni dalle 12 alle 19 e farò un ritratto, dentro alla mia casetta gialla, a TUTTI coloro che verranno. Gratis. Perché la mostra sarà chi verrà a vederla. Senza di voi la mostra non esiste. Vi aspetto!

    Settimio

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    6 dicembre 2016

    SCALO MILANO_02/IL LAVORO E’ SACRO

    Recentemente ho raccontato della realizzazione della campagna pubblicitaria per Scalo Milano.

    Quando scattammo quelle fotografie, che ricordo sono state fatte lì dove costruivano questo nuovissimo centro commerciale, ho scoperto una cosa che, io fighetto milanese circondato da gente che fa marketing/branding/influencing, non immaginavo più esistesse: L’OPERAIO. Cioè colui il quale si sveglia al mattino (spesso prestissimo), va a lavorare, si fa un culo così e poi torna a casa (spesso tardissimo). Ho scoperto che gli operai esistono ancora!

    Ho proposto allora alla proprietà di Scalo di realizzare un progetto: fotografare tutti coloro che in questi anni hanno lì lavorato. Tutti, da quello più importante a quello meno importante, magari sotto l’aspetto gerarchico, ma tutti uguali e tutti ugualmente importanti davanti alla fatica.

    Ho comprato allora una tenda, simile a quella che usavano i fotografi del Far West, per fotografare gli Indiani, e mi sono piazzato nel parcheggio del cantiere: lì l’abbiamo montata, con l’apertura rivolta a nord, e con dentro un bel fondale di carta. Per tre giorni siamo stati lì, a fotografare tutti.

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    E’ stato bellissimo, come ogni volta che fotografo persone: odio la gente ma amo le persone.

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    Ecco due dei ritratti, uno relativo al backstage sopra e l’altro a caso, giusto per far vedere che la formula che ho usato è stata sempre la stessa identica per tutti: un taglio che facesse vedere l’abbigliamento (per identificare la mansione) e la richiesta non tanto di sorridere ma di pensare con orgoglio e soddisfazione al bel lavoro svolto.

    Alla fine abbiamo realizzato più di 200 ritratti.

    A quel punto rimaneva il problema di come e dove esporre tutto questo lavoro: l’area di massima si sapeva quale sarebbe stata (la piazza dedicata al lusso di Scalo) ma non era chiaro come avremmo messo le stampe. Provvidenziale l’intervento dello stampatore di Brescia, che ha realizzato una stampa veramente incredibile. Non so se sia un record mondiale di mostra fotografica, ma italiano penso proprio di sì! Hanno stampato tutte le immagini in un pezzo unico alto 4 metri e lungo ben 68 metri!

    Questo il file originale, dove l’amministratore delegato bresciano è affianco al muratore egiziano, dove l’ingegnere milanese è affianco al carpentiere bergamasco, tutti uguali di fronte alla dignità del lavoro.

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    Quando abbiamo scattato molte delle persone fotografate probabilmente pensavano che stavano facendo la nuova foto per il badge: è stato incredibilmente emozionante vedere le stesse persone, venute all’inaugurazione del centro con la mogli e i figli, con le lacrime agli occhi.

    E non è finita.

    Scalo Milano continua…

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    28 novembre 2016

    CAGLIARI

    Sabato sono stato a Cagliari in un incontro organizzato da La Bottega della Luce.

    Sarà che ero bello carico, sarà che ero vicino al mare, sarà che la Sardegna è figa, sarà che sono stati tutti carini e gentili, sarà che ho mangiato buon pesce, sarà che ho bevuto del buon Vermentino, sarà che all’aeroporto mi è venuto a prendere un gentile autista con una bella macchina, sarà che ho volato sia all’andata che al ritorno nel posto 1A, sarà quel che sarà ma mi sono molto divertito!

    Tra una cosa e l’altra oramai sono anni che faccio speech, e forse sto incominciando a capire come fare questa cosa: certo è che mi piace sempre di più farla.

    In onore di Fidèl ho parlato in maniera torrenziale, per più di tre ore: a me sono volate!

    Che dire: parlare in pubblico mi piace, perchè mi permette di esprimere in maniera completa e con i toni giusti e le pause giuste (le pause sono importantissime! provate adesso a dire: Settimio ti devo parlare! e adesso provate a dire: Settimio………………..(pausa) ti devo parlare.) i miei concetti sulla Fotografia. In effetti faccio vedere ben poco il mio lavoro, soprattutto parlo in generale su ciò che penso sia giusto/sbagliato a riguardo della buona/cattiva Fotografia.

    Ad un certo punto ho organizzato una cosa, per cercare di dimostrare alcune cose, non con la teoria ma con la pratica: di più mi è difficile dire, solo chi era lì può capire. Comunque, ad un certo punto abbiamo (il plurale non è a caso, ma continua ad essere difficile spiegare…) realizzato una fotografia.

    Eccola:

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    Ringrazio tantissimo Sara e Samuele per essersi prestati, con coraggio ed intelligenza: sono stati eccezionali!

    E grazie a tutti, veramente! Questo applauso è per voi!

     

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